tizianocavigliablog
Alabarda spaziale.

Dismaland, China edition 27.08.15

Parco di divertimenti abbandonato in Cina

Stefario Cerio ha documentato nella serie fotografica Chinese Fun lo stato di abbandono di numerosi parchi divertimenti in Cina, costruiti sull'euforia della bolla immobiliare.

Ehi cara guarda, un altro Lunedì Nero 24.08.15

La crisi di fiducia nella leadership economica di Pechino legata al peggioramento dei dati economici, ai tassi di interesse drogati, alla svalutazione dello yuan e alla fuga di capitali dalla Cina con shock finanziario globale, raccontata in 10 articoli.

China stock market crash: worst day's trading in Europe since 2011. The Guardian.

Stocks pare losses but market upheaval continues. The New York Times.

Why are global stock markets tanking? The Atlantic.

China's latest stock market crash: the basics. Vox.

Between June 2014 and June 2015, China's Shanghai Composite index rose by 150 percent. A big reason for the stock market rally was that a lot of ordinary Chinese people began investing in the stock market for the first time... Earlier this year, the authorities became concerned that the stock market's rise had become unsustainable. So they began to tighten limits on debt-financed stock market speculation. The stock market peaked in June and then began to fall quickly.

Market Correction: CNBC Explains. CNBC.

A correction is a decline or downward movement of a stock, or a bond, or a commodity or market index. The amount of the decline is at least 10 percent and a true correction exceeds that amount. In short, corrections are price declines that stop an upward trend... Stocks, bonds, commodities, and everything else traded on the markets never move in a straight line, either up or down. At some point their value will change--for better or worse.

It's Back to 2008 for Europe stocks as DAX enters bear market. Bloomberg.

China's stock market crash... in 2 minutes. CNN.

Market mayhem. Business Insider.

Three cheers for the plunging stock market. Fusion.

It's 1929 in China. Or 1989. Quartz.

Nervi saldi e niente panico.

The Twitter Song 08.10.08

Italia Argentina 31.07.14

"Facciamo come l'Argentina!!! In otto anni sono riusciti a spazzare via la crisi, e sapete perché? Perché nonostante fossero finiti nel buio più assoluto, non avevano Stati che hanno impedito che la loro crisi seguisse ogni livello.

Beppe Grillo nell'ottobre del 2011. Lo ricordiamo così all'alba del secondo default dell'Argentina in 13 anni. Brillo.

Do la soluzione 22.04.08

Disegnare un cavallino rampante sul muso degli aerei della compagnia di bandiera.

A bocce ferme 14.04.08

Ci abbiamo provato, meglio e con più entusiasmo di tante altre campagne.
Abbiamo dato vita ad un partito di centro sinistra finalmente riformista ed europeo.

Si poteva fare di più? Probabilmente sì, sicuramente sì.
Non sarebbe servito.

Si è perso. In democrazia ci sta.
Domani arriveranno quelli a dirmi che tanto tra l'uno e l'altro poco cambia. Un par de palle.

Magra consolazione, non vedremo più cachemire in parlamento. Per le mascelle al vento bisognerà attendere.

No, non è così 14.04.08

Si faceva per dire.

Si chiama libero mercato baby 03.04.08

Alitalia ha perso anche l'ultima battaglia.
Da quindici anni CdA, politica e sindacati preferiscono arredare il tunnel piuttosto che cercare l'uscita.
"Finisce qui" ha commentato Spinetta, chiaro?

E ora lasciatela fallire.
Che muoia il carrozzone e tutti i filistei.

La rivoluzione (mancata) islandese 20.02.14

La mitizzazione del caso Islanda durante la crisi finanziaria, additata da alcuni come la paladina della battaglia contro il capitalismo finanziario internazionale e promotrice della rinascita della democrazia diretta, alla luce del fallimento della stesura di una Costituzione attraverso i social network, con la moneta più debole d'Europa, la zavorra dei mutui capestro e di un immenso debito da ripagare, l'invariata situazione politica e il potere oligarchico di una manciata di famiglie in un lungo articolo su Internazionale.

È stata una fantasia consolatoria anche pensare che esistesse una via islandese al capitalismo, e che l'Italia, la nona potenza industriale del pianeta, potesse imparare qualcosa da una nazione che ha lo stesso pil del Congo. Non c'è stata nessuna sfida islandese alla finanza internazionale, soltanto una prima disinvolta e poi fraudolenta gestione degli strumenti finanziari da parte delle banche islandesi; e la comprensibile tendenza di molti cittadini islandesi a non fare troppe domande, per non spezzare l'incantesimo. "A un certo punto, un po' prima della bancarotta", mi ha detto Ragga, "era diventato abbastanza chiaro che non poteva continuare così. E allora la gente non ha rallentato: ha accelerato, ha fatto ancora più debiti, ha comprato ancora più cose, è partita per le Canarie. Passava l'ultimo treno, era da idioti perderlo".

La democrazia diretta è la medicina per curare questa malattia così caratteristicamente umana, l'amore per il denaro? Possibile, ma poco probabile. In ogni caso, a cinque anni dalla bancarotta, l'esperimento islandese – la costituzione riscritta dai cittadini, l'assemblea permanente su internet e nessuna pietà (nessuna giustizia) per i creditori – non sembra aver avuto successo.

Un salvagente per la tv di stato greca 17.06.13

Secondo la decisione del Consiglio di Stato greco l'emittente statale radiotelevisiva ERT potrà riprendere le trasmissioni fino a quando il governo di Atene non avvierà la riforma delle comunicazioni nazionali che varerà una nuova azienda pubblica fortemente ridimensionata.

Il Movimento 5 Stelle e le fatture delle imprese 27.03.13

Le aziende che hanno commesse con le pubbliche amministrazioni hanno spesso problemi di liquidità legati al cronico ritardo dello Stato nel pagare i suoi debiti.
Per dare ossigeno ai propri conti correnti le imprese si affidano alle banche attraverso operazioni quali il fido fatture con mandato all'incasso o cedendo direttamente la titolarità del credito agli istituti bancari. Queste operazioni impropriamente passano sotto il nome di sconto fatture.

Io sto prendendo come cittadino un impegno per più di 20 miliardi di debito pubblico. Quota parte, e non si dice quanta, andrà direttamente nelle tasche delle banche, ancora una volta! E tu, da questa ennesima regalia, ti aspetti che crei un circolo virtuoso per cui le banche da domani erogheranno prestiti e finanziamenti alla piccola e media impresa italiana? Penso che l'esperienza di questi anni ci abbia resi, come dire, un po' cauti sugli effetti dei finanziamenti elargiti con tanta liberalità alle banche e quali siano poi gli effetti sull'economia reale.

Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, leggendo la parola banche ha pensato bene di confondere il pagamento di un debito con fantomatiche regalie ai tanto odiati istituti di credito, decidendo quindi in via cautelativa di bloccare il provvedimento urgente del governo atto a sbloccare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni alle imprese.

Il lato positivo della vicenda è che tanta sciagurata cialtroneria andrà a colpire anche molti piccoli e medi imprenditori, e relativi dipendenti, che sull'onda della protesta anti-sistema hanno contribuito a far eleggere degli sprovveduti.

Va a fidarti della mafia 25.03.13

Cipro sta imparando a proprie spese cosa significa essere il paradiso fiscale del mafia russa nell'Unione Europea.

C'è un aspetto non secondario nella vicenda di Cipro. I tedeschi volevano lanciare un messaggio chiaro e ci sono riusciti. In Europa non ci devono più essere paradisi fiscali. Chi porta capitali in piccoli centri che fanno parte dell'Euro contando su una legislazione di favore e poco trasparente, ora sa che i suoi soldi in quei luoghi non sono per niente al sicuro. Il prelievo sui conti correnti aveva anche questa finalità, screditare l'isola come centro off shore. Il nuovo accordo siglato nella notte all'Eurogruppo raggiunge esattamente lo scopo.

Basta leggere il memorandum of understanding, l'accordo che Nicosia ha dovuto firmare per ottenere l'aiuto di 10 miliardi da parte dell'Unione Europea. Tra i punti fondamentali ci sono un'audit indipendente sul sistema di antiriciclaggio adottato dall'isola e dalle sue banche. Ai verificatori si affiancherà Moneyval, la divisione del Consiglio d'Europa che valuta proprio i sistemi antiriciclaggio. In caso in cui il risultato del controllo dovesse essere insoddisfacente, la sua correzione è una delle "condizionalità" accettate da Cipro nel memorandum of understanding per poter ottenere i soldi.

Risolvere il caso Cipro 20.03.13

La soluzione per Cipro, prossimamente per la Slovenia, e in generale per ridare stabilità e indipendenza al sistema bancario europeo passa sotto il nome di unione bancaria.
Prima si capisce. Prima si realizza. Prima si risolveranno i problemi.

La cura Cameron 23.02.13

Non è bastato annunciare un programma di risanamento di bilancio fatto di tagli lineari, restare fuori dall'euro e urlare slogan populisti contro Bruxelles.
Anche il Regno Unito di Cameron deve fare i conti con un debito pubblico in continua ascesa e una crescita asfittica; parametri che fanno perdere a Londra la tripla A, dopo il taglio del rating deciso da Moody's.

Ora non è rimasto nessun paese dell'Unione Europea esterno all'eurozona con la tripla A.

Iniziate a preoccuparvi del Giappone 22.11.12

Dimenticatevi la crisi dell'eurozona e il fiscal cliff americano.
La vera bomba finanziaria si avvicina dall'oriente.

Dall'ormai insostenibile debito giapponese, alle incertezze politiche di una probabile vittoria della destra alle legislative di dicembre. Dal saldo negativo della popolazione alla corruzione dilagante per arrivare alla discutibile politica monetaria di Tokyo.

Japan's public debt is running at 230 per cent to its gross domestic product, a figure that makes Greece look almost thrifty. According to Bloomberg, Japan's debt works out at about $93,000 for every man, woman and child while the same figure for the US and Greece is about $33,000. Tokyo budgets to borrow more than it raises in taxes.

About a quarter of Japan's population is already aged 65-plus and the country has a negative birth rate. With a xenophobic culture, there is virtually no migration, meaning the country is about to start shrinking quiet dramatically. There will be some 25 per cent fewer Japanese by 2050 than there are today – about 30 million fewer people, depending on which estimates you want to use. The dependency ratio – the proportion of working-age people to the those not of working age – has already crashed to just 2.4, which makes raising taxes to pay for an aging nation all the harder.

Che fine ha fatto Occupy 17.09.12

Laurie Penny, giornalista dell'Independent, è tornata a Zuccotti Park per intervistare gli ultimi irriducibili attivisti di Occupy e per fare il punto su un movimento che ha lasciato poche tracce dietro di sé.

Lo scudo europeo 29.06.12

Il salvataggio dell'Eurozona passa per l'accordo sullo scudo anti-spread.

L'accordo prevede che i paesi 'virtuosi' sotto la pressione di spread 'eccessivi' possano usufruire dell'acquisto di una parte dei loro titoli di Stato da parte dei fondi di salvataggio dell'Eurozona (l'Efsf e il suo successore permanente, l'Esm), senza per questo doversi sottoporre a condizioni aggiuntive rispetto agli impegni già presi con la Commissione e l'Eurogruppo nell'ambito delle cosiddette raccomandazioni 'country specific', che applicano il 'Semestre europeo', il Patto di stabilità e la 'procedura sugli squilibri macroeconomici'.

In sostanza, il paese interessato dovrà comunque fare una richiesta formale di attivazione dell'intervento del Fondo di salvataggio, e sottoscrivere un 'Memorandum of understanding' ('Protocollo d'intesa') con la Commissione europea. Su questo punto Monti non ha ottenuto quello che voleva (l'attivazione automatica dell'intervento quando gli spread superassero una determinata soglia). Ma il 'Memorandum' non conterrà una 'condizionalità aggiuntiva'.

La Grecia ancorata all'euro 14.06.12

Chiunque vinca il 17 giugno la Grecia non uscirà dall'Unione e non abbandonerà l'euro.
Chiunque vinca chiederà di rinegoziare il memorandum per ottenere tassi più bassi e tempi più lunghi, afgiancandolo a un piano nazionale per la crescita.
Chiunque vinca, anche Syriza, una volta al governo abbasserà i toni.

Il pensiero di Marco Zatterin su La Stampa.

