tizianocavigliablog
Fa il quarto uomo a mahjong.

Il genovese che combatteva con i ribelli in Siria 18.06.13

Si chiamava Giuliano Ibrahim Delnevo aveva vent'anni ed era nato a Genova, recentemente convertito all'islam. È morto combattendo al fianco di un gruppo di ceceni nel conflitto siriano.
Repubblica racconta la storia del primo terrorista islamico di origini italiane.

Gli italiani convertiti che combattono in Siria 18.06.13

In Siria circa 50 italiani convertiti all'islam starebbero combattendo al fianco dei ribelli.
Le rivelazioni di Repubblica dopo il caso del giovane genovese morto nel conflitto siriano.

La Siria ha superato la linea rossa 14.06.13

L'amministrazione Obama ha in mano le prove che il regime siriano ha usato gas Sarin e armi chimiche in molteplici occasioni nell'arco del 2012 per sedare la ribellione, provocando tra le 100 e le 150 vittime.

Gli Stati Uniti in attesa delle prossime decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti hanno già iniziato ad accerchiare la Siria.
Caccia F-16 e batterie anti-missile Patriot sono già schierati in Giordania e ci resteranno anche dopo la fine di giugno, quando si concluderà l'esercitazione militare congiunta con l'esercito di Amman.
Il presidente Obama sarebbe inoltre intenzionato a dispiegare un'unità di marines su navi anfibie come deterrente in attesa di un aiuto diretto ai ribelli.

Nel momento dell'esplosione ad Aleppo 11.09.12

Esplosione ad Aleppo in Siria

Tracy Shelton, inviato del Global Post in Siria, ha immortalato la drammatica sequenza di un attacco delle forze lealiste contro un posto di blocco ribelle nella città di Aleppo.

Il fincipit in un'Eco 28.11.06

Potevo forse io mancare?
Si prende l’incipit di una storia e si fa in modo che il tutto termini subito, in modi che uno non si aspetta.

"In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio." Poi Dio creò i congiuntivi ed essi uccisero Dio.

Umberto Eco - Il nome della rosa.

Un altro anno è passato, un altro compliblog arriva 30.09.06

E sono due.
Sta diventando una cosa seria...

Prepararsi per il dopo Assad 20.07.12

In ogni rivoluzione, c'è un momento in cui la marea si ritorce contro il regime. In Egitto è avvenuto il 28 gennaio dello scorso anno, quando i manifestanti occuparono piazza Tahrir. In Libia è successo il 20 agosto 2011, quando la gente a Tripoli insorse contro Gheddafi.
In Siria potrebbe essere accaduto il 18 luglio, quando una bomba ha colpito nel cuore del comando militare della Siria. L'analisi dell'Economist sulla rivoluzione siriana.

Mr Assad may hang on for months, or the bombing may tip the regime into a swift decline. Either way, now is the time to start preparing for the day when Syria is at last rid of him.

Syria after Mr Assad will be a danger to its own people and its neighbours. Sectarian bloodletting is one risk, loose chemical weapons another, tides of refugees a third. Syria could become the focus of rivalry between Iran, Turkey and the Arab world. Violence could suck in Israel or spill over into Lebanon.

The world cannot eliminate these dangers, but it can mitigate them. Money and planning are essential to help found a new government. Regional diplomacy, with Turkey and the Arab League to the fore, will be needed to steady nerves. Peace-keepers and monitors may have a part. This calls above all for presidential diplomacy from America. In election season Barack Obama's thoughts may be elsewhere; but this dangerous place needs some attention.

L'ipotesi yemenita 28.05.12

Uscire dall'emergenza massacri in Siria grazie all'esilio di al-Assad, ma senza decapitare l'intero regime.
Un progetto ambizioso promosso dall'amministrazione Obama, analogo a quanto avvenuto nello Yemen di Saleh.

Una transizione morbida, una via d'uscita politica, che tuttavia non convince le parti in causa e che preoccupa la Russia di Putin, terrorizzata dalla possibilità di perdere l'ultimo cliente nella regione, al punto di minacciare veti all'ONU con il rischio di schierarsi moralmente dalla parte dei macellai.

I gironi FIFA World Cup 2006: Gruppo H (qual.) 23.06.06

Squadra P V P S GF GS Pti
Spagna 3 3 0 0 8 1 9
Ucraina 3 2 0 1 5 4 6
Tunisia 3 0 1 2 3 6 1
Arabia Saudita 3 0 1 2 2 7 1

Partite disputate:

  • Spagna - Ucraina 4 - 0
  • Tunisia - Arabia Saudita 2 - 2
  • Arabia Saudita - Ucraina 0 - 4
  • Spagna - Tunisia 3 - 1
  • Ucraina - Tunisia 1 - 0
  • Arabia Saudita - Spagna 0 - 1

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Le Nazioni Unite a Damasco 04.04.12

Un portavoce di Kofi Annan, mediatore delle Nazioni Unite per la crisi siriana, ha annunciato l'arrivo a Damasco entro giovedì degli inviati dell'ONU che spianeranno la strada a un dispiegamento di Caschi blu con compiti di peacekeeping.

L'esercito egiziano preparava il dopo Mubarak prima della rivoluzione 28.02.12

Secondo un rapporto pubblicato dallo Strategic Forecasting, l'esercito egiziano preparava piani per spodestare l'allora presidente Hosni Mubarak da prima della nascita dei moti rivoluzionari che poi ne avrebbero accelerato la caduta.

Un anno dopo in Libia 18.02.12

Tricolori libici a Tripoli

I tricolori libici sventolano da Bengasi a Tripoli per festeggiare il primo anniversario dell'inizio della rivolta contro il regime del colonnello Gheddafi.

La rivoluzione ha portato a dei miglioramenti, ma dobbiamo attendere con pazienza per vedere esaudite le nostre richieste.
E' questa la gioia di una rivoluzione.

Il sottofondo musicale delle rivoluzioni 30.01.12

Il ruolo del rap come catalizzatore di malcontento nelle recenti ondate di rivoluzioni e rivolte nel mondo arabo e in Africa.

Why has rap - an American music that in its early global spread was associated with thuggery and violence - come to be so highly influential in these regions? After all, rappers are not the only musicians involved in politics. Late last week, protests erupted when Youssou N'Dour, a Senegalese singer of mbalax, a fusion of traditional music with Latin, pop and jazz, was barred by a constitutional court from pursuing a run for president. But mbalax singers are typically seen as older entertainers who often support the government in power. In contrast, rappers, according to the Senegalese rapper Keyti, "are closer to the streets and can bring into their music the general feeling of frustration among people."

Another reason is the oratorical style rap employs: rappers report in a direct manner that cuts through political subterfuge. Rapping can simulate a political speech or address, rhetorical conventions that are generally inaccessible to the marginal youth who form the base of this movement. And in places like Senegal, rap follows in the oral traditions of West African griots, who often used rhyming verse to evaluate their political leaders. "M.C.'s are the modern griot," Papa Moussa Lo, a k a Waterflow, told me in an interview a few weeks ago. "They are taking over the role of representing the people."

