Un jedi al voto

Jón Gnarr, sindaco di Reykjavik, si è presentato al seggio per le elezioni politiche islandesi - vinte da quella destra euroscettica e causa del tracollo finanziario dell'isola - vestito da cavaliere jedi.

Jón Gnarr, sindaco di Reykjavik, si è presentato al seggio per le elezioni politiche islandesi - vinte da quella destra euroscettica e causa del tracollo finanziario dell'isola - vestito da cavaliere jedi.
Debora Serracchiani ha vinto le elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia.
Vince il Partito Democratico che sa proporre idee, che parla al territorio e alla sua base. Vince l'idea di una spinta progressista, contrapposta a un conservatorismo dal respiro corto. Vince il candidato più capace sotto il profilo della narrazione e della comunicazione; la questione del leaderismo che ha animato e anima elettori e dirigenza PD si è fatta motore del successo da Udine a Trieste.
Nel frattempo il trionfatore morale delle elezioni politiche di fine febbraio, il Movimento 5 Stelle, dimezza in appena due mesi i suoi voti. Passando da primo a terzo partito della regione.
Una sconfitta cocente che assume i toni della disfatta alla luce del tour a tappe forzate di Beppe Grillo in Friuli-Venezia Giulia e della recentissima prova di forza giocata sull'elezione del presidente della Repubblica.