Tsipras è in campagna elettorale, ha capito che giocare contro l'Europa cattiva lo aiuta. Se eletto, cambierà tono. Lo ha fatto anche François Hollande. Qualcuno ricorda ancora i proclami contro il Fiscal Compact da rinegoziare o non ratificare? Chiusi i seggi, sono finiti nel poco o nulla.

Non c'è crescita senza unione politica 07.06.12

Il Merkel-pensiero sull'Europa di domani. Un'accelerazione a lungo attesa dai possibili contraccolpi previsti.

Noi diciamo che abbiamo bisogno di più Europa, che non abbiamo solo bisogno di un'unione monetaria, ma che serve anche una cosiddetta unione fiscale, cioè più coordinamento per le politiche di bilancio.
Abbiamo bisogno di un'unione politica, il che significa che dobbiamo dare, passo dopo passo, più competenze all'Europa, accordando all'Europa anche più poteri di controllo.

Un modo per salvare l'Europa 05.06.12

Sembra essersi fatta strada l'idea che per risolvere il deficit democratico dell'Unione, rimettere in moto un circolo virtuoso di crescita sostenibile e salvare l'euro sia ormai necessaria un'unione fiscale e bancaria.
Equivale a dire che abbiamo bisogno di un'unione politica e degli eurobond, o in qualunque modo li si voglia chiamare. In parole povere i contribuenti tedeschi dovranno garantire, per amore di solidarietà, i debiti e i fallimenti di chi fino a ora non solo ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, ma ha per decenni eletto politici corrotti che hanno regolarmente ingannato le istituzioni continentali e truccato i conti.

Quest'idea di federazione leggera, che dovrà inevitabilmente venire a crearsi attraverso la negoziazione di un nuovo trattato, comporterà la perdita della sovranità nazionale nelle politiche di bilancio, in quelle fiscali, sociali, delle pensioni e naturalmente del mercato del lavoro.
Ve lo ripeto, la perdita di sovranità nelle politiche di bilancio, in quelle fiscali, sociali, delle pensioni e del mercato del lavoro. Chiaro?

Beninteso, io ci metterei la firma oggi stesso perché queste materie venissero delegate a Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo.
Al contrario non sono così sicuro della reazione dei fautori della crescita contro l'austerity qualunque-cosa-sia, dei teorici degli eurobond, dello scravattato Tsipras e dello statilista Hollande.

Si ha l'impressione che la salvezza dell'Europa attraverso questa strada creerà più di un mal di pancia a chi oggi la propone non come una ragionata e ambiziosa visione di lungo periodo, ma come soluzione dettata dalla demagogia.

Christine Lagarde pensa all'Africa 28.05.12

Momenti veltroniani per la direttrice del Fondo Monetario Internazionale alle prese con la crisi greca.

Penso più ai bambini di una scuola in un piccolo villaggio in Niger che devono condividere una sedia in tre. Perché penso che abbiano più bisogno di aiuto loro della gente di Atene.

Tunnel Grecia 28.05.12

La teoria secondo cui la Grecia dovrebbe liberarsi dalla dittatura dell'euro per tornare alla sovranità monetaria, svalutando la dracma e puntando alla crescita grazie alle proprie risorse riceve un primo duro colpo.
Il settore turistico, principale entrata del paese, ha fatto registrare un calo pari a un terzo delle prenotazioni a causa della crescente paura di instabilità.

Restano le olive.

La fantamoneta 22.05.12

La fantaproposta del capo economista della Deutsche Bank Thomas Mayer. L'ennesima ciambella di salvataggio per i greci.
Il prossimo passo, ve lo annuncio, sarà il baratto.

Se la sinistra radicale dovesse vincere le elezioni del 17 giugno e mantenere la promessa di non attuare i tagli previsti nel piano di aiuti da 130 miliardi di euro, la Grecia potrà restare nell’eurozona senza aiuti finanziari, a condizione che introduca una valuta parallela. Il "geuro" sarebbe costituito da promesse di pagamento, una forma di titolo di debito emesso dal governo che potrebbe essere rivenduto. La nuova valuta sarebbe fortemente svalutata rispetto all’euro ma permetterebbe al governo di Atene di guadagnare tempo per portare a termine le riforme e approvare i tagli al bilancio. [...] Una condizione essenziale per il buon esito della proposta è che gli aiuti continuino ad arrivare dagli altri paesi dell’eurozona e dall'Fmi. [...] Le banche greche, prive di liquidità, avrebbero inoltre bisogno di essere salvate con la creazione di una "bad bank" europea.

Mille miliardi di euro 17.05.12

Un uno seguito da 12 zeri. E' il costo stimato nell'ipotesi di un'uscita della Grecia dall'euro.
Costo che inciderebbe sulla spalle di ogni singolo cittadino europeo.
Una tassa sull'irresponsabilità di chi favoleggia su soluzioni argentine, socialisti sogni di notti islandesi, invocando decrescite felici, giardinetti glocali a chilometro zero, combattendo il signoraggio bancario con monete virtuali peer-to-peer e baratti.

Dracmageddon 15.05.12

Il fallimento dei negoziati per la nascita di un governo di coalizione ad Atene e la completa incertezza sul nuovo passaggio elettorale che si prospetta a giugno ha scatenato nuove ondate di panico e azzardate speculazioni sul futuro della Grecia in Europa.
In quattro punti Stefano Lepri spiega perché l'uscita dall'euro e il ritorno della dracma sarebbero mosse suicide per Atene.

Punto primo. La Grecia non è in grado di sopravvivere da sola; non più di quanto potrebbe ad esempio - per avere un'idea delle dimensioni - una Calabria separata dall'Italia.

Senza aiuti dall'Europa e dal Fondo monetario, presto non avrebbe soldi né per pagare gli stipendi degli statali né per comprare all’estero ciò che serve ad andare avanti, tra cui alimenti e petrolio.

Punto secondo. Dopo la ristrutturazione a carico dei privati, oggi circa la metà del debito greco è in mano all'Europa o al Fondo monetario. Quindi se la Grecia non paga, ci vanno di mezzo soprattutto i contribuenti dei Paesi euro, cioè noi tutti (in una stima sommaria, circa un migliaio di euro a testa).

Punto terzo. Il ritorno alla dracma sarebbe vantaggioso solo nella fantasia di economisti poco informati, per lo più americani. Trapela ora che il governo Papandreou aveva commissionato uno studio dal quale risultava che perfino i due settori da cui la Grecia ricava più abbondanti introiti, turismo e marina mercantile, non sarebbero molto avvantaggiati da una moneta svalutata.

Punto quarto. L'incognita vera è quali danni aggiuntivi, oltre al debito non pagato, una eventuale bancarotta della Grecia causerebbe agli altri Paesi dell'area euro (in primo luogo crescerebbero gli spread). Di certo le conseguenze sarebbero asimmetricamente distribuite: più gravi per i Paesi deboli, in prima fila il Portogallo poi anche Spagna e Italia; meno gravi per la Germania.

Si parla troppo poco delle banche 15.05.12

La crisi del settore bancario europeo secondo Daniel Gros.

Secondo l'economista tedesco del think-tank di Bruxelles Ceps, quello su "austerità contro crescita" è un falso dibattito, che non fa compiere nemmeno un passo in più in direzione della soluzione alla crisi dell'euro. Il vero dibattito, dice, dovrebbe vertere sulle banche, in particolare quelle dell'Europa del sud che stanno andando parecchio peggio di ciò che si presume.

"Le banche greche e spagnole sono sedute su una montagna di debiti sempre più colossale", spiega Gros. "Soltanto l'Europa potrà salvarle: il governo greco e quello spagnolo sono troppo deboli. Questo è un problema europeo di gravità enorme".

L'anno scorso, dopo forti pressioni politiche, le banche europee hanno accettato gli haircut, vale a dire la cessione del debito dello stato greco. Da allora quelle stesse banche si stanno ritirando dalle regioni meridionali d'Europa, prima che arrivino i prossimi haircut. Spagna, Italia e Portogallo sono stati abbandonati in massa dagli investitori stranieri. In Grecia è già iniziata la fase successiva: perfino i greci stanno depositando all'estero i propri soldi. Secondo Gros, la fuga dei capitali all'estero ha assunto proporzioni enormi. "Quattro, cinque, sei miliardi di euro al mese. E' un processo inarrestabile".

Questo fenomeno va di pari passo con un altro sviluppo altrettanto pericoloso: a causa dell'abbandono da parte delle banche dell'Europa del nord, le banche dell'Europa del sud precipitano sempre più in un mare di debiti. E questo perché i medesimi titoli di stato - dei quali si sbarazzano gli investitori stranieri - sono legittimamente acquisiti dalle banche dell'Europa del sud. Lo fanno sotto le pressioni dei loro governi, ma anche perché ciò permette loro di guadagnare qualcosa. In cambio di questo favore, infatti, i governi concordano a loro volta nuovi prestiti con le banche, a tassi di interesse vantaggiosi per queste ultime.

Tassi molto vantaggiosi. L'inverno scorso la Bce ha accordato crediti a buon mercato per mille miliardi di euro al fine di mantenere lo scambio di prestiti europeo. Le banche dell'Europa meridionale utilizzano assai volentieri questi crediti a un tasso dell'1 per cento per concedere prestiti ai governi che fruttano oltre il 6 per cento. Un atto di patriottismo che permette loro di fare bei soldi.

Questa parrebbe una soluzione. In realtà innesca un meccanismo perverso, in virtù del quale le banche e i governi diventano a tal punto interdipendenti da indebolirsi a vicenda sempre più.

Valencia la città dei sogni infranti 07.03.12

Appena cinque anni fa Valencia veniva presa a esempio come il motore dello sviluppo illimitato della Spagna, oggi è sull'orlo della bancarotta.

Nel 2007, un anno prima della crisi, a Valencia lo champagne scorreva a fiumi. La città, bagnata dalle calde acque del Mediterraneo, ospitava la 32° America's Cup. Oggi invece il porto, servito da base alla celebre regata internazionale e costato 1,8 miliardi di euro, è deserto. Da quasi cinque anni gli edifici che accoglievano gli equipaggi delle regate aspettano una nuova destinazione.

Valencia, a lungo citata come modello di buona gestione economica dal Partito popolare (Pp, conservatore) che governa la regione dal 1995, è oggi al centro di tutte le critiche. Per il suo debito di quasi il 20 del suo pil, il più elevato della Spagna; per il suo deficit, che nel 2011 ha raggiunto il 4,6 per cento, e per il "cattivo uso dei fondi pubblici" che ha caratterizzato l'ultimo decennio, secondo l'economista Vicent Soler. L'America's Cup è solo un esempio delle spese enormi legate a una politica di "grandi eventi" che il governo regionale cerca di "ridurre", spiega il vicepresidente della regione, José Ciscar.

La Ciudad de las artes y las ciencias, ambizioso complesso culturale progettato dall'architetto Santiago Calatrava sulla riva del fiume Turia, è costata 1,3 miliardi di euro ai contribuenti e oggi è costretto a celebrare matrimoni per cercare di rimpinguare le sue casse. Il circuito urbano di formula 1, con i suoi 5,4 chilometri di lunghezza per 14 metri di larghezza e le sue 25 curve, ha comportato 90 milioni di investimenti, senza contare il canone annuo per lo svolgimento del campionato europeo (circa 20 milioni secondo la stampa) e che impegna Valencia fino al 2014. A Benidorm, il luna park Terra Mitica, inaugurato nel 2000, è costato quasi 400 milioni di euro. Adesso la regione cerca di sbarazzarsene per 65 milioni e un programma di ristrutturazione minaccia metà del personale.

Perché la crisi greca è diversa da quella argentina 02.03.12

Sull'orlo del baratro, aggrappata a Bruxelles, la Grecia è la prima tessera di un monumentale domino.

Atene, nonostante la rassicurazioni di importanti politici europei come il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, che nel maggio 2010 in occasione del primo piano da 110 miliardi di euro dicevano che la Grecia non sarebbe fallita, ora è alle prese con una ristrutturazione del debito, parola più cauta di bancarotta, perché così si pensa di non far scattare (per il momento come detto dall'Isda) il "credit event" e i successivi pagamenti dei Cds di copertura. Il debito di Atene è una questione molto complessa, perché discutendo del destino di appena 3,25 miliardi di Cds greci netti e di 70 miliardi di euro lordi, si decide, in realtà, della sorte di tutti i Cds del mondo, una montagna di derivati pari a 2.900 miliardi di dollari.

