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Alabarda spaziale.

Toti di Libia 23.06.15

L'UE e l'ONU non stanno rispondendo alle richieste avanzate dall'Italia, fa male dirlo perché avremmo voluto più solidarietà da Bruxelles e una maggiore attività sui territori africani da parte delle Nazioni Unite. Tuttavia è bene ricordare che l'Italia è uno Stato sovrano e il suo comportamento deve essere coerente con quello degli altri Paesi, senza arrivare all'ipotesi di innalzare muri.
Personalmente sono favorevole a un intervento in Libia, anche da soli nel senso dell'Italia, perché qualcuno gli scarponi sulla sabbia deve pur metterli. Sulle problematiche aperte dagli arrivi dei migranti c'è molto da fare basti pensare alla distruzione dei barconi e al rimpatrio dei migranti privi dei presupposti per stare sul territorio europeo, cosa che del resto fa anche la civilissima Australia.

Toti, neo governatore della Liguria, è pronto a un intervento militare in Libia anche senza un quadro di legittimità internazionale, perché qualcuno gli scarponi sulla sabbia deve pur metterli.

Ve lo riscrivo.

Toti, neo governatore della Liguria, è pronto a un intervento militare in Libia anche senza un quadro di legittimità internazionale, perché qualcuno gli scarponi sulla sabbia deve pur metterli.

Ai liguri l'onere di un lustro di vuoto pneumatico.

Le fazioni che si disputano la Libia in una mappa 23.02.15

Le fazioni che si disputano la Libia in una mappa

La complessa situzione in Libia rappresentata in una mappa che mostra i territori controllati dalle numerose fazioni che si fronteggiano nel paese.

Lo Stato Islamico e la Libia in sette punti 16.02.15

La guida per non rimanere impreparati sull'ultimo fronte aperto dallo Stato Islamico a meno di 700 km dalle coste siciliane.

Guida minima alle milizie libiche 03.08.14

La proliferazione delle milizie in Libia analizzata dalla BBC per raccontare il vuoto di potere seguito alla caduta di Gheddafi.

Chi era Christopher Stevens 12.09.12

Christopher Stevens, ambasciatore americano in Libia, è stato ucciso questa notte assieme a tre altri suoi collaboratori durante l'attacco al consolato di Bengasi da parte di manifestanti che protestavano contro il film sulla vita di Maometto, Innocence of Muslim, girato dal regista Sam Bacile. Tuttavia i servizi segreti starebbero seguendo la pista della ritorsione di Al-Qaeda dopo l'eliminazione di Abu Yaya al-Libi, numero due dell'organizzazione terroristica.
Dal 2007 al 2009 Stevens aveva già prestato servizio in Libia per poi tornare in America impegnato al Dipartimento di Stato.
Nel 2011 aveva collaborato con il CNT libico presso il quartier generale dei ribelli a Bengasi durante la rivolta contro il regime di Gheddafi. Il suo lavoro aveva contribuito a convincere l'amministrazione del presidente Obama sul supporto logistico e militare a favore della rivolta popolare.

Il nuovo presidente della Libia 10.08.12

La Reuters traccia il profilo di Mohammed Magarief, il primo presidente della Libia post-Gheddafi.

Magarief, seen as a moderate Islamist, will head the 200-member congress, which will name a prime minister, pass laws and steer Libya to full parliamentary elections after a new constitution is drafted next year.

Magarief, leader of the National Front party, is effectively acting head of state, but the true extent of his powers is yet to be determined. He beat a liberal candidate in the vote.

An economist and former Libyan ambassador to India who had lived in exile since the 1980s, Magarief was a leading figure in Libya's oldest opposition movement - the National Front for the Salvation of Libya - which made several attempts to end Muammar Gaddafi's rule.

The 72-year-old's National Front Party is an offshoot of the old opposition movement and won three seats in the July 7 poll - Libya's first free vote in a generation.

Un anno dopo in Libia 18.02.12

Tricolori libici a Tripoli

I tricolori libici sventolano da Bengasi a Tripoli per festeggiare il primo anniversario dell'inizio della rivolta contro il regime del colonnello Gheddafi.

La rivoluzione ha portato a dei miglioramenti, ma dobbiamo attendere con pazienza per vedere esaudite le nostre richieste.
E' questa la gioia di una rivoluzione.

Saif al-Islam catturato dal CNT 19.11.11

Il secondogenito del colonnello Gheddafi catturato nei pressi di Obari.
Questa volta tenetevelo stretto.

Nella morsa del gelo 27.01.06

Piazza de Ferrari a Genova sotto la neve
Piazza de Ferrari a Genova sotto la neve.
Temperatura rilevata allo scatto: -2,5°.

Savona di notte ricoperta da un manto di neve
Savona di notte ricoperta da un manto di neve.
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Crosspost su GBC.

Gheddafi ultimo atto 20.10.11

Il CNT avrebbe confermato l'uccisione del colonnello Gheddafi.
Il colonnello sarebbe rimasto ferito alle gambe in seguito a un raid della NATO mentre fuggiva da Sirte, ormai caduta in mano ai ribelli.
Gheddafi sarebbe poi stato catturato dalle truppe del CNT dopo un ulteriore scontro a fuoco. Trasportato a Misurata sarebbe morto durante il viaggio. Secondo altre fonti sarebbe ancora vivo, ma in gravi condizioni.

L'unica certezza in una situazione che resta confusa sembra essere la fine della guerra in Libia.

[17:00] E' arrivata la foto del cadavere del colonnello. Pubblicata da Afp, è stato scattata da Philippe Desmazes.

Il cadavere del colonnello Gheddafi

[21/10 11:02] Il GlobalPost pubblica un video, ripreso con un iPhone, che ritrae il colonnello Gheddafi appena catturato dai ribelli. Le immagini sono estremamente crude.

L'onore e l'onere delle armi 20.10.11

Non perdere occasione per restare in silenzio è una delle qualità dell'europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio.

La fine di Gheddafi, morto combattendo nel ridotto dei suoi ultimi fedeli, è indubbiamente una fine gloriosa. Sono stato uno dei pochi (forse il solo) a levare con forza la mia voce contraria per il modo in cui era stato ossequiato in italia, non essendo certamente un nostro amico, ma ciò non mi impedisce di dichiarare oggi con altrettanta forza che gli va riconosciuto cavallerescamente l'onore delle armi.

Il ragazzo con la pistola d'oro 20.10.11

Mohammed al-Bibi con la pistola d'oro del rais di Tripoli

Si chiama Mohammed al-Bibi. Ha 20 anni e sarebbe stato lui a scovare il rais di Tripoli in una condotta di cemento, dove si era rifugiato ferito in seguito al raid della NATO, e a strappargli la 9mm d'oro.
Difficilmente però sarebbe stato lui a freddare il colonnello dopo la sua cattura.

Libia ribelle 05.10.11

La rivoluzione libica raccontata dal suo interno.

Il colonnello visto dal Sud Africa 07.09.11

Lo stretto legame che lega il Sud Africa al colonnello Gheddafi raccontato dall'Atlantic.

