Il Vuoto del Boote il grande spazio deserto dell'universo
Tra le strutture più enigmatiche dell'universo c'è il Vuoto del Boote, una gigantesca regione di spazio nella direzione della costellazione del Boote, caratterizzata da una densità di galassie sorprendentemente bassa. Scoperto nel 1981 dagli astronomi Robert Kirshner, Augustus Oemler Jr., Paul Schechter e Stephen Shectman attraverso osservazioni dello spostamento verso il rosso delle galassie, questo supervuoto con un raggio di oltre 62 megaparsec. Sebbene alcune galassie sono state individuate al suo interno, il loro numero è enormemente inferiore a quanto ci si aspetterebbe in una regione di quelle dimensioni.
Quando gli astronomi iniziarono a rappresentare tridimensionalmente la distribuzione delle galassie, emerse una realtà sorprendente, l'universo non è distribuito uniformemente, ma assomiglia piuttosto a una gigantesca ragnatela cosmica, composta da filamenti e pareti di galassie che circondano enormi regioni relativamente vuote.
I supervuoti cosmici sono infatti una componente naturale della struttura a grande scala dell'Universo. La gravità ha progressivamente concentrato la materia nelle regioni più dense, mentre quelle inizialmente meno dense hanno perso materia, diventando sempre più vaste e povere di galassie. Il Vuoto del Boote potrebbe quindi essere il risultato dell'evoluzione di numerosi vuoti più piccoli, che nel corso di miliardi di anni si sono fusi in una gigantesca cavità cosmica.
Come spiega Places, la sua esistenza è particolarmente interessante perché mette alla prova la nostra comprensione della materia oscura, della formazione delle galassie e dell'espansione cosmica. Le galassie che possiamo osservare rappresentano soltanto una piccola parte della materia dell'universo, dietro la loro distribuzione visibile si trova una struttura dominata dalla materia oscura, la cui ipotetica natura non barionica giustificarebbe diverse osservazioni astrofisiche tra cui il suo contributo nel modellare questa ragnatela cosmica.