Ecco perché Atene è diversa dalla crisi argentina o di quelle che l'hanno preceduta: 1) ora abbiamo un paese Ocse e dell'eurozona nell'occhio del ciclone; 2) ci sono i derivati e le leve finanziarie a multipli inimmaginabili, nel caso argentino non erano presenti; 3) nel 2005 l'Ecofin, dietro pressioni di Germania e Francia, decise di indebolire lo «stupido» Patto di Stabilità che impediva deficit eccessivi dei paesi eurozona. Oggi a Buxelles 25 paesi su 27 firmano il Fiscal compact, cioè il ritorno all'originario Patto di stabilità che prevede rigore nei conti, sanzioni e pareggio di bilancio.

Il rating implicito 19.01.12

L'agenzia di rating Standard & Poor's ha recentemente assegnato una A ai titoli di stato spagnoli. Tuttavia ritiene che i bonos siano titoli spazzatura equivalenti a una ben più catastrofica BB.
Resta il dubbio sul reale motivo di tanta generosità.

Standard & Poor's declassa l'Europa 13.01.12

Francia e Austria perdono la tripla A, l'Italia scende a BBB+. La scure dell'agenzia di rating si abbatte poi su Spagna, Portogallo, Malta, Slovacchia e Slovenia.
14 stati dell'eurozona, tutti eccetto la Germania, mantengono un outlook negativo. Equivale a dire che entro i prossimi dodici mesi potrebbero esserci ulteriori downgrade.

Erano misure attese.
Non è un dramma. E gli Stati Uniti sono lì a ricordarcelo ogni giorno dopo il declassamento ad AA+. E' però un pericolo per il fondo salva stati che basa la sua tripla A proprio sui rating degli stati membri.

Il lato positivo di questa nuova crisi, più mediatica che strutturale, sarà un ancora maggiore sforzo politico comune europeo per far virare l'obiettivo dell'agenda economica da rigore a crescita.

I grattacieli e le crisi finanziarie 11.01.12

Come esiste un indice che valuta il rapporto del tasso di cambio tra le monete sulla base del costo di un Big Mac, così esiste una correlazione tra la costruzione di grattacieli e le crisi finanziarie.
E' il Barclays Capital's Skyscraper Index.

There is an "unhealthy correlation" between the building of skyscrapers and subsequent financial crashes, according to Barclays Capital.

Examples include the Empire State building, built as the Great Depression was under way, and the current world's tallest, the Burj Khalifa, built just before Dubai almost went bust.
China is currently the biggest builder of skyscrapers, the bank said.

India also has 14 skyscrapers under construction.

L'austerità vista da Madrid 30.12.11

Il nuovo premier spagnolo Mariano Rajoy ha presentato la sua manovra di tagli per quasi 9 miliardi di euro e un generalizzato aumento della pressione fiscale.
Una terapia shock senza precedenti per la malata Spagna.

Il futuro economico sulle spalle di Monti 27.12.11

Il futuro dell'economia mondiale dipende dalla capacità dell'Europa di risolvere la sua crisi del debito che a sua volta soggiace alla capacità del sistema Italia di reagire alla spinta recessiva rimettendo in moto sviluppo e occupazione.

Il Washington Post fa il tifo per Monti.

La Grecia del dopo bomba 21.12.11

Un'analisi di Petros Markaris sulla società greca dopo lo scoppio della bolla del debito sovrano.

Accanto al sistema politico istituzionale, composto da sette partiti, in Grecia c'è un sistema parallelo, slegato dal parlamento e articolato in quattro partiti. Sono i partiti in cui si è spaccata la società dopo diciotto mesi di crisi economica. Invece di avvicinarsi e collaborare, con l'aggravarsi dei problemi e l'inasprirsi della lotta per la sopravvivenza quotidiana questi quattro gruppi sono sempre più distanti tra loro. A volte si alleano per raggiungere un obiettivo, ma spesso sono impegnati in una guerra di trincea.

Per cominciare c'è il "partito dei profittatori". Ne fanno parte tutte le imprese che negli ultimi trent'anni hanno approfittato del sistema clientelare. Innanzitutto le imprese edilizie, che hanno fatto fortuna grazie alle Olimpiadi del 2004, aggiudicandosi appalti pubblici a cifre astronomiche. Al partito dei profittatori appartengono anche le imprese che riforniscono gli enti pubblici: per esempio le ditte che vendono farmaci e apparecchiature mediche agli ospedali.

[...] La seconda fazione si potrebbe chiamare "partito degli onesti", ma preferisco "partito dei martiri". Ne fanno parte i proprietari delle piccole e medie imprese, i loro dipendenti e i lavoratori autonomi, come i tassisti o gli artigiani. Questi cittadini, che lavorano sodo e pagano regolarmente le tasse, dimostrano che la tesi diffusa in Europa secondo cui i greci sono pigri e scansafatiche è completamente falsa. Il partito dei martiri è il più numeroso. Eppure non è abbastanza forte da stringere alleanze vantaggiose, e alla fine viene sfruttato da tutti. I martiri sono i greci più colpiti dalla crisi.

[...] C'è poi il terzo gruppo, che chiamerò il "partito del Moloch". Questo partito recluta i suoi militanti nell'apparato dello stato e nelle imprese pubbliche, ed è diviso in due correnti: da una parte ci sono gli impiegati e i funzionari pubblici, dall'altra i sindacalisti. Il partito del Moloch è la componente esterna al parlamento su cui fa affidamento il partito che si trova di volta in volta al governo. Ed è anche il garante del sistema clientelare, perché è composto in gran parte da quadri e funzionari di partito.

[...] La quarta e ultima fazione della società greca è quella che mi preoccupa di più. E' il "partito dei senza futuro", tutti quei ragazzi greci che passano la giornata seduti davanti al computer cercando disperatamente su internet un lavoro in qualsiasi parte del mondo. Non diventeranno Gastarbeiter (lavoratori immigrati) come i loro nonni, che negli anni sessanta partirono dalla Macedonia e dalla Tracia per andare a cercare un lavoro in Germania. Questi ragazzi hanno una laurea e a volte perfino un dottorato. Ma dopo gli studi li aspetta la disoccupazione.

I piani di salvataggio per l'Europa 07.12.11

A 48 ore dal giorno del giudizio il piano di rigore e riforme, proposto da Merkel e Sarkozy per dotare l'Unione di una politica fiscale e una governance per quanto possibile comune che scongiuri la mancanza di fiducia che grava sull'area euro, viene affiancato dalla proposta dei presidenti Van Rompuy e Barroso che punta sulla modifica del fondo di salvataggio EFSF tale da permettere la ricapitalizzazione diretta delle banche e l'emissione nel breve termine di titolo di debito del tutto paragonabili agli eurobond.

Salvataggi epistolari 07.12.11

Screenshot della lettera di Merkel e Sarkozy

La lettera di Merkel e Sarkozy al presidente Van Rompuy sul piano franco-tedesco per una governance economica e fiscale europea.

Monti spread 05.12.11

La primissima risposta dei mercati al decreto salva-Italia del governo Monti è entusiastica.
Lo spread BTP-Bund precipita sotto quota 430 punti base - il precedente governo ci aveva lasciato con un differenziale che tendeva verso la soglia dei 600 - e la borsa vola.

E' buona parte di quanto veniva richiesto al nuovo esecutivo, operare per allentare la pressione dei mercati sul sistema Italia.

[19:00] Lo spread è sceso a 375 punti base.

Note a margine della manovra Monti 05.12.11

Il decreto salva-Italia è solo il primo pacchetto di un percorso riformista segnato da misure condivise con Bruxelles e Francoforte.

Da una parte le lacrime del ministro Fornero confuse con debolezza o peggio con premeditazione, una serietà e competenza da tempo disattesa da esecutivi di qualunque colore politico; dall'altra un'opposizione fatta dalle grida sguaiate della Lega Nord, da un sindacato incapace di confrontarsi con il mercato del lavoro attuale e da un populismo cerchiobottista tanto efficace nel criticare e nel cavalcare il malcontento quanto debole nel proporre e nel mettersi al servizio del paese.

La RAI, servizio pubblico, assente non giustificata sulla copertura di un passaggio significativo, se non decisivo, per la nostra Repubblica.

La diretta sui sacrifici 04.12.11

Capiremo se la manovra - che in massima parte è una patrimoniale tombale - del governo Monti funziona se nessuno ne sarà soddisfatto, poiché tutti dovranno partecipare ai sacrifici per il bene del Paese.

Va considerato che abbiamo avuto quasi vent'anni per diluire il colpo, ma la maggioranza degli italiani ha sempre preferito crogiolarsi in un interregno retto da macchiette televisive, rimandando il problema di elezione in elezione. Oggi è arrivato il conto.

L'unione fiscale 02.12.11

L'Europa sta affrontando la sua più grande sfida. L'euro ha dimostrato il suo valore. E' stabile.
Ma è molto più di una valuta. Rappresenta la volontà dell'Europa di unirsi per affrontare le sfide globali.

[...] Chiunque, pochi mesi fa, avesse detto che alla fine di quest'anno avremmo preso provvedimenti seri e concreti verso un'unione fiscale europea sarebbe stato preso per pazzo.
Oggi tutto questo è all'ordine del giorno. Ci siamo quasi. Naturalmente ci sono difficoltà da superare, ma la necessità di una tale azione è ampiamente riconosciuta.

[...] Non stiamo solo pensando a un'unione fiscale, stiamo iniziando a crearla.

L'eurocrisi affrontata con la fermezza tedesca del cancelliere Merkel, nel suo discorso al Bundestag.

Prima che sia troppo tardi per l'Europa 25.11.11

L'Economist torna a battere sulla crisi del debito e di credibilità in Europa con un editoriale estremamente pessimista sul futuro della moneta unica.
Le ricette sempre più urgenti e imprescindibili per uscire dalla spirale recessiva restano le stesse conosciute e citate da tempo: una BCE che si comporti da vera banca centrale, maggiore integrazione fiscale e politica, titoli di debito continentali, politiche di sviluppo e crescita, una Germania finalmente protagonista che abbandoni paure, egoismi e miopie per aprirsi ad un futuro comunitario.

La via verso gli eurobond 20.11.11

Un mix di politica fiscale comune, conti sotto stretta sorveglianza da parte degli ispettori di Francoforte e Bruxelles, amministrazione controllata per i paesi in stato di stress. Le condizioni per l'emissione, in tempi non troppo lunghi, di titoli obbligazionari continentali che ridiano fiato e fiducia all'euro e alla ripresa economica.

Per mercoledì prossimo è prevista l'adozione di un documento (cosiddetto Libro verde) in cui [la Commissione Europea, n.d.r.] presenta tre proposte di euro-obbligazioni e sottolinea che anche la sola prospettiva di future emissioni di questi titoli - cioè un effetto annuncio - potrebbe "potenzialmente e velocemente alleviare" l'attuale crisi dei debiti sovrani. In particolare si tratta della completa sostituzione delle emissioni di titoli pubblici nazionali con Eurobond garantiti da tutti i Paesi di Eurolandia, della sostituzione parziale e di una sostituzione parziale senza garanzie congiunte con una responsabilità pro-quota che resterebbe ai singoli Stati.

Questione di spread 18.11.11

Berlusconi ci ha lasciato con il credit spread tra BTP e Bund a 553.
Oggi Monti riparte da 467 punti base.

Fatevi i vostri conti.

Buoni propositi per il prossimo ventennio 13.11.11

Sono i giorni della sbronza post regime. Dei complottisti schiavi della massoneria, dei tecnocrati con le unghie lunghe e nasi affilati, del club Bilderberg e della Trilaterale. Di chi saluta il presidente Napolitano come salvatore della patria, quando fino all'altro ieri lo scherniva proprio per il suo attenersi alle regole costituzionali.

Sono i giorni di una maggioranza che ha resistito agli scandali sessuali, alle accuse di corruzione, all'odore di mafia e della più bieca compravendita, all'assalto dei giudici e dei girotondi. Caduta per un spread.

Sono i giorni dell'opposizione, o almeno la parte sana di essa, che si fa garante della salvezza dell'Italia. Della serietà e del rigore.