In its lingering affection for Qaddafi, South Africa is not much different from many other sub-Saharan African states, whom Qaddafi showered with money for decades, and some of whose post-colonial revolutionary groups he helped fund. If African leaders did not respond positively to his calls for a "United States of Africa" some 10 years ago, they were at least willing to accept his financial largesse. But the case of South Africa is uniquely disappointing, given its pretensions to being the leading expositor of democracy on the continent.

Qaddafi's connections to the African National Congress, South Africa's long-dominant ruling party, go back decades, when he supported its struggle against apartheid. No less a figure than Nelson Mandela has been the Libyan dictator's most respectable booster. In 1990, fresh out of prison, Mandela paid one of his first visits to Libya, where he was the inaugural recipient of the oddly named "Al-Qaddafi International Prize for Human Rights." In 1997, Mandela paid Qaddafi back in kind, awarding him South Africa's prestigious Order of Good Hope. "Those who feel we should have no relations with Qaddafi have no morals," Mandela declared. "Those who feel irritated by our friendship with President Qaddafi can go jump in the pool."

The roots of the ANC's comradeship with Qaddafi are not just ideological, but pecuniary as well. When Mandela's ex-wife Winnie was on trial for the assault and kidnapping of suspected South African government informants (one of whom was killed by her bodyguards), Qaddafi helped pay for her legal defense. The final report of South Africa's Truth and Reconciliation Commission later found Winnie "politically and morally accountable for the gross violations of human rights." Qaddafi is also rumored to have given $2 million to Zuma to pay legal fees incurred during his 2006 rape trial.

La 500 elettrica di Gheddafi 25.08.11

La 500 elettrica di Gheddafi

La FIAT 500 Cabrio elettrica, modello Capri realizzata dall'officina milanese Castagna per il colonnello Gheddafi, bottino di guerra dei ribelli.

L'album di foto di Condoleezza Rice di Gheddafi 25.08.11

L'album di foto di Condoleezza Rice di Gheddafi

Bizzarri ritrovamenti nelle case del colonnello.

La ricomparsa dei figli di Gheddafi 23.08.11

Saif al-Islam Gheddafi

Scappato, lasciato fuggire o mai arrestato.
Qualunque sia la verità il fatto è che Saif al-Islam Gheddafi è libero, come pure suo fratello Mohammad.

Qui, Quo e Qua 22.08.11

Saif al-Islam, Saadi e Muhammad Gheddafi

Saif al-Islam, Saadi e Mohammad Gheddafi.
I primi due arrestati e il terzo arresosi alle forze ribelli che ormai controllano buona parte di Tripoli, dopo la resa dei pretoriani del colonnello. Ed è propio Muammar l'unico a mancare ancora all'appello.

Gheddafi game over 22.08.11

La festa a Tripoli per la liberazione dal regime di Gheddafi

Questa sera a Tripoli l'atmosfera è questa.

[24/08 110:03] Il ribelle che ha trovato il cappello di Gheddafi nella sua camera da letto.

Il ribello con il cappello di Gheddafi

La battaglia di Tripoli 21.08.11

Ribelli libici

L'avanzata dei ribelli verso la capitale libica raccontata in diretta sul Guardian.

L'Alba della sposa del mare 20.08.11

Secondo Al Arabiya le truppe ribelli si starebbero muovendo verso Tripoli, dopo aver conquistato l'aeroporto internazionale, per sferrare l'assalto decisivo al regime del colonnello Gheddafi.

Euforia ribelle 19.08.11

Ribelli sempre più vicini a Tripoli e notizie incontrollate di una famiglia Gheddafi pronta alla fuga.
Settembre potrebbe portare buone nuove.

Il rimpasto di Bengasi 09.08.11

Lo stallo della rivoluzione libica, l'assassinio in circostanze misteriose del Capo di Stato Maggiore della ribellione il generale Abdel Fatah Younis e il rischio di infiltrazioni di lealisti del regime di Gheddafi hanno indotto Abdeljalil Moustapha, presidente del Consiglio Nazionale di Transizione, a sciogliere l'esecutivo e affidare a Jibril Mahmoud il compito di ricostruire una nuova squadra di governo credibile ed efficiente.

C'è un solo rappresentante del popolo libico 27.07.11

Per il Regno Unito è il Consiglio Nazionale Libico, gli insorti che hanno sfidato il regime del colonnello Gheddafi.
Il Foreign Office ha espulso tutti i diplomatici dall'ambasciata libica a Londra.

Quella volta che Saadi Gheddafi annientò l'Al Ahly Bengasi 15.07.11

Lo Spiegel racconta di come l'Al Ahly Bengasi, la squadra di calcio della seconda città libica e rivale dell'Al Ahly Tripoli del figlio di Gheddafi Saadi, fu cancellata dalla storia undici anni fa.
Le partite comprate, la rivolta dei tifosi, gli arresti, le torture, le condanne a morte e lo stadio raso al suolo. La furia cieca del regime contro qualunque avversario.

Retroscena significativo dell'attuale rivolta in Libia.

L'offensiva ribelle in Libia 06.07.11

I ribelli, ormai a 50 km dalla capitale, tentano l'offensiva decisiva contro le truppe lealiste del colonnello Gheddafi.
L'obiettivo dichiarato è raggiungere Tripoli per porla sotto assedio.

Il segretario generale della NATO Rasmussen ha ammesso,

Gheddafi perde terreno ogni giorno, per lui è game over.

Le ultime settimane di Gheddafi 23.06.11

Secondo Abdulrrahman Shalgam, ex ambasciatore libico all'Onu ed ex ministro degli Esteri ora dalla parte dei ribelli, Gheddafi sarebbe pronto al lasciare la Libia entro due o tre settimane sfuggendo alla giustizia del Tribunale internazionale.

La via di Saif Gheddafi per fermare la guerra 16.06.11

L'ultimo specchietto per le allodole pensato dal regime libico volto a evitare la catastrofe della famiglia Gheddafi prevede una nuova costituzione, nuove regole elettorali e poi elezioni generali entro tre mesi o al massimo a fine anno. Nessun esilio e nessuna condanna per il rais di Tripoli e i suoi accoliti.

Ecco come Gheddafi sarebbe sfuggito ai giornalisti 13.05.11

Mark Stone, Sky News, racconta come Gheddafi avrebbe eluso i giornalisti per la sua conferenza all'hotel Rixos a Tripoli, arrivando a ipotizzare che il rais possa addirittura vivere nell'albergo al sicuro dai bombardamenti della NATO proprio grazie allo scudo umano fornito dagli stessi ignari giornalisti stranieri.

Incertezza libica 12.05.11

Ieri sera è uscito un video di Gheddafi in riunione con alcuni leader tribali a Tripoli, presso l'hotel Rixos.
Zoomando sulle immagini si può notare su una tv accesa il programma mattutino di al-Jamahiriya Tv in cui compare la data di ieri. Un dirigente libico ha affermato a France Press che il video sarebbe stato girato intorno alle 17:30.
Nessuno dei giornalisti accreditati presenti in albergo si è accorto di nulla.

