tizianocavigliablog
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Il Movimento 5 Stelle e le fatture delle imprese 27.03.13

Le aziende che hanno commesse con le pubbliche amministrazioni hanno spesso problemi di liquidità legati al cronico ritardo dello Stato nel pagare i suoi debiti.
Per dare ossigeno ai propri conti correnti le imprese si affidano alle banche attraverso operazioni quali il fido fatture con mandato all'incasso o cedendo direttamente la titolarità del credito agli istituti bancari. Queste operazioni impropriamente passano sotto il nome di sconto fatture.

Io sto prendendo come cittadino un impegno per più di 20 miliardi di debito pubblico. Quota parte, e non si dice quanta, andrà direttamente nelle tasche delle banche, ancora una volta! E tu, da questa ennesima regalia, ti aspetti che crei un circolo virtuoso per cui le banche da domani erogheranno prestiti e finanziamenti alla piccola e media impresa italiana? Penso che l'esperienza di questi anni ci abbia resi, come dire, un po' cauti sugli effetti dei finanziamenti elargiti con tanta liberalità alle banche e quali siano poi gli effetti sull'economia reale.

Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, leggendo la parola banche ha pensato bene di confondere il pagamento di un debito con fantomatiche regalie ai tanto odiati istituti di credito, decidendo quindi in via cautelativa di bloccare il provvedimento urgente del governo atto a sbloccare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni alle imprese.

Il lato positivo della vicenda è che tanta sciagurata cialtroneria andrà a colpire anche molti piccoli e medi imprenditori, e relativi dipendenti, che sull'onda della protesta anti-sistema hanno contribuito a far eleggere degli sprovveduti.

Il primo passo dell'unione bancaria 13.12.12

I ministri delle finanze dell'Unione Europea hanno trovato un accordo per dare il via alla prima fase dell'unione bancaria.
A partire dal marzo 2014 la BCE avrà il potere di monitorare le banche dell'Unione con asset per almeno 30 miliardi di euro o che rappresentino almeno il 20% del PIL di un paese.

Si parla troppo poco delle banche 15.05.12

La crisi del settore bancario europeo secondo Daniel Gros.

Secondo l'economista tedesco del think-tank di Bruxelles Ceps, quello su "austerità contro crescita" è un falso dibattito, che non fa compiere nemmeno un passo in più in direzione della soluzione alla crisi dell'euro. Il vero dibattito, dice, dovrebbe vertere sulle banche, in particolare quelle dell'Europa del sud che stanno andando parecchio peggio di ciò che si presume.

"Le banche greche e spagnole sono sedute su una montagna di debiti sempre più colossale", spiega Gros. "Soltanto l'Europa potrà salvarle: il governo greco e quello spagnolo sono troppo deboli. Questo è un problema europeo di gravità enorme".

L'anno scorso, dopo forti pressioni politiche, le banche europee hanno accettato gli haircut, vale a dire la cessione del debito dello stato greco. Da allora quelle stesse banche si stanno ritirando dalle regioni meridionali d'Europa, prima che arrivino i prossimi haircut. Spagna, Italia e Portogallo sono stati abbandonati in massa dagli investitori stranieri. In Grecia è già iniziata la fase successiva: perfino i greci stanno depositando all'estero i propri soldi. Secondo Gros, la fuga dei capitali all'estero ha assunto proporzioni enormi. "Quattro, cinque, sei miliardi di euro al mese. E' un processo inarrestabile".

Questo fenomeno va di pari passo con un altro sviluppo altrettanto pericoloso: a causa dell'abbandono da parte delle banche dell'Europa del nord, le banche dell'Europa del sud precipitano sempre più in un mare di debiti. E questo perché i medesimi titoli di stato - dei quali si sbarazzano gli investitori stranieri - sono legittimamente acquisiti dalle banche dell'Europa del sud. Lo fanno sotto le pressioni dei loro governi, ma anche perché ciò permette loro di guadagnare qualcosa. In cambio di questo favore, infatti, i governi concordano a loro volta nuovi prestiti con le banche, a tassi di interesse vantaggiosi per queste ultime.

Tassi molto vantaggiosi. L'inverno scorso la Bce ha accordato crediti a buon mercato per mille miliardi di euro al fine di mantenere lo scambio di prestiti europeo. Le banche dell'Europa meridionale utilizzano assai volentieri questi crediti a un tasso dell'1 per cento per concedere prestiti ai governi che fruttano oltre il 6 per cento. Un atto di patriottismo che permette loro di fare bei soldi.

Questa parrebbe una soluzione. In realtà innesca un meccanismo perverso, in virtù del quale le banche e i governi diventano a tal punto interdipendenti da indebolirsi a vicenda sempre più.