Resteranno le macerie, ancora per un po'. I guasti della politica, specchio del voto e dei vizi di milioni di italiani. Gli stessi che per quasi un ventennio, instupiditi, hanno creduto e ceduto alle sirene di un imbonitore e alla sua corte di saltimbanchi.

Domani si ricomincia con la consapevolezza di potercela fare e la promessa di vigiliare perché tutto questo non debba ripetersi. Mai più.

Abbiamo superato il punto di non ritorno 09.11.11

La drammatica situazione italiana vista dagli analisti di Barclays non lascia molte speranze per la tenuta del paese.

La crisi del debito dell'Italia ha superato il "punto di non ritorno".
Il rendimento sui titoli di Stato italiani ha raggiunto nuovi massimi ed è ad un livello che i nostri economisti considerano insostenibile. I precedenti storici indicano che le dinamiche negative che si auto-alimentano che adesso minacciano l'Italia sono molto difficili da spezzare. A questo punto, l'Italia può essere oltre il punto di non ritorno.

Ipotesi lunedì 09.11.11

Le opposizioni propongono di approvare la Legge di Stabilità entro lunedì per stringere i tempi della crisi e dare una qualche rassicurazione ai mercati sempre più prossimi a credere che per l'Italia sia finita.
L'ipotesi lunedì nelle parole del capogruppo di FLI alla Camera, Benedetto Della Vedova.

Questa non è una normale crisi di governo, è una crisi del debito sovrano. I dati di stamattina dimostrano che i mercati e gli investitori internazionali non credono a Berlusconi, neppure quando promette di dimettersi. Meno che mai credono che possa essere lui, di fatto dimissionario, ad adempiere alle rigorose richieste dell'UE. Siamo oltre l'allarme rosso. Le forze politiche assumano la responsabilità: legge di stabilità approvata entro domenica, contestuali dimissioni del Presidente del Consiglio per consentire al Capo della Stato di indicare già lunedì mattina un nome autorevole per guidare un governo di responsabilità nazionale. Lo spread oltre i 550 punti base e il tetto del 7% di interesse sui titoli del debito pubblico non lasciano alternativa a questo scenario.

La versione di Schaeuble 09.11.11

Lo spread dei titoli di Stato dell'Italia non è preoccupante perché è sui livelli che si registravano nei giorni precedenti l'introduzione dell'euro.
[...] Gli spread si ridurranno una volta che sarà risolta l'incertezza politica sulla questione della leadership in Italia.

Il pensiero del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble sulla situazione finanziaria del nostro paese.

Occupy Wall Street ora deve crescere 08.11.11

Slate prova a indicare otto proposte per trasformare la protesta di Occupy Wall Street da manifestazione di indignati in attore consapevole, influente e responsabile nel panorama politico americano.

Harness the energy and passion of college students.

Schedule OWS rallies and events at the various State of the State addresses delivered by governors in the first week of the new year.

Recognize that there is insufficient diversity on the ranks of OWS.

Call for a full rollback of the Bush tax cuts for all those above $1 million in annual income.

Demand true accountability on Wall Street.

Demand that a financial service transaction fee be imposed.

Start a petition drive in every state demanding that the state municipal governments stop using Goldman Sachs for advice and underwriting.

Demand that the New York Fed have "public" board members who truly represent the public.

Il 100% del 99% 06.11.11

Screenshot di Occupationalist

L'aggregatore per seguire notizie ed eventi organizzati da Occupy Wall Street in tutta America si chiama Occupationalist.

Suggerimenti dalla Grecia 06.11.11

Il premier greco George Papandreou fa un passo indietro per permettere la creazione di un governo tecnico di larghe intese, a tempo, per attuare le riforme necessarie al paese per non affondare.

Ogni riferimento a eventi italiani è puramente casuale.

La pubblicità di Occupy Wall Street 05.11.11

La protesta di Occupy Wall Street lancia uno spot pubblicitario sulle reti via cavo.
100 slot da 30 secondi per poco più di 6.000 dollari.

Fuck you Papandreou 04.11.11

Il sentimento degli europei sulla crisi del debito greco in un irriverente video musicale.

Se siete indignati datevi da fare 04.11.11

Il notevole intervento del sindaco di New York Bloomberg sui manifestanti di Occupy Wall Street.

My personal view is, why don't you get out there and try to do something about the things that you don't like, create the jobs that we are lacking, rather than just yell and scream. But if you want to yell and scream, we'll make sure you can do it.

Sorvegliati speciali 04.11.11

In tre anni nessuna iniziativa politica, messa in atto dal nostro governo e dall'attuale maggioranza, è stata capace di incidere sull'economia in maniera efficace e significativa.
Non riesco davvero a scorgere lati negativi nella notizia che la gestione economico-finanziaria del sistema Italia, in attesa di nuove elezioni, sarà presa in carico dal Fondo Monetario Internazionale e da Bruxelles.

La mano di Papandreou 03.11.11

Il bluff inizia a dare i suoi frutti.
Il terrore dei mercati alla prospettiva di un referendum in Grecia sul piano di salvataggio costringe le opposizioni a lavorare con il Pasok per cercare un compromesso che porti a un governo di unità nazionale (o quanto meno di transizione).
Resta l'incognita elezioni anticipate. Per Papandreou sarebbero disastrose, per l'opposizione di centro destra il naturale compimento del percorso di transizione.

Intanto il resto dell'eurozona risponde al bluff alzando la posta. L'euro può fare a meno della Grecia. La solidarietà europea non può essere tenuta sotto scacco continuo dal ricatto di Atene.

Il bluff di Papandreou 01.11.11

Il premier greco Papandreou gioca col fuoco.
L'annuncio di indire un referendum per accettare o meno il piano di aiuti da 110 miliardi di Unione Europea, BCE e FMI è un bluff basato sul supposto senso di responsabilità dei greci.
Accettare sacrifici e salvare il paese o essere annientati dormendo il sonno dei duri e puri.

Un bluff azzardato che si disputa su un campo greco, ma che si gioca sulle spalle di tutti gli europei.

Come abbiamo salvato l'Europa 27.10.11

Bruxelles trova la quadra per preservare l'euro e spingere avanti una nuova stagione per l'Europa che dovrà necessariamente passare attraverso una più stretta e centralizzata unione fiscale e politica.

Attraverso la ricapitalizzazione delle banche, il dimezzamento del debito greco e l'aumento del fondo salva stati EFSF i piccoli leader europei - Sarkozy e Merkel in testa - si sono ritrovati grandi insieme, scegliendo di passare alla storia come rifondatori dell'Unione invece di essere ricordati come i becchini del sogno europeo.

Occupy London, ma solo di giorno 26.10.11

Immagine termica delle tende vuote di Occupy London

Le immagini termiche registrate davanti a Saint Paul mostrano le tende della protesta anti-capitalista di Occupy London desolatamente vuote nelle ore notturne.

Rivoluzionari da caminetto.

Le tre preoccupazioni dell'Europa 26.10.11

Gli esiti del voto di domani al parlamento tedesco sul fondo EFSF, del voto del parlamento greco sull'esito del summit europeo e di una sempre probabile implosione del governo italiano decideranno buona parte del futuro dell'Europa.

Magnifico isolazionismo 24.10.11

C'è chi pensa nel Regno Unito che l'Unione Europea sia accettabile come mercato unico, ma diventi un peso quando assurge a casa comune di mezzo miliardo di europei.

Si accettano i benefici e si respingono gli oneri. Molto facile in tempi di crisi come questi.
Altresì molto poco lungimirante, come la destra targata Cameron sa essere.

Non gli resta che ridere 23.10.11

Momenti di ilarità, in sala stampa a Bruxelles, dopo la domanda rivolta alla cancelliera Merkel e al presidente Sarkozy se il premier italiano avvesse rassicurato l'eurogruppo sui provvedimenti che il suo governo dovrà prendere in materia di riduzione del debito.

Un manifesto al 99% 15.10.11

Il manifesto di Occupy Wall Street - gli indignati americani - raccontato dal Sole 24 Ore.

I am not moving 13.10.11

Il corto di Occupy Wall Street.

Il simbolo della protesta 11.10.11

Sul New York Times si ragione sul possibile logo che rappresenti la protesta di piazza contro Wall Street.

Inseguire la rabbia 11.10.11

La rabbia degli indignati americani, la crisi europea del debito e il gioco al massacro dei repubblicani, nell'anno che porta alle presidenziali, visti da Nouriel Roubini.

FP: Ian, you think the Republicans' economic plans are intentionally cynical?

IB: Not across the board, no, but I think the closer we get to November of next year, the more so they're going to be. I think that Obama made a choice that he was going to go further down the taxation and more maximalist route early on. The Republicans decided that they were going to respond even more than in kind. And I think Obama came back after the midterm elections, after taking a drubbing, and said, "I'm going to play centrist with you." Some of the Republicans didn't buy it, but more of them sensed weakness, and I think that's how they're playing it.

With the enormous anti-Washington sentiment right now, it's much easier to complain. The election is in the absolute doldrums. It almost doesn't matter which candidate the Republicans put up; the election is about Obama. Now, Obama is an extraordinary candidate, and he's going to have a lot of money. I wouldn't bet against him at this point in the actual elections, but clearly that's the Republican strategy. And I think the Republican economic plans are part and parcel of that strategy

L'unione fiscale vista da Bruxelles 28.09.11

Quanto emerge dal discorso del presidente Barroso sullo Stato dell'Unione è il primo passo verso un'unione fiscale.
Tutto molto complicato da attuare, ma necessario per superare le sfide che ci attendono e costruire un'Europa più stabile, forte e responsabile.

Eurobond.

Una volta che l'eurozona si sarà dotata degli strumenti per garantire integrazione e disciplina, l'emissione di debito comune sarà un passaggio naturale e vantaggioso per tutti.

La fine delle decisioni prese all'unanimità, per la quale sarà necessario modificare i trattati.

Il passo non può essere dettato dal più lento.

Tobin Tax. La tassa prende il nome da James Tobin che la propose nel 1972 e colpirà tutte le transazioni finanziarie, escluse quelle generate nei rapporti delle banche con la clientela privata a meno che non si tratti di un acquisto di bond o azioni. Se adottata, dal 2014 genererà un gettito annuo tra i 50 e i 57 miliardi di euro.

E' eticamente giusta, tecnicamente fattibile, economicamente sostenibile.

L'Europa si costruisce ora 27.09.11

La finestra di poche settimane per salvare l'euro e uscire dalla crisi del debito sovrano sarà l'occasione per raggiungere un'unione fiscale e dunque politica o dire addio al progetto di Unione Europea e al nostro futuro.

Sept 27 Greek parliament votes on unpopular new property tax.
Sept 28 Finnish parliament votes on new powers for the European financial stability facility, the eurozone bail-out fund.
Sept 29 German parliament due to ratify the EFSF, but will Chancellor Angel Merkel win over her coalition partners?
Oct 3 Eurozone finance ministers meet in Luxembourg.
Oct 11 Slovak parliament votes on the EFSF, the last eurozone member to do so.
Oct 13 Eurozone ministers could meet again to sign off on a Greek aid tranche.
Oct 14 G20 finance ministers meet in Paris Mid-Oct Greece starts to run out of money.
Oct 17-18 Herman Van Rompuy, European Council, president, will make proposals on fiscal union at an EU summit.
Nov 3-4 G20 summit in Cannes.
Dec Talks begin on next aide tranche for Athens.
Dec 9 EU summit at which leaders to discuss increasing EFSF at summit and fiscal unionarly 2012 German parliament votes on a permanent bail-out fund to replace the EFSF.

Declassati 19.09.11

Standard & Poor's ha declassato il debito dell'Italia.
Ora il nostro debito sovrano a breve termine vale appena una A, mentre quello a lungo termine una A -1 con outlook negativo.

Ennesimo grande successo del governo Berlusconi - e di chi lo ha votato, non dimentichiamocene mai - che non tarderà a trasformarsi in un nuovo, intenso, dramma finanziario.

Deficit di credibilità 13.09.11

I concetti tanto cari a questo blog di serietà e credibilità in politica, spiegati su La Stampa in relazione alla crisi del debito.