I ribelli nel pomeriggio hanno annunciato di aver conquistato l'aeroporto di Misurata e di aver distrutto alcuni carri armati abbondonati dai soldati lealisti in fuga. Entrambe le notizie sarebbero state confermate da giornalisti di AFP.
Tuttavia la città anche oggi è oggetto di scontri a fuoco intensi, segno che la battaglia non è ancora stata vinta.

Dov'è finito Gheddafi? 11.05.11

Sparito da più di dieci giorni - proprio il giorno del bombardamento NATO sul suo compound - il logorroico rais di Tripoli si sarebbe rifugiato nel deserto di Ash Shurayf, a circa 400 chilometri a sud della capitale. E' quello che affermano fonti del movimento rivoluzionario Intifada 17 febbraio.

Intanto l'Unione Europea, per bocca di Catherine Ashton, si è finalmente decisa a riconoscere gli insorti e ad aprire al più presto un ufficio di rappresentanza a Bengasi.

Guerra a termine 04.05.11

La Lega insiste sulla necessità di indicare un termine temporale per la conclusione della missione italiana in Libia.

L'affermazione di Marco Reguzzoni (Lega Nord), sul poter stabilire a priori il termine di una guerra in corso, è talmente sconclusionata che solo un esponente di questa maggioranza disastrosa poteva pronunciare e proporre come mozione al Parlamento.

Parola di Gheddafi 30.04.11

Avete commesso un crimine, l'ha commesso il mio amico Berlusconi, l'ha commesso il Parlamento italiano. Ma ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia, nè tanto meno la democrazia. Solo l'amico popolo italiano vuole la pace.
Dov'è il Trattato di amicizia? Dov'è il divieto di aggressione contro la Libia da parte dell'Italia? Dov'è il parlamento italiano? E il governo italiano? E il mio amico Berlusconi?
Credevamo aveste sentimenti di colpa per il popolo libico speravamo che l'Italia, il mio amico Berlusconi e il parlamento italiano condannassero la colonizzazione, invece sembra che non ci sia un parlamento nè tantomeno una democrazia in Italia

Il colonnello Gheddafi sull'intervento militare italiano in Libia.

Tremonti e lo strappo di Libia 29.04.11

Le sconclusionate minacce di Bossi sulla tenuta della maggioranza, all'alba della nostra azione militare in Libia, hanno molto a che fare con il rimpasto di Governo, le politiche di rigore di Tremonti, le nomine RAI e alle municipalizzate di Milano e pochissimo con l'immigrazione dal nord Africa e la preoccupazione per i civili in Libia.

Liberate i mastini della guerra 26.04.11

Il Governo è pronto a bombardamenti mirati sulla Libia, con La Russa ministro della difesa e Frattini agli esteri.
Vi vedo fiduciosi.

Misurata non è libera 23.04.11

Tra bombardamenti e notizie di carri armati in ritirata, a Misurata si strada l'ipotesi che le truppe lealiste abbiano allentato l'embargo alla città controllata dai ribelli per permettere l'apertura di una trattativa tra i leader tribali e gli oppositori.

Intanto il dipartimento della Difesa USA ha confermato l'uso di un drone per attaccare postazioni dell'esercito fedele al colonnello Gheddafi.

Parola di Zuma 11.04.11

Secondo il presidente sudafricano Zuma, Gheddafi avrebbe accettato la roadmap proposta dall'Unione Africana per riportare la pace in Libia. Un cessate il fuoco, seguito da un periodo di transizione che consenta di introdurre riforme politiche. Avvolto nel mistero il futuro del raiss di Tripoli.

Ora non resta che convincere i ribelli e stare a vedere il bluff del colonnello.

Il regime libico cerca una scappatoia 02.04.11

We are trying to talk to the British, the French and the Americans to stop the killing of people. We are trying to find a mutual solution.

Tutto attorno al colonnello Gheddafi si sta aprendo un fronte diplomatico volto a risolvere il disastro libico. Contatti sempre più serrati e aperture verso l'Unione Europea e gli Stati Uniti.
Una via di uscita per gli uomini del regime. Un'occasione per la Libia di ritrovare stabilità, sicurezza e, ci si augura, democrazia.

Diplomatiche certezze 30.03.11

E' istruttivo notare come alcuni di quelli che oggi chiedono a gran voce l'intervento della diplomazia per risolvere il massacro libico, non più tardi di qualche mese fa ne auspicassero la fine sull'onda dello scandalo Wikileaks.

Esportare internet 26.03.11

Un decennio a discutere su come e se fosse giusto o meno esportare la democrazia per poi scoprire che bastava un blog, 140 caratteri e Facebook per sovvertire la stabilità di decenni di regimi impermeabili ad ogni riforma.

Intanto nel mondo là fuori i ribelli libici, grazie all'intervento delle Nazioni Unite e della NATO, avanzano riconquistando città e posizioni alle truppe lealiste del colonnello Gheddafi.
In Siria la protesta divampa, minacciando ora direttamente il regime baatista e portando con se la folle e feroce repressione di un terrorizzato Bashar al-Assad.

Gli interessi in Libia e l'intervento militare 21.03.11

C'è almeno un punto su cui il fronte dei pacifisti ha assolutamente ragione, gli interessi in Libia giocano un ruolo fondamentale. E questo vale per tutti gli schieramenti.

Se Russia, Cina, India, Germania e Brasile si sono astenute in Consiglio di Sicurezza alle Nazioni Unite lo hanno fatto non certo per amore della fratellanza dei popoli, ma altresì per specifici interessi economici e geopolitici.
La Russia ha ancora il dente avvelenato per aver dovuto rinunciare a milioni di euro di commesse militari in Libia.
La Cina mal sopporta le rivolte africane. La paura che la democrazia dilaghi mina la sua stabilità interna e rischia di indebolire la sua penetrazione nel continente.
L'India persegue la sua politica di neutralità terzista portata avanti sin dalla fine della seconda guerra mondiale alla testa dei paesi non allineati.
Il Basile ha sempre più bisogno di smarcarsi, senza contrapporsi frontalmente, dal potente alleato nordamericano per ritagliarsi il suo spazio di manovra come potenza regionale emergente.
In Germania si sente odore di elezioni.
In molti di questi paesi poi esistono forti componenti secessioniste che mosse dagli sviluppi politici nel mondo arabo potrebbrero generare nuove fonti di instabilità. Pensiamo alla Cecenia, agli Uiguri e al Tibet, solo per citare i più noti.
Persino nel nostro piccolo giardinetto recintato di prostitute e ricatti federalisti l'unico interesse della Lega Nord contro l'intervento militare è dettato dalla mera paura di ondate immigratorie.

Sarebbe stupido negare che anche l'occidente ha il suo interesse ad essere presente in Libia, ma non bisogna dimenticare che già da anni faceva affari con il rais di Tripoli e con enorme profitto.

