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Extra omnes.

Annegare nello spazio 21.08.13

L'astronauta dell'ESA Luca Parmitano sul suo blog pubblica il drammatico racconto dell'incidente che lo ha coinvolto durante un'EVA della missione Volare sulla Stazione Spaziale Internazionale, quando una perdita di acqua all'interno della tuta spaziale lo ha messo in pericolo di vita costringendolo a interrompere l'attività extraveicolare.

Mentre faccio all'inverso il percorso verso l'airlock, la sensazione che l’acqua stia aumentando diventa una certezza: la sento coprire il tessuto spugnoso delle cuffie, e mi chiedo se perderò il contatto audio. L'acqua ricopre inoltre quasi del tutto la parte frontale del mio visore, al quale aderisce riducendomi la vista. Mi accorgo che per poter superare una delle antenne nel mio percorso dovrò riposizionare il mio corpo verticalmente, anche per permettere al mio cavo di sicurezza di riavvolgersi regolarmente. E in quel momento, mentre mi posiziono a "testa in giù", due cose succedono contemporaneamente: il sole tramonta, e la mia capacità di vedere, già ridotta dall'acqua, svanisce del tutto rendendo inutilizzabili i miei occhi; e, molto peggio, l'acqua ricopre il mio naso – una sensazione davvero sgradevole, peggiorata dai miei sforzi, inutili, di spostare l'acqua dal mio volto scuotendo la testa. La parte superiore del casco è ormai piena di acqua, e non so neanche se la prossima volta che respirerò dalla bocca riuscirò a riempirmi i polmoni di aria e non di liquido. A complicare il tutto, mi rendo conto che non sono neanche in grado di capire in che direzione andare per rientrare all’airlock: riesco a vedere solo per poche decine di centimetri intorno a me, e non riesco a individuare neanche le maniglie che utilizziamo per muoverci intorno alla ISS.

Provo a contattare Chris e Shane: li ascolto mentre parlano fra loro, ma il volume è ormai bassissimo, li sento a malapena e loro non sentono me. Sono solo. Penso furiosamente a un piano d'azione. È fondamentale rientrare al più presto dentro: so che se resto dove sono, Chris verrà a prelevarmi, ma quanto tempo ho a disposizione? Impossibile determinarlo. Poi mi ricordo del cavo di sicurezza, la cui molla di riavvolgimento ha una forza di circa 3lb che mi "tira" verso sinistra. Non è molto, ma è l'idea migliore che ho al momento: seguire quel cavo fino all’airlock. Mi impongo di restare calmo e con pazienza, cercando le maniglie al tatto, inizio a spostarmi, cercando contemporaneamente di pensare a come eliminare l’acqua se dovesse giungere fino alla bocca. L’unica idea che mi viene in mente è di aprire la valvola di sicurezza vicino all'orecchio sinistro: creando una depressurizzazione controllata, dovrebbe riuscire a svuotare un po’ dell’acqua, almeno finché questa, congelandosi istantaneamente per sublimazione, non dovesse bloccare il flusso. Ma creare un "buco" nella tuta spaziale è davvero l’ultima carta da giocarsi.