E' vero - si spiegano da mesi l'uno con l'altro i protagonisti dell’economia che la tempesta è globale e tocca anche l'economia reale degli Usa; è vero che la crisi dei debiti sovrani si sta trasformando in una crisi del sistema bancario europeo; ed è vero anche che, sebbene l'Europa stia esponendo al mondo il suo peccato originale di un deficit politico, l'Italia non può fare la fine della Grecia perché ha un sistema assai più robusto e conti pubblici più in ordine. Eppure proprio l'innesto su questa crisi globale di un deficit di credibilità italiana che appare ormai conclamato - e acuito, invece che sopito, dal balletto estivo delle manovre a ripetizione - rischia di presentare al nostro Paese un conto tra i più salati, vanificando anche parte degli effetti della manovra. Un esempio? Il solo aumento dei tassi dei Bot annuali di ieri, circa un punto su 7,5 miliardi, costerà 75 milioni di euro l’anno di maggiori interessi, mentre il contributo di solidarietà del 3% previsto dalla manovra sui redditi sopra i 300 mila euro dovrebbe portare nel 2012 appena 35 milioni nelle casse pubbliche.

Se aveste ancora dei dubbi 13.09.11

Nella lunga intervista dello Spiegel all'ex ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrück sulla situazione della crisi del debito c'è un passaggio significativo sull'Italia.

SPIEGEL: L'Italia diventerà la nuova Grecia?

Steinbrück: L'Italia è pienamente in grado di affrontare le sue difficoltà. Il suo problema è puramente politico - ed ha un nome ben noto.

Il vero costo dell'11 settembre 04.09.11

L'America alle prese con la spirale perversa del disastro finanziario delle guerre al terrorismo di Bush, raccontata da Joseph Stiglitz dieci anni dopo gli attentati dell'11 settembre.
Al-Qaeda, dimostratasi più debole rispetto alle previsioni della fine del 2001, sembra essere oggi l'ultimo problema a cui far fornte.

Even if Bush could be forgiven for taking America, and much of the rest of the world, to war on false pretenses, and for misrepresenting the cost of the venture, there is no excuse for how he chose to finance it. His was the first war in history paid for entirely on credit. As America went into battle, with deficits already soaring from his 2001 tax cut, Bush decided to plunge ahead with yet another round of tax "relief" for the wealthy.

Today, America is focused on unemployment and the deficit. Both threats to America's future can, in no small measure, be traced to the wars in Afghanistan and Iraq. Increased defense spending, together with the Bush tax cuts, is a key reason why America went from a fiscal surplus of 2 percent of GDP when Bush was elected to its parlous deficit and debt position today. Direct government spending on those wars so far amounts to roughly $2 trillion-$17,000 for every U.S. household-with bills yet to be received increasing this amount by more than 50 percent.

Moreover, as Bilmes and I argued in our book The Three Trillion Dollar War, the wars contributed to America's macroeconomic weaknesses, which exacerbated its deficits and debt burden. Then, as now, disruption in the Middle East led to higher oil prices, forcing Americans to spend money on oil imports that they otherwise could have spent buying goods produced in the U.S. The Federal Reserve hid these weaknesses by engineering a housing bubble that led to a consumption boom. It will take years to overcome the excessive indebtedness and real-estate overhang that resulted.

Ironically, the wars have undermined America's (and the world's) security, again in ways that Osama Bin Laden could not have imagined. An unpopular war would have made military recruitment difficult in any circumstances. But, as Bush tried to deceive America about the wars' costs, he underfunded the troops, refusing even basic expenditures-say, for armored and mine-resistant vehicles needed to protect American lives or for adequate health care for returning veterans.

Santificate le feste 02.09.11

25 aprile, primo maggio e 2 giugno sono salve grazie ad un emendamento del PD.
Evaporata la norma che prevedeva di spostarle alla domenica successiva.
Resta in vigore l'accorpamento per le feste patronali ad eccezione di quella in onore del patrono di Roma, San Pietro e Paolo, che come tale è tutelata dal Concordato.

Gli eurobond di Prodi 23.08.11

EuroUnionBond. La proposta tanto spannometrica quanto di difficile attuazione di Romano Prodi e Quadrio Curzio.

Gli EuroUnionBond (Eub). La nostra proposta è che bisogna innovare di più con il varo di un Fondo finanziario europeo (Ffe) che emetta Eub con quattro caratteristiche che ricomprendono alcune delle precedenti.

1) Il Ffe dovrebbe avere un capitale conferito dagli Stati Uem in proporzione alle loro quote nel capitale della Bce. Il capitale dovrebbe essere costituito dalle riserve auree del Sistema europeo di banche centrali (Sebc) che sono la maggiori al mondo con circa 350 milioni di once per un controvalore intorno ai 450 miliardi di euro. Per mettere l'oro a garanzia vanno modificati gli statuti del Sebc e della Bce (anche con riflessi sui Trattati europei, ma non sul Central banks gold agreement che tratta delle vendite di oro), enti che potrebbero anche diventare azionisti, in quanto conferenti, del Ffe. Supponendo che il capitale versato del Ffe sia di 1.000 miliardi di euro, ogni Stato membro della Uem dovrà conferire oltre all'oro altri capitali anche in forma di obbligazioni e azioni stimate a valori reali e non a prezzi di mercato sviliti.

L'Italia dovrebbe conferire 180 miliardi di euro in totale di cui 79 milioni di once in riserve auree, valutabili oggi a circa 101 miliardi di euro, più altri 79 miliardi di euro che a nostro avviso dovrebbero essere azioni di società detenute dal ministero dell'Economia (Eni, Enel, Finmeccanica, Poste ecc). Società che oggi non sono privatizzabili, dati i prezzi di mercato. Con questi conferimenti il timore tedesco di pagare i debiti altrui dovrebbe placarsi. La Germania dovrebbe versare al Ffe 270 miliardi di euro di cui 140 miliardi sono 109 milioni di once d'oro e 130 altri valori. La Francia dovrebbe versare 200 miliardi di cui 100 con i 78 milioni di once d'oro e 100 in altri valori. Sarebbe importante che Italia, Germania e Francia conferissero a complemento dell'oro azioni di società settorialmente omogenee nell'energia, nelle telecomunicazioni, nei trasporti.

2) Il Ffe con 1.000 miliardi di euro di capitale versato potrebbe fare una emissione di 3.000 miliardi di Eub con una leva di 3 e durata decennale (e oltre) al tasso del 3% eventualmente variabile dopo un certo periodo. Altre garanzie si potrebbero aggiungere con impegni giuridici degli Stati Uem. L'onere di interessi sarebbe di 90 miliardi di euro all'anno pari oggi a circa l'1% del Pil della Uem pagabile sia con i profitti del conferimento del capitali azionari al Ffe sia con una quota dell'Iva dei Paesi della Uem, sia con gli interessi di cui diremo. Quanto detto è ovviamente adattabile in vari modi su tassi, scadenze, rimborsi degli Eub e magari loro convertibilità in azioni. Ma la sostanza non cambia.

3) Il Ffe dovrebbe dividere in due parti i 3.000 miliardi raccolti con gli Eub.Per far scendere dall'attuale 85% al 60% la media del debito della Uem sul Pil verso il mercato il Ffe dovrebbe rilevare 2300 miliardi dei titoli di Stato dei Paesi della Uem. L'Italia scenderebbe al 95% del debito su Pil verso il mercato mentre per il restante 25% sarebbe debitrice verso il Ffe. La Francia e la Germania scenderebbero sotto il 60% di debito su Pil verso il mercato. I rimanenti 700 miliardi della citata emissione dovrebbero andare a grandi investimenti europei anche per unificare e far crescere imprese continentali nella energia, nelle telecomunicazioni, nei trasporti delle quali il Ffe diverrebbe azionista.

I vantaggi di questa emissione di Eub sarebbero enormi. Ne citiamo solo due. Il primo è che il Ffe non sarebbe opportunistico ma stabilizzante nella gestione dei titoli di Stato nazionali da detenere su lunghe durate rendendo così molto difficile anche la speculazione. Il secondo vantaggio sarebbe un mercato degli Eub di grandi dimensioni e una raccolta a interessi in media più bassi rispetto ai titoli nazionali di quasi tutti i Paesi Eum. Data anche la natura del Ffe e degli Eub, che hanno garanzie reali, diverrebbe realistico attrarre investitori molto liquidi come i Fondi sovrani che si stima abbiamo oggi asset intorno ai 4.200 miliardi di dollari, ovvero circa 3.000 miliardi di euro, che nessuna emissione di titoli di Stato della Uem può servire se non in piccola parte. In tal modo gli Eub possono davvero diventare competitivi nei confronti dei titoli del tesoro Usa dei quali la Cina vuole alleggerirsi.

Esiste una soluzione alla crisi del debito europeo e si chiama politica fiscale comune. Ovvero unione politica e finanziaria.
Un modello che rilanci lo sviluppo a livello continentale invece che in 27 piccole parti componibili.

Il turismo dei ponti festivi 17.08.11

29 aprile. 6 maggio. 3 giugno.

Una nazione che sul turismo fonda buona parte della propria economia cancella tre possibili ponti festivi a primavera per spostarli alla domenica.
La scusa della crisi economica riesce dove la propaganda di una classe politica che rinnega gli ideali nazionali aveva sempre fallito.

L'oligofrenica decisione del Governo dovrebbe far guadagnare qualche centesimo di punto di PIL per poi farne perdere qualche decimo per via della riduzione dei consumi.

Il governo (economico) europeo 16.08.11

Eurocouncil. La proposta dell'accoppiata Merkel Sakozy per dotare l'area euro di un governo economico che si riunisca una volta al mese, composto dai capi di stato e di governo e con un presidente eletto per 2 anni e mezzo. La scelta iniziale potrebbe ricadere sul presidente dell'Unione Herman Van Rompuy.
E poi pareggio di bilancio nelle Costituzioni di tutti gli stati e tasse sulle transazioni finanziarie.

L'Europa si appresta a raggiungere un'unione economica e politica, dopo quella monetaria.
Quello che non è stato possibile per via di classi dirigenti non altezza potrebbe concretizzarsi grazie alla spinta della crisi finanziaria.

La manovra alternativa del PD 13.08.11

Le sette proposte del Partito Democratico per uscire dalla crisi.

1. Per affrontare l'emergenza si prevede un prelievo straordinario una tantum sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e scudati, in modo da perequare il prelievo su questi cespiti alla armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie al 20 per cento e di adeguare l'intervento italiano alle medie delle analoghe misure prese nei principali paesi industrializzati. Gran parte di questi 15 miliardi dovrà essere utilizzata per i pagamenti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese e per alleggerire il patto di stabilità interno così da consentire immediati investimenti da parte dei comuni.

2. Un pacchetto di misure efficaci e non solo di facciata contro l'evasione fiscale, tali da produrre effetti immediati, consistenti e concreti. Si propongono dunque alcuni interventi, tra i quali figurano le misure anti-evasione che in parte riprendono quelle dolosamente abolite dal governo Berlusconi:
a) tracciabilità dei pagamenti superiori a 1.000 euro (pensare a somme più elevate significa lasciare di fatto tutto come è oggi) ai fini del riciclaggio e soglie più basse, a partire dai 300 euro, per l’obbligo del pagamento elettronico per prestazioni e servizi;
b) obbligo di tenere l'elenco clienti-fornitori, il vero strumento di trasparenza efficiente;
c) descrizione del patrimonio nella dichiarazione del reddito annuo con previsione di severe sanzioni in caso di inadempimento.

3. Introduzione di una imposta ordinaria sui valori immobiliari di mercato, fortemente progressiva, con larghe esenzioni e che inglobi l’attuale imposta comunale unica sugli immobili, in modo di ricollocare l'Italia nella media e nella tradizione di tutti i maggiori paesi avanzati del mondo.

4. Un piano quinquennale di dismissioni di immobili pubblici in partenariato con gli enti locali (obiettivo minimo 25 miliardi di euro).

5. Liberalizzazioni. Il Pd propone di realizzare immediatamente almeno una parte delle proposte di liberalizzazione che il partito ha già preparato e presentato: ordini professionali, farmaci, filiera petrolifera, RC auto, portabilità dei conti correnti, dei mutui e dei servizi bancari, separazione Snam rete gas, servizi pubblici locali. Il Pd è contro la privatizzazione forzata, ma non contro le gare e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Tutto questo si può fare immediatamente senza bisogno di riforme costituzionali.

