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Il Lich.

Elezioni americane in plain english 03.08.08

Quando per l'ennesima volta mi chiederanno di rispiegare da capo come si elegge il presidente degli Stati Uniti, avrò vita facile. E senza il bisogno di aprire bocca.


Difetti congeniti 28.06.08

Il grido di dolore di Tisbe sulla caduta di Kilombo.

Paiono evidenti alcune somiglianze con quanto sta avvenendo all'interno del PD.

Passaggio a nord est 23.06.07

Tappa Savona - Canazei (via Bolzano / Val Gardena)
500 km

Piazza Walther e il Duomo (Bolzano)
Piazza Walther e il Duomo (Bolzano)

Il Duomo da Piazza Duomo (Bolzano)
Il Duomo da Piazza Duomo (Bolzano)

Particolare del Duomo (Bolzano)
Particolare del Duomo (Bolzano)

Il centro storico (Bolzano)
Il centro storico (Bolzano)

Il Monumento alla Vittoria (Bolzano)
Il Monumento alla Vittoria (Bolzano)

La confusione di Beppe Grillo sul vincolo di mandato 03.03.13

Grillo oggi attacca l'art. 67 della Costituzione definendo la mancanza di vincolo di mandato per i parlamentari,

Circonvenzione di elettore.
[...] L'eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno.

Ignorando volutamente - nel 2005 la pensava esattamente in modo opposto - che lo stesso divieto di mandato imperativo risale alla Costituzione francese del 1791.
Quello stesso principio del libero mandato che oggi appartiene al bagaglio civile e culturale di tutte le costituzioni dei paesi democratici.

Islam e democrazia 06.02.12

I partiti islamici e il processo di democratizzazione irreversibile nei paesi arabi secondo Olivier Roy.

I politici dei partiti islamici non sono laici né progressisti ma possono essere democratici. La loro linea politica infatti non è determinata tanto dalle convinzioni dei dirigenti del partito quanto dai vincoli dell’ambiente che li circonda. Questi vincoli fanno sperare in una lenta istituzionalizzazione dello spazio democratico, anche se le politiche adottate non sembrano affatto progressiste. Innanzitutto i partiti islamici fanno il loro ingresso in uno spazio politico nuovo: la rivoluzione non ha sostituito la dittatura con un regime simile al precedente. Ci sono state delle elezioni, c'è un parlamento e ci sono dei nuovi partiti. Nonostante i timori e le delusioni della sinistra laica, sarà difficile annullare tutto questo, tanto più che i fattori che ne hanno permesso la creazione (una nuova generazione connessa a internet con un radicato spirito di contestazione) sono ancora presenti. I movimenti islamici agiscono in uno spazio democratico che non hanno crea­to e che è ancora legittimo agli occhi della popolazione. E' interessante notare che in nessun pae­se delle rivolte arabe si è imposto il culto del capo carismatico. Al suo posto ci sono i partiti e una nuova cultura del dibattito, che ha influenzato anche i movimenti islamici.

Perché la democrazia rappresentativa non è stata sospesa 17.11.11

Ecco perché il governo Monti non è un golpe, un inciucio, un ribaltone.
In due parole si chiama repubblica parlamentare. Sistema politico sconosciuto ai più, almeno a dar credito ai media.

In una repubblica parlamentare, come la nostra, le maggioranze si formano in un Parlamento di eletti senza vincolo di mandato. Ancora, i governi ricevono direttamente dal Parlamento la fiducia, fiducia che può essere tolta in qualunque momento e il Presidente del Consiglio viene nominato dal Presidente della Repubblica, non dai cartelloni pubblicitari né tanto meno grazie all'iscrizione del proprio nome in un simbolo di partito.
Tutto questo al netto delle ignoranti, demagogiche e anticostituzionali fregnacce raccontate da Berlusconi e dai suoi nominati negli ultimi lunghi diciassette anni.

La consuetudine, quella sì frutto di poteri forti, di piegare la Costituzione ai propri fini elettorali si è interrotta.

Non si vuole qui negare l'eccezionalità del momento, ma rimarcare che il governo Monti riceverà la fiducia da un parlamento democraticamente votato da cittadini elettori non più tardi di tre anni e mezzo fa e che ha dalla sua tutti i doveri e le garanzie che la Costituzione italiana gli assicura e gli impone.

Funziona così. Farsene una ragione.

Diritto certificato di voto 03.11.11

La boutade demagogica del giorno di Gramellini.

Dirò una cosa aristocratica solo in apparenza. Neppure le sacrosante primarie bastano a garantire la selezione dei migliori. Per realizzare una democrazia compiuta occorre avere il coraggio di rimettere in discussione il diritto di voto. Non posso guidare un aeroplano appellandomi al principio di uguaglianza: devo prima superare un esame di volo. Perché quindi il voto, attività non meno affascinante e pericolosa, dovrebbe essere sottratta a un esame preventivo di educazione civica e di conoscenza minima della Costituzione?

Della serie mi si nota di più se faccio il populista o il ribelle?

In verità se la proposta di Gramellini fosse accettata si verrebbe a creare un paradosso per cui il primo a non ricevere il patentino sarebbe, ironicamente, proprio lui.

Esportare internet 26.03.11

Un decennio a discutere su come e se fosse giusto o meno esportare la democrazia per poi scoprire che bastava un blog, 140 caratteri e Facebook per sovvertire la stabilità di decenni di regimi impermeabili ad ogni riforma.

Intanto nel mondo là fuori i ribelli libici, grazie all'intervento delle Nazioni Unite e della NATO, avanzano riconquistando città e posizioni alle truppe lealiste del colonnello Gheddafi.
In Siria la protesta divampa, minacciando ora direttamente il regime baatista e portando con se la folle e feroce repressione di un terrorizzato Bashar al-Assad.