Germania - Costa Rica 4 - 2 09.06.06

Arbitro: ELIZONDO Horacio
Gruppo A
Stadio: Allianz Arena Stadion

Gol:

  1. 06' LAHM Philipp (GER)
  2. 12' WANCHOPE Paulo (CRC)
  3. 17' KLOSE Miroslav (GER)
  4. 61' KLOSE Miroslav (GER)
  5. 73' WANCHOPE Paulo (CRC)
  6. 87' FRINGS Torsten (GER)

Statistiche:

  • Tiri in porta 11 - 2
  • Tiri 21 - 4
  • Falli 11 - 15
  • Calci d'angolo 7 - 3
  • Calci di punizione 1 - 0
  • Fuorigioco 3 - 3
  • Autoreti 0 - 0
  • Ammonizioni 0 - 1
  • Espulsioni 0 - 0
  • Possesso di palla 63% - 37%

Cartellini gialli:

  1. 30' FONSECA Danny (CRC)

Formazione della Germania:
01 LEHMANN Jens
03 FRIEDRICH Arne
05 KEHL Sebastian - al posto di - 18 BOROWSKI Tim (72')
07 SCHWEINSTEIGER Bastian
08 FRINGS Torsten
10 NEUVILLE Oliver - al posto di - 11 KLOSE Miroslav (79')
16 LAHM Philipp
17 MERTESACKER Per
20 PODOLSKI Lukas
21 METZELDER Christoph
22 ODONKOR David - al posto di - 19 SCHNEIDER Bernd (91+')

Formazione della Costa Rica:
18 PORRAS Jose
02 DRUMMOND Jervis - al posto di - 05 MARTINEZ Gilberto (66')
03 MARIN Luis
04 UMANA Michael
06 FONSECA Danny
07 BOLANOS Cristian - al posto di - 08 SOLIS Mauricio (78')
09 WANCHOPE Paulo
10 CENTENO Walter
12 GONZALEZ Leonardo
14 AZOFEIFA Randall - al posto di - 11 GOMEZ Ronald (91+')
20 SEQUEIRA Douglas

Migliore in Campo Budweiser: KLOSE Miroslav (GER)

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Buone notizie per lo Yemen 23.11.11

Il presidente Ali Abdallah Saleh si trova in Arabia Saudita pronto per consegnate il potere nelle mani del suo vicepresidente, chiudendo la sua lunga parabola alla guida dello Yemen.
Una mossa che nelle intenzioni dovrebbe stemperare le tensioni delle proteste contro il suo regime in atto nel paese.

Saif al-Islam catturato dal CNT 19.11.11

Il secondogenito del colonnello Gheddafi catturato nei pressi di Obari.
Questa volta tenetevelo stretto.

Nella morsa del gelo 27.01.06

Piazza de Ferrari a Genova sotto la neve
Piazza de Ferrari a Genova sotto la neve.
Temperatura rilevata allo scatto: -2,5°.

Savona di notte ricoperta da un manto di neve
Savona di notte ricoperta da un manto di neve.
Temperatura rilevata allo scatto: -5°.

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Gheddafi ultimo atto 20.10.11

Il CNT avrebbe confermato l'uccisione del colonnello Gheddafi.
Il colonnello sarebbe rimasto ferito alle gambe in seguito a un raid della NATO mentre fuggiva da Sirte, ormai caduta in mano ai ribelli.
Gheddafi sarebbe poi stato catturato dalle truppe del CNT dopo un ulteriore scontro a fuoco. Trasportato a Misurata sarebbe morto durante il viaggio. Secondo altre fonti sarebbe ancora vivo, ma in gravi condizioni.

L'unica certezza in una situazione che resta confusa sembra essere la fine della guerra in Libia.

[17:00] E' arrivata la foto del cadavere del colonnello. Pubblicata da Afp, è stato scattata da Philippe Desmazes.

Il cadavere del colonnello Gheddafi

[21/10 11:02] Il GlobalPost pubblica un video, ripreso con un iPhone, che ritrae il colonnello Gheddafi appena catturato dai ribelli. Le immagini sono estremamente crude.

Nassiriya: missione di pace 08.12.05

Il drammatico filmato della "battaglia dei ponti" di Nassiriya del 2004 trasmesso da RAI News 24 e censurato da Mediaset.
E continuavano a chiamarla missione di pace...

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L'onore e l'onere delle armi 20.10.11

Non perdere occasione per restare in silenzio è una delle qualità dell'europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio.

La fine di Gheddafi, morto combattendo nel ridotto dei suoi ultimi fedeli, è indubbiamente una fine gloriosa. Sono stato uno dei pochi (forse il solo) a levare con forza la mia voce contraria per il modo in cui era stato ossequiato in italia, non essendo certamente un nostro amico, ma ciò non mi impedisce di dichiarare oggi con altrettanta forza che gli va riconosciuto cavallerescamente l'onore delle armi.

Il ragazzo con la pistola d'oro 20.10.11

Mohammed al-Bibi con la pistola d'oro del rais di Tripoli

Si chiama Mohammed al-Bibi. Ha 20 anni e sarebbe stato lui a scovare il rais di Tripoli in una condotta di cemento, dove si era rifugiato ferito in seguito al raid della NATO, e a strappargli la 9mm d'oro.
Difficilmente però sarebbe stato lui a freddare il colonnello dopo la sua cattura.

Libia ribelle 05.10.11

La rivoluzione libica raccontata dal suo interno.

Lapo, giornalismo e vergogna 11.10.05

Ora capisco che un figlio di papà che finisce in ospedale a seguito di un overdose in un coca party fa sempre effetto e clamore in questa italietta del 2005.

Capisco che il cordoglio e gli auguri di Pinturicchio possano scaldare i cuori e gli animi degli italioti.

Ma relegare la notizia di una catastrofe che ha provocato migliaia di morti in secondo piano sui principali media del paese, continua a schifarmi.
Mi schifano gli editori, mi schifano i giornalisti e mi schifani gli italioti morbosi.

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Il colonnello visto dal Sud Africa 07.09.11

Lo stretto legame che lega il Sud Africa al colonnello Gheddafi raccontato dall'Atlantic.

In its lingering affection for Qaddafi, South Africa is not much different from many other sub-Saharan African states, whom Qaddafi showered with money for decades, and some of whose post-colonial revolutionary groups he helped fund. If African leaders did not respond positively to his calls for a "United States of Africa" some 10 years ago, they were at least willing to accept his financial largesse. But the case of South Africa is uniquely disappointing, given its pretensions to being the leading expositor of democracy on the continent.

Qaddafi's connections to the African National Congress, South Africa's long-dominant ruling party, go back decades, when he supported its struggle against apartheid. No less a figure than Nelson Mandela has been the Libyan dictator's most respectable booster. In 1990, fresh out of prison, Mandela paid one of his first visits to Libya, where he was the inaugural recipient of the oddly named "Al-Qaddafi International Prize for Human Rights." In 1997, Mandela paid Qaddafi back in kind, awarding him South Africa's prestigious Order of Good Hope. "Those who feel we should have no relations with Qaddafi have no morals," Mandela declared. "Those who feel irritated by our friendship with President Qaddafi can go jump in the pool."

The roots of the ANC's comradeship with Qaddafi are not just ideological, but pecuniary as well. When Mandela's ex-wife Winnie was on trial for the assault and kidnapping of suspected South African government informants (one of whom was killed by her bodyguards), Qaddafi helped pay for her legal defense. The final report of South Africa's Truth and Reconciliation Commission later found Winnie "politically and morally accountable for the gross violations of human rights." Qaddafi is also rumored to have given $2 million to Zuma to pay legal fees incurred during his 2006 rape trial.

La 500 elettrica di Gheddafi 25.08.11

La 500 elettrica di Gheddafi

La FIAT 500 Cabrio elettrica, modello Capri realizzata dall'officina milanese Castagna per il colonnello Gheddafi, bottino di guerra dei ribelli.

L'album di foto di Condoleezza Rice di Gheddafi 25.08.11

L'album di foto di Condoleezza Rice di Gheddafi

Bizzarri ritrovamenti nelle case del colonnello.

Skype non si fa mancare niente 08.09.05

Il P*PHONE della HulgerSarà scomodo, se confrontato con cuffie e microfoni magari wireless, sarà retrò, sarà pesante, sarà ingombrante, ma di sicuro questo accessorio di Skype è indubbiamente cool!

 

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La ricomparsa dei figli di Gheddafi 23.08.11

Saif al-Islam Gheddafi

Scappato, lasciato fuggire o mai arrestato.
Qualunque sia la verità il fatto è che Saif al-Islam Gheddafi è libero, come pure suo fratello Mohammad.

Qui, Quo e Qua 22.08.11

Saif al-Islam, Saadi e Muhammad Gheddafi

Saif al-Islam, Saadi e Mohammad Gheddafi.
I primi due arrestati e il terzo arresosi alle forze ribelli che ormai controllano buona parte di Tripoli, dopo la resa dei pretoriani del colonnello. Ed è propio Muammar l'unico a mancare ancora all'appello.

Gheddafi game over 22.08.11

La festa a Tripoli per la liberazione dal regime di Gheddafi

Questa sera a Tripoli l'atmosfera è questa.

[24/08 110:03] Il ribelle che ha trovato il cappello di Gheddafi nella sua camera da letto.

