tizianocavigliablog
Tattica del delirio.

Sto con McDonald's, ma anche con la panissa 28.04.10

Si sa il rapporto tra junk food e slow food è da sempre complicato dalle peggiori chiusure ideologiche al limite della guerra di religione. Negli ultimi decenni la battaglia si è spostata anche nel campo della politica.
Chiarirsi sul concetto di "sostenibilità", "territorio", "tradizioni culinarie", "biodiversità" ed "ecosistemi agricoli" diventa fondamentale se vogliamo coniugare salute e piaceri della tavola.
Abbandonare le ristrette visioni ideologiche forse aiuterà ad impugnare meno torce e forconi contro i fast food e a difendere la proverbiale qualità alimentare del made in Italy con meno paraocchi.
La qualità non stà da una parte sola. Metanolo, formaggi avariati riciclati e mozzarelle di bufala contaminate doc vi fanno suonare dei campanelli?
Sul tema si interroga Antonio Pascale, commentando il saggio di Luca Simonetti "L'ideologia di Slow Food".

Aggiungerei solo una chiosa: il mondo muta, per fortuna. E non esistono prodotti e tradizioni immutabili. A noi piace credere nei prodotti tipici, come risultati di antichissime tradizioni. Ma sono mitologie. Di stampo creazioniste. E fatte proprie dalla Lega. Che ha inventato, lo sappiamo, un territorio che mai è esistito solo per ragioni di marketing politico. La tristezza è che su molti aspetti la sinistra ha preparato questa tendenza, inventando una tradizione alimentare – e i mores conseguenti – che non esisteva. Andando sul pratico, il pomodoro Pachino è un prodotto tipico, da tempo immemorabile coltivato sulla costa siciliana da bravi contadini arcaici e incorrotti, oppure è un'ottima cultivar ottenuta da un incrocio ottenuto in Israele e arrivato in Sicilia negli anni '80?
La seconda che ho detto. E il pomodoro Pachino ha sconvolto le tradizioni locali, i mores, ecc, o ha creato nuove opportunità e dunque dobbiamo ringraziare anche i genetisti che in laboratorio hanno realizzato quella cultivar? Non è che questo discorso sulle tradizioni alle fine riguarda pure i nostri migranti? Loro, arrivando in Italia, sconvolgono o non sconvolgono i mores? Tra l'altro sono i principali consumatori di fast food o di kebab. E ci credo, costano poco. Che si fa in questi casi? Si mettono barriere? Si grida al barbaro consumista e omologato? Insomma, l'ideologia di Slow Food non sembra diversa dalle tante che ci circondano, e che si basano tutte su un trucco: contestare la modernità e i prodotti da questa ottenuti e nello stesso tempo sfruttarne i vantaggi.

Scrive Luca Simonetti:

Nel "sistema" di Slow Food hanno grande importanza la critica dell'agricoltura industriale e l'elogio di quella "tradizionale". Innanzitutto, la storia dell'agricoltura occidentale viene vista dal movimento come un graduale ma continuo, e da ultimo rapidissimo e inarrestabile, passaggio dalla "naturalità" all'"innaturalità". Purtroppo però il concetto di "naturalità", applicato all’agricoltura, risulta quanto mai problematico. Se, infatti, la "storia dell’agricoltura è stata la storia dell’umanità fino al diciannovesimo secolo", è inevitabile concluderne che l'agricoltura è – come molte altre attività umane – un intervento artificiale sulla natura, una modifica di questa, magari anche una violenza. Qualcosa di profondamente innaturale, dunque; e la consapevolezza dell’intrinseca artificialità dell’agricoltura è costante nella cultura occidentale. [...]
Questo non vuol dire, naturalmente, che siccome ogni attività agricola è "innaturale" ognuna è lecita: significa però che la "naturalità" non può rappresentare il discrimine tra ciò che in agricoltura si può e non si può fare, proprio perché la naturalità, in agricoltura, non esiste. Viceversa, per Slow Food l'agricoltura sarebbe divenuta "innaturale" sono in tempi assai recenti: precisamente con la green revolution, cioè col trionfo della chimica (fertilizzanti, pesticidi) e degli "input estranei agli ecosistemi millenari", e con la rinuncia a coltivare e allevare solo le "varietà e le razze autoctone", che, in quanto "inserite nell'ecosistema che le ha viste nascere ed evolvere, sono la garanzia di mantenimento di quell’ecosistema". La verità è che non esistono prodotti agricoli "ben inseriti negli ecosistemi originali", per la semplice ragione che non esistono "ecosistemi agricoli originali".

Entrando a gamba tesa annuncio che questo blog appoggia la petizione per l'apertura di un McDonald's nella Vecchia Darsena a Savona.
Appoggia altresì la diffusione dei panini con le fette (di panissa, n.d.r.).