In che modo gli antichi egizi scolpivano i geroglifici
L'incisione di geroglifici scolpiti su pietra da parte degli antichi egizi rappresenta un'arte che continua a affascinare archeologi e artisti contemporanei. Nonostante la scrittura geroglifica rimase in uso come forma monumentale ed epigrafica, in seguito alla diffusione della scrittura tra gli egizi, le forme dei glifi si andarono semplificando nei due tipi di scritture derivate: lo ieratico, usato fino dall'antichità normalmente per la scrittura su papiro e il demotico, una forma stenografica e derivata di ieratico diventato di uso comune a partire dalla XXVI dinastia.
La scultrice Miriam Johnson condivide la sua esperienza col Victoria and Albert Museum rivelando che le tecniche che utilizza per scolpire la pietra sono rimaste straordinariamente invariate nel corso dei millenni. Questa continuità nelle pratiche artistiche offre uno spaccato su come le tradizioni culturali possano essere custodite e tramandate.
Johnson, nello scolpire un cartiglio per il faraone Cheope, illustra i due metodi principali di incisione dei geroglifici: il rilievo affondato e il bassorilievo.
Il rilievo affondato o rilievo scavato è ristretto in gran parte all'arte dell'antico Egitto in cui è molto comune, divenendo dopo il periodo amarniano il tipo dominante usato, in contrapposizione al bassorilievo. Era stato usato in precedenza, ma principalmente per grandi rilievi sui muri esterni, e per geroglifici e cartiglio. L'immagine è fatta intagliando la stessa scultura in rilievo in una superficie piatta. In una forma più semplice le immagini sono di solito di natura per lo più lineare, come i geroglifici, ma nella maggior parte dei casi la figura stessa è in bassorilievo, ma posta all'interno di un'area affondata sagomata intorno all'immagine, cosicché il rilievo non sale mai oltre l'originale superficie piatta. In alcuni casi le figure e gli altri elementi sono in un bassissimo rilievo che non sale alla superficie originale, ma altri rilievi sono modellati in modo più completo, con alcune aree che salgono alla superficie originale. Questo metodo minimizza il lavoro di rimozione del fondo, pur consentendo il normale modellamento del rilievo.
La tecnica ha molto successo con la forte luce solare per enfatizzare i contorni e le forme mediante l'ombra, poiché non veniva fatto alcun tentativo per ammorbidire i bordi dell'area affondata, lasciando tutt'intorno ad essa una faccia ad angolo retto con la superficie. Alcuni rilievi, specialmente i monumenti funerari con teste o busti dell'antica Roma e della successiva arte occidentale, lasciano una "cornice" al livello originario intorno al bordo del rilievo, o pongono una testa in una rientranza semisferica nel blocco. Benché essenzialmente molto simile al rilievo affondato egizio, ma con uno spazio di fondo al livello inferiore intorno alla figura, il termine non si userebbe normalmente per tali opere.
Nell'arte egizia, per l'intera composizione, si usava comunemente un rilievo continuo e molto basso. Queste immagini in bassorilievo venivano solitamente dipinte dopo l'intaglio per aiutare a definire le forme giocando sul contrasto.