Il ribello con il cappello di Gheddafi

La nuova beta di Skype 05.09.05

Skype ha rilasciato la nuova beta con importanti novità.

Finalmente si può impostare il trasferimento di chiamata senza doversi appoggiare a programmi terzi.
Funziona anche per chiamate effettuate tramite SkypeIn e necessita di un credito SkypeOut.
E' possibile memorizzare sino a tre numeri i quali verranno chiamati in successione prima di lasciare il posto alla segreteria telefonica (VoiceMail).
Il tutto funziona anche con Skype non attivo e a pc spento.

E' possibile interrompere il download dei file, migliora ancora l'audio e il tempo di risposta del programma, sono ddisponibili nuove emoticons, avatar e suonerie.
Migliora qualcosina a livello di grafica per quanto riguarda i pulsanti.

Risolti i bug che riguardavano il protocollo di trasferimento p2p e l'inizializzazione del programma che creavano problemi a qualche utente.

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Una rara immagine di Tigro 06.09.05

Il muso di Tigro

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La battaglia di Tripoli 21.08.11

Ribelli libici

L'avanzata dei ribelli verso la capitale libica raccontata in diretta sul Guardian.

Una strage senza parole 31.08.05

Quasi mille morti a Baghdad per falso allarme kamikaze.

Continuo a non riuscire a vedere i benefici portati da questa guerra al popolo iracheno, tanto decantati dal nostro governo.
Però ne vedo di enormi per alcune compagnie energetiche (e non solo) occidentali.

Sarà un caso?

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L'Alba della sposa del mare 20.08.11

Secondo Al Arabiya le truppe ribelli si starebbero muovendo verso Tripoli, dopo aver conquistato l'aeroporto internazionale, per sferrare l'assalto decisivo al regime del colonnello Gheddafi.

Euforia ribelle 19.08.11

Ribelli sempre più vicini a Tripoli e notizie incontrollate di una famiglia Gheddafi pronta alla fuga.
Settembre potrebbe portare buone nuove.

Il rimpasto di Bengasi 09.08.11

Lo stallo della rivoluzione libica, l'assassinio in circostanze misteriose del Capo di Stato Maggiore della ribellione il generale Abdel Fatah Younis e il rischio di infiltrazioni di lealisti del regime di Gheddafi hanno indotto Abdeljalil Moustapha, presidente del Consiglio Nazionale di Transizione, a sciogliere l'esecutivo e affidare a Jibril Mahmoud il compito di ricostruire una nuova squadra di governo credibile ed efficiente.

C'è un solo rappresentante del popolo libico 27.07.11

Per il Regno Unito è il Consiglio Nazionale Libico, gli insorti che hanno sfidato il regime del colonnello Gheddafi.
Il Foreign Office ha espulso tutti i diplomatici dall'ambasciata libica a Londra.

Quella volta che Saadi Gheddafi annientò l'Al Ahly Bengasi 15.07.11

Lo Spiegel racconta di come l'Al Ahly Bengasi, la squadra di calcio della seconda città libica e rivale dell'Al Ahly Tripoli del figlio di Gheddafi Saadi, fu cancellata dalla storia undici anni fa.
Le partite comprate, la rivolta dei tifosi, gli arresti, le torture, le condanne a morte e lo stadio raso al suolo. La furia cieca del regime contro qualunque avversario.

Retroscena significativo dell'attuale rivolta in Libia.

L'offensiva ribelle in Libia 06.07.11

I ribelli, ormai a 50 km dalla capitale, tentano l'offensiva decisiva contro le truppe lealiste del colonnello Gheddafi.
L'obiettivo dichiarato è raggiungere Tripoli per porla sotto assedio.

Il segretario generale della NATO Rasmussen ha ammesso,

Gheddafi perde terreno ogni giorno, per lui è game over.

Le ultime settimane di Gheddafi 23.06.11

Secondo Abdulrrahman Shalgam, ex ambasciatore libico all'Onu ed ex ministro degli Esteri ora dalla parte dei ribelli, Gheddafi sarebbe pronto al lasciare la Libia entro due o tre settimane sfuggendo alla giustizia del Tribunale internazionale.

La via di Saif Gheddafi per fermare la guerra 16.06.11

L'ultimo specchietto per le allodole pensato dal regime libico volto a evitare la catastrofe della famiglia Gheddafi prevede una nuova costituzione, nuove regole elettorali e poi elezioni generali entro tre mesi o al massimo a fine anno. Nessun esilio e nessuna condanna per il rais di Tripoli e i suoi accoliti.

L'escalation delle proteste in Siria 08.06.11

Secondo Robert Fisk, corrispondente dal Medio Oriente per il quotidiano britannico The Independent, la situazione in Siria starebbe rapidamente mutando da protesta contro il regime a insurrezione armata.

Syria's revolt against the rule of President Bashar al-Assad is turning into an armed insurrection, with previously peaceful demonstrators taking up arms to fight their own army and the "shabiha" - meaning "the ghosts", in English - of Alawi militiamen who have been killing and torturing those resisting the regime's rule.

Even more serious for Assad's still-powerful supporters, there is growing evidence that individual Syrian soldiers are revolting against his forces. The whole edifice of Assad's Alawi dictatorship is now in the gravest of danger.

Saleh va a farsi curare in Arabia Saudita 05.06.11

Yemeniti in festa per la partenza di Ali Abdallah Saleh

Pieni poteri ad Abd-Rabbu Mansour Hadi dopo che Ali Abdallah Saleh si è fatto ricoverare a Riad in seguito alle ferite riportate nell'attentato dell'altro ieri.
Il clima nello Yemen è questo.

I rivoluzionari feriscono Saleh 03.06.11

Secondo Al Arabiya il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh sarebbe stato rimasto ferito da colpi di artiglieria mentre stava pregando nella moschea del palazzo presidenziale a San'a.
Nell'attacco portato dalle forze ribelli sarebbero rimasti feriti anche il premier e il presidente del Parlamento, mentre quattro guardie del corpo sarebbero morte.

Nello Yemen l'escalation militare contre il regime si intensifica ogni giorno che passa. Oggi pesanti scontri si sono verificati anche nella città di Taiz.

L'isolotto di Bergeggi 15.05.05

Intorno al 485 i Vandali dominavano l'Africa settentrionale.
Il loro re si chiamava Unnerico, il quale perseguitò a lungo i cristiani.

Anche due santi vescovi, Vindemmiale e Eugenio stavano per essere uccisi. In attesa del martirio languivano in carcere.
Tuttavia alla vigilia dell'esecuzione, un angelo venne ad essi e gli ordinò di alzarsi e fuggire sullo scoglio davanti all'isola di Gerba dove Dio gli avrebbe dimostrato il suo volere.

I due fuggirono guidati dall'angelo e appena saliti sullo scoglio videro una luce intensa e una voce imperiosa che disse:
"Andiamo!". L'isolotto si mosse.

Attraversarono il Mediterraneo ed infine giunsere nel Mar Ligure di fronte alle coste savonesi.
Un semplice sentiero nell'isolotto (che si nota ancora oggi) permise ai due vescovi di raggiungere la barchetta con cu erano giunti sullo scoglio.

Intanto una folla proveniente da Spotorno sino a Celle si era radunata per assistere al prodigio. Tempo dopo Vindemmiale si congedò per portare la parola di Dio sull'isola di Corsica.

Per Eugenio fu un amaro allontanamento.
Nel corso degli anni Eugenio visse sull'isola portato a riva da un brav'uomo, il primo che aveva battezzato e che sempre gli era stato devoto.

Quando infine il vescovo santo spirò la sua anima volò in celo e il suo corpo si conservò intatto nei secoli.

La gente costruì una chiesa sull'isola dove vi fu venerato con estrema devozione.
Il vescovo di Savona, Bernardo, fece erigere un monastero o badia di San Eugenio che, con atto del 992, donò ai monaci benedettini di Lerino.

Nel 1252 i monaci se ne andarono lasciando il monastero alla diocesi di Noli.
Il corpo di San Eugenio fu portato a Noli e l'isolotto con le sue costruzioni venne ricoperto di erbe selvatiche.

