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Spazio, ultima frontiera.

Il sole e l'astronave 03.06.09

New York

New York può essere parafrasata con la vita e le opere di Isaac Asimov.

Isaac era ebreo e di origini russe, trasferito nella Grande Mela in tenera età. Un percorso comune a molti abitanti di questa metropoli. Immigrati di prima, seconda e ennesima generazione, si contano ormai sulle dita di una mano i nativi di questa città-isola.
Minoranza di una minoranza tra le minoranze che si perdono nel calderone multiculturale zeppo di vapori e fumi della metropolitana.

Passeggiare per le strade congestionate di New York City significa rivivere le sue opere.
Prendete Central Park. Ricorda sin troppo da vicino il Giardino imperiale su Trantor (ciclo della Fondazione). Un immenso polmone verde circondato da una città smisurata, che nei suoi libri arrivava a racchiudere un intero pianeta.
E ancora Harlem non può non far tornare in mente Billibottom, quartiere violento e malfamato.
Micogeno assomiglia alla vecchia Little Italy e all'odierna China Town. Tutto chiuso nella propria identità e diffidente del proprio vicino.

Lo scorrere frenetico della vita, la sovrappopolazione, l'incessante via vai di persone e mezzi a qualsiasi ora del giorno e della notte sono tratteggiati nel romanzo Abissi d'Acciaio. Torri di metallo che si stagliano a vista d'occhio. E formiche che vivono la loro vita quasi incuranti delle ardite meraviglie architettoniche che gli stanno intorno.

Asimov era un fervente democratico e deciso progressista, come la maggioranza degli abitanti di questa città liberal se non molto spesso radical. Da sempre questa città sostiene con entusiasmo il Democratic Party. Entusiamo che durante l'ultima campagnia si è trasformato in pura isteria, quasi un'esaltazione messianica per Barack Obama.

Non si può pensare a New York senza citare il New York Times, culla ideale della divulgazione e del giornalismo mondiale. Asimov fu un divulgatore terribilmente prolifico.

Il buon dottore incarnava il mito americano alla lettera. Nato da umile famiglia e assurto a celebrità solo grazie alle sue naturali capacità.

Era un fervente femminista, e riteneva l'omosessualità diritto morale dell'uomo. Questo nella città che tra le prime (se non per prima) ha sdoganato mode e stili di vita. Dove nessuno si stupisce se l'ultimo successo di Broadway è stato scritto da un autore dichiaratamente gay, celiaco ed ebreo.

New York viveva nelle pagine di Asimov e Asimov continuerà a palesarsi nella meccanica complessità della capitale del mondo.

Due note su di me.
Mi chiamo Theo, sono nato in Olanda e mia madre è di origini italiane. Mi sono trasferito a New York per lavoro da qualche anno, ma spesso torno nella cara Vecchia Europa.

Theo mood: :D

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7 commenti

Milly ha scritto:

Ciao Theo, piacere di conoscere te e un pizzico delle tue sensazioni; anch'io amo molto Asimov, ho letto tutti i suoi libri, per cui ho maggiormente apprezzato quello che hai scritto a proposito di New York.
A presto e grazie.

postato il 04/06/2009 alle 00:49:53

astolfus ha scritto:

Uno dei miei autori di fantascienza preferiti.

postato il 04/06/2009 alle 10:00:05

Giovanni Celia ha scritto:

Purtroppo ho letto solo il ciclo della Fondazione, ma l'abbinamento tra New York e Trantor è davvero calzante.

postato il 04/06/2009 alle 11:28:33

Angelo Nardi ha scritto:

Ciao Theo, bellissimo post.

postato il 04/06/2009 alle 16:25:00

Perso nel blu ha scritto:

L'idea di tenere queste rubriche mi sembra sempre più azzeccata.
Ciao Theo.

postato il 04/06/2009 alle 16:32:51

L'Eremita ha scritto:

Benvenuto Theo!

postato il 04/06/2009 alle 17:13:04

Gi ha scritto:

stavo leggendo fondazione anno zero, quando mi è passato il pensiero fulmineo della possibilità di un parallelo a tra l'italia e dahl.. i dahliani sembrano tanti supermario =).. e ora che lo scrivo mi fa pensare anche l'assonanza tra le due parole oltre che a varie altre sfumature. Complimenti per il tuo scorcio.

postato il 16/11/2009 alle 23:57:46