6. Politiche industriali per la crescita. Il Pd propone di adottare subito misure concrete per alleggerire gli oneri sociali e un pacchetto di progetti per l'efficienza energetica, la tecnologia italiana e la ricerca, con particolare riferimento alle risorse potenziali e sollecitabili del Mezzogiorno. Sarebbe un errore imperdonabile intervenire sul controllo dei conti pubblici senza mettere in campo, sia pure limitatamente alle risorse disponibili, un pacchetto di stimoli alla crescita e per l'occupazione. In questo contesto rientra anche l’implementazione dei più recenti accordi tra le parti sociali senza intromissioni che ledano la loro autonomia.

7. Pubblica amministrazione, istituzioni e costi della politica. In Italia la riduzione della spesa deve riguardare non tanto sulla spesa sociale, ma l’area della Pubblica Amministrazione, le istituzioni politiche e i settori collegati. A Cominciare dal Parlamento: il primo passo è il dimezzamento del numero dei parlamentari. Il Pd ha presentato da tre anni proposte specifiche su questo punto. Su sollecitazione dei gruppi parlamentari del Pd la discussione su questi progetti è stata calendarizzata in Parlamento per settembre.

C'era una volta il ministro dell'economia 12.08.11

Personalmente non penso di essere accreditabile di formule ottimistiche sulla crisi. Dal 2006 ho sempre usato formule di prudenza.

Se la credibilità della nuova manovra economica è pari a quella del ministro Tremonti possiamo iniziare a fare scorta di cibi in scatola.

La ricetta Tremonti 11.08.11

Anche Tremonti si è accorto della crisi.
Tanti tagli, misure al limite del ridicolo e zero idee per lo sviluppo del paese.

A partire dall'articolo 81 della Costituzione (che disciplina le regole del bilancio dello Stato ndr): "Non costituisce un caso di successo e va cambiato anche perché c'è un vincolo europeo. Ora abbiamo il terzo quarto debito pubblico nel mondo - dice il ministro davanti alla commissioni - La situazione del debito pubblico Italiano e' oggettivamente straordinaria". Per questo, continua Tremonti l'introduzione del vincolo obbligatorio del pareggio di bilancio è "necessaria". Una scelta che segna "la fine di un'epoca nella quale l'Occidente poteva piazzare titoli ai valori che voleva". Oggi viviamo in un' epoca, continua il ministro, "che costringe a scelte di maggior rigore: non puoi spendere più di quello che prendi soprattutto se con riluttanza prendono i tuoi titoli". Un lavoro che necessita "di uno spirito costituente" e un "disarmo unilaterale". Partendo dalla proposta di riforma dell'articolo 81 dell'ex parlamentare del Pd Nicola Rossi.

Il ministro, poi, torna a legare l'accelerazione della crisi al brusco cambiamento delle mosse del governo. Passato dal voto della Camera sul decreto che poneva il pareggio di bilancio al 2014 - a metà luglio - alla necessità di correre ai ripari in tempi brevissimi: "Da allora l' intensificazione verticale della crisi, l'anticipo del pareggio di bilancio (dal 2014 al 2013) e le richieste delle parti sociali hanno modificato il corso delle nostre attività". Per questo "dobbiamo fare una manovra molto forte sul 2012 e 2013".

Sul lato della crescita, continua il ministro, serve "la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, dei servizi professionali e la privatizzazione su larga scala dei servizi locali". Inoltre il governo ipotizza di "accorpare sulle domeniche le festività" e si dice disponibile ad un intervento sulle rendite. Ovvero più tasse sui titoli: "Fermi i titoli di Stato, prevediamo una riduzione della tassazione della raccolta postale che è al 27%, mentre tutti i titoli finanziari verrebbero tassati dal 12,5% al 20%". Tra le ipotesi allo studio figurano interventi sulle pensioni di anzianità e su quelle delle donne nel settore privato (che, nella maggioranza, la Lega osteggia anche se Bossi ipotizza "un compromesso").

Per il mercato del lavoro l'ipotesi da mettere in campo è "una spinta alla contrattazione a livello aziendale, con il superamento del sistema centrale rigido" ma anche "il licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici", una sorta di "diritto di licenziare. D'altro lato bisigna evitare l'abuso dei contratti a tempo determinato" annuncia Tremonti. Che rivela come tra i suggerimenti all'Italia formulati dalla Bce ci sia anche la riduzione degli stipendi nel pubblico impiego. Solo un accenno al taglio dei costi della politica: "Dobbiamo intervenire perchè ci sono eccessi".

La crisi finanziaria per immagini 10.08.11

Agenti di borsa

Agenti di borsa

Agenti di borsa

Anche oggi va così. Nervi saldi.

Si muovono le banche centrali 08.08.11

E' un'azione forte quella decisa d'intesa dalla BCE, dalla Fed e dalla Banca del Giappone. Ogni banca centrale agirà nella propria area di competenza acquistando in modo massiccio e coordinato titoli di debito pubblico.
La BCE si concentrerà sui BTP e sui Bonos spagnoli.

E' dal 2008 che non si assisteva ad un intervento così profondo e globale. Il contraccolpo delle ultime settimane è stato tale da far cambiare idea anche alla risoluta cancelliera tedesca.

La macchina finanziaria si è messa in moto ora tocca agli stati in sofferenza raggiungere le scialuppe.
Abbiamo la possibilità di salvarci e di uscire dalla crisi rafforzati, ma il Governo ora non può più perdere tempo. Servono riforme, privatizzazioni e incentivi allo sviluppo e servono da domattina.

La crisi si autoalimenta 08.08.11

Il giorno del giudizio dopo il downgrade del rating USA è arrivato e non è passato inosservato.
Paul Krugman sintetizza il rischio loop della crisi in quattro punti.

1. US debt is downgraded, sparking demands for more ill-advised fiscal austerity

2. Fears that this austerity will depress the economy send stocks down

3. Politicians and pundits declare that worries about US solvency are the culprit, even though interest rates have actually plunged

4. This leads to calls for even more ill-advised austerity, which sends us back to #2

Cronache del dopo downgrade 06.08.11

Sarah Palin, Randy Paul, Michele Bachmann

E' il primo grande successo politico del Tea Party. La rielezione del presidente Obama ora non sembra affatto così granitica come qualche mese fa.
Per riportare in corsa i propri candidati la politica miope della destra ultraconservatrice e bigotta ha prodotto il primo declassamento del debito americano della storia. Standard & Poor's ora valuta i titoli di stato a stelle e strisce AA+.

Il giorno del giudizio è atteso per domenica sera, alla riapertura dei mercati asiatici.

I quattro pilastri per uscire dalla crisi e rientrarci dalla porta posteriore 05.08.11

Introduzione in Costituzione del pareggio di bilancio.
Anticipo del pareggio di bilancio al 2013.
Riforma del mercato del lavoro e del welfare.
Modifica dell'art.41 della Costituzione in chiave laissez-faire. Tutto è libero tranne ciò che è espressamente vietato dalle leggi.

Pie illusioni, vecchi promesse elettorali mai andate in porto e la completa mancanza di basi macroeconomiche.
I quattro desiderata del Governo sono irrealizzabili nel breve periodo e di certo non durante una crisi di questa portata. Fastidiosamente vuoti. Slogan irresponsabili dettati da incompetenza cronica prima ancora che da malafede.

Sarebbe bastato un unico punto per ridare fiato all'Italia e da subito. Dimissioni immediate del Governo.
Ma un paese con così tanti minus habens da aver lasciato governare per quindici anni una tra le peggiori destre al mondo non merita scorciatoie.

La fiducia dei mercati passa per la serietà dei governi 04.08.11

Serietà è la parola chiave. Prima ancora di lavoro, ripresa e debito.
Sulla serietà di giochiamo il futuro nei prossimi cinque anni. Le scelte che compiremo in questo lasso di tempo costituiranno l'eredità che il nostro paese e l'Europa potranno spendere in futuro.

E' passato un mese e l'unica azione concreta del Governo è stata la pagliacciata del presidente del Consiglio Berlusconi andata in scena ieri al Parlamento e una tavolata prefestiva con le parti sociali.

Siamo in una botte di ferro.

Va tutto bene 03.08.11

Il biglietto di Brunetta a Berlusconi

Anzi benissimo. I complimenti del ministro Brunetta a Silvio Berlusconi impegnato nell'informativa sulla crisi finanziaria.

L'accordo sul debito americano passa alla Camera 02.08.11

Gabrielle Giffords ritorna alla Camera dei Rappresentanti

L'accordo tiene all'esame della Camera.

Nella drammatica serata di Washington, tra le file dei democratici al Congresso, arriva Gabrielle Giffords venuta per votare un sì convinto.
E' la sua prima volta alla Camera dal terribile attentato di Tucson.

E' una crisi del debito pubblico non dell'euro 02.08.11

Il punto di vista del presidente Van Rompuy sulla crisi finanziaria europea.

il est impératif de garder à l'esprit qu'il ne s'agit pas d'une crise de l'euro. Depuis la crise financière de 2008, tous les pays développés font face à un accroissement de la dette publique. Etant donné l'interdépendance de leurs économies, comme nous l'avons clairement vu par nous-mêmes dans l'UE, il est dans l'intérêt de tous que chaque pays trouve une solution à ce fardeau, adaptée à ses propres besoins, qui aura un effet direct sur les emplois et la croissance dans les années à venir.

La croissance économique a redémarré en Europe et se situe en moyenne à 2,5 % dans les Etats d'Europe de l'Ouest. Les pays participant à des programmes de prêt retrouveront le chemin de la croissance en 2012. Dès que les consommateurs et les entreprises verront que les niveaux d'endettement et les déficits baissent, cela aura un effet positif supplémentaire qui sera de nature à stimuler la confiance des consommateurs et les investissements des entreprises. Cette situation sera avantageuse pour tout le monde.

L'accordo sul debito americano 01.08.11

C'è poco da fare, nell'intesa trovata al Congresso per evitare agli Stati Uniti il default, aumentando il tetto del debito e riducendo il deficit, emergono due posizioni distanti e inconciliabili.
Quella del presidente Obama e dei democratici impegnati da mesi per risolvere lo stallo ad ogni costo e il ricatto ad oltranza del Tea Party rivolto unicamente a conquistare consensi in vista delle presidenziali del 2012.

Serietà contro interessi di parte.
Non ho dubbi da che parte stare.

La crisi del debito americano in un tweet 29.07.11

Screenshot di Twitter

Il presidente Obama invita gli elettori a tempestare di messaggi i propri rappresentanti al Congresso per chiedere una soluzione bipartisan alla crisi del deficit.

La crisi del debito americano in una foto 29.07.11

Tenete d'occhio Cipro 28.07.11

La possibile insolvenza di Cipro preoccupa Bruxelles.
Si rischia un nuovo caso Islanda, questa volta nel Mediterraneo.

Così abbiamo salvato l'Europa 22.07.11

Un nuovo piano di aiuti per 109 miliardi di euro.
I privati - ovvero banche, fondi pensionee assicurativi - sosterranno il salvataggio su base volontaria con 135 miliardi in 9 anni.
Gli Stati membri si indirizzano verso nuova governance economica. Si rafforzerà il Patto di stabilità e verranno introdotti nuovi strumenti di sorveglianza sul bilancio.
I prestiti per i paesi per Grecia, Irlanda e Portogallo verranno estesi dagli attuali 7 anni e mezzo a un minimo di 15 anni e un massimo di 30 anni, riducendone il tasso di interesse a circa il 3,5%.
Si aumenta la flessibilità del fondo salva-Stati. Ora potrà intervenire per finanziare la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie con prestiti ai governi anche non coperti da programma di aiuti e acquistare il debito dei Paesi in difficoltà sul mercato secondario. E' un primo passo verso gli Eurobond.
Infine la Commissione Europea ha presentato una proposta per ridurre il peso delle agenzie internazionali di rating.

Quello che viene già definito il nuovo piano Marshall per salvare la Grecia e mettere al sicuro l'area euro e l'Unione Europea è stato accolto con euforia dai mercati.
L'unione monetaria ha fatto il suo primo passo verso l'unione finanziaria.

Cinque verità sul debito americano 17.07.11

Il Washington Post cerca di fare chiarezza sulla situazione del budget americano, dal deficit pubblico al debito nazionale, sfatando alcuni miti e presentando un'interessante infografica.

1. That gap between revenue and spending? It's the deficit.
[...] The U.S. government took in about $7,000 in revenue for every man, woman and child in the United States last year. It spent more than $11,000 per person. The gap between those numbers, about $4,000 per person, is the deficit, and it was covered by borrowing money.

