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Megaceffone copernicano.

Che: Part Two 03.05.09

La locandina di 'Che: Part Two'

E' l'intuizione di Soderbergh. Tratteggiare i personaggi. Osservarli e avvicinarsi giusto il tempo di uno sguardo. Riesce a non scadere mai nella retorica dimostrando di avere il manico e l'intelligenza di presentare un Che Guevara (Benicio Del Toro) credibile e reale.

Tecnicamente Che: Part Two è ineccepibile. La cura per la fotografia, che tra l'altro firma lo stesso Soderbergh anche se sotto pseudonimo, è maniacale. L'uso di un alto contrasto e di telecamere digitali rende la pellicola viva, intensa, mai piatta.

E' un film unico che non andrebbe diviso dal Che: Part One (in Italia: Che - L'argentino e Che - Guerriglia). In questo modo si coglierebbe meglio il percorso del Che attraverso l'ideologia, la vita, la vittoria, l'irrequietezza e la morte. Morte che però non significa e non ha mai significato sconfitta.

Proprio la morte non mostrata e in particolare gli ultimi dieci minuti del film meritano il prezzo del biglietto.
Trasfigurano l'uomo in sogno. Un uomo che si fa mito. Il mito che diventa riscatto.

Un biopic davvero ambizioso e un risultato di tutto rispetto. Due (quattro) ore intense. Senza stereotipi (o per meglio dire solo con quelli dovuti e necessari), senza "americanate". Da vedere.