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Diamo perle ai porci.

Castello di Balestrino - Castelli e fortezze della Liguria (-3) 22.12.15

Furono i nobili piemontesi Bava, i primi signori del feudo di Balestrino e dell'intera vallata, a costruire alle pendici della rocca Curaira un primo castello, nella frazione di Bergalla.
Nel XII secolo il feudo passò in possesso dei marchesi Del Carretto del ramo di Finale. Due secoli dopo i loro discendenti erigeranno il castello che porta il loro nome e che conosciamo tutt'oggi.
La sua costruzione comportò però per gli abitanti del luogo gravose imposte e obblighi di manodopera. Lo scontento sfociò in una rivolta e la residenza fortificata venne dato alle fiamme.

Il castello seguì le vicende della famiglia dei Del Carretto. Qui vennero trucidati nel 1561, in una rivolta degli abitanti balestrinesi, il marchese e la sua consorte. Per prevenire nuove rivolte suo figlio istituì nuove severe leggi erigendo un tribunale e imponendo la tortura.
Il teso rapporto tra abitanti e marchesato non negò però a Balestrino di conoscere un'epoca di espansione economica, supportata dalla costruzione di mulini, frantoi, fornaci e saponifici. Il borgo divenne così capitale economica dell'intera valle, rimanendo indipendente dalla Repubblica di Genova, nuova possedente delle terre circostanti.

Solo nel 1735 la sovranità del feudo sarà ceduta dall'imperatore alle dipendenze del Regno di Sardegna che, per decreto reale del 1749, assoggetterà Balestrino ala provincia di Oneglia; alla famiglia Del Carretto rimase il godimento dei residui diritti feudali.

Il Castello di Balestrino vide ancora un episodio drammatico. Nel 1795, durante le fasi cruciali della battaglia di Loano, il borgo e il suo maniero fortificato furono teatro di drammatici scontri tra la popolazione e l'esercito francese. La vittoria dei soldati francesi aprì la strada dell'Italia nordoccidentale a Napoleone Bonaparte.

Un discendente della famiglia carrettese, Domenico Del Carretto, tra il 1812 e il 1820 metterà mano al castello. L'opera di ristrutturazione vedrà l'eliminazione delle merlature ghibelline del mastio in favore di una nuova copertura e una scalinata in sostituzione dell'antico ponte levatoio, regalandoci la struttura che ancora oggi si può ammirare.

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