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Quando la luna di miele finisce 04.04.10

Michele Salvati, uno tra i teorici e ideatori del Partito Democratico, sulla sua creatura.

Il Pd non rappresenta affatto un'alternativa alla nuova destra di Silvio Berlusconi e della Lega.

E' stata una sconfitta pazzesca. In termini assoluti, rispetto alle politiche del 2008, il Pd ha perso il 43% dei suoi consensi. Ma la cosa più grave è che questo partito, nonostante la crisi economica, ha lasciato per strada più voti rispetto al principale partito di governo. Guardiamo la Francia. Anche lì non è che la sinistra goda di ottima salute, anzi. Eppure l'elettorato ha punito, forse anche troppo, l’operato di Sarkozy. Da noi, invece, è successo il contrario.

Il Pd è rimasto la somma di due pezzi di Prima repubblica. Un po’ di ex comunisti convertiti alla socialdemocrazia e un pezzo della sinistra democristiana. Culture vecchie, insomma, che non possono intercettare i bisogni di una società che è profondamente cambiata.

Ho l'impressione che i giovani del Pd siano «vecchi», che non abbiano alcuna autorevolezza né il coraggio di fare analisi innovative. Questa situazione assomiglia molto all'epoca in cui la Thatcher andò al governo in Gran Bretagna e il Labour non fu capace di risalire la china per quasi vent'anni. Siamo alla constatazione che il Blair che può salvare al Pd stia ancora alle scuole medie

Se il Pd non supera questa fase fallimentare, se non riesce in tempi utili a creare una cultura politica «nuova», allora non ci sarà spazio per nient'altro. Che futuro può avere una forza politica che è ostaggio delle lotte instestine nella «cupola» che sta al vertice?