L'intervento militare non è privo di rischi, ma è probabilmente la scelta più giusta - e forse tardiva - sul piatto delle opzioni.
La via politica e diplomatica è fallita per l'impermeabilità di Gheddafi alla trattativa. Più volte e da più parti pressioni e offerte di uscite di scena onorevoli sono state poste di fronte al rais e tutti conosciamo le sue risposte, un misto di minacce e farneticamenti.
La guerra civile mieteva vittime inermi ben prima che gli aerei della coalizione scaldassero i motori.
La no fly zone per essere imposta ha bisogno di smantellare la capacità dell'avversario di accedere liberamente al cielo e inibire i suoi tentativi di forzare il blocco, per questo è necessario rendere inoffensive basi, aerei, postazioni mobili e contraerea del nemico. E lo si fa sganciando bombe, disturbando le comunicazione e lanciando razzi.

Giovedì il colonnello Gheddafi era sul punto di schiacciare in modo definitivo la rivolta e aveva iniziato a mettere in pratica la minaccia di stanare e giustiziare i ribelli. Oggi il rischio maggiore è che lo scenario di guerra possa di nuovo impantanassi in uno stallo con una nuova, ma non decisiva, avanzata del fronte rivoluzionario.

La missione, al contrario della guerra del 2003 mossa contro Saddam Hussein, ha il preventivo avvallo delle Nazioni Unite, l'esplicita richiesta dei rivoltosi e il benestare della Lega Araba con tanto di aerei del Qatar che prendono parte all'operazione Odyssey Dawn. I recenti ripensamenti di quest'ultima vanno letti nell'ambito della strategia di tenere il piede in due staffe: non scontentare i popoli arabi desiderosi di riforme e democrazia, ma neppure gettare troppa enfasi sull'invio della cavalleria. In fondo molti dei membri del consesso sono alle prese con manifestazioni analoghe e rivolte interne che potrebbero degenerare e richiedere nuovi interventi mirati.
Qui non si tratta di esportare la democrazia bensì di proteggere un popolo che ha chiesto il nostro aiuto per mettere fine ai massacri, gettando quindi le basi per attuare in futuro quelle riforme che creino le potenzialità per un ripristino dei diritti umani.

Restano i dubbi se l'intervento militare sortirà gli effetti previsti, come anticipato prima non è detto che i ribelli siano in grado di sconfiggere le truppe lealiste sul campo. Eppure proprio l'intervento potrebbe sortire effetti prima insperati di nuove e determinanti defezioni tra le file del regime. E se anche tutto dovesse concludersi per il meglio rimane il dubbio su quale volto assumerà la Libia di domani. Anche se a bocce ferme un mondo in cui Gheddafi non può più nuocere è sempre preferibile a quello in cui il colonnello ha in mano le leve del comando.

Restare a guardare il massacro libico senza alzare un dito sarebbe, al netto di ogni interesse, ignavia.
Reiterare gli errori di un passato di disimpegno di fronte a massacri di civili, basti pensare al Ruanda, sarebbe stato inaccettabile.

Perché la Libia non si trasformerà in un nuovo Iraq 21.03.11

Peter Bergen sulla CNN spiega le ragioni per cui l'intervento in Libia non causerà agli Stati Uniti la stessa ondata di malcontento e critiche nel mondo arabo rispetto alla guerra in Iraq del 2003.

The high level of anti-Americanism in the Muslim world that was generated by the Iraq War is unlikely to be replicated by U.S. military action against Libya, because Gadhafi is widely reviled in the Arab world. His antics on the world stage have earned him the enmity of even his fellow autocrats -- who will not be welcoming him if he chooses to "retire" to Saudi Arabia as other murderous dictators of his ilk have in the past (think Idi Amin).

And the fact that both the Arab League and the United Nations have endorsed a military action against Gadhafi strongly suggests that the Libyan intervention will not generate a renewed wave of anti-Americanism in the Muslim world.

Instead, it underlines a striking feature of the protests that have roiled the Middle East in the past several weeks: Strikingly absent from those protests has been the ritualized burning of American flags, something that hitherto was largely pro forma in that part of the world. That's because Arabs have finally been able to express publicly that their biggest enemy is not the United States, but their own rulers.

Il caccia dei ribelli libici 19.03.11

Il jet dei ribelli libici abbattuto

L'unico jet dei ribelli libici è stato abbattuto sopra Bengasi. Il pilota ha fatto in tempo a eiettarsi dall'abitacolo.

Inizia l'operazione Odyssey Dawn sulla Libia 19.03.11

Caccia francesi al decollo

Lancio di un missile Tomahawk da una nave americana

La diretta dell'attacco delle forze aero navali NATO contro gli obiettivi sensibili dell'esercito libico del colonnello Gheddafi per istituire la no fly zone decisa dalle Nazioni Unite.

Il cessate il fuoco che non lo era 18.03.11

L'annuncio del regime del colonnello Gheddafi, dopo la decisione delle Nazioni Unite di intervenire nella battaglia libica, cade sotto i colpi dell'artiglieria su Misurata.

Ora le truppe lealiste dovranno vedersela con i caccia della NATO. Non sarà più una passeggiata.

Andiamo a prendere Gheddafi 17.03.11

Il ministro francese Alain Juppé alle Nazioni Unite

Mentre le truppe del colonnello Gheddafi si preparano a bombardare Bengasi, in quello che fino a qualche ora fa era considerato l'atto finale della rivoluzione libica, le Nazioni Unite approvano la risoluzione 1973 che prevede tutte le misure necessarie per proteggere i civili in Libia, tranne l'occupazione militare. Dieci i voti a favore e cinque gli astenuti, Russia, India, Brasile, Germania e Cina.
Via dunque alla no fly zone. Le operazioni per istituirla potrebbero partire già dalle prossime ore.
NATO, Lega Araba e paesi africani saranno i principali attori sul campo.
Sigonella e Napoli molto probabilmente potrebbero diventare le basi di punta per le missioni di guerra e ricognizione.

Le sorti del leader libico si ribaltano ancora una volta e ora nella città assediata la folla può tornare a scendere in strada per festeggiare.

A Bengasi 13.03.11

Scontri tra ribelli e l'esercito del colonnello Gheddafi

Le forze del colonnello Gheddafi rompono lo stallo e avanzano su tutti i fronti della Cirenaica appoggiate da pesanti bombardamenti aerei.
I ribelli sembrano in rotta. Brega cade e Bengasi appare ormai molto vicina. Il fronte e ad appena 250 chilometri.

In una settimana la situazione si è ribaltata a favore del rais, mentre la comunità internazionale non ha ancora preso una decisione su se e come intervenire nella guerra civile. Intanto la Lega Araba fa sapere di essere d'accordo sull'istituzione della no-fly zone, anche se ora potrebbe essere troppo tardi.

La risposta del mondo alla crisi libica 09.03.11

Resta confusa la situazione strategica nella parte occidentale della Libia, dove le truppe fedeli al colonnello Gheddafi da quasi una settimana tentano una controffensiva per riprendere le città conquistate dai ribelli.
Zone d'ombra che si riproporrebbero anche all'interno della stessa famiglia del leader libico, dove non tutti sarebbero d'accordo a continuare il sistematico massacro contro i rivoltosi.