La notte del 16 Luglio (anniversario della morte del santo) San Eugenio in compagnia del suo fido nocchiero tornò dal Paradiso e dopo che la sua anima torno nel corpo salirono sull'antica barchetta e tornarono all'isolotto di Bergeggi che il santo amava teneramente.

Molti dalla costa che avevano osservato il prodigio giunsero sulla riva e lì come voleva la tradizione furono benedetti per l'ultima volta dal santo.

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Alle 18:00 arriva la Tigre 29.04.05

Il cd di Mac OS X 10.4 'Tiger'L'ora "X" stà per scattare.
L'aggiornamento di Mac OS X, atteso spasmodicamente dagli utenti della "Mela", finalmente è qualcosa di reale.

Tiger arriva carico di novità sia a livello grafico sia sotto l'aspetto delle funzionalità.
Quelle nuove sono oltre 200.

Si presenta come il sistema operativo migliore del mondo.
Beh non vedo l'ora di metterci le mani sopra per confermare o smentire tale affermazione.

E vendersi le mutande no? 26.04.05

Tremonti, neo vicepremier se ne esce con una delle sue:

"Se dipendesse da me io venderei con concessioni di cento anni tutte le spiagge e tutti gli stabilimenti marittimi. Con il ricavato finanzierei grandi piani di turismo, veri e concreti, nel Mezzogiorno. Si dic che serve il turismo di massa, e che verranno dalla Cina e dall'India. Può essere. Ma se vogliamo attirare masse di turisti servono strutture per il turismo di massa. Ad esempio aeroporti a quattro piste"

Di vendersi le mutande non ci ha ancora pensato nessuno?

Ecco come Gheddafi sarebbe sfuggito ai giornalisti 13.05.11

Mark Stone, Sky News, racconta come Gheddafi avrebbe eluso i giornalisti per la sua conferenza all'hotel Rixos a Tripoli, arrivando a ipotizzare che il rais possa addirittura vivere nell'albergo al sicuro dai bombardamenti della NATO proprio grazie allo scudo umano fornito dagli stessi ignari giornalisti stranieri.

Ratzinga 19.04.05

Stà iniziando a girare su Usenet.
Sulle note di Mazinga.

Il grande Ratzinger

Ratzinga!
Ratzinga!
Ratzinga!

Trema,
Il regno delle Tenebre del Male
Dalla Fortezza di San Pietro arriva
Con i pugni teologici
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa

Tuona,
Si scaglia dal sagrato contro il male
Se sei il nemico prega è già finita
La Chiesa batte i denti, c'è
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (croci rotanti!)
Ratzinga, Paapaaaa (pater noster!)
Ratzinga, Paapaaaa (ostia di fuoco!)

Ha la mente di Lutero ma tutto il resto fa da sè
Non conosce la paura né za italiano ke koz'è
Lotta, cade, si rialza, sempre vincerà
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (rosario atomico!)
Ratzinga, Paapaaaa (lama del diavolo!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio amen!)

Ratzinga!
Ratzinga!
Ratzinga!
Ratzinga!

Forte,
Con uno sguardo spacca in due il conclave
Dagli occhi sputa fuori salmi gamma
Non c'è chi è forte più di te
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa

Ha la mente di Lutero ma tutto il resto fa da sè
Non conosce la paura né za italiano ke koz'è
Se hai bisogno puoi invocarlo, con la Bibbia apparirà
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (bombe gnostiche!)
Ratzinga, Paapaaaa (luce divina!)
Ratzinga, Paapaaaa (spada teologica!)
Ratzinga, Paapaaaa (sermone perforante!)
Ratzinga, Paapaaaa (incenso atomico!)
Ratzinga, Paapaaaa (pugno teologico!)
Ratzinga, Paapaaaa (croci rotanti!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio amen!)
Ratzinga, Paapaaaa (ora pronobis!)
Ratzinga, Paapaaaa (acqua santa!)
Ratzinga, Paapaaaa (lama diabolica!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio rosario!)

Incertezza libica 12.05.11

Ieri sera è uscito un video di Gheddafi in riunione con alcuni leader tribali a Tripoli, presso l'hotel Rixos.
Zoomando sulle immagini si può notare su una tv accesa il programma mattutino di al-Jamahiriya Tv in cui compare la data di ieri. Un dirigente libico ha affermato a France Press che il video sarebbe stato girato intorno alle 17:30.
Nessuno dei giornalisti accreditati presenti in albergo si è accorto di nulla.

I ribelli nel pomeriggio hanno annunciato di aver conquistato l'aeroporto di Misurata e di aver distrutto alcuni carri armati abbondonati dai soldati lealisti in fuga. Entrambe le notizie sarebbero state confermate da giornalisti di AFP.
Tuttavia la città anche oggi è oggetto di scontri a fuoco intensi, segno che la battaglia non è ancora stata vinta.

Dov'è finito Gheddafi? 11.05.11

Sparito da più di dieci giorni - proprio il giorno del bombardamento NATO sul suo compound - il logorroico rais di Tripoli si sarebbe rifugiato nel deserto di Ash Shurayf, a circa 400 chilometri a sud della capitale. E' quello che affermano fonti del movimento rivoluzionario Intifada 17 febbraio.

Intanto l'Unione Europea, per bocca di Catherine Ashton, si è finalmente decisa a riconoscere gli insorti e ad aprire al più presto un ufficio di rappresentanza a Bengasi.

Guerra a termine 04.05.11

La Lega insiste sulla necessità di indicare un termine temporale per la conclusione della missione italiana in Libia.

L'affermazione di Marco Reguzzoni (Lega Nord), sul poter stabilire a priori il termine di una guerra in corso, è talmente sconclusionata che solo un esponente di questa maggioranza disastrosa poteva pronunciare e proporre come mozione al Parlamento.

Parola di Gheddafi 30.04.11

Avete commesso un crimine, l'ha commesso il mio amico Berlusconi, l'ha commesso il Parlamento italiano. Ma ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia, nè tanto meno la democrazia. Solo l'amico popolo italiano vuole la pace.
Dov'è il Trattato di amicizia? Dov'è il divieto di aggressione contro la Libia da parte dell'Italia? Dov'è il parlamento italiano? E il governo italiano? E il mio amico Berlusconi?
Credevamo aveste sentimenti di colpa per il popolo libico speravamo che l'Italia, il mio amico Berlusconi e il parlamento italiano condannassero la colonizzazione, invece sembra che non ci sia un parlamento nè tantomeno una democrazia in Italia

Il colonnello Gheddafi sull'intervento militare italiano in Libia.

Tremonti e lo strappo di Libia 29.04.11

Le sconclusionate minacce di Bossi sulla tenuta della maggioranza, all'alba della nostra azione militare in Libia, hanno molto a che fare con il rimpasto di Governo, le politiche di rigore di Tremonti, le nomine RAI e alle municipalizzate di Milano e pochissimo con l'immigrazione dal nord Africa e la preoccupazione per i civili in Libia.

Liberate i mastini della guerra 26.04.11

Il Governo è pronto a bombardamenti mirati sulla Libia, con La Russa ministro della difesa e Frattini agli esteri.
Vi vedo fiduciosi.

Misurata non è libera 23.04.11

Tra bombardamenti e notizie di carri armati in ritirata, a Misurata si strada l'ipotesi che le truppe lealiste abbiano allentato l'embargo alla città controllata dai ribelli per permettere l'apertura di una trattativa tra i leader tribali e gli oppositori.

Intanto il dipartimento della Difesa USA ha confermato l'uso di un drone per attaccare postazioni dell'esercito fedele al colonnello Gheddafi.

La Gumball 3000 arriva in Italia 18.03.05

Probabilmente conoscete la Gumball più come The Cannonball, un film dei primi anni ottanta, con Burt Reynolds e Roger Moore.
E' la storia di una corsa coast to coast negli Stati Uniti con supercar che pur di vincere infangevano ogni tipo di norma del codice della strada.

Beh la Gumball 3000 è un versione "edulcorata" di quel film.

Questa folle corsa nasce nel 1999 con un numero abbastanza esiguo di partecipanti sino a raggiungere le più di 200 auto nell'edizione del 2004.
Ogni anno i partecipanti raddoppiano e la corsa attira re sempre più i media.

