178 anni fa, oggi, sul piazzale del santuario di Nostra Signora di Loreto del quartiere di Oregina, a Genova, il Canto degli Italiani fu presentato alla cittadinanza in occasione di una commemorazione del centenario della rivolta del quartiere genovese di Portoria contro gli occupanti asburgici durante la guerra di successione austriaca.
Oltre 30.000 persone provenienti da tutta Italia assistettero a quello che quasi un secolo dopo sarebbe diventato l'inno d'Italia, suonato dalla Filarmonica Sestrese.
Il testo di Goffredo Mameli sulle note di Michele Novaro da allora sono un'inno al Risorgimento e alla libertà.
Mameli era nato a Genova il 5 settembre 1827 e a distanza di quasi duento anni rimane una delle figure più emblematiche del Risorgimento. A soli 21 anni, Mameli morì a Roma il 6 luglio a causa di una ferita infetta riportata durante la difesa della Repubblica Romana.
Mameli proveniva da una famiglia aristocratica. La madre, Adelaide Zoagli, era della nobiltà genovese, mentre il padre, Giorgio, divenne ammiraglio e deputato nel parlamento sardo. Questa eredità familiare influenzò profondamente il suo spirito patriottico.
Fin dalla tenera età Mameli mostrò talento per la poesia e una forte passione per la patria. Durante le manifestazioni patriottiche del 1846 a Genova, iniziò a esprimere le sue idee attraverso poesie politiche. Si unì all'esercito di Garibaldi nel 1848 durante le Cinque giornate di Milano e si distinse per il suo coraggio nella battaglia di Palestrina nel maggio del 1849. Durante l'assalto finale del 3 giugno, fu gravemente ferito. Trasportato in ospedale, la sua condizione peggiorò rapidamente a causa di una gangrena che lo portò alla morte.
Anche Michele Novaro era genovese. Nato il 23 dicembre 1818, Novaro non cercò mai il riconoscimento personale per il Canto degli Italiani. La sua indole modesta lo portò a dedicarsi principalmente alla composizione di inni e canti patriottici, sostenendo le idee liberali che animavano il Risorgimento. Tra le sue altre opere, si ricordano le musiche per il componimento in forma di inno del poeta piemontese Giuseppe Bertoldi.
Nel 1847 Novaro si trovava a Torino come secondo tenore e maestro dei cori nei Teatri Regio e Carignano. Convinto liberale, utilizzò il suo talento per mobilitare la causa d'indipendenza, musicando canti patriottici e organizzando raccolte di fondi per finanziare le imprese di Giuseppe Garibaldi. Tornato a Genova, tra il 1864 e il 1865 fondò una Scuola Corale Popolare, accessibile a tutti, dedicando il suo impegno all'educazione musicale della comunità.
Michele Novaro morì il 20 ottobre 1885. I suoi ex allievi eressero un monumento funebre in suo onore nel cimitero monumentale di Staglieno, a Genova, accanto alla tomba di Giuseppe Mazzini.
Mameli e Novaro sono stati massoni del Grande Oriente d'Italia.
Un'altra curiosità riguarda una delle piazza principali di Savona. Piazza Mameli. Lì sorge l'imponente Monumento ai Caduti che vede ogi giorni il ripetersi di una tradizione unica in Italia. Alle 18 l'intera piazza si ferma. È il rito dei 21 rintocchi della campana che ricordano tutti i nomi dei caduti. Il profondo simbolismo del monumento viene così raccontato:
a oriente il sole sorge sul volto del veterano e del fante illuminando il sacrificio di chi, con convinzione, si è battuto per l'ideale risorgimentale;
nella luce del tramonto l'anziana madre in lutto si fa carico dell'insopportabile sofferenza della perdita per liberare le nuove generazioni (rappresentate dalla giovane madre vedova con in braccio il figlio) che guardano a occidente accogliendo la speranza con rinnovata fiducia, saggezza ed eterno riconoscimento;
mentre i raggi del mezzogiorno illuminano la fedele riproduzione della Campanassa del Libero Comune di Savona (quella del 1669) sorretta da quattro figure. La Libertà finalmente raggiunta con la fine della guerra, nonostante i lutti, rimbomba nel suono della campana. Ma non può sostenersi da sola, serve il coraggio e la fatica di tutti per preservarla.
Questo il testo completo del Canto degli Italiani:
Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?!
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò.
R. Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
calpesti, derisi
perché non siam Popolo,
perché siam divisi:
raccolgaci un'unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l'ora suonò.
R.
Uniamoci, amiamoci,
l'unione e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore;
giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti per Dio,
chi vincer ci può!?
R.
Dall'Alpi a Sicilia
dovunque è Legnano,
ogn'uom di Ferruccio
ha il core, ha la mano,
i bimbi d'Italia
si chiaman Balilla,
il suon d'ogni squilla
i Vespri suonò.
R.
Son giunchi che piegano
le spade vendute:
ah l'aquila d'Austria
le penne ha perdute;
il sangue d'Italia
bevé, col Cosacco
il sangue polacco:
ma il cuor le bruciò.
R.
Evviva l'Italia,
dal sonno s'è desta,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?!
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò.
R.
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