E' iniziata la campagna presidenziale in Egitto
Il segretario generale della Lega Araba Nabil al-Arabi scende in campo.
Il segretario generale della Lega Araba Nabil al-Arabi scende in campo.
Il nuovo inno del PdL, composto dalla deputata Maria Rosaria Rossi, è kitsch come solo le sigle degli anime sanno essere.
Gente che non prova invidia, che non si arrende e non si arrenderà, che resisterà. Gente che ama la luce, che non prova invidia e odiare non sa. Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta per la verità, è questo il popolo della libertà.
Ilvo Diamanti si interroga sulla tenuta dei partiti e della Seconda Repubblica nel dopo Monti.
Non è facile prevedere che ne sarà dei partiti e del sistema partitico italiano, dopo il governo Monti. (Mi accontento di prevedere il passato. E non sempre mi riesce bene.) Tuttavia, mi sentirei di avanzare un'ipotesi. Facile. Nulla resterà come prima. L'esperienza del governo tecnico, infatti, sta mettendo a dura prova la tenuta dei principali partiti, ma anche - soprattutto - delle alleanze e delle coalizioni precedenti.
Oggi, d'altronde, appare in crisi la legittimazione stessa dei partiti in quanto tali. La fiducia nei loro confronti è, infatti, scesa a livelli mai toccati in passato (4%: Demos, gennaio 2012). D'altronde, non può essere privo di conseguenze, il fatto che la gestione della crisi sia stata affidata a un governo di "tecnici". Segno dell'incapacità dei partiti di assumere responsabilità - di governo ma anche di opposizione - di fronte agli elettori. Da ciò deriva la "popolarità" di questo governo (una settimana fa l'Ipsos la stimava intorno al 60%), in grado di prendere decisioni "impopolari". Mentre i partiti sostengono le decisioni del governo tecnico - oppure vi si oppongono - al "coperto". Dietro le quinte. In Parlamento. Nulla resterà come prima, nei partiti e nel sistema partitico, dopo Monti. Perché questa fase di "sospensione" ne accentua le difficoltà.
Quanto alla dimensione organizzativa e al rapporto con la propria base, basti osservare quel che sta succedendo nei principali partiti - Pdl e Pd. Il Pdl ha avviato una fase congressuale per affrontare il dopo-Berlusconi. Ma ciò che sta avvenendo in numerose province - sia del Sud che del Nord (in Veneto e a Vicenza, ad esempio) - dimostra quanto il partito sia esposto alle pressioni - non sempre lecite - di lobby locali. Non a caso il segretario del partito, Angelino Alfano, alcuni giorni fa, ha dovuto precisare - e minacciare - che "non faremo svolgere i congressi se si riscontrano situazioni gravi, nelle quali non vediamo chiaro".
Nove capi di stato europei, tra cui Mario Monti, hanno inviato al presidente dell'Unione Europea Herman Van Rompuy e a quello della Commissione Josè Barroso un documento in 8 punti con proposte concrete per rilanciare crescita e sviluppo, riassumibile in: sviluppare e completare il mercato interno europeo, creazione di un mercato unico digitale entro il 2015, attuazione dell'impegno a realizzare un mercato unico dell'energia entro il 2014, creazione dell'area europea della ricerca, allargare al livello mondiale l'apertura del mercato attraverso gli accordi commerciali internazionali, ridurre gli oneri amministrativi della regolamentazione UE che pesano sulle imprese, promuovere un mercato del lavoro che crei opportunità di impiego e livelli più alti di partecipazione per giovani, donne e lavoratori anziani, costruzione di un settore finanziario robusto, dinamico e competitivo, che crei posti di lavoro e fornisca sostegno vitale ai cittadini e alle imprese.
Si manifesta in 57 piazze spagnole contro la riforma del lavoro presentata dal nuovo governo di centro destra del premier Rajoy.
Nel maggio dell'anno scorso scrivevo:
L'onda mediatica degli indignados non ha compreso che il qualunquismo è sempre la risposta sbagliata al problema.
L'uso della piazza per gridare tutto il proprio scontento è usanza antica, ma non è certo il non voto e consegnando la Spagna alla destra la ricetta capace di sostenere innovazione, buon governo e sviluppo sociale.
Il paese iberico è prono innanzi alla pancia di un elettorato solo a parole politicamente impegnato. Il rischio concreto di consegnare, il prossimo anno, il governo nelle mani del Partito Popolare viene salutato come un'illusoria, piccata, risposta alle necessarie politiche lacrime e sangue di Zapatero.
Quando accadrà poi non venite a piangere.
Tutto secondo previsione.

Il profilo del prossimo presidente della repubblica federale tedesca dopo le dimissioni di Wulff.
L'elezione del nuovo presidente tedesco, in programma il 30 giugno, si annuncia difficile per Angela Merkel. Molti parlamentari della sua coalizione hanno espresso il loro sostegno a Joachim Gauck, candidato proposto dai socialdemocratici e dai verdi e sostenuto da tutta la stampa. Anche secondo Der Spiegel "il miglior presidente" è Gauck, ex responsabile degli archivi della Stasi (la polizia politica della Rdt), incaricato per dieci anni di far luce sui crimini della Repubblica democratica tedesca. In Germania, dove le figure politiche provenienti dall'est del paese restano piuttosto rare, Gauck ha tutto per piacere. Pastore protestante nato nel 1940, ha contribuito attivamente alla caduta della Rdt. Eletto nel 1990 nel parlamento della Germania est, non appartiene a nessuno schieramento politico e ha fama di essere un intellettuale indipendente, anche se troppo lezioso. L'eventuale elezione di Gauck potrebbe però indebolire la figura di Angela Merkel, che aveva avanzato la candidatura di Christian Wulff, politico puro ed esponente del suo partito.
Il presidente della Germania Wulff ha lasciato il suo incarico in seguito allo scandalo legato a scambi di favori con alcuni amici imprenditori che risalirebbero all'epoca in cui era governatore del land Bassa Sassonia.
Ieri la Procura di Amburgo aveva chiesto la revoca dell' immunità di Wulff, una decisione che passerà al vaglio del parlamento tedesco.

Nicolas Sarkozy scende in campo per la campagna elettorale in vista delle presidenziali francesi.
The Fix propone un grafico interattivo sulle primarie repubblicane che mostra quanti delegati sono ancora in gioco, quanti sono già stati conquistati dai candidati e quanti ne occorrono per raggiungere la nomina.
Per gli appassionati c'è poi la tabella riassuntiva con le regole di assegnazione dei delegati in ogni stato.
L'applauditissimo Monti, intervenuto alla seduta plenaria del Parlamento Europeo, si concede anche un piccola lezione di europeismo all'indirizzo degli europarlamentari dello United Kingdom Independence Party, partito euroscettico del gruppo EFD.
Penso che sia estremamente possibile conciliare democrazia e integrazione, solamente una cultura insulare molto superficiale può ritenere ingenuamente che integrazione significhi un super Stato.