Oggi l'organizzazione si avvale perfino di un merchandising di capi di abbigliamentocon il logo ufficiale "Gumball 3000", nonché personalizzazioni di servizi durante la corsa.

La quota di iscrizione di 10.000,00 sterline non è proprio popolare, ma date le macchine in gare (si passa dalle Ferrari alle Porsche, passando per Lamborghini, Viper e quant'altro) i partecipanti non avranno difficoltà a pagare il dovuto.

Quest'anno per la prima volta la corsa passerà anche in Italia.
Questo l'itinerario nostrano:

sbarco a Bari, poi rotta verso la Sicilia per il tracciato della vecchia Targa Florio e quindi il passaggio per Roma, Genova e la Liguria.

Il restante percorso prevede la partenza ufficiale da Londra, gli attraversamenti di Bruxelles, Praga, Vienna, Dubrovnik, poi l'Italia e infine l'arrivo a Monte Carlo il giorno del GP di Formula 1.

Google News personalizzabile 12.03.05

L'ultima novità in casa Google è la possibilità di personalizzare Google News, l'aggregatore di notizie.

L'utilizzo è semplice ed intuitivo. Sotto ogni categoria vengono proposti due bottoni: "Mostra altre storie" e "Mostra meno storie".
Inoltre in alto a destra tramite la funzione "Personalizza questa pagina" è possibile modificare anche il layout di Google News.

Attraverso un comodo effetto di trascinamento si possono spostare le sezioni, aggiungerne, eliminarle e modificarne la struttura (presentando ad esempio solo i titoli delle notizie).

Assieme alla funzione Google alert che permette di ricevere notizie selezionate nella propria casella e-mail, l'aggregatore diventa davvero maturo imponendosi ancora una volta sulla concorrenza per quanto concerne l'usabilità.

Parola di Zuma 11.04.11

Secondo il presidente sudafricano Zuma, Gheddafi avrebbe accettato la roadmap proposta dall'Unione Africana per riportare la pace in Libia. Un cessate il fuoco, seguito da un periodo di transizione che consenta di introdurre riforme politiche. Avvolto nel mistero il futuro del raiss di Tripoli.

Ora non resta che convincere i ribelli e stare a vedere il bluff del colonnello.

Nessuno tocchi Caino 02.03.05

Una piccola buona notizia.
La Corte Suprema degli Usa ha dichiarato incostituzionale la pena di morte per reati commessi dai minori di 18 anni.

Sull'argomento: Giovy's Blog!.

Il regime libico cerca una scappatoia 02.04.11

We are trying to talk to the British, the French and the Americans to stop the killing of people. We are trying to find a mutual solution.

Tutto attorno al colonnello Gheddafi si sta aprendo un fronte diplomatico volto a risolvere il disastro libico. Contatti sempre più serrati e aperture verso l'Unione Europea e gli Stati Uniti.
Una via di uscita per gli uomini del regime. Un'occasione per la Libia di ritrovare stabilità, sicurezza e, ci si augura, democrazia.

La rivoluzione araba in 10 video 31.03.11

Foreign Policy ha scelto dieci video per raccontare le rivolte scoppiate nei paesi arabi.

Diplomatiche certezze 30.03.11

E' istruttivo notare come alcuni di quelli che oggi chiedono a gran voce l'intervento della diplomazia per risolvere il massacro libico, non più tardi di qualche mese fa ne auspicassero la fine sull'onda dello scandalo Wikileaks.

Libero Blog: l'aggregatore atipico 22.02.05

Beh c'è che Libero ha attivato questo nuovo canale: Libero Blog.
Embeh? Direte voi.
Tanto meglio finalmente un canale che riguarda i bloggers.

Il fatto che questo nuovo canale si basa su una redazione che "setaccia e costituisce una base di blogger affidabili e competenti e utilizza i loro contenuti per la compilazione di Libero Blog".
In pratica un aggregatore.

Sono arrivato a scoprire tutto questo grazie ai referrer, dato che è stato pubblicato un mio post.

Ora non che mi faccia schifo essere pubblicato, anzi ne sono lusingato e non me lo sarei mai più aspettato che Libero mi considerasse un "blogger di fiducia", ma mi stupisce francamente il comportamento della redazione.

Avrei gradito ricevere preventivamente una e-mail informativa.
Preciso: è chiaro che avrei dato immediatamente il consenso.

Tuttavia non capisco il motivo di fare tutto questo di nascosto.

Esportare internet 26.03.11

Un decennio a discutere su come e se fosse giusto o meno esportare la democrazia per poi scoprire che bastava un blog, 140 caratteri e Facebook per sovvertire la stabilità di decenni di regimi impermeabili ad ogni riforma.

Intanto nel mondo là fuori i ribelli libici, grazie all'intervento delle Nazioni Unite e della NATO, avanzano riconquistando città e posizioni alle truppe lealiste del colonnello Gheddafi.
In Siria la protesta divampa, minacciando ora direttamente il regime baatista e portando con se la folle e feroce repressione di un terrorizzato Bashar al-Assad.

Gizoogle: il primo search engine hip-hop 21.02.05

Tradurre pagine web e trovare parole in slang hip-hop oggi è possibile grazie a questo simpatico clone di Google:

Gizoogle

Vieni avanti cretino 20.02.05

Il popolo della pace ancora una volta fa rosicare l'inutile cretino.
Per Luciana, Florence e Hussein.

Google fight 20.02.05

Volete sapere quale di due query è la più presente su Google?
Questo è un metodo simpatico per scoprirlo.

Perché la Libia non si trasformerà in un nuovo Iraq 21.03.11

Peter Bergen sulla CNN spiega le ragioni per cui l'intervento in Libia non causerà agli Stati Uniti la stessa ondata di malcontento e critiche nel mondo arabo rispetto alla guerra in Iraq del 2003.

The high level of anti-Americanism in the Muslim world that was generated by the Iraq War is unlikely to be replicated by U.S. military action against Libya, because Gadhafi is widely reviled in the Arab world. His antics on the world stage have earned him the enmity of even his fellow autocrats -- who will not be welcoming him if he chooses to "retire" to Saudi Arabia as other murderous dictators of his ilk have in the past (think Idi Amin).

And the fact that both the Arab League and the United Nations have endorsed a military action against Gadhafi strongly suggests that the Libyan intervention will not generate a renewed wave of anti-Americanism in the Muslim world.

Instead, it underlines a striking feature of the protests that have roiled the Middle East in the past several weeks: Strikingly absent from those protests has been the ritualized burning of American flags, something that hitherto was largely pro forma in that part of the world. That's because Arabs have finally been able to express publicly that their biggest enemy is not the United States, but their own rulers.

Gli interessi in Libia e l'intervento militare 21.03.11

C'è almeno un punto su cui il fronte dei pacifisti ha assolutamente ragione, gli interessi in Libia giocano un ruolo fondamentale. E questo vale per tutti gli schieramenti.

Se Russia, Cina, India, Germania e Brasile si sono astenute in Consiglio di Sicurezza alle Nazioni Unite lo hanno fatto non certo per amore della fratellanza dei popoli, ma altresì per specifici interessi economici e geopolitici.
La Russia ha ancora il dente avvelenato per aver dovuto rinunciare a milioni di euro di commesse militari in Libia.
La Cina mal sopporta le rivolte africane. La paura che la democrazia dilaghi mina la sua stabilità interna e rischia di indebolire la sua penetrazione nel continente.
L'India persegue la sua politica di neutralità terzista portata avanti sin dalla fine della seconda guerra mondiale alla testa dei paesi non allineati.
Il Basile ha sempre più bisogno di smarcarsi, senza contrapporsi frontalmente, dal potente alleato nordamericano per ritagliarsi il suo spazio di manovra come potenza regionale emergente.
In Germania si sente odore di elezioni.
In molti di questi paesi poi esistono forti componenti secessioniste che mosse dagli sviluppi politici nel mondo arabo potrebbrero generare nuove fonti di instabilità. Pensiamo alla Cecenia, agli Uiguri e al Tibet, solo per citare i più noti.
Persino nel nostro piccolo giardinetto recintato di prostitute e ricatti federalisti l'unico interesse della Lega Nord contro l'intervento militare è dettato dalla mera paura di ondate immigratorie.