L'Egitto è pronto per la democrazia? 28.01.11

Il Guardian lo chiede all'esperto di cose arabe Brian Whitaker, mentre Il Cairo è in fiamme.

A question about an Eqyptian democracy... is there a basis for hope? is there a political culture that can step up to represent the people and what role will youth play in the new landscape?

Egypt already has the infrastructure to turn into a working democracy -- elected parliament, long-established political parties, etc. The problem is the the NDP has monopolised this system for a very long time.
So the transition to a working democracy would not be all that difficult, though I would expect it to be a somewhat flawed democracy for some time - maybe like some of the East European or Latin American countries.
One problem is that most of the opposition parties are just as hidebound as the regime. The younger "Facebook generation" doesn't seem to have much interest in them and prefers to do things in its own way. Youth movements are going to become more and more important, and they are a very hopeful sign.

What are the chances that all this could be repeated in Syria?

I was discussing that with an Arab friend yesterday. We both felt that it would be very difficult at present in Syria to organise the kind of protests seen in Tunisia and Egypt. One thing you need for it to happen is a civil society structure of some kind, whether it's trade unions, opposition parties or NGOs, plus a lot of internet users. I don't think Syria has that. Instead, it as a very proficient secret police.
That said, I would expect the Syrian regime to be very scared. Yemenis have told me of the panic in the Marxist regime in the PDRY following the revolution in Romania in 1989 -- they feared it could happen to them. I would expect similar fears in the Syrian regime.
Who knows? Could they be the ones who decide to reform rather than waiting to be toppled?

How likely do you think it is that these uprisings will drive Egypt & Tunisia towards democracy? Is it likely that these situations will descend into sectarian or ethnic conflict as we seen in Kyrgyzstan last year?

Adapting to democracy will be a lot easier in Tunisia and Egypt than it was in Iraq. There are no major ethnic issues; Egypt does have something of a sectarian problem but it is not insurmountable.

E se l'ha capito lui 03.03.10

Paolo Cirino Pomicino nel suo post "Ci sono tutti i presupposti per una svolta autoritaria" scrive.

Non si fanno i partiti nei salotti o nei laboratori ma nemmeno da un predellino di una vettura in una piazza qualunque. Politica e partiti sono cose maledettamente serie e chi ne vuole fare una proprietà personale od oligarchica non ha senso dello Stato e non pensa al futuro del Paese. Non vogliamo fare prediche perché non abbiamo né titolo, né vocazione, ma chi ha responsabilità pubblica non può non riflettere sullo stato del Paese. E anche in fretta.

Le regole universali della politica mettono sulle spalle dei due maggiori partiti l’onere di una iniziativa capace di voltar pagina, ma la prima mossa non può che farla il partito di maggioranza relativa. L’involuzione democratica che ormai attanaglia quasi tutti i partiti è diventata insopportabile ma è devastante quando coglie il partito di maggioranza ed è fonte di tutto ciò che abbiamo sinora descritto. E' tempo allora che le classi dirigenti si sveglino dal torpore di una cieca ubbidienza ai singoli capi e li spingano verso una vera rotta democratica smarrita. Un tempo lontano lo Stato ci fu ingiustamente patrigno ma mai inveimmo contro di esso. Figli di una cultura politica-democratica ci opponemmo sempre al dileggio dei poteri dello Stato così come a svolte leaderistiche e personali dei partiti ben conoscendo quanti disastri quelle svolte hanno procurato nella storia dell'uomo. Quella svolta oggi può essere alle porte. Ci pensino i leader politici prima che sia troppo tardi.

Radio Radicale e la democrazia italiana 24.11.09

Sospendere la democrazia 18.07.08

Nick Davies firma "The bloody battle of Genoa", un dettagliato resoconto a proposito del G8 di Genova.
Le conclusioni non sono dissimili da quanto ci raccontava Corrado Guzzanti giusto in quegli anni.

Fifty-two days after the attack on the Diaz school, 19 men used planes full of passengers as flying bombs and shifted the bedrock of assumptions on which western democracies had based their business. Since then, politicians who would never describe themselves as fascists have allowed the mass tapping of telephones and monitoring of emails, detention without trial, systematic torture, the calibrated drowning of detainees, unlimited house arrest and the targeted killing of suspects, while the procedure of extradition has been replaced by "extraordinary rendition". This isn't fascism with jack-booted dictators with foam on their lips. It's the pragmatism of nicely turned-out politicians. But the result looks very similar. Genoa tells us that when the state feels threatened, the rule of law can be suspended. Anywhere.

Celo celo manca 14.10.07

La democrazia è una coda paziente.

Crosspost su BlogFriends.

La democrazia negata a Hong Kong 02.09.14

Raduno per la democrazia a Hong Kong

Il regime di Pechino intende concedere il suffragio universale per le elezioni del capo dell'esecutivo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong, che si terranno nel 2017, ma tutti i candidati dovranno necessariamente essere approvati in precedenza dal Partito Comunista, negando in questo modo qualsiasi tentativo di dissenso nell'unica enclave democratica di tutta la Cina.

Fonte: CNN

Hong Kong sfida Pechino sulla democrazia 01.07.14

La manifestazione a Hing Kong per chiedere più democrazia alla Cina

Un'imponente protesta di massa ha portato oltre 500.000 persone per le strade di Hong Kong a manifestare in favore della democrazia, contro le affermazioni del regime di Pechino sulla volontà di controllare strettamente la vita politica della città-stato.

Arcipelago Tibet 10.03.13

Una bambina alla marcia per il Tibet

Da Bruxelles all'India oggi è stato il giorno delle manifestazioni a sostegno della causa tibetata, nel 54esimo anniversario dall'occupazione cinese.

Fonte: Phayul