Si delinea meglio invece, ad ogni ora che passa, la strategia della comunità internazionale in risposta alla crisi. USA e UE sembrano ormai d'accordo nello stabilire una zona di interdizione al volo sopra la Libia.
Una risoluzione per istituirla sarebbe pronta per essere presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Unione Africana e Lega Araba - in un primo momento contraria all'ipotesi - avrebbero raggiunto un accordo di massima per un intervento a guida NATO, ascoltate anche le richieste degli stessi ribelli.
La Cina fa sapere, in via del tutto confidenziale, di essere pronta a sostenere la no-fly zone. La Russia tentenna in attesa di capire quale opzione favorirebbe maggiormente i suoi interessi.
Verrebbe esclusa per il momento ogni azione militare di terra, considerata controproducente sia sotto il profilo politico dall'Unione Europea sia dal punto di vista militare dalla stessa Alleanza atlantica.

Per rendere efficace e sicura la no-fly zone sarebbe comunque necessaria una preventiva missione aereo navale per colpire stazioni radar, difese antiaeree e antimissile e un bombardamento delle piste di decollo dei caccia libici.
Una missione che necessariamente vedrebbe in prima linea le basi aeree italiane e il upporto logistico della portaerei Cavour, nonché l'impiego di unità navali della NATO con manovre dalla base di Napoli. Gli USA sono già presenti davanti alle coste della Libia con due navi portaelicotteri e intercettori a decollo verticale.

Questo spiega la confusione delle dichiarazioni ministeriali in una crescente paura per la mancanza di capacità e strategie che possano preservare gli interessi del paese davanti agli impegni internazionali e dall'imbarazzo per gli stretti legami personali tra il premier Berlusconi e Gheddafi. ENEL intanto fa sapere che il protrarsi della crisi potrebbe causare problemi di approvigionamento a partire dal prossimo inverno.

Se ne occupa lui 06.03.11

Vorremmo evitare che la Libia diventi davvero un nuovo Afghanistan, ma gli americani farebbero bene a darsi una calmata. Noi siamo qui, l'Europa è qui, è meglio dunque che ce ne occupiamo noi.

Reberto Maroni.

La propaganda di Gheddafi non ferma la rivoluzione 06.03.11

Rivoltosi libici sventola il tricolore

Il corpo di un pilota libico dopo l'abbattimento del suo caccia

Miliziani ribelli libici

Un'altra giornata convulsa in Libia.
Le voci si rincorrono tra i festeggiamenti di Tripoli e la riduzione propagandistica delle tasse decisa dal regime e le dichiarazioni dei ribelli che assicurano sul mantenimento del controllo della parte orientale del paese e di molte città lungo la costa.

Il contrattacco deciso dal colonnello Gheddafi sembra fallito e quanto meno segna il passo davanti a una resistenza ferma e organizzata.

L'eredità italiana in Africa 04.03.11

Coloni italiani a Tripoli

Una breve storia dell'avventura italiana in Africa per immagini su Foreign Policy.

L'esportatore del bunga bunga 02.03.11

Abbiamo costretto l'Italia ad inchinarsi, deve scusarsi per il regime coloniale, ci pentiamo del rapporto che abbiamo avuto con loro, l'Italia dovrà pagare.

Quanti schiaffi in faccia dobbiamo ancora prendere dal mandante della strage di Lockerbie prima che il premier Berlusconi e il ministro Frattini abbiano un sussulto di dignità e reagiscano?

La Libia è una questione interna araba 02.03.11

Il regime di Gheddafi tenta una controffensiva per riprendere il controllo del paese e allargare la fascia di sicurezza attorno a Tripoli. Finora senza troppo successo, le città di Brega, Zintan e Ajdabiya sarebbero infatti ancora in mano ai rivoltosi.
Intanto la Lega Araba, riunita al Cairo, si pronuncia contro un intervento militare esterno in Libia.

The Arab League, at the level of permanent delegates, on Tuesday introduced a resolution to be submitted to the ministers of foreign affairs during their meeting... to reject any foreign military intervention in Libya.

Il segretario generale della Lega, e possibile futuro candidato alle presidenziali in Egitto, ha tuttavia aggiunto,

The situation in Libya is tragic and we cannot accept it.

In mattinata gli Stati Uniti avevano escluso la prospettiva di istituire una no-fly zone NATO a protezione degli insorti, gelando la proposta del premier inglese Cameron che si è ritrovato costretto a fare retromarci.
Richiesta che tuttavia potrebbe arrivare alle Nazioni Unite dagli stessi leader dei rivoltosi, almeno secondo quanto riportato dalla Reuters dopo ave ascoltato Mustafa Gheriani, portavoce del gruppo 17 Febbraio.

We are probably going to call for foreign help, probably air strikes at strategic locations that will put the nail in his (Gaddafi's) coffin.

Ora l'ONU bracca Gheddafi 27.02.11

L'ONU si esprime all'unanimità. La risoluzione numero 1.970 stabilisce le sanzioni contro Gheddafi e i suoi familiari, mentre Stati Uniti e Unione Europea sono pronti a sostenere gli insorti.

In dettaglio si prevede il blocco dei beni del rais, otto dei suoi figli, due cugini e undici esponenti del regime di Tripoli.
L'embargo alle vendite di armi.
Un possibile e auspicabile coinvolgimento della Corte penale internazionale dell'Aja per i crimini di guerra e contro l'umanità.
Per il momento l'uso delle armi è escluso esplicitamente nel documento. Il riferimento esplicito all'articolo 41 della Carta non lascia dubbi. A volerlo Russia e Cina.

Il mondo non concederà l'impunità al leader libico per i suoi crimini. Il messaggi è forte. Il Consiglio di Sicurezza compatto.
E' un primo passo, ma è quello nella giusta direzione.

A Bengasi si forma il governo provvisorio sotto la guida dei comitati che gestiscono le città liberati e l'influenza dell'ex ministro della Giustizia Mustafa Abdeljalil.
Il governo provvisorio ha decretato che la capitale resterà Tripoli e che il clan Gheddafi è stato perdonato. Solo il rais pagherà per le sofferenze del popolo.
Intanto nella capitale regna una clama irreale, mentre truppe fedeli al regime cercano di sfondare con una controffensiva a Misurata.

Una giornata di ordinaria rivoluzione 25.02.11

Due manifestante libici in pausa caffè

In una Tripoli assediata dai ribelli Gheddafi riappare nella piazza Verde per arringare i suoi fedelissimi, lanciando appelli all'unità, minacce di morte e deliranti accuse di complotti stranieri.
Un'atmosfera da ultimi giorni prima della caduta che continua a mietere vittime in un tentativo criminale di mantenere un anacronistico status quo, mentre USA e UE studiano a risoluzioni da presentare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e sanzioni unilaterali.

Diversa l'atmosfera che si respira a Bengasi e nelle altre città fuori dal controllo del rais, dove si incomincia a pensare al futuro e si dove la società civile si riorganizza per mantenere l'ordine e ristabilire i servizi primari.

Continua parallelamente l'esodo degli stranieri che fuggono dal paese con ogni mezzo.

L'interventismo in Libia 24.02.11

Le ragioni di Rocca, dalle pagine del Sole 24 Ore, per un auspicato intervento italiano e internazionale in Libia, mentre il regime di Gheddafi è intento a sedare la rivolta a colpi di artiglieria ad al-Zawiyah, trenta chilometri a ovest di Tripoli.

