La foto della Via Lattea fotografata da Maroun Habib
Maroun Habib ha catturato l'intero piano della Via Lattea fondendo abilmente due fotografie, la prima scattata in Libano per l'emisfero settentrionale e la seconda in Cile per quello meridionale, mostrando una visione unica e affascinante del piano della nostra galassia visibile dalla superficie terrestre.
Un gruppo di astronomi dell'Università di Groningen e di quella dell'Université Grenoble Alpes hanno pubblicato uno studio su Nature sulla collisione, avvenuta circa dieci miliardi di anni fa, fra la nostra galassia e la più piccola Gaia-Enceladus, ora completamente inglobata dalla Via Lattea.
Questa fusione ha prodotto come risultato un ispessimento del disco galattico presente ancora oggi.
La scoperta si basa sull'analisi dei dati raccolti dalla missione Gaia dell'ESA volta a realizzare una precisa mappa tridimensionale delle stelle della regione galattica più vicina al nostro Sole. Gaia ha già rilevato la posizione di oltre 1,7 miliardi di stelle e stabilito velocità e orbita attorno al centro galattico di oltre 1,3 miliardi di astri.
Il nome della galassia inglobata dalla Via Lattea si ispira appunto al nome della sonda e alla mitologia greca; Encelado, figlio di Gaia e Urano, fu sepolto sotto l'Etna e secondo il mito è responsabile dei terremoti siciliani, in modo analogo le stelle della galassia Gaia-Encelado hanno scosso violentemente la Via Lattea trasformandone il suo spesso disco centrale.
Combinando i dati di del telescopio spaziale Hubble e del satellite Gaia dell'ESA, i ricercatori hanno migliorato la stima della massa della Via Lattea ora fissata a 1,5 trilioni di masse solari con un'estensione di circa 129.000 anni luce dal centro galattico.
Circa l'84% dell'intera massa è costituita da materia oscura. I 200 miliardi di stelle della galassia rappresentano il 4% del totale. Il restante 12% consiste in materiale non stellare come nebulose, pianeti, comete, asteroidi, ecc.
Secondo la stima il buco nero supermassiccio nel centro della Via Lattea rappresenta circa 4 milioni di masse solari.
Per misurare la massa della materia oscura, il team di astronomi e fisici guidato da Laura Watkins dell'European Southern Observatory ha rilevato le velocità e i movimenti degli ammassi globulari che orbitano attorno alla Via Lattea.
Quanto più massiccia è una galassia, tanto più velocemente i suoi ammassi globulari si muovono sotto la spinta della sua gravità. La maggior parte delle misurazioni precedenti ha rilevato la velocità con cui un gruppo si avvicina o si allontana dalla Terra, cioè la velocità lungo la nostra linea di vista. Tuttavia, siamo stati in grado di misurare anche il moto laterale degli ammassi da cui è stato possibile calcolare la velocità totale e di conseguenza la massa galattica.
Realizzare un telescopio virtuale grande quanto la Terra per fotografare il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea.
È il progetto Event Horizon Telescope. L'idea è sfruttare le capacità di un supercomputer per analizzare i dati rilevati da osservatori sparsi sulla superficie terrestre e tutti indirizzati verso il centro galattico.
Avery Broderick, un astrofisico teorico che lavora con l'Event Horizon Telescope, ha affermato nel 2014 che la prima immagine di un buco nero potrebbe essere altrettanto importante di "Pale Blue Dot", la foto della Terra del 1990 che la sonda spaziale Voyager scattò dagli anelli di Saturno, in cui il nostro pianeta è un puntino insignificante in un vasto vuoto. Avery sostiene che la nuova immagine di una delle più pure incarnazioni della natura del caos e del disagio esistenziale avrebbe un messaggio diverso: direbbe, ci sono mostri là fuori.
Con i dati raccolti dai telescopi dello European Southern Observatory in 26 anni, è stato realizzato questo video che ci porta attraverso circa 7,6 kpc sino al centro della nostra galassia per osservare gli effetti gravitazionali che il buco nero supermassiccio della Via Lattea produce sulle stelle che gli orbitano intorno.
Si chiama Dragonfly 44 ed è la prima galassia scoperte composta al 99,9% di materia oscura.
Situata nell'Ammasso della Chioma, Dragonfly 44, è una galassia ultra diffusa che ha dimensioni paragonabili a quelle della Via Lattea, ma che emette solo l'1% della luce visibile rispetto alla nostra galassia.
La materia oscura è una prevista componente di materia che non è osservabile direttamente, in quanto non emette radiazione elettromagnetica e si manifesta unicamente attraverso effetti gravitazionali.
Secondo le osservazioni sperimentali si è arrivati a ipotizzare che la materia oscura costituisca quasi il 90% della massa presente nell'universo.
Si chiama Crater 2 e si trova a circa 380.000 anni luce dalla Terra in direzione della costellazione del Cratere e ha un diametro di 7.000 anni luce.
Questa piccola galassia fa parte delle galassie nane che orbitano intorno alla Via Lattea e va ad aggiungersi alle decine già conosciute del Gruppo Locale.
The galaxy eluded detection for so long because its stars are spread out from one another, giving it a ghostly appearance.
Torrealba says it may not be alone. The Crater 2 dwarf is near four other new-found objects: the Crater globular star cluster as well as three dwarf galaxies in Leo. All may be part of a group that is just now falling into the Milky Way.
Until now, though, the new galaxy has led a quiet life, never venturing near a giant galaxy. We know this because the galaxy is round. If it had encountered a giant, gravity would have bent the dwarf out of shape.
Questa è la più grande immagine della nostra galassia mai ripresa. La foto composita, scattata grazie al lavoro dei ricercatori della Ruhr-Universität Bochum, contiene qualcosa come 46 miliardi di pixel e ha permesso agli astronomi di scoprire oltre 50.000 oggetti prima sconosciuti.
Questa è la più grande immagine composita scattata dal telescopio spaziale Hubble e mostra il panorama di una parte del disco che forma la galassia di Andromeda. L'immagine originale pesa ben 1,5 gigapixel.
Hubble è così potente che nonostante la distanza di Andromeda dalla Terra, oltre 2,5 milioni di anni luce, è in grado di mostrare singole stelle nella porzione del disco mostrata che si estende per 61,000 anni luce. A volerle contare le stelle visibili in questa foto sarebbero oltre 100 milioni.