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Mastro di chiavi.

Il ritmo circadiano 02.10.17

Il premio Nobel per la medicina 2017 è stato assegnato a Jeffrey C. Hall, Michael W. Young e Michael Rosbash per lo studio che ha portato a identificare i geni e le proteine che regolano il nostro orologio biologico.

In 1984, Rosbash and Hall, working at Brandeis University in Boston, and Young at Rockefeller University in New York isolated a gene they called "period", which controlled the expression of a protein called PER. They saw that PER builds up during the hours of night, and dissipates again in daytime, so the levels oscillated over a 24-hour cycle, the basis of the "circadian rhythm" or body clock.

Importantly, they also discovered that when PER builds up in the cell, it turns off "period". So it is a self-regulating mechanism. "That was the key fundamental breakthrough," said Russell. "The appreciation of a molecular feedback loop – a gene encodes a protein which feeds back and inhibits the gene's own expression."

It wasn't clear how PER could influence its own expression, since it was unable to bind to DNA. But in 1994, Young also discovered another gene-protein pair, "timeless" and TIM, which was the missing link. He also found a third, "doubletime" and DBT, which helped control the 24-hour period.

Michael Rosbash ha raccontato l'ironia di essere stato svegliato nel cuore della notte da una telefonata da Stoccolma che ha disturbato il suo ritmo circadiano.

La divisione cellulare in time lapse 22.03.17

Il documentarista Francis Chee ha filmato al microscopio la divisione cellulare di un uovo di rana rossa. Il time lapse di 23 secondi copre le 33 ore del processo di sviluppo embrionale.

Arrivare alle stesse conclusioni 08.09.08

La Gelmini è "stupefatta della confusione mentale" di Bossi. Il senatùr, dal canto suo, mette in discussione la competenza del ministro dell'istruzione.

A nessuno dei due è però venuto in mente che potrebbero avere ragione entrambi.

La collezione dimenticata di cervelli anormali 03.12.14

Un cervello anormale conservato

Nel 1985 una collezione di circa 200 cervelli appartenuti al Texas State Lunatic Asylum fu trasferita all'Università del Texas e lì dimenticata per oltre 25 anni sino a quando non fu riscoperta dal fotografo Adam Voorhes che, insieme al giornalista Alex Hannaford, ne ha ricostruito la storia iniziata nel 1952 per volontà del patologo del centro di malattie mentali dottor Coleman de Chenar. A oggi resta ancora il mistero del destino di numerosi reperti risultati mancanti dalla collezione.