Le dichiarazioni italiane, le prese di posizione europee, le condanne delle Nazioni Unite non bastano. Mettere in guardia sul rischio del fondamentalismo islamico, nel caso il regime quarantennale di Muammar Gheddafi dovesse finalmente cadere, non serve assolutamente a nulla se, nel frattempo, a Bengasi e a Tripoli e nelle altre città libiche le milizie del Colonnello continuano a sparare ad altezza d'uomo sui manifestanti. La priorità è fermare il massacro, poi contenere gli effetti dell'inevitabile caduta del regime e, infine, aiutare il processo di ricostruzione del paese. Questo è il nostro interesse nazionale, oltre che la cosa giusta, etica e morale da fare.

[...] L'idea del ministro Franco Frattini, secondo cui non è compito dell'Europa interferire negli affari interni della Libia, non è solo miope, sbagliata e fondata sull'illusione che il regime alla fine si salverà. E' anche diametralmente opposta a un'ormai consolidata politica estera italiana, condivisa dai governi di centro-sinistra (Somalia, Serbia, Albania, Libano) e di centro-destra (Iraq e Afghanistan) e incentrata sul diritto all'ingerenza democratica e sul dovere d'intervenire per fermare i massacri a pochi chilometri di distanza da casa nostra.

[14:34] Secondo Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della NATO, l'Alleanza atlantica non ha alcun piano di intervento in Libia.

In Libia i morti si contano a migliaia 23.02.11

Manifestanti anti Gheddafi

La giornata libica si apre sull'onda del delirante messaggio alla nazione del colonnello Gheddafi e si conclude con la sepoltura comune di decine di casaveri a Bengasi e l'annuncio di Al Arabiya che le vittime della repressione toccherebbero già quota 10.000.
In un paese tagliato in due sempre più città escono dalla stretta del regime, sull'est del paese sventola il tricolore libico, mentre defezioni e ammutinamenti sono sempre più frequenti anche tra le file dell'esercito.

L'Unione Europea, gli USA e le Nazioni Unite fanno pressioni sul rais e attendono l'ondata di profughi in fuga dalla guerra civile, che per il momento si affollano alle frontiere di Egitto e Tunisia.

La Libia potrebbe tagliare le forniture di gas all'Italia 22.02.11

La minaccia, contenuta in una nota su Facebook, di una fazione dell'opposizione libica chiamata "17 febbraio", che raccoglie gli abitanti della regione compresa tra la città di Nalut e Gherban, punta il dito contro il silenzio delle istituzioni contro il massacro perpetrato dal regime di Gheddafi contro i manifestanti.
Nell'area è infatti presente il gasdotto che dal campo d Al Wafa attraversa il Mediterraneo per raggiungere l'Italia e l'Unione Europea.

Il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia si è affrettato a dichiarare che per il momento la fornitura di gas è regolare, ma avverte che la situazione è molto complicata e l'attenzione resta alta.

[15:28] Intanto ci ha pensato ENI a svuotare per sicurezza il gasdotto Greenstream, affermando che la chiusura non compromette la sicurezza energetica del paese.

Gheddafi una vita in foto 22.02.11

Il vuoto attorno al Colonnello 21.02.11

Ore drammatiche in Libia dove il regime cerca di soffocare in ogni modo la rivolta nel sangue e al tempo stesso mostra le prime crepe.
Voci incontrollate - la fonte è il segretario aggiunto dell'ambasciata libica a Pechino Husein Sadeq al Misurati - parlano di un Gheddafi che si sarebbe già dato alla fuga alla volta del Venezuela, mentre Bengasi viene liberata dai manifestanti e da truppe militari che hanno disertato.

Seif, figlio del Colonnello, parla di complotto alla tv di stato. Intanto a Tripoli viene assaltato il palazzo presidenziale.

Quarant'anni di regime sono ora sull'orlo del baratro.

Il tricolore libico 21.02.11

Il tricolore libico sventola su Bengasi

Sventola un tricolore tra le bombe e i razzi dei raid aerei sui manifestanti a Tripoli e Bengasi. Sventola un tricolore anche sui carri armati che hanno deciso di appoggiare i rivoltosi contro il sanguinario regime di Gheddafi. Un tricolore a bande orizzontali rosso nero e verde, con quella al centro di altezza doppia e sormontata da una mezzaluna e una stella entrambe bianche.

E' la prima bandiera nazionale della Libia moderna una volta ottenuta l'indipendenza dall'Italia nel 1951.
La bandiera del Regno Unito di Libia che oggi si contrappone alla bandiera tutta verde simbolo della rivoluzione del Colonnello.

I Mirage libici fuggiti a Malta 21.02.11

Un Mirage F1 libico atterrato a Malta

Come in un romanzo di Tom Clancy ambientato durante la Guerra Fredda, ieri due caccia Mirage F1 dell'aeronautica militare libica hanno disertato facendo rotta sulla vicina Malta dopo essersi rifiutati di aprire il fuoco su obiettivi civili.
I due piloti, entrambi colonnelli e operativi nella base Okba Bin Nafe, hanno dichiarato alle autorità europee di essere fedeli al popolo libico non al suo governo.

Poco prima all'aeroporto della Valletta erano atterrati due elicotteri civili in fuga dalla Libia.

Sparate sulla folla 20.02.11

Il massacro perpetrato dal nostro fedele alleato Gheddafi in Libia ha superato i duecentonovanta morti. Dei feriti si è perso il conto.

L'infografica delle rivolte nel mondo arabo 18.02.11

L'infografica della CNN sulle rivolte nei paesi arabi

La CNN propone la mappa delle proteste che stanno infiammando il nord Africa, il Medio Oriente e la penisola arabica.

Effetto domino 17.02.11

Manifestanti yemeniti a San'a

Manifestanti yemeniti a San'a

Carri armati presidiano le strade di Manama

Donne protestano contro il regime del Bahrein

Dottori a Manama protestano contro le violenze

Manifestanti libici contro Gheddafi

Gheddafi ha usato il pugno di ferro c'era da aspettarselo. L'amico fraterno del premier italiano ha represso nel sangue le manifestazioni contro il regime.
Sarebbero 15 i morti a Al Baida, centinaia i feriti e gli arresti in tutta la Libia.
La Giornata della collera si è trasformata nel giorno del massacro.
Un silenzio assordante giunge dal ministro Frattini e dal governo Berlusconi.

Una giornata di sangue iniziata con quattro morti a Pearl Square. La rotonda più famosa della penisola arabica è stata presa d'assalto dalla polizia disperdendo i contestatori. Le strade di Manama continua ad essere pattugliate da mezzi corazzati, mentre anche i medici protestano contro le violenze.

Si intensifica la protesta nello Yemen. San'a e Aden si sono nuovamente svegliate sotto fitte sassaiole e un nuovo carico di morti.

La Libia trattiene il respiro 16.02.11

Aspettando la Giornata della collera prevista per domani a Bengasi è andato in scena l'antipasto.
Un corteo che protestava contro il governo per l'arresto di un attivista per i diritti umani è stato caricato dalla polizia. Decine i feriti e forse un morto.

