tizianocavigliablog
One nerd to rule them all.

L'onda che si infrange 28.02.10

L'entusiamo del popolo viola è quasi commovente.
Come tale, e i "girotondi" sono lì a ricordarcelo, non modificherà di una virgola l'attuale - e prossima - situazione politica italiana.

Dove eravate, dove siete 06.12.09

Quindi, organizzatori del No B Day, se pensate che un modo di dimostrare la propria distanza dai salottidellapolitica sia cominciare a raccontare gigantesche palle alla gente come fanno gli altri, a mio modesto parere vi sbagliate, e così non andrete da nessuna parte. O, più semplicemente, almeno dal punto di vista della comunicazione, siete gente da assemblea di istituto, minchia il preside è un bastardo, porta le cartine, oggi pomeriggio andiamo da me che ti faccio sentire Nick Drake. Robetta, insomma.

Via Freddy Nietzsche.

Un corteo di trenta centimetri 06.12.09

Basterebbe capire che 150.000 manifestanti sono una folla enorme. Una città intera. Un capoluogo di provincia che si ritrova in un unico posto per esprimere un unico messaggio. Un'unica voce.
Assorbito questo dato potremo iniziare a dedicarci ad elaborare quel mesaggio, senza perdere di vista l'obiettivo nel tentativo di misurarcelo attraverso calcoli fantasiosi su numeri a sei zeri.

Si tratta di calcolare la metratura dello spazio e misurarne la densità. In ogni metro quadrato stanno in genere dalle tre alle quattro persone. Ma esistono diverse altre variabili: la posizione del palco (più o meno addossato alla basilica), la dislocazione della folla nelle vie laterali, l'ampiezza e la velocità del corteo (tanto compatti quelli di un tempo quanto sfilacciati quelli odierni). A quest'ultimo riguardo il parametro di raffronto è il tempo di deflusso dello stadio Olimpico (80 mila posti) dopo una partita di grande rilievo. Questi elementi vanno fatti reagire con l'afflusso dei pullman (ogni pullman 50 persone) e dei treni straordinari (con 13 carrozze si va dalle 700 alle 900 presenze). [...] L'esempio è interessante perché da allora consente di stabilire che piazza San Giovanni, stracolma, ospita al massimo 150 mila individui. E non due milioni, come proclamò Berlusconi nel dicembre 2006; né un milione e mezzo, come annunciato dal palco durante il Family day del maggio scorso. Piazza Navona contiene d'altra parte tra le 80 e le 90 mila persone; e piazza del Popolo a mala pena 60 mila. Il Circo Massimo è uno spazio molto più ampio, ma non riesce a ospitare più di 300 mila unità, a dispetto dei tre milioni propagati dalla Cgil nella manifestazione contro il terrorismo e le modifiche all'articolo 18 del marzo 2002. Fu quella certamente fra le più affollate manifestazioni della storia repubblicana. Eppure, rispetto ai criteri di comunicazione propagandistica, per non dire bugiarda, ciò che più fa riflettere è che il coefficiente di scostamento numerico è passato da uno a tre degli anni settanta a uno a dieci di oggi. Per alcuni decenni, ha sostenuto lo storico Mario Isnenghi, autore di Piazze d'Italia (Mondadori, 1989), «centomila persone è parso l'ideale». Difficile dire quando esattamente i politici hanno cominciato a farsi prestigiatori, novelli baroni di Munchausen, signori Bonaventura alla ricerca del milione, partecipanti alla surreale «Gara Mondiale di Matematica» raccontata da Cesare Zavattini. Certo un buon contributo al fenomeno deve averlo dato Bossi reclamando tre milioni di dimostranti nel 1996 sulle rive del Po; e altrettanti o forse più nel 1998 ai seggi delle elezioni padane, quando a suo dire vennero mobilitati 25 mila gazebi. In realtà, calcolò il Viminale, i tendoni furono 2.200, per giunta montati e rimontati nei vari paesi. E' probabile che a quel punto, per malintesa emulazione, anche gli altri vollero sperimentare la «voluttà del numero che cresce» (Elias Canetti). Ed eccoci così alla smilionante balla contabile normalizzata. Cifre asiatiche, cinesi; o forse cifre televisive. Metafore più o meno aggressive in alto e in basso. Comunque irreali. Truccate e insieme svergognate. Dopo tutto ci crede solo chi vuole crederci.

No B. Day 04.12.09

Io non voglio che Berlusconi si dimetta perché glielo chiedo: voglio che perda il consenso democratico di cui gode e voglio lavorare per quello. Le dimissioni di un uomo che la maggioranza del paese vorrebbe tuttora a propria guida non mi sembrano un successo: mi sembrano una sconfitta doppia.

Non c'è un'Italia civile che sarà in piazza e una incivile che resterà a casa. E per quanto si possa desiderare e urlare con tutte le forze che Berlusconi sparisca domani, domani ce lo ritroveremo lì - e se non sarà lì, non sarà successo a causa del No B. Day. Nonostante quello che pensano molti di quelli che saranno in piazza domani, le cose sono molto più complicate di così.