Sarebbe stupido negare che anche l'occidente ha il suo interesse ad essere presente in Libia, ma non bisogna dimenticare che già da anni faceva affari con il rais di Tripoli e con enorme profitto.

L'intervento militare non è privo di rischi, ma è probabilmente la scelta più giusta - e forse tardiva - sul piatto delle opzioni.
La via politica e diplomatica è fallita per l'impermeabilità di Gheddafi alla trattativa. Più volte e da più parti pressioni e offerte di uscite di scena onorevoli sono state poste di fronte al rais e tutti conosciamo le sue risposte, un misto di minacce e farneticamenti.
La guerra civile mieteva vittime inermi ben prima che gli aerei della coalizione scaldassero i motori.
La no fly zone per essere imposta ha bisogno di smantellare la capacità dell'avversario di accedere liberamente al cielo e inibire i suoi tentativi di forzare il blocco, per questo è necessario rendere inoffensive basi, aerei, postazioni mobili e contraerea del nemico. E lo si fa sganciando bombe, disturbando le comunicazione e lanciando razzi.

Giovedì il colonnello Gheddafi era sul punto di schiacciare in modo definitivo la rivolta e aveva iniziato a mettere in pratica la minaccia di stanare e giustiziare i ribelli. Oggi il rischio maggiore è che lo scenario di guerra possa di nuovo impantanassi in uno stallo con una nuova, ma non decisiva, avanzata del fronte rivoluzionario.

La missione, al contrario della guerra del 2003 mossa contro Saddam Hussein, ha il preventivo avvallo delle Nazioni Unite, l'esplicita richiesta dei rivoltosi e il benestare della Lega Araba con tanto di aerei del Qatar che prendono parte all'operazione Odyssey Dawn. I recenti ripensamenti di quest'ultima vanno letti nell'ambito della strategia di tenere il piede in due staffe: non scontentare i popoli arabi desiderosi di riforme e democrazia, ma neppure gettare troppa enfasi sull'invio della cavalleria. In fondo molti dei membri del consesso sono alle prese con manifestazioni analoghe e rivolte interne che potrebbero degenerare e richiedere nuovi interventi mirati.
Qui non si tratta di esportare la democrazia bensì di proteggere un popolo che ha chiesto il nostro aiuto per mettere fine ai massacri, gettando quindi le basi per attuare in futuro quelle riforme che creino le potenzialità per un ripristino dei diritti umani.

Restano i dubbi se l'intervento militare sortirà gli effetti previsti, come anticipato prima non è detto che i ribelli siano in grado di sconfiggere le truppe lealiste sul campo. Eppure proprio l'intervento potrebbe sortire effetti prima insperati di nuove e determinanti defezioni tra le file del regime. E se anche tutto dovesse concludersi per il meglio rimane il dubbio su quale volto assumerà la Libia di domani. Anche se a bocce ferme un mondo in cui Gheddafi non può più nuocere è sempre preferibile a quello in cui il colonnello ha in mano le leve del comando.

Restare a guardare il massacro libico senza alzare un dito sarebbe, al netto di ogni interesse, ignavia.
Reiterare gli errori di un passato di disimpegno di fronte a massacri di civili, basti pensare al Ruanda, sarebbe stato inaccettabile.

Un idolo assoluto 18.12.05

Edgardo Piantieri, componente della direzione provinciale DS di Teramo, "ringrazia" il governo per gli aumenti in busta paga.
E' un idolo.

Il caccia dei ribelli libici 19.03.11

Il jet dei ribelli libici abbattuto

L'unico jet dei ribelli libici è stato abbattuto sopra Bengasi. Il pilota ha fatto in tempo a eiettarsi dall'abitacolo.

Inizia l'operazione Odyssey Dawn sulla Libia 19.03.11

Caccia francesi al decollo

Lancio di un missile Tomahawk da una nave americana

La diretta dell'attacco delle forze aero navali NATO contro gli obiettivi sensibili dell'esercito libico del colonnello Gheddafi per istituire la no fly zone decisa dalle Nazioni Unite.

Il cessate il fuoco che non lo era 18.03.11

L'annuncio del regime del colonnello Gheddafi, dopo la decisione delle Nazioni Unite di intervenire nella battaglia libica, cade sotto i colpi dell'artiglieria su Misurata.

Ora le truppe lealiste dovranno vedersela con i caccia della NATO. Non sarà più una passeggiata.

Mandolino e Berlusconi 17.02.05

La tv svedese Svt manda in onda questo spot.
Si tratta di un filmato autoprodotto che mostra l'immagine del nostro premier insieme alle note di un mandolino.

Il messaggo è chiaro:
"Non siamo come Berlusconi, la TV di stato svedese si fa pubblicità come televisione libera e indipendente".

Andiamo a prendere Gheddafi 17.03.11

Il ministro francese Alain Juppé alle Nazioni Unite

Mentre le truppe del colonnello Gheddafi si preparano a bombardare Bengasi, in quello che fino a qualche ora fa era considerato l'atto finale della rivoluzione libica, le Nazioni Unite approvano la risoluzione 1973 che prevede tutte le misure necessarie per proteggere i civili in Libia, tranne l'occupazione militare. Dieci i voti a favore e cinque gli astenuti, Russia, India, Brasile, Germania e Cina.
Via dunque alla no fly zone. Le operazioni per istituirla potrebbero partire già dalle prossime ore.
NATO, Lega Araba e paesi africani saranno i principali attori sul campo.
Sigonella e Napoli molto probabilmente potrebbero diventare le basi di punta per le missioni di guerra e ricognizione.

Le sorti del leader libico si ribaltano ancora una volta e ora nella città assediata la folla può tornare a scendere in strada per festeggiare.

Arte ecologica 14.02.05

Un'opera di Lee BakofskyC'è un laboratorio d'arte a cui tutti possono partecipare. Si chiama The Box Doodle.

Consiste nel ricavare da una o più scatole di cartone, ma non necessariamente, opere d'arte.
I lavori eseguiti devono poi essere inviati sul sito, dove verranno publicati.

Tramite un tool è possibile disegnare direttamente con il mouse su diversi tipi di scatoloni, già pronti all'uso.

 

A Bengasi 13.03.11

Scontri tra ribelli e l'esercito del colonnello Gheddafi

Le forze del colonnello Gheddafi rompono lo stallo e avanzano su tutti i fronti della Cirenaica appoggiate da pesanti bombardamenti aerei.
I ribelli sembrano in rotta. Brega cade e Bengasi appare ormai molto vicina. Il fronte e ad appena 250 chilometri.

In una settimana la situazione si è ribaltata a favore del rais, mentre la comunità internazionale non ha ancora preso una decisione su se e come intervenire nella guerra civile. Intanto la Lega Araba fa sapere di essere d'accordo sull'istituzione della no-fly zone, anche se ora potrebbe essere troppo tardi.

Codici a barre fantasiosi 10.02.05

Codice a barre fantasiosoC'è chi progetta codici a barre fantasiosi; è il caso di Design Barcode Inc..
Questi codici a barre verranno applicati a bottiglie di the verde che verranno commercializzate da due industrie alimentari giapponesi.

La risposta del mondo alla crisi libica 09.03.11

Resta confusa la situazione strategica nella parte occidentale della Libia, dove le truppe fedeli al colonnello Gheddafi da quasi una settimana tentano una controffensiva per riprendere le città conquistate dai ribelli.
Zone d'ombra che si riproporrebbero anche all'interno della stessa famiglia del leader libico, dove non tutti sarebbero d'accordo a continuare il sistematico massacro contro i rivoltosi.

Si delinea meglio invece, ad ogni ora che passa, la strategia della comunità internazionale in risposta alla crisi. USA e UE sembrano ormai d'accordo nello stabilire una zona di interdizione al volo sopra la Libia.
Una risoluzione per istituirla sarebbe pronta per essere presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Unione Africana e Lega Araba - in un primo momento contraria all'ipotesi - avrebbero raggiunto un accordo di massima per un intervento a guida NATO, ascoltate anche le richieste degli stessi ribelli.
La Cina fa sapere, in via del tutto confidenziale, di essere pronta a sostenere la no-fly zone. La Russia tentenna in attesa di capire quale opzione favorirebbe maggiormente i suoi interessi.
Verrebbe esclusa per il momento ogni azione militare di terra, considerata controproducente sia sotto il profilo politico dall'Unione Europea sia dal punto di vista militare dalla stessa Alleanza atlantica.

