tizianocavigliablog
Extra omnes.

L'accordo di Cancun sul clima 11.12.10

L'accordo che il mondo, Bolivia esclusa, ha raggiunto sul clima a Cancun poggia su tre aspetti politici fondamentali.

Gli Stati Uniti tornano pienamente in gioco e lavorano attivamente per ottenere risultati e gettare i ponti per raggiungere compromessi.
Solo tre anni fa l'amministrazione Bush negava persino che esistesse un problema climatico.

La Cina muove i primi passi. Esce dall'isolamento. Gli effetti del riscaldamento globale stanno investendo il gigante asiatico e il regime non può che prenderne atto agendo di conseguenza.
Le posizioni più morbide di uno dei maggiori inquinatori del mondo non possono che essere una buona notizia.

I paesi emergenti hanno capito che lo sviluppo passa anche dal rispetto ambientale.

Non parliamo di Europa solo perché l'Unione è già all'avanguardia sul difesa dell'ambiente e sulle politiche di efficienza energetica.

Gli stessi che oggi grideranno al fallimento del summit sono gli stessi che si lamentavano dei compromessi al ribasso del Protocollo di Kyoto; protocollo che oggi difendono a spada tratta.

E tuttavia non sarà la politica a lanciare la rivoluzione verde. Sarà il mercato.
Come sempre è successo per ogni rivoluzione tecnologica e industriale della storia.

L'altra riforma 17.03.10

Bill Clinton sta facendo pressioni sui suoi per far approvare al Senato il disegno di legge sui cambiamenti climatici nel più breve tempo possibile.

Ha solo salvato il mondo (notes for dummies) 19.12.09

Basterebbe ricordare che non più tardi di un anno fa la maggior parte delle potenze che ieri hanno trovato un accordo a Copenaghen si dividevano tra chi non considerava il riscaldamento globale una priorità e chi semplicemente lo bollava come fantasie pseudoscientifiche.

Il mondo intero, come forse mai è accaduto in passato, si è trovato d'accordo sul considerare possibile e auspicabile uno sviluppo diverso e sostenibile.
Rimangono divergenze su come raggiungere questo obiettivo, ma l'obiettivo in se non è più oggetto di discussione. Pensare che 193 nazioni trovassero un accordo senza compromessi è utopia
L'impronta lasciata dall'amministrazione Obama, multilaterale e di completa rottura con le posizioni precedenti, è evidente.

A chi si lamenta del basso profilo tenuto dall'Unione Europea dovrebbe essere fatto presente che nessun altro paese è così sensibile all'ambiente e così determinato e preparato a preservarlo come il Vecchio Continente e la sua tanto criticata classe politica di Bruxelles.

Infine solo un mese fa nessuno avrebbe scommesso un centesimo su una possibile intesa. Tutti erano certi di un completo fallimento. Nessun accordo. Nessun obiettivo.
Ieri invece, a dispetto di ogni previsione, abbiamo fatto il primo passo. Piccolo e malfermo, ma decisivo per il nostro futuro.

Ha solo salvato il mondo 18.12.09

Un primo importante passo verso un mondo più verde.

White House Announces "Meaningful" Climate Deal
The U.S., China, India and South Africa have reached a deal at the Copenhagen climate change conference, an Obama administration official said.

Spiegare il global warming ai caribù 09.12.09

Sarah Palin, lanciatissima nelle ultime settimane, non ci fa mancare la sua visione demagogica e populista sul summit di Copenaghen e più in generale sul tema del riscaldamento globale.

Inseguire il popolo degli scettici e dei contrari-per-scelta sembra l'unica arma in mano alla destra in questo momento. Un'arma che può solo fare danni.

But while we recognize the occurrence of these natural, cyclical environmental trends, we can't say with assurance that man's activities cause weather changes. We can say, however, that any potential benefits of proposed emissions reduction policies are far outweighed by their economic costs. And those costs are real. Unlike the proposals China and India offered prior to Copenhagen -- which actually allow them to increase their emissions -- President Obama's proposal calls for serious cuts in our own long-term carbon emissions. Meeting such targets would require Congress to pass its cap-and-tax plans, which will result in job losses and higher energy costs (as Obama admitted during the campaign). That's not exactly what most Americans are hoping for these days. And as public opposition continues to stall Congress's cap-and-tax legislation, Environmental Protection Agency bureaucrats plan to regulate carbon emissions themselves, doing an end run around the American people.

