Di campagne acquisti e cerini
Circolano due ipotesi riguardo l'euforia delle ultime ore del premier Berlusconi per aver trovato, a parole, i voti necessari per superare lo scoglio del voto di sfiducia del 14 dicembre.
La prima è la più accreditata dalla stampa. Fini non sarebbe i grado di controllare il nuovo gruppo di Futuro e Libertà, mentre la campagna acquisti del Cavaliere starebbe mietendo strage fra i banchi dell'opposizione, senza considerare poi il da molti annunciato mercimonio dei sei deputati radicali pronti a votare la fiducia a Berlusconi pur di conquistare visibilità.
La seconda ipotesi è la chiave di lettura del Secolo d'Italia.
Il raffreddamento delle posizioni di Fini e Casini sarebbe un bluff volto a rosolare il Governo sino alle ultime ore dal voto di sfiducia alla Camera. Le defezioni e la mancata presentazione di una propria mozione altro non sarebbe se non una strategia pianificata.
Nell'incertezza della situazione il Partito Democratico, da cui oggi non si leva una voce, si presta una volta ancora a rimanere con il cerino in mano.

Pier Ferdinando Casini ha annunciato lo stralcio di 17 provvedimenti che erano già stati individuati dalla commissione Bilancio di Montecitorio come estranee alla manovra. Nonostante il commento del vicepremier Gianfranco Fini ("Una decisione autonoma") il fatto che la richiesta di stralcio sia stata avanzata dal presidente della commissione Bilancio, Giancarlo Giorgetti, rappresenta una incrinatura di quella doverosa compattezza che la maggioranza deve avere nel sostenere in Parlamento un provvedimento che è stato approvato all'unanimità dal governo.