Per rendere efficace e sicura la no-fly zone sarebbe comunque necessaria una preventiva missione aereo navale per colpire stazioni radar, difese antiaeree e antimissile e un bombardamento delle piste di decollo dei caccia libici.
Una missione che necessariamente vedrebbe in prima linea le basi aeree italiane e il upporto logistico della portaerei Cavour, nonché l'impiego di unità navali della NATO con manovre dalla base di Napoli. Gli USA sono già presenti davanti alle coste della Libia con due navi portaelicotteri e intercettori a decollo verticale.

Questo spiega la confusione delle dichiarazioni ministeriali in una crescente paura per la mancanza di capacità e strategie che possano preservare gli interessi del paese davanti agli impegni internazionali e dall'imbarazzo per gli stretti legami personali tra il premier Berlusconi e Gheddafi. ENEL intanto fa sapere che il protrarsi della crisi potrebbe causare problemi di approvigionamento a partire dal prossimo inverno.

Se ne occupa lui 06.03.11

Vorremmo evitare che la Libia diventi davvero un nuovo Afghanistan, ma gli americani farebbero bene a darsi una calmata. Noi siamo qui, l'Europa è qui, è meglio dunque che ce ne occupiamo noi.

Reberto Maroni.

Ridatecela 06.02.05

La vignetta di Vauro per Luciana Sgrena

La vignetta di Vauro per Luciana Sgrena

La propaganda di Gheddafi non ferma la rivoluzione 06.03.11

Rivoltosi libici sventola il tricolore

Il corpo di un pilota libico dopo l'abbattimento del suo caccia

Miliziani ribelli libici

Un'altra giornata convulsa in Libia.
Le voci si rincorrono tra i festeggiamenti di Tripoli e la riduzione propagandistica delle tasse decisa dal regime e le dichiarazioni dei ribelli che assicurano sul mantenimento del controllo della parte orientale del paese e di molte città lungo la costa.

Il contrattacco deciso dal colonnello Gheddafi sembra fallito e quanto meno segna il passo davanti a una resistenza ferma e organizzata.

Il sito più piccolo del mondo 04.02.05

Per chi ancora non lo conoscesse ecco il sito più piccolo del mondo: Guimp.

Presenta una versione in puro HTML ed una in Flash.
Con l'aiuto di una buona lente di ingrandimento o con il magnificator potrete riuscire anche a giocare a PacMan.

La Libia è una questione interna araba 02.03.11

Il regime di Gheddafi tenta una controffensiva per riprendere il controllo del paese e allargare la fascia di sicurezza attorno a Tripoli. Finora senza troppo successo, le città di Brega, Zintan e Ajdabiya sarebbero infatti ancora in mano ai rivoltosi.
Intanto la Lega Araba, riunita al Cairo, si pronuncia contro un intervento militare esterno in Libia.

The Arab League, at the level of permanent delegates, on Tuesday introduced a resolution to be submitted to the ministers of foreign affairs during their meeting... to reject any foreign military intervention in Libya.

Il segretario generale della Lega, e possibile futuro candidato alle presidenziali in Egitto, ha tuttavia aggiunto,

The situation in Libya is tragic and we cannot accept it.

In mattinata gli Stati Uniti avevano escluso la prospettiva di istituire una no-fly zone NATO a protezione degli insorti, gelando la proposta del premier inglese Cameron che si è ritrovato costretto a fare retromarci.
Richiesta che tuttavia potrebbe arrivare alle Nazioni Unite dagli stessi leader dei rivoltosi, almeno secondo quanto riportato dalla Reuters dopo ave ascoltato Mustafa Gheriani, portavoce del gruppo 17 Febbraio.

We are probably going to call for foreign help, probably air strikes at strategic locations that will put the nail in his (Gaddafi's) coffin.

L'esportatore del bunga bunga 02.03.11

Abbiamo costretto l'Italia ad inchinarsi, deve scusarsi per il regime coloniale, ci pentiamo del rapporto che abbiamo avuto con loro, l'Italia dovrà pagare.

Quanti schiaffi in faccia dobbiamo ancora prendere dal mandante della strage di Lockerbie prima che il premier Berlusconi e il ministro Frattini abbiano un sussulto di dignità e reagiscano?

Ora l'ONU bracca Gheddafi 27.02.11

L'ONU si esprime all'unanimità. La risoluzione numero 1.970 stabilisce le sanzioni contro Gheddafi e i suoi familiari, mentre Stati Uniti e Unione Europea sono pronti a sostenere gli insorti.

In dettaglio si prevede il blocco dei beni del rais, otto dei suoi figli, due cugini e undici esponenti del regime di Tripoli.
L'embargo alle vendite di armi.
Un possibile e auspicabile coinvolgimento della Corte penale internazionale dell'Aja per i crimini di guerra e contro l'umanità.
Per il momento l'uso delle armi è escluso esplicitamente nel documento. Il riferimento esplicito all'articolo 41 della Carta non lascia dubbi. A volerlo Russia e Cina.

Il mondo non concederà l'impunità al leader libico per i suoi crimini. Il messaggi è forte. Il Consiglio di Sicurezza compatto.
E' un primo passo, ma è quello nella giusta direzione.

A Bengasi si forma il governo provvisorio sotto la guida dei comitati che gestiscono le città liberati e l'influenza dell'ex ministro della Giustizia Mustafa Abdeljalil.
Il governo provvisorio ha decretato che la capitale resterà Tripoli e che il clan Gheddafi è stato perdonato. Solo il rais pagherà per le sofferenze del popolo.
Intanto nella capitale regna una clama irreale, mentre truppe fedeli al regime cercano di sfondare con una controffensiva a Misurata.

Una giornata di ordinaria rivoluzione 25.02.11

Due manifestante libici in pausa caffè

In una Tripoli assediata dai ribelli Gheddafi riappare nella piazza Verde per arringare i suoi fedelissimi, lanciando appelli all'unità, minacce di morte e deliranti accuse di complotti stranieri.
Un'atmosfera da ultimi giorni prima della caduta che continua a mietere vittime in un tentativo criminale di mantenere un anacronistico status quo, mentre USA e UE studiano a risoluzioni da presentare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e sanzioni unilaterali.

Diversa l'atmosfera che si respira a Bengasi e nelle altre città fuori dal controllo del rais, dove si incomincia a pensare al futuro e si dove la società civile si riorganizza per mantenere l'ordine e ristabilire i servizi primari.

Continua parallelamente l'esodo degli stranieri che fuggono dal paese con ogni mezzo.

L'interventismo in Libia 24.02.11

Le ragioni di Rocca, dalle pagine del Sole 24 Ore, per un auspicato intervento italiano e internazionale in Libia, mentre il regime di Gheddafi è intento a sedare la rivolta a colpi di artiglieria ad al-Zawiyah, trenta chilometri a ovest di Tripoli.

Le dichiarazioni italiane, le prese di posizione europee, le condanne delle Nazioni Unite non bastano. Mettere in guardia sul rischio del fondamentalismo islamico, nel caso il regime quarantennale di Muammar Gheddafi dovesse finalmente cadere, non serve assolutamente a nulla se, nel frattempo, a Bengasi e a Tripoli e nelle altre città libiche le milizie del Colonnello continuano a sparare ad altezza d'uomo sui manifestanti. La priorità è fermare il massacro, poi contenere gli effetti dell'inevitabile caduta del regime e, infine, aiutare il processo di ricostruzione del paese. Questo è il nostro interesse nazionale, oltre che la cosa giusta, etica e morale da fare.

[...] L'idea del ministro Franco Frattini, secondo cui non è compito dell'Europa interferire negli affari interni della Libia, non è solo miope, sbagliata e fondata sull'illusione che il regime alla fine si salverà. E' anche diametralmente opposta a un'ormai consolidata politica estera italiana, condivisa dai governi di centro-sinistra (Somalia, Serbia, Albania, Libano) e di centro-destra (Iraq e Afghanistan) e incentrata sul diritto all'ingerenza democratica e sul dovere d'intervenire per fermare i massacri a pochi chilometri di distanza da casa nostra.

