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Australia impermeabile al global warming 03.12.09

Wellington

Se l'Unione Europea è all'avanguardia nella lotta alla riduzione delle emissioni, recentemente il punto si è spostato sulle iniziative e decisioni di Cina e Stati Uniti. I grandi assenti del trattato di Kyoto. In tutto questo l'emisfero australe, per ora, resta alla finestra.

Il senato australiano ha nuovamente bocciato (è la seconda volta quest'anno) il disegno di legge del primo ministro laburista Kevin Rudd, che intendeva ridurre le emissioni di gas serra tra il 5 e il 25 per cento entro il 2020.
L'opposizione, contraria al progetto per paura dei ritorni economici negativi, è riuscita a bloccare il provvedimento, 41 voti contro 33, grazie al fatto che mr. Rudd non dispone della maggioranza in senato. Va segnalato inoltre che la lobby del carbone è molto forte in Australia e che ha influito pesantemente nella discussione parlamentare.

Un fallimento che mina la credibilità del paese in vista del prossimo summit di Copenaghen, ma che d'altra parte fa emergere la figura e il talento del nuovo leader dei liberali Tony Abbott.
Proprio mr. Abbott sarà l'avversario di Rudd nelle elezioni del prossimo anno. E il premierato si giocherà proprio sui temi dell'economia e del global warming.

Ciò che è emerso dalla contrapposizione sul clima è stata l'incapacità del governo progressista nel trovare un'intesa bypartisan, mentre il fronte liberale si impuntava contro la proposta di stabilire dei limiti precisi di riduzione delle emissioni, a favore della costruzione di nuove centrali nucleari. L'Australia è uno dei produttori di uranio e questo è un dato che non va dimenticato.
Mr. Abbott su questa proposta si augura di conquistare proprio le simpatie di una parte dei progressisti per creare un'ulteriore strappo nella maggioranza, a tutto vantaggio della sua campagna elettorale.