La Stampa a marzo ha intervistato Ignazio Marino, il candidato a sindaco di Roma uscito vincitore dalle primarie del centrosinistra.
La mia città di riferimento è Copenhagen, lo so, è più piccola, ma cè un grande senso di comunità. Bisognerebbe recuperare l'uso della bicicletta, fa bene e non inquina. I trasporti pubblici sono importanti, ma purtroppo, a Roma, non si può pensare di scavare per fare la metropolitana. Preferisco i mezzi di superficie. La prima cosa che farei per affrontare i problemi di traffico e mobilità sarebbe quello di istituire un centro studi per trovare un percorso che colleghi Casilino e Tuscolano senza dover passare per il centro.
Roberto Zuccolini racconta sul Corriere le difficoltà tecniche di uno sceneraio che preveda il voto anticipato già nel mese di giugno.
Il prossimo venerdì, 15 marzo, si riunisce per la prima volta il nuovo Parlamento e si procede all'elezione dei presidenti di Camera e Senato, nonché alla costituzione dei gruppi parlamentari. Il 19 cominciano le consultazioni del Quirinale. È solo sulla base di un loro fallimento nella sostanza (con tutte le sue varianti) che si può ipotizzare di tornare al più presto alle urne. Ma dato che Giorgio Napolitano non può sciogliere le Camere, essendo a fine mandato, occorre attendere l'elezione del nuovo Presidente.
Quest'ultima avverrà a partire dal 15 aprile, ma - ed è forse l'ostacolo più rilevante - senza che nessuno sappia quanto durerà. «Basta pensare - ricorda il costituzionalista Augusto Barbera - che per in passato in alcuni casi, mi ricordo quello di Scalfaro, si sono dovute attendere due settimane o anche di più». Ma anche ipotizzando un'elezione fulminea (lo stesso 15 aprile), il nuovo presidente (sempre che Napolitano, il cui mandato termina formalmente il 15 maggio, si dimetta subito) dovrebbe, dopo il giuramento, prendersi almeno qualche giorno per nuove consultazioni, necessarie per verificare ancora una volta la sussistenza (o meno) di un possibile accordo per la formazione di un governo. E quindi si arriva verso la fine di aprile.
Poniamo che il nuovo capo dello Stato, a questo punto, non possa che certificare un secondo fallimento di ogni opzione politica da parte dei partiti consultati e decida di sciogliere le Camere, potrebbe indire le elezioni non prima di 45 giorni e non dopo 70, come prevede la Costituzione. Quindi tra metà giugno e la prima decade di luglio. Ma ciò, occorre ripeterlo, se tutto dovesse procedere a ritmo accelerato, cosa improbabile data l'incomunicabilità politica a cui stiamo assistendo e i dubbi estremi che si profilano già di fronte alla prima elezione strategica, quella della presidenza del Senato.
Si chiama Khalid Chaouki ed è stato eletto nelle fila del Partito Democratico. Yabiladi ha intervistato il 30enne neo onorevole, arrivato a Napoli nel 1992 dove iniziò a lavorare con i sindacati e le associazioni dei lavoratori.
C'è una nuova parola che va di moda sui media tedeschi per identificare Silvio Berlusconi e Beppe Grillo, polit-clown.
Un successo dovuto principalmente al Partito Democratico, grazie alle scelte emerse dalle primarie, e al Movimento 5 Stelle.
Età. I deputati eletti avranno una età media di 45 anni e i senatori di 53 anni. Il che significa un consistente ringiovanimento rispetto alla scorsa legislatura in cui l'età media dei deputati era di 54 anni (9 anni di differenza) mentre quella dei senatori di 57 anni (4 anni di differenza).
Il gruppo parlamentare con l'età media più bassa è di gran lunga il Movimento 5 Stelle, con 37 anni (33 alla Camera e 46 al Senato), davanti a Lega Nord con 45 anni (42 alla Camera e 48 al Senato), al Partito Democratico (Pd) con 49 (47 alla Camera e 54 al Senato), a Sinistra ecologia e libertà (Sel) con 47 anni (46 alla Camera e 50 al Senato), al raggruppamento Lista Monti-Udc-Fli con 55 anni (55 anni alla Camera e 56 anni al Senato) e al Popolo della Libertà (Pdl) con 54 anni (50 alla Camera e 57 al Senato).
Donne. Rafforzata la presenza femminile che nella legislatura conclusa era pari al 21% alla Camera e al 19% al Senato: nel nuovo Parlamento saranno il 32% alla Camera e il 30% al Senato.
Tra i partiti maggiori il più alto numero di donne si trova nelle liste del Pd, con il 41%, che precede Movimento Cinque Stelle al 38%, Pdl e Lista Monti-Udc entrambi al 22%, Sel al 20%, Lega Nord al 14% e Pdl, con il 25,8%.
Questo governo non potrà durare cinque anni: dovremo cambiare, e quando si andrà di nuovo al voto dovremo darci una nuova leadership e un programma, perché siamo stati deboli anche li.
Fatte le primarie, che peraltro sono state una pagina bellissima, ci siamo comportati come se avessimo già vinto.
[Grillo, n.d.r.] Non è un pericoloso guastatore: se si pensa di fare un accordo politico con lui sarebbe un errore, ma gli si possono proporre obiettivi che sono anche nel suo programma.
La cristallina analisi del dopo voto del presidente della Liguria Claudio Burlando.
Dai la tua fiducia a un vecchio corruttore, colluso e in odore di scandali sessuali perché ti promette irresponsabilità. E lo sappiamo entrambi, non c'è niente che ti spaventa di più della responsabilità.
Odi l'euro e i mercati perché la concorrenza e la meritocrazia ti terrorizzano. Non digerisci le regole, mentre i privilegi ti creano un falso senso di sicurezza circondato come sei da un mondo che hai rinunciato a capire.
Rinneghi l'Europa, di cui nulla conosci se non per sentito dire, spaventato a morte dalla possibilità di confrontarti con la serietà e l'apertura di un continente che ha saputo mettere da parte le proprie secolari divergenze per guardare al futuro e al progresso. Già perché anche il progresso è qualcosa che non sei in grado di gestire. Ti senti escluso, messo in un angolo da persone più mature di te.
La paura ancestrale di qualunque cosa sia diversa da come immagini debba essere il tuo cortile di casa ti porta a votare prezzolati xenofobi. Incapace e tremante hai scelto di rinunciare a dialogare con ciò che non capisci.
Ti affidi a scappati di casa perché nella tua pavida ignoranza ti senti rappresentato non già dalla competenza quanto dal populismo.
La paura governa la tua vita e indirizza il tuo voto.
Poi c'è un 25% che sceglie di andare al mare anche quando nevica. Loro, almeno, sono soltanto ignavi.
Per il Movimento 5 Stelle l'eventuale alleanza/desistenza con il PD, come ventilato da molti a sinistra, sarebbe un suicidio politico.
Un movimento anti-sistema perderebbe ogni credibilità acquisita nell'istante in cui scendesse a compromessi con il sistema.
In nome di messaggi palingenetici... una disoccupazione giovanile al diapason... il bicchiere va letto dai due lati... pur essendo arrivati primi non abbiamo vinto.
Colpa. Mia. Sono due parole Pier Luigi. Dai. Su.

In attesa dei dati reali, che arriveranno in serata, portiamoci avanti.

Il risultato uscito dalle urne riporta alla mente l'Italia del 2006 e il suo completo stallo. Un mexican standoff che ha visto la rinascita di Silvio Berlusconi, leader inossidabile di una destra anomala, e l'avvento del Movimento 5 Stelle, trionfatore sulle ali di una protesta che ha abbracciato il populismo come stile di vita. Ci ricorderemo del suicidio del Partito Democratico a guida Bersani in una delle più cocenti sconfitte politiche, se non quando elettorali, della storia repubblicana. Mario Monti va ad ingrossare le fila degli Ingroia, Di Pietro, Casini e Fini. Non pervenuti.

Il liveblogging di Europa sulle elezioni legislative.
Il menù della giornata, elezioni a parte, prevede l'ultimo Angelus di Benedetto XVI, il derby della Madonnina, la notte degli Oscar a Los Angeles, la scelta del nuovo patriarca della chiesa ortodossa bulgara e le presidenziali a Cipro. Piatto ricco.