E' chiaro che Gheddafi non starà a guardare il ripetersi delle rivoluzioni tunisina e egiziana senza tentare un intervent diretto.

La Giornata della collera libica 09.02.11

Il vento rivoluzionario arabo non si placa e tra una settimana potrebbe toccare alla Libia.
Secondo il quotidiano arabo Asharq Alawsat le opposizioni libiche sarebbero pronte a indire una grande manifestazione di protesta contro il regime del colonnello Gheddafi il prossimo 17 febbraio.

Aveva capito che c'era la sorca 02.09.09

Impiccagioni artistiche durante le celebrazioni per il quara

Le celebrazioni per il quarantennale del colpo di stato libico, al quale l'Italia ha partecipato con la presenza del premier e delle Frecce Tricolori, ad un certo punto prevedevano una rappresentazione artistica di impiccagioni storiche.

La foto sul petto di Gheddafi 10.06.09

Dettaglio della foto sul petto di Gheddafi

Dettaglio della foto che il dittatore libico Gheddafi ha mostrato oggi durante la sua visita di stato in Italia.

Gheddafi con la foto al petto

Il confine rinforzato tra Tunisia e Libia 07.02.16

Descrizione della foto

La Tunisia sta realizzando un fossato, rinforzato da un terrapieno, lungo in confine con la Libia per impedire il facile accesso a potenziali mezzi dello Stato Islamico.

Fonte: BBC News

La Libia al voto 07.07.12

Una donna libica al voto

La Libia si reca alle urne per eleggere l'Assemblea Costituente nelle prime elezioni democratiche dopo la caduta del regime di Gheddafi.

Fonte: Guardian

Saif al-Islam Gheddafi è stato catturato 19.11.11

Saif al-Islam Gheddafi

Saif al-Islam, secondogenito del colonnello Gheddafi, è stato catturato dalle truppe di Tripoli vicino a Obari assieme ad alcune guardie del corpo. Era ricercato dal Tribunale internazionale dell'Aja.

Fonte: Guardian

Saif al-Islam Gheddafi è stato catturato 19.11.11

Saif al-Islam Gheddafi

Saif al-Islam, secondogenito del colonnello Gheddafi, è stato catturato dalle truppe di Tripoli vicino a Obari assieme ad alcune guardie del corpo. Era ricercato dal Tribunale internazionale dell'Aja.

Fonte: Guardian

Buongiorno Libia 20.10.11

I ribelli festeggiano la liberazione della Libia

Con la cattura di Sirte, l'ultimo avamposto dei lealisti, e l'uccisione del colonnello Gheddafi, colpito in un raid NATO e poi finito dai ribelli, la guerra di liberazione della Libia si avvia alla conclusione.

Fonte: Guardian

I ribelli libici assediano le ultime roccaforti lealiste 16.09.11

Festeggiamenti tra i ribelli libici

Colonne di ribelli si muovono per sferrare gli attacchi decisivi a ciò che resta delle truppe lealiste al colonnello Gheddafi, in quella che ormai è una Libia liberata.

Fonte: Guardian

I giornalisti dell'Hotel Rixos 24.08.11

Un giornalista bloccato all'Hotel Rixos

Le forze lealiste lasciano l'Hotel Rixos a Tripoli dove da cinque giorni impedivano a 35 giornalisti stranieri di lasciare l'edificio. L'ingresso nell'edificio della Croce Rossa segna la fine del soggiorno forzato.

Fonte: Guardian

Il regime di Gheddafi crolla 22.08.11

Un cittadino di tripoli pianta la bandiera della Libia libera

Catturati i figli del rais. Arresa la guardia repubblicana. I ribelli entrano a Tripoli accolti da una folla festosa e da pochissima resistenza. Intanto la NATO continua ad appoggiare gli insorti bombardando le postazioni militari del regime e il compound del colonnello Gheddafi.

Fonte: Guardian

La Libia pensa al dopo Gheddafi 22.08.11

Tripoli festeggia la caduta del regime

Con la conquista di buona parte della capitale Tripoli e l'assalto finale al compound di Gheddafi, il Cominato Nazionale di Transizione si prepara a dare un nuovo volto democratico alla Libia libera dopo decenni di regime.

L'avanzata dei ribelli libici 20.08.11

Ribelli libici festeggiano la presa di Zawiyah

La battaglia per la conquista della Libia si sposta attorno alla capitale. I ribelli conquistano posizioni e avanzano verso Tripoli, dove il regime del colonnello Gheddafi appare sempre più in difficoltà.

Fonte: Guardian

La NATO in azione nel porto di Tripoli 20.05.11

La nave della marina libica colpita dalla NATO

Nella notte jet della NATO hanno bombardato, danneggiando gravemente cinque imbarcazioni della guardia costiera e una nave da guerra della marina libica ancorate nel porto di Tripoli

Fonte: PhotoBlog

La ribellione continua 18.05.11

Uomini navigano su internet a Bengasi

La Libia entra nel terzo mese di combattimenti da quando è iniziata la rivolta nel mese di febbraio. Intanto i pubblici ministeri del Tribunale penale internazionale dell'Aja hanno emesso mandati d'arresto per il colonnello Gheddafi, il figlio Saif al-Islam, e suo fratello-in-law Abdullah Al-Sanousi per organizzare attacchi contro i civili durante la rivolta.

La vittoria in Libia passa per Misurata 12.05.11

Ribelli a Misurata

Proprio quando i ribelli libici conquistano con un'offensiva l'aeroporto di Misurata il regime manda in onda un filmato in cui appare Gheddafi dopo undici giorni di incertezze sulla sua sorte. Immagini che comunque non riescono a chiarire la vera sorte del rais, mentre nella città assediata si continua a sparare.

Fonte: TLUC Blog

Si tratta per Misurata 23.04.11

Ribelli libici a Misurata

Tra bombardamenti e notizie di carri armati in ritirata, a Misurata si strada l'ipotesi che le truppe lealiste abbiano allentato l'embargo alla città controllata dai ribelli per permettere l'apertura di una trattativa tra i leader tribali e gli oppositori.

Fonte: Guardian

L'assedio di Misurata 19.04.11

Ribelli libici mitragliano da un pick-up

Migliaia di lavoratori stranieri e libici stanno cercando di lasciare Misurata sotto assedio, mentre continuano i combattimenti tra le forze lealiste e i ribelli.

Fonte: Guardian

Il pantano libico 09.04.11

Un soldato lealista ferito catturato dai ribelli libici

Cresce la frustrazione dei ribelli libici impantanati nello stallo della guerra civile, mentre crescono i dubbi sui leader della rivolta e sull'azione NATO non così incisiva come sperato.

Fonte: Guardian

I ribelli libici tornano ad avanzare 27.03.11

Ribelli libici festeggiano la nuova avanzata

Nuovo capovolgimento di fronte nella guerra libica. I ribelli sono tornati ad avanzare riconquistando città e posizioni abbandonate dall'esercito lealista del colonnello Gheddafi, concentrato ora sul bombardamento di Misurata. Il nuovo comando NATO, con sede a Napoli, ha preso in carico la gestione strategica della no fly zone cambiando nome in codice all'operazione, da Odyssey Dawn a Unified protector.