Some politicians speak as if high levels of government spending and a large budget deficit are the same thing. This isn't so. You could have a government that spends $11,000 per person - but with taxes to match it - and no deficit. Or you could have a bare-bones government of a libertarian's fantasy that spends only $7,000 per person but that runs a large deficit because it raises only $3,000 per person in taxes. [...]

2. How did we get all this debt? From deficits accumulated over 200 years.
[...] The national debt works out to about $46,000 per American.

That level of debt has been accumulated over two centuries, rising rapidly in times of war and depression, rising slowly most of the time, and occasionally falling in times of prosperity and fiscal restraint.

But even if Congress and the Obama administration agreed to a budget for next year with zero deficit, the national debt would still be with us. It would take massive budget surpluses year after year to eliminate it. No one in public office has offered a plausible plan that would do that.

The good news is that there's really no need to eliminate the debt entirely. Having no debt could be problematic. Government debt, in the form of U.S. Treasury bonds, plays a crucial role in the inner workings of the financial system, offering a what is considered a safe place for investors to put their money.

3. Not all debt is bad. Some debt is good.
[...] If the government borrows money to pay for things that have a long-term payoff, such as a highway between two major cities or education for its citizens, deficit financing can make a lot of sense. When the government borrows money just to pay its year-in, year-out expenses, it's really just a tax increase by another name. [...]

4. The stronger the economy, the less debt we'll have and the more we can handle.
[...] The reality is that economic growth has a massive impact on both the scale of deficits and how sustainable a given debt level might be.

When the economy is stronger - when there is more economic activity, fewer unemployed and higher incomes - income taxes are higher. Simultaneously, there is less need for unemployment insurance, Medicaid and other social welfare programs.

Not only would a stronger economy make the deficit lower - it would broaden the nation’s capacity to handle a large debt. [...]

5. Interest rates matter (a lot).
Here’s a phrase that most Americans have never heard but that will be really, really important over the coming decade: "debt dynamics."

That's the concept that deficits and debt have a built-in feedback loop. So when debt levels rise too high, interest rates can rise, making the debt problem all the more onerous. Debt dynamics are the reason that, even though interest rates are very low now, it is worth worrying about current U.S. debt levels.

A debt level that is completely manageable when interest rates are 3 percent can become burdensome when rates are 6 percent. Every rise in interest rates by a single percentage point increases the annual cost to service that debt by about $140 billion, or $450 for every American.

What that means is that with debt levels high relative to the size of the economy, a country loses control of its own destiny in terms of public finances. If global lenders lose faith that the U.S. government is the safest entity on Earth to lend money to, the fiscal situation would go from being a long-term challenge to a near-term crisis.

There are countries that maintain larger levels of debt than the United States, relative to the size of their economies, such as Japan and Italy. But it creates a certain national vulnerability - to the hard-to-predict whims of financial markets.

Gli effetti del fallimento del Minnesota 14.07.11

La crisi dei conti pubblici del trentaduesimo stato degli USA potrebbe compromettere la fornitura di birra.

Minnesotans will have to head to the Rockies to get Coors Light if something isn't done about their state's government shutdown that may soon lead to scores of beers being pulled from store shelves.

MillerCoors, the maker of Miller High Life and 38 other beers, found itself caught in typical government red tape when it was informed that it had overpaid a state-mandated registration. Minnesota makes brewers register every three years for each product that they sell in the Land of 10,000 Lakes. The cost is only $30 per brand, a drop in the bucket to such a brewer, which might be why it accidentally overpaid.

By the time the state notified MillerCoors of the error, and the company had resubmitted the registration and signed a new check with the proper amount, Minnesota's government had been shut. The state employees who could have approved the registrations were at home, possibly drinking beer, as they had been laid off since the state could not legally pay them.

Minnesota, however, did not lay off alcohol enforcement officials who have instructed MillerCoors to devise a plan to get their cases of Coors, Blue Moon and other brands off the shelves in supermarkets and liquor stores.

Gli occhi puntati sull'Italia 11.07.11

La crisi del debito europeo si fa raggelante per la Spagna e l'Italia.

La stagnazione della nostra economia, legata all'assenza di un piano di Governo credibile o meglio all'assenza di credibilità dello stesso Governo mette a rischio il nostro futuro e quello dell'Unione.
La speculazione internazionale, lo spread sempre più marcato tra BTP e Bund e la conseguente paura che investe il mercato obbligazionario ci costringerà, volenti o nolenti, a tornare seri.

Il primo passo sarà uscire dal nostro orticello recintato e a guardare a Bruxelles non più come a un nemico, ma come a un partner capace di rimettere in funzione il motore della nostra economia malata e fatta a pezzi da quindici anni di allegri governi di centro destra.

Serietà è la parola chiave. Prima ancora di lavoro, ripresa e debito.
Sulla serietà di giochiamo il futuro nei prossimi cinque anni. Le scelte che compiremo in questo lasso di tempo costituiranno l'eredità che il nostro paese e l'Europa potranno spendere in futuro.

Prima ci libereremo di un puttaniere con manie di persecuzione, di un sedicente premio nobel in nuce, di un giurista prestato all'economia e di quel drappello di marionette intente a travestirsi da statisti e prima riacquisteremo prestigio internazionale. Il che tradotto equivale a una poderosa iniezione di fiducia nel mercato.

Serietà. Tenetelo a mente.

Il Portogallo chiede aiuto a Bruxelles 07.04.11

La crisi finanziaria portoghese si acuisce dopo l'azzardata decisione del centro destra di non sostenere il piano di austerity del governo Socrates.
Adesso, in attesa delle elezioni anticipate previste per giugno, Lisbona sommersa dai debiti si ritrova costretta a chiedere aiuto finanziario al fondo di salvataggio previsto dall'Unione Europea. E' il terzo paese, dopo Grecia e Irlanda, ad affidarsi alle casse di Bruxelles per evitare la bancarotta.

Il Portogallo vota contro l'austerity 23.03.11

Il primo ministro socialista Jose Socrates ha rassegnato le dimissioni al presidente Anibal Cavaco Silva, dopo che il parlamento portoghese ha bocciato il pacchetto di misure di austerity proposto dal governo.
Una mossa attesa per un esecutivo che non gode più della maggioranza parlamentare e preannunciata dallo stesso premier, che aveva minacciato le dimissioni nel caso in cui il provvedimento per ridurre il debito pubblico fosse stato respinto.

La setta di banchieri che governa il mondo della finanza 13.12.10

Sono nove e rappresentano e altrettanti istituzioni finanziarie più influenti del pianeta, Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank, Barclays, UBS e Credit Suisse.
Si riuniscono il terzo mercoledì di ogni mese a Midtown Manhattan e si fanno chiamare Ice Trust. E qui le versioni differiscono.

Secondo il dipartimento della Giustizia americano il "club dei nove", fuori da ogni trasparenza, protegge gli interessi delle grandi banche che ne fanno parte perpetuando il loro dominio e gestendo in proprio il mercato dei derivati e le gigantesche commissioni che essi assicurano.

Secondo il comitato dei finanzieri gli incontri non sono altro che riunioni informali per salvaguardare la stabilitá e l'integrità del mercato.

Un'Europa federale per uscire dalla crisi 09.12.10

Sfruttare la forza della politica per uscire dalla crisi finanziaria. Bonino rilancia la federazione leggera europea.
Come darle torto.

Per uscire davvero da questa crisi, per stabilizzare davvero l'euro, l'Europa deve dunque affrettarsi a convincere i mercati e il resto del mondo che la sua unità politica non può essere messa in discussione. E l'unico modo per farlo è muoversi subito per renderla più credibile, approfondendola.

Come? Per esempio creando un bilancio federale al servizio di vere funzioni di governo, che finanzi la fornitura di beni pubblici importanti, come la difesa, la diplomazia, i grandi programmi di ricerca scientifica, le reti infrastrutturali trans-europee, la sicurezza dei traffici commerciali e delle persone sul modello della home security americana.

Non stiamo parlando del mostro che turba i sonni degli euroscettici britannici - il Superstato europeo. Al contrario stiamo parlando di una Federazione leggera, che assorba non più del 5% del pil europeo per assolvere alle funzioni di governo cui abbiamo accennato - contro il 20% circa del pil che va al bilancio federale statunitense e contro l'I% dell'attuale bilancio comunitario che serve solo a distribuire sussidi a destra e a manca.

Incidentalmente, il 5% del pil europeo corrisponde a circa 650 miliardi di euro, più o meno l'ordine di grandezza dell'attuale fondo di stabilizzazione.

Lo sforzo di immaginazione richiesto agli europei per creare una Federazione leggera è quello del federalismo di Spinelli, Monnet e Adenauer adattato al XXI Secolo, un approccio che prenda semplicemente atto della realtà: che gli eserciti nazionali in Europa non hanno più alcun senso, visto che nessuno minaccia alcuna integrità territoriale; che certa scienza ha bisogno di una scala che nessuno Stato nazionale europeo può più assicurare; che le reti infrastrutturali esistono già a supporto del mercato interno ma le finanziamo male, a pezzi e bocconi, ciascuno per conto suo; che l'unione doganale è già una competenza esclusiva dell'Unione di oggi ed è ridicolo affidarla a 27 diverse organizzazioni nazionali distinte e separate.

Un federazione, dunque, ma una Federazione leggera. Se avessimo il coraggio di farla ora, subito, i mercati e il mondo avrebbero non solo il segnale chiaro e forte che la nostra unità politica non è in discussione, ma saprebbero anche che abbiamo finalmente un bilancio federale di dimensioni sufficienti a rendere la stabilizzazione macroeconomica dell'Europa una faccenda d`ordinaria amministrazione.

L'Europa paralizzata dagli scioperi 29.09.10

Manifestanti e polizia a Madrid

Da Buxelles a Madrid i sindacati scendono in piazza contro i tagli al lavoro e le misure di austerity previste per fronteggiare gli strascichi della crisi finanziaria.

Approvare i tagli o me ne vado 21.05.10

E' la sintesi di quanto avrebbe dichiarato Giulio Tremonti durante il convulso consiglio dei ministro di ieri.

Sul tavolo i pesanti tagli chiesti dal titolare del Tesoro e una crisi finanziaria che morde più di quanto il Governo aveva erroneamente previsto.
Un provvedimento giudicato tuttavia eccessivo dagli altri ministri e persino dallo stesso premier Berlusconi che ora vede restringersi la sua capacità di manovra, messo all'angolo dalle sue stesse promesse populiste fatte in campagna elettorale ed entrate in collisione con la realtà drammatica dei conti pubblici.

La crisi greca spiegata 11.05.10

Le divertenti animazioni create da Nomint per spiegare la crisi finanziaria greca.
Qui il secondo episodio.

Tragedia greca 05.05.10

Dimostrante greco tra i fumogeni della polizia ad Atene

Atene e la Grecia, aggredite dalla crisi finanziaria, precipitano nella spirale della violenza aspettando la ciambella di salvataggio dell'Europa.

L'Europa delle nazioni è egoista 28.04.10

L'economista francese Fitoussi mette il dito nella piaga della crisi finanziaria greca e punta l'indice sulle manchevolezze della inadeguata ed egoista leadership europea, senza scordare una stoccata alle agenzie di rating.

Lo sa cosa insegna questa crisi? Che l'Europa unita è un'utopia. Forse dovevamo capirlo dal tempo in cui non c'era l'euro, e dalla laboriosità delle mediazioni che hanno portato alla moneta unica. Ecco, mi sembra che siamo tornati a quell'epoca, vent'anni passati invano. E guardate che tutto questo è un vero peccato: l'Europa nel suo insieme sarebbe un meraviglioso e ricco paese, con un rapporto debito/Pil di gran lunga migliore di quello americano, o giapponese o cinese. Siederebbe alla tavola dei grandi con pieno titolo, e avrebbe il posto d'onore. E invece si è ridotta ad andare a mendicare al Fondo Monetario un'integrazione all'intervengo a favore di uno stato membro. Bella lezione di europeismo. [...]

Questa crisi rappresenta un'incredibile prova di inadeguatezza delle strutture comunitarie, l'ambizioso disegno europeo non ha retto alla prova più difficile. L'ultima cosa da fare era avvitarsi in questa serie infinita di consultazioni, di riunioni, di decisioni che peraltro ancora non sono operative. Ma è questa l'Europa? Se si andrà avanti così, scoppierà una rivolta popolare contro l'euro e tutto ciò che gli sta intorno. [...]

