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Eleggere un pontefice 09.03.13

I riti, le regole e la storia del Conclave che eleggerà il successore di Benedetto XVI nello speciale di Repubblica.

Il quorum. Sarà sempre necessaria, per arrivare alla fumata bianca, una maggioranza qualificata di due terzi, calcolati sulla base dei cardinali presenti. Lo decise Benedetto XVI, con un Motu proprio del giugno 2007, per garantire al massimo la coesione dei cardinali in un momento cruciale per la vita della Chiesa. Wojtyla aveva invece stabilito la possibilità di eleggere il pontefice anche solo con la maggioranza assoluta a partire dal 33esimo scrutinio (o 34esimo, se nel primo giorno ci sono state due votazioni). Secondo le nuove disposizioni inoltre, dopo la 33esima (o 34esima) votazione senza successo, si passerà obbligatoriamente al ballottaggio tra i due porporati che hanno avuto più consensi. Anche in questo caso, però, con il quorum di due terzi. I due cardinali ancora in lizza, poi, non potranno partecipare al voto (avranno cioè solo l'elettorato passivo). Stavolta, con 115 elettori, per eleggere il successore di Ratzinger serviranno 77 voti.

Elettori. Partecipano al conclave tutti i cardinali che non abbiano ancora compiuto l'ottantesimo anno d'età. Il tedesco Walter Kasper e l'italiano Severino Poletto – nati rispettivamente il 5 e il 18 marzo di 80 anni fa - hanno chiesto chiarimenti al decano, Angelo Sodano. E hanno avuto disco verde. Hanno il diritto di scegliere il Papa perché fa testo la data d’inizio della sede vacante, cioè il 28 febbraio alle 20.

I riti preparatori. Nel giorno di apertura del conclave, i cardinali in mattinata si riuniscono nella basilica di San Pietro per una messa: la Pro eligendo pontifice. Nel 2005 a celebrarla fu proprio Ratzinger, decano del Collegio cardinalizio, e le sue parole furono considerate una sorta di manifesto del pontificato. Stavolta toccherà ad Angelo Sodano, che però ha più di 80 anni e quindi non fa parte del collegio degli elettori. Prima di entrare nella Sistina, i porporati si riuniscono nella Cappella Paolina. Qui, invocando l'intervento dello Spirito Santo con l’inno "Veni, creator Spiritus", sfilano in una solenne processione.

La segretezza. Ratzinger, con il Motu proprio del 22 febbraio, ha reso più rigorose le norme sulla segretezza: "L'intero territorio della Città del Vaticano e l'attività degli uffici dovranno essere regolati per garantire la riservatezza dell'elezione". Chiunque violerà le regole sarà scomunicato in modo automatico (prima bisognava aspettare la decisione del nuovo Papa). Il personale che partecipa al conclave, con varie funzioni, sarà controllato al metal detector. Due periti, alla presenza del camerlengo e di tre cardinali assistenti, avranno il compito di verificare che nessuno porti con sé cellulari o altri mezzi di comunicazione. E l'intero percorso, per arrivare da Santa Marta, al luogo dell'elezione sarà schermato.

Extra omnes. Una volta entrato nella Cappella Sistina, ogni cardinale giura. Si impegna a svolgere fedelmente, se eletto, il ministero petrino e a mantenere il segreto su tutto cioè che riguarda l'elezione. Subito dopo, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie pronuncia l'extra omnes, il fuori tutti. Stavolta il compito è affidato a monsignor Guido Marini. Gli estranei al Conclave dovranno uscire. Compresi i cerimonieri che hanno distribuito ai cardinali le schede, di forma rettangolare. Nella parte superiore ci sono le parole Eligo in Summum Pontificem. Nella parte inferiore ogni cardinale scriverà il nome del prescelto. Subito dopo vengono estratti a sorte, tra i porporati elettori, tre scrutatori, tre infirmarii – incaricati di raccogliere i suffragi degli infermi – e tre revisori.

Il voto. Tenendo sollevata la scheda, ogni cardinale va verso l’altare. Lo fa camminando non sul pavimento, ma su una struttura in legno coperta da un panno beige. Qui pronuncia un nuovo giuramento. "Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto". Poi depone il foglietto sul piatto di raccolta e lo fa scivolare nell'urna. Al termine della votazione, il primo scrutatore agita il contenitore per mescolare le schede. Subito dopo, l'ultimo scrutatore procede al conteggio, prendendole in maniera visibile una a una dall'urna e riponendole in un altro recipiente vuoto. Se il numero delle schede non corrisponde a quello degli elettori, bisogna bruciarle tutte. Altrimenti si procede allo spoglio vero e proprio. Ogni scrutatore guarda il nome del candidato votato. Il terzo lo legge a voce alta, per consentire a tutti i porporati di prendere nota. Infine fora le schede all'altezza della parola Eligo e le lega tutte insieme con un filo. Mentre i revisori procedono a ricontrollare tutto.

L'accettazione. Se uno dei porporati presenti in conclave ottiene i due terzi dei voti, il Decano - o il primo dei cardinali per ordine e anzianità - a nome di tutto il collegio chiede il consenso del prescelto. La formula è Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice? E, appena ricevuto il sì, gli chiede: Come vuoi essere chiamato? Allora il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie redige un verbale. E vengono bruciate le schede nella stufa in modo che all’esterno la fumata bianca possa annunciare al mondo la scelta del nuovo Papa. Se invece – e in teoria questo è possibile – il prescelto non è in conclave, viene convocato il sostituto della segreteria di Stato perché faccia arrivare al più presto l'eletto. In totale segretezza.

La stanza del pianto. Il neo-eletto si ritira nella sacrestia della Cappella Sistina, dove indossa i paramenti con cui si presenterà al mondo. Un luogo chiamato "stanza delle lacrime" perché qui di solito il pontefice scoppia a piangere, travolto dal senso di responsabilità e dalla commozione. Gli abiti preparati sono di tre diverse misure. Nel caso di Giovanni XXIII, particolarmente robusto, fu necessario apportare delle modifiche alla taglia più ampia. A questo punto tutto è pronto per l'annuncio al mondo: Habemus Papam. A farlo è il protodiacono, che stavolta sarà il francese Jean Louis Tauran. Subito dopo il nuovo pontefice si affaccia alla loggia della basilica di San Pietro per la prima benedizione Urbi et orbi.