Fonte: Guardian

Alla Nato il controllo della no-fly zone 24.03.11

Passaggio di munizioni su di un tank libico

Nel giorno in cui un caccia francese abbatte il primo jet libico che ha infranto l'area di non volo, l'Alleanza atlantica riceve il consenso unanime a guidare e pianificare il mantenimento della no fly zone. Alla coalizione per il momento resta il comando per le operazioni contro obiettivi a terra. Gli insorti tornano a guadagnare terreno. Ad Ajdabiya una brigata lealista starebbe trattando la resa con i ribelli.

Ruolo chiave della NATO in Libia 22.03.11

Un ribelle libico prega con a fianco un lanciarazzi

Sul fronte libico fallisce l'offensiva lealista a Zintan, mentre caccia dell'alleanza ingaggiano un aereo del regime diretto a Bengasi. Intanto l'alleanza decide di consegnare alla NATO a guida della missione ONU per imporre la no fly zone sui cieli libici.

Tripoli sotto attacco 21.03.11

Aereo danese della coalizione internazionale decolla da Sigo

Sotto attacco, da parte degli aerei della coalizione internazionale, la zona del porto di Tripoli e l'aeroporto di Sirte. Intanto in Europa si discute su chi debba prendere il comando della missione ONU.

La NATO colpisce i primi obiettivi in Libia 19.03.11

Caccia NATO pronto al decollo

La NATO sfera l'attacco aero navale contro obiettivi militari in Libia. L'operazione internazionale Odyssey Dawn, sotto il cappello delle Nazioni Unite, ha l'obiettivo di creare una no fly zone per impedire a Gheddafi di reiterare i bombardamenti sulla popolazione civile.

Fonte: Guardian

Le Nazioni Unite pronte a colpire Gheddafi 17.03.11

Il voto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

L'ONU ha approvato l'intervento in Libia per difendere i civili sotto attacco delle truppe fedeli al colonnello Gheddafi. Il via alle operazioni per rendere effettiva la no fly zone potrebbero partire già questa notte. Dieci i voti favorevoli, nessun contrario e 5 astenuti, India, Germania, Cina, Russia e Brasile.

Fonte: Guardian

La stretta di Gheddafi sui ribelli libici 13.03.11

Un ribelle libico ad un posto di blocco

Mentre gli occhi del mondo sono puntati sul Giappone i ribelli libici perdono posizioni. L'esercito del colonnello Gheddafi guadagna terreno in Cirenaica. Brega è stata espugnata. A 250 chilometri a ovest c'è Bengasi e la strada sembra spianata. La Lega Araba annuncia di voler chiedere la no-fly zone alle Nazioni Unite. Forse adesso è troppo tardi.

Fonte: Le Monde

Stallo libico 10.03.11

Ribelli libici lanciano razzi

Il regime del colonnello Gheddafi è ormai isolato dalla comunità internazionale, ma la situazione in Libia resta ancora confusa. Le truppe lealiste riescono a controllare l'area di Tripoli e a stabilire una fascia di sicurezza attorno ad essa, ma non hanno la capacità di sfondare le linee ribelli a est. Allo stesso tempo i rivoltosi controllano Bengasi e la parte orientale del paese, ma non sono in grado di sferrare l'attacco decisivo.

Gheddafi annuncia la vittoria, ma è solo propaganda 06.03.11

Un rivoltoso spara con un mitra ad una foto di Gheddafi

A Tripoli si festeggia per la riconquista di molte città cadute nelle mani dei rivoltosi, ma la realtà è ben diversa. Mentre la parte orientale del paese è ormai sotto il controllo dei ribelli, il colonnello Gheddafi ha sempre più difficoltà a mantenere l'ordine nella zona cuscinetto che circonda la capitale. I bombardamenti aerei ormai non sarebbe più sufficienti a contenere un movimento che diventa sempre più grande e organizzato ogni giorno che passa.

Il contrattacco di Gheddafi 05.03.11

Ribelli festeggiano una vittoria contro le truppe lealiste l

Tra voci di città riconquistate e smentite dei ribelli continua il massacro in una Libia dove l'unico vero controllo sembra quello in mano alle città liberate dai rivoltosi.

Fonte: Guardian

La fuga dalla Libia 03.03.11

Un'anziana tunisina attraversa la frontiera libica

Continua la fuga dei lavoratori del nord Africa e dell'Africa sub Sahariana dalla Libia. Migliaia di persone si ammassano alle frontiere e nei centri di prima accoglienza in Egitto e Tunisia.

Fonte: Guardian

Venti rivoluzionari 01.03.11

Guardie rivoluzionarie libiche

Gheddafi sempre più isolato in patria viene abbandonato anche dalla comunità internazionale. Per la Russia la sua fine politica è giunta. Intanto anche molti paesi africani iniziano a voltare le spalle al "re dei re d'Africa".

Fonte: Guardian

La Libia sotto assedio 24.02.11

Un manifestante sventola il tricolore libico

Non si arrestano le violenze del regime di Gheddafi, ma il leader libico appare sempre più solo mentre sempre più città vengono liberate dai ribelli. Le defezioni nei posti di potere sono ormai endemiche. UE, ONU, NATO e USA studiano piani per soccorrere la popolazione civile.

Fonte: Guardian

In Libia è un massacro 23.02.11

Manifestanti libici contro Gheddafi

Al Arabiya parla di diecimila vittime dall'inizio degli scontri, mentre il colonnello Gheddafi appare in un delirante messaggio televisivo e l'esercito si divide tra lealisti e disertori. Almeno l'est della Libia sarebbe in mano alle opposizioni e oggi due unità navali si sono ammutinate contro l'ordine di bombardare Bengasi.

Fonte: TLUC Blog

La strage libica 21.02.11

Manifestanti a Bangasi

Giornata convulsa in Libia. Tra raid aerei sui manifestanti a Tripoli e Bengasi e mercenari assoldati dal regime per sedare i manifestanti i consuma il disgregamento del potere del colonnello Gheddafi, mentre sempre più città e villaggi si dichiarano "liberati". Le dimissioni eccellenti nel governo e nel corpo diplomatico e le sempre più frequenti diserzioni nelle file dell'esercito che si rifiuta di compiere massacri mostrano le crepe di un regime che appare al capolinea. Una strage che ha già provocato centinaia di morti in appena quattro giorni.

Fonte: Guardian

Un giorno di sangue per il mondo arabo 17.02.11

Manifestanti lanciano pietre a San'a

Le proteste in Yemen, Bahrein e Libia contro le dittature e la corruzione vengono sedate nel sangue. I morti si contano a decine, i feriti a centinaia. I leader arabi non sanno più come contenere il malcontento che ormai dilaga tra ogni strato sociale della popolazione. Sgomberata Pearl Square a Manama a colpi di manganello. Bagno di sangue a Al Baida in Libia. La Giornata della collera si scontra con la determinazione dei mezzi corazzati, ma c'è da giurare che da domani riprenderà vigore con ancora più forza.

Fonte: TLUC Blog