Ma che coraggio! Proprio loro che hanno mandato in rovina il mondo. S&P e Moody's portano sulle loro spalle la responsabilità del collasso della finanza che è stato l'inizio e la causa di tutta la crisi. Non mi pare una responsabilità da poco, dovrebbero rintanarsi in un angolo e chiedere perdono. Hanno ingannato tutti: i risparmiatori e anche le banche. E tutti hanno pagato carissime le loro inadempienze.

Ministro per merito 15.03.10

Per quanto riguarda i ministri, il più "impoverito" risulta essere proprio quello dell'Economia, Giulio Tremonti. Nella dichiarazione del 2009 relativa ai redditi del 2008, infatti, Tremonti ha dichiarato un imponibile di soltanto 39.672 euro rispetto ai 4,5 milioni dell'anno precedente. Il titolare dell'Economia ha iscritto un credito d'imposta di 70.376 euro. Nello specifico, il reddito complessivo di Tremonti è stato pari a 176.897 euro, ma con oneri deducibili dal reddito per 137.225 euro che hanno fatto scendere l'imponibile a 39.672 euro.

Il ritorno sulla terra 26.11.09

Dubai sull'orlo della bancarotta.

Far pagare le notizie online non vi salverà 16.08.09

Non tira più 11.08.09

Il mercato del porno stringe la cinghia causa crisi.

Leggere la crisi 07.07.09

Se lo sono domandati al New York Times e ne hanno tirato fuori un grafico che dimostra come il picco negativo sia ormai alle spalle.

Niente più Big Picture? 04.05.09

Il Boston Globe è messo male.

Isolamento nordico 27.04.09

Se anche l'Islanda non può più fare a meno dell'Unione Europea e dell'euro.

We want Iceland as soon as possible to join the European Union and adopt the euro, I should emphasize that this is a priority issue for the Social Democrats.

Al tempo della recessione 18.03.09

La frase del giorno 15.03.09

Il peggio è passato.

Così Brunetta sulla crisi.

Iniezioni di fiducia 25.02.09

Il discorso completo su The White House.

La crisi del credito 19.02.09

Recession 22.12.08

Recession

Via wmliu.

Affrontare la crisi secondo Apple 14.12.08

We've had one of these before, when the dot-com bubble burst. What I told our company was that we were just going to invest our way through the downturn, that we weren't going to lay off people, that we'd taken a tremendous amount of effort to get them into Apple in the first place -- the last thing we were going to do is lay them off. And we were going to keep funding. In fact we were going to up our R&D budget so that we would be ahead of our competitors when the downturn was over. And that's exactly what we did. And it worked. And that's exactly what we'll do this time.

Via Fortune.

Venti Latte Crisi 22.10.08

Remember Thomas Friedman's McDonald's theory of international relations? The thinking was that if two countries had evolved into prosperous, mass-consumer societies, with middle classes able to afford Big Macs, they would generally find peaceful means of adjudicating disputes. They'd sit down over a Happy Meal to resolve issues rather than use mortars. The recent unpleasantries between Israel and Lebanon, which both have McDonald's operations (here and here, respectively) put paid to that reasoning. But the Golden Arches theory of realpolitik was good while it lasted.

In the same spirit, I propose the Starbucks theory of international economics. The higher the concentration of expensive, nautically themed, faux-Italian-branded Frappuccino joints in a country's financial capital, the more likely the country is to have suffered catastrophic financial losses.

Via Slate Magazine.

Aiutare la crescita 12.10.08

Plasmon

Do la soluzione.

Comprate Plasmon.

Basi solide 10.10.08

Affrontare la crisi con eleganza 08.10.08

Ho deciso di investire in beni rifugio.
Non mi resta che aspettare l'uscita dei nuovi Mac Book Pro.

Il governo greco spegne la tv di stato 12.06.13

Dipendente di ERT

Il governo greco ha deciso di spegnere i tre canali tv e le stazioni radio locali della ERT, l'emittente radiotelevisiva di stato. La drammatica decisione, a cui seguirà un ridimensionamento dei canali e dell'offerta, arriva dopo anni di bilanci in rosso e continua perdita di audience non più sostenibili nell'attuale politica di tagli e austerity. I giornalisti dell'emittente proseguono le trasmissioni in streaming davanti agli studi di Atene, protestando contro i previsti esuberi che si prevede riguarderanno migliaia di dipendenti.

Fonte: Adnkronos

Salvate Cipro 18.03.13

Manifestanti ciprioti contro il piano di salvataggio

Il piano per il bailout di Cipro basato su un prelievo forzoso sui depositi bancari dell'isola da 5,8 miliardi scuote il paese e fa deragliare le borse mondiali. L'euro torna sotto 1,3 nei confronti del dollaro, mentre le quotazioni dell'oro risalgono a 1.600 dollari l'oncia.

Merkel di Atene 09.10.12

Manifestante greco contro la cancelliere Merkel

La cancelliere Merkel in visita ad Atene sfidando le proteste dei suoi abitanti per portare un messaggio di sostegno al paese sull'orlo della bancarotta e al centro della crisi della zona euro.

L'irreversibilità dell'euro 12.09.12

I giudici della corte costituzionale di Karlsruhe

La Corte costituzionale federale tedesca respinge i ricorsi contro l'ESM - il fondo salva stati dell'Unione Europea - e il fiscal compact permettendone la ratifica da parte del parlamento di Berlino e dando una nuova boccata d'ossigeno alle quotazioni dell'euro e alle borse europee. I giudici hanno aggiunto che gli impegni di pagamento della Germania non dovranno superare i limiti nel trattato senza l'approvazione del popolo tedesco. Il contributo della Germania quindi non potrà essere superiore ai 190 miliardi di euro già destinati all'ESM.

Blockupy Frankfurt 17.05.12

Una poliziotta imbrattata da Blockupy Frankfurt

Le proteste contro le banche e la BCE a Francoforte prendono il nome di Blockupy Frankfurt. Gli organizzatori hanno intenzione di proseguire la mobilitazione sino a sabato.

Fonte: La Stampa

Atene brucia 13.02.12

Teppista greco si nasconde dietro un distributore automatico

Il parlamento greco approva il nuovo piano di austerity mentre Atene brucia sotto i colpi di migliaia di manifestanti. Il governo annuncia le elezioni anticipate per aprile, giusto in tempo per tentare di completare le riforme attese da Bruxelles e dai mercati.

Fonte: Guardian

Gli scontri durante lo sciopero in Grecia 10.02.12

Manifestanti violenti lanciano molotov alla polizia

Violenti scontri tra manifestanti e polizia stanno caratterizzando lo sciopero di 48 contro i piani di austerity previsti dal governo di Atene per evitare il default.

Fonte: Guardian

L'uomo che può salvare l'Italia 05.12.11

Mario Monti

Il governo Monti presenta il decreto salva-Italia. Accolto con euforia dai mercati e con scetticismo dalle parti sociali, il piano prevede riforme strutturali di austerity che individuano nella crescita e nel pareggio di bilancio le linee guida per rinnovare la fiducia internazionale nel sistema Italia e rimettere in moto il motore della crescita e dello sviluppo.

Lo sgombero di Zuccotti Park 15.11.11

Lo sgombero di Zuccotti Park

La polizia a New York sgombera nella i manifestanti di Occupy Wall Street da Zuccotti Park. Secondo i capi della protesta una nuova tendopoli potrebe sorgere a Foley Square. Il sindaco Bloomberg ha dichiarato che lo sgombero è temporaneo, i manifestanti potranno tornare nel sito una volta ripulito. Anche sulla costa ovest gli agenti in tenuta antisommossa rimuovono il campo di Occupy Oackland.

Fonte: Guardian

Occupy Oakland blocca il porto 03.11.11

Manifestanti di Occupy Oakland bloccano il porto

Migliaia di manifestanti, sull'onda del movimenti di Occupy Wall Street, hanno bloccato il porto commerciale Oakland in California. La manifestazione pacifica è sfociata poi in alcuni atti di teppismo e successivi scontri con la polizia, che ha più volte caricato e impiegato gas lacrimogeni.

Fonte: Guardian

Il referendum greco spaventa l'Europa 01.11.11

Il premier greco George Papandreou

Il premier Papandreou forza la mano alle opposizioni, al PASOK e alla troika europea proponendo un referendum popolare per accettare o meno il piano di salvataggio della Grecia proposto da UE, BCE e FMI. Un terremoto politico che si è trasformato in un giorno di passione per i mercati finanziari di tutto il mondo.

Occupare Londra 17.10.11

Gli indignati occupano St. Paul

Gli indignati britannici occupano il sagrato della cattedrale di St. Paul, a Londra, per manifestare contro i poteri forti della finanza mondiale.

Fonte: Guardian

Occupare Wall Street 30.09.11

Manifestanti a Wall Street

La protesta a New York contro l'alta finanza è sfociata in una serie di manifestazioni e sit-in che che si tengono nei pressi di Wall Street.

Fonte: Guardian

Proteste greche 22.09.11

Sciopero in Grecia

La Grecia è stata paralizzata oggi da uno sciopero generale dopo le notizie di massicci licenziamenti tra gli statali e tagli alle pensioni, misure necessarie per far fronte alla crisi del debito.

Fonte: Guardian

Standard and Poor's declassa il debito USA 06.08.11

Wall Street

L'agenzia di rating Standard & Poor's ha declassato per la prima volta nella storia il debito americano. Il piano che ha permesso agli Stati Uniti di evitare il default non è apparso credibile agli analisti finanziari. Si aspettano ora le ripercussioni sui mercati a partire da domenica sera all'apertura delle borse asiatiche.

Fonte: Guardian

Israeliani in piazza contro il carovita 06.08.11

Proteste a Tel Aviv

Trecentomila persone sono tornate in piazza per la terza settimana consecutiva per protestare contro il carovita e a favore di politiche di sviluppo per il paese e i giovani.

Fonte: Haaretz

Gli scontri ad Atene contro l'austerity 29.06.11

Scontri tra polizia e manifestanti ad Atene

Scoppia la rabbia dei manifestanti contro il drammatico piano di austerity del governo greco studiato per salvare il paese dal rischio default e convincere Bruxelles a non interrompere i finanziamenti.

Fonte: Guardian

Tensioni e austerità segnano la Grecia 16.06.11

Con il Governo Papandreou appeso a un filo e la crisi economica che minaccia il default dello stato, migliaia di greci sono scesi in piazza per protestare contro la nuova manovra all'insegna di lacrime e sangue.

Si apre a Davos il World Economic Forum 2011 26.01.11

Conferenza al World Economic Forum

Da oggi e sino a domenica il gotha della economia mondiale si ritrova a Davos, in Svizzera, per discutere di soluzioni per uscire dalla crisi e di proposte per guidare una crescita forte e solidale.

Fonte: Terra

Nuovi scontri ad Atene contro le misure di austerity 15.12.10

L'ex ministro Costis Hatzidakis ferito

Migliaia di persone sono scese in strada ad Atene per protestare contro le misure di austerity decise dal Governo per porre un freno al debito pubblico e permettere alla Grecia di uscire dalla crisi finanziaria. L'ex ministro Costis Hatzidakis è stato ferito negli scontri.

Fonte: Lens

Il Portogallo corre ai ripari 26.11.10

Il primo ministro portoghese Socrates

Il Parlamento portoghese vara misure di austerity per scongiurare un destino simile all'Irlanda e alla Grecia.

Fonte: Le Monde

La UE salverà l'Irlanda dalla crisi 21.11.10

La Banca d'Irlanda

I ministri UE e dell'eurozona hanno danno il via libera ad un piano di salvataggio di 90 miliardi di euro per l'Irlanda, dopo che il governo di Dublino si era deciso a chiedere di poter attingere al fondo salva-stati di recente istituzione. L'Irlanda inoltre avrebbe già pronto un suo piano di riduzione del deficit.

Rischio default per l'Irlanda 12.11.10

Senza tetto chiede l'elemosina davanti ai bancomat

Lo spettro di un nuovo caso greco si aggira per Eurolandia. La situazione dei conti irlandesi è drammatica e le misure straordinarie prese dall'Unione Europea pochi mesi fa potrebbero diventare presto operazioni comuni.

Fonte: Le Monde