La deadline da Copenaghen a Bonn 07.12.09

Oggi 56 giornali in 45 paesi parleranno con un'unica voce dei cambiamenti climatici nel giorno di apertura del summit di Copenaghen.

Today 56 newspapers in 45 countries take the unprecedented step of speaking with one voice through a common editorial. We do so because humanity faces a profound emergency.

Unless we combine to take decisive action, climate change will ravage our planet, and with it our prosperity and security. The dangers have been becoming apparent for a generation. Now the facts have started to speak: 11 of the past 14 years have been the warmest on record, the Arctic ice-cap is melting and last year's inflamed oil and food prices provide a foretaste of future havoc. In scientific journals the question is no longer whether humans are to blame, but how little time we have got left to limit the damage. Yet so far the world's response has been feeble and half-hearted.

Australia impermeabile al global warming 03.12.09

Wellington

Se l'Unione Europea è all'avanguardia nella lotta alla riduzione delle emissioni, recentemente il punto si è spostato sulle iniziative e decisioni di Cina e Stati Uniti. I grandi assenti del trattato di Kyoto. In tutto questo l'emisfero australe, per ora, resta alla finestra.

Il senato australiano ha nuovamente bocciato (è la seconda volta quest'anno) il disegno di legge del primo ministro laburista Kevin Rudd, che intendeva ridurre le emissioni di gas serra tra il 5 e il 25 per cento entro il 2020.
L'opposizione, contraria al progetto per paura dei ritorni economici negativi, è riuscita a bloccare il provvedimento, 41 voti contro 33, grazie al fatto che mr. Rudd non dispone della maggioranza in senato. Va segnalato inoltre che la lobby del carbone è molto forte in Australia e che ha influito pesantemente nella discussione parlamentare.

Un fallimento che mina la credibilità del paese in vista del prossimo summit di Copenaghen, ma che d'altra parte fa emergere la figura e il talento del nuovo leader dei liberali Tony Abbott.
Proprio mr. Abbott sarà l'avversario di Rudd nelle elezioni del prossimo anno. E il premierato si giocherà proprio sui temi dell'economia e del global warming.

Ciò che è emerso dalla contrapposizione sul clima è stata l'incapacità del governo progressista nel trovare un'intesa bypartisan, mentre il fronte liberale si impuntava contro la proposta di stabilire dei limiti precisi di riduzione delle emissioni, a favore della costruzione di nuove centrali nucleari. L'Australia è uno dei produttori di uranio e questo è un dato che non va dimenticato.
Mr. Abbott su questa proposta si augura di conquistare proprio le simpatie di una parte dei progressisti per creare un'ulteriore strappo nella maggioranza, a tutto vantaggio della sua campagna elettorale.

Invertire la marea 22.09.09

The journey is long. The journey is hard. And we don't have much time left to make it. It is a journey that will require each of us to persevere through setback, and fight for every inch of progress, even when it comes in fits and starts. So let us begin. For if we are flexible and pragmatic; if we can resolve to work tirelessly in common effort, then we will achieve our common purpose: a world that is safer, cleaner, and healthier than the one we found; and a future that is worthy of our children.

Via TPM.

Coriandoli climatici 18.06.09

La prima pagina della falsa edizione dell'International Hera

Un falso International Herald Tribune distribuito da attivisti di Greenpeace
Un'edizione utopica per celebrare l'auspicato accordo sui cambiamenti climatici in previsione della Conferenza Cop 15, che si terrà a Copenaghen in dicembre.

In questa ucronia compare anche il nostro premier Berlusconi, "ricoverato d'urgenza in ospedale per aver inalato troppi coriandoli nella festa di benvenuto a Roma dopo l'accordo globale contro i cambiamenti climatici".

Ci hanno rubato le mezze stagioni e adesso si portano via pure i calendari 15.12.06

Ora posso capire che non esistano più le mezze stagioni.
Prendo atto dei cambiamenti climatici, ma a tutti quelli che, stracciandosi le vesti, affermano che:

"L'inverno sembra sparito!"

Vorrei lasciare un messaggio tranquilizzante.
L'inverno dalle mie parti incomincia il 21 Dicembre.
Diamogli almeno tempo di arrivare, prima di lamentarci di che tempo che fa.