tizianocavigliablog
Nessuno si aspetta l'Inquisizione spagnola.

No carb 26.09.13

Guido Barilla, patron dell'omonima azienda, nell'intenzione di dare lezioni di marketing alla presidente Boldrini ha annichilito in cinque minuti di intervista a La Zanzara la storia suo brand con svarioni omofobici e sessisti.
Un boomerang che passa sotto l'hashtag #boicottabarilla. Roba da case study.

Guido Barilla sui gay,

Noi abbiamo una cultura vagamente differente. Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane uno dei valori fondamentali dell'azienda. La nostra è una famiglia tradizionale. Se ai gay piace la nostra pasta e la comunicazione che facciamo mangeranno la nostra pasta, se non piace faranno a meno di mangiarla e ne mangeranno un'altra. Ma uno non può piacere sempre a tutti per non dispiacere a nessuno. Non farei uno spot con una famiglia omosessuale, ma non per mancanza di rispetto verso gli omosessuali che hanno il diritto di fare quello che vogliono senza disturbare gli altri, ma perché non la penso come loro e penso che la famiglia a cui ci rivolgiamo noi è comunque una famiglia classica.
[...] Ognuno ha diritto a casa sua di fare quello che vuole senza disturbare quelli che stanno attorno rivendicando più o meno diritti che sono più o meno leciti.

E sulle donne,

La pubblicità è una cosa molto seria e va discussa in genere da persone che ne capiscono di pubblicità. Laura Boldrini non capisce bene che ruolo svolge la donna nella pubblicità. È madre, nonna, amante, cura la casa, cura le persone care, oppure fa altri gesti e altre attività che comunque ne nobilitano il ruolo. È una fondamentale persona per la pubblicità, non solo italiana. In tutti i Paesi del mondo la donna è estremamente usata.

La coda lunga del marketing 22.04.10

Il nuovo capitolo del best seller di Chris Anderson edito da Codice.

La Microsoft prima contava su possenti operazioni di marketing per gestire la propria reputazione. Oggi si affida ai suoi dipendenti. E i pr? Il classico ruolo di spedire comunicati stampa ai media tradizionali probabilmente continuerà a esistere finché esisteranno i media tradizionali. Ma per quanto riguarda la coda lunga dei media? Dove si trovano quelle nuove figure influenti, dai "micromedia" come Techcrunch e Gizmodo ai singoli blogger? E i siti di news proposte dagli utenti, come Digg e Reddit (quest'ultimo - sorpresa! - è di "Wired")? Stanno là dove inizia il tipo più potente di marketing (il passaparola) ma la maggior parte di loro non vuole sentir parlare di esperti di marketing. Il blogging si fonda sull'autenticità e sulla singola voce, non su un'opinione pagata. Molti blogger sembrano essere culturalmente lontanissimi dai pr e dalla loro soprannaturale positività, e guai all'agente pubblicitario beccato a usare Digg senza rivelare di essere pagato per farlo.

Quindi ora immaginate di essere uno di quei pr. Cosa fare? Seguire la via tradizionale, e continuare a telefonare e a spedire i comunicati stampa ai media tradizionali (cercando di non notare che le loro fila si stanno assottigliando e che la loro influenza sta calando)? Cominciare a "spammare" anche i blogger, e incrociare le dita? O trattare i blogger più importanti come la stampa tradizionale, e coccolarli ignorando tutti gli altri?

Ho visto seguire tutt'e tre queste strade, a volte anche con qualche (modesto) successo. Nonostante la diversità culturale, a moltissimi blogger non dispiace affatto ricevere notizie da un pr, quantomeno sotto forma di e-mail personali o di commenti che rivelano che chi li ha scritti segue davvero il blog e sa bene di cosa tratta. E società come la Microsoft e la Sun oggi stanno modificando la propria strategia per dedicare maggiore attenzione ai blogger più influenti, invitandoli a briefing privati e facendogli visionare i nuovi prodotti in anteprima.

Ma fondamentalmente i social media sono un mezzo peer-to-peer; i blogger preferiscono sentire direttamente la persona che fa qualcosa di fantastico, non qualcuno pagato per rappresentare quella persona. Il problema è che di solito le persone che fanno cose fantastiche sono molto indaffarate. Per questo delegano ai pr: perché curino le relazioni esterne al posto loro.

Mi chiedo se la soluzione non stia nell'evoluzione delle pr da relazioni esterne a relazioni interne, ovvero dalle classiche comunicazioni ai media alla formazione dei dipendenti in modo che imparino loro per primi a fare pubbliche relazioni.

[...] E poi c’è il web. Scordatevi che sia un mercato di prodotti e pensatelo invece come un mercato di opinioni. E' la morte del marketing. Permette ai prodotti di nicchia di ottenere un'attenzione globale. La maggior parte dei prodotti verrà venduta offline, com'è sempre stato. Ma negli anni a venire, sempre più prodotti verranno lanciati sul mercato online, sfruttando la capacità di internet di distinguere i vari gruppi di consumatori e di influenzare il passaparola con un'efficacia straordinaria. Non tutte le industrie si prestano a una varietà infinita di prodotti, ma tutte le industrie hanno una varietà infinita di consumatori. Finalmente possiamo trattarli come gli individui che sono.

La metafora del marketing 10.05.09

Il vecchio marketing è la caccia: molti proiettili, molti spari, e di più armi da fuoco disponi, e più sofisticate sono, più prede ti porti a casa.
[...]
Il nuovo marketing è la pesca: capire quale pesce c'è nello stagno, quale ci interessa, quale amo e quale esca utilizzare, pasturare sapientemente (non troppo e non troppo poco), utilizzare tutta la fiducia e la pazienza per aspettare, a volte per ore, che il tappo scenda, usare tutta una lunga tecnica di ingaggio per riuscire a tirare su il pesce.

Via [mini]marketing.