[14:34] Secondo Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della NATO, l'Alleanza atlantica non ha alcun piano di intervento in Libia.

Robinson Crusoe 02.02.05

La copertina del libro 'Robinson Crusoe'Il 2 febbraio del 1709 il marinaio Alexander Selkirk viene salvato, dopo aver trascorso quattro anni da solo nell'isola di Juan Fernandez al largo delle coste del Cile a seguito di un naufragio.

Da quella storia Daniel Defoe prende spunto per scrivere il suo "Robinson Crusoe".
L'editore Taylor vede recarsi il canovaccio iniziale che comprendeva il seguente titolo:

"La vita e le strane e sorprendenti avventure di Robinson Crusoe, che visse ventott'anni da solo in un'isola deserta al largo delle coste dell'America, non lontano dalla foce dell'Orinoco , approdato sulla spiaggia in seguito ad un naufragio dov'erano periti tutti i marinai eccetto lui".

E' la nascita di una capolavoro. La vittoria definitiva dell'uomo contro la natura e le forze avverse.
L'elogio definitivo della civiltà borghese.

Video musicali 02.02.05

Davvero particolare e forse uno dei più creativi del 2004 il video degli Eurostar "Ye-Ye".

La particolarità del montaggio risiede nel fatto che ogni sequenza è legata alla successiva per associazione di idee.
E' prodotto da Bikini Films e diretto da Gabriel Malaprade.

La Libia potrebbe tagliare le forniture di gas all'Italia 22.02.11

La minaccia, contenuta in una nota su Facebook, di una fazione dell'opposizione libica chiamata "17 febbraio", che raccoglie gli abitanti della regione compresa tra la città di Nalut e Gherban, punta il dito contro il silenzio delle istituzioni contro il massacro perpetrato dal regime di Gheddafi contro i manifestanti.
Nell'area è infatti presente il gasdotto che dal campo d Al Wafa attraversa il Mediterraneo per raggiungere l'Italia e l'Unione Europea.

Il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia si è affrettato a dichiarare che per il momento la fornitura di gas è regolare, ma avverte che la situazione è molto complicata e l'attenzione resta alta.

[15:28] Intanto ci ha pensato ENI a svuotare per sicurezza il gasdotto Greenstream, affermando che la chiusura non compromette la sicurezza energetica del paese.

Il vuoto attorno al Colonnello 21.02.11

Ore drammatiche in Libia dove il regime cerca di soffocare in ogni modo la rivolta nel sangue e al tempo stesso mostra le prime crepe.
Voci incontrollate - la fonte è il segretario aggiunto dell'ambasciata libica a Pechino Husein Sadeq al Misurati - parlano di un Gheddafi che si sarebbe già dato alla fuga alla volta del Venezuela, mentre Bengasi viene liberata dai manifestanti e da truppe militari che hanno disertato.

Seif, figlio del Colonnello, parla di complotto alla tv di stato. Intanto a Tripoli viene assaltato il palazzo presidenziale.

Quarant'anni di regime sono ora sull'orlo del baratro.

Il tricolore libico 21.02.11

Il tricolore libico sventola su Bengasi

Sventola un tricolore tra le bombe e i razzi dei raid aerei sui manifestanti a Tripoli e Bengasi. Sventola un tricolore anche sui carri armati che hanno deciso di appoggiare i rivoltosi contro il sanguinario regime di Gheddafi. Un tricolore a bande orizzontali rosso nero e verde, con quella al centro di altezza doppia e sormontata da una mezzaluna e una stella entrambe bianche.

E' la prima bandiera nazionale della Libia moderna una volta ottenuta l'indipendenza dall'Italia nel 1951.
La bandiera del Regno Unito di Libia che oggi si contrappone alla bandiera tutta verde simbolo della rivoluzione del Colonnello.

I Mirage libici fuggiti a Malta 21.02.11

Un Mirage F1 libico atterrato a Malta

Come in un romanzo di Tom Clancy ambientato durante la Guerra Fredda, ieri due caccia Mirage F1 dell'aeronautica militare libica hanno disertato facendo rotta sulla vicina Malta dopo essersi rifiutati di aprire il fuoco su obiettivi civili.
I due piloti, entrambi colonnelli e operativi nella base Okba Bin Nafe, hanno dichiarato alle autorità europee di essere fedeli al popolo libico non al suo governo.

Poco prima all'aeroporto della Valletta erano atterrati due elicotteri civili in fuga dalla Libia.

Web economy: riderci su 26.01.05

Termini fantasiosi e privi di senso? Sono le fondamenta su cui si basa gran parte della web economy.
Non poteva dunque mancare un generatore di stronzate per la web economy per il "senior developer evangelist" che non deve chiedere mai.
Dal blog di phibbi.

Ora cosa succede in Egitto? 13.02.11

Dopo la cacciata di Mubarak l'Egitto entra nella sua fase di transizione.
I militari si faranno garanti del processo lasciando intatto il governo di emergenza di Ahmed Shafiq e affidandosi alla figura vicepresidenziale di Omar Suleiman.

Il primo problema da risolvere sarà il ritorno alla normalità dopo due settimane di caos.

Il secondo problema riguarderà la disponibilità a venire incontro alle richieste di trasparenza e democrazia sostenute dalla piazza.
Qui la risposta dell'esercito, per il momento, si fa più incerta. Da una parte si sospende la costituzione voluta dal rais e si scoglie il Parlamento, dall'altra si mantiene in vigore lo stato di emergenza, garantendo tuttavia l'apertura della discussione sulle riforme da approvare in futuro mediante referendum.

Catturare la libertà in un tweet 12.02.11

La mappa sull'influenza delle relazioni su Twitter nelle proteste egiziane

La mappa sull'influenza delle relazioni su Twitter nei primi giorni delle protese in Egitto.

The lump on the left is dominated by journalists, NGO and foreign policy types; it seems nearly gafted on, and goes through an intermediary buffer layer before making contact with the true Egyptian activists on the ground. However, this process of translation and aggregation is key; it is how those in Egypt are finally getting a voice in Western society, and an insurance policy against regime violence. Many of the prominent nodes in this network were at some point arrested, but their deep connectivity help ensure they were not "dissapeared".

Most of those in this network speak both English and Arabic, and their choice of language says a lot about both the movement and about Twitter. Some may choose to primarily communicate with their friends, while others make an effort to be visible to the rest of the world on purpose. They want to reach out, and connect with, the rest of the global society. The structure on the bottom, near Ghonim, seems entirely composed of this free intermingling.

Pubblicità comparativa intelligente 14.01.05

Il logo dell'Alfa RomeoE' una delle poche pubblicità intelligenti in circolazione.
L'Alfa Romeo prende in giro in modo intelligente e davvero sagace lo spot della concorrente BMW Serie 1 a proposito del suo famoso: "One like no one".

Per la casa italiana il motto si trasforma in: "One like 147".

I 18 giorni che hanno cambiato l'Egitto 11.02.11

Un bambino in braccio al padre festeggia la cacciata di Mubarak

Manifestazioni ad Alessandria d'Egitto

Cittadini, in nome di Dio misericordioso, nella difficile situazione che l'Egitto sta attraversando, il presidente Hosni Mubarak ha deciso di dimettersi dal suo mandato e ha incaricato le forze armate di gestire gli affari del Paese. Che Dio ci aiuti.

Così Omar Suleiman, vicepresidente egiziano, ha annunciato il ritiro di Hosni Mubarak dopo trent'anni di regno alla tv di stato.
Il rais ha resistito appena 18 giorni all'inarrestabile determinazione del suo popolo.
La nuova dottrina dell'amministrazione Obama che ha voltato le spalle al vecchio alleato per appoggiare senza mezze misure la rivoluzione ha eroso l'ultimo sostegno su cui si basava il potere di Mubarak. Una dottrina che potrebbe avere ora un effetto dirompente anche sugli altri stati arabi al centro di tensioni sociali.

Cosa succede ora? L'Unione Europea da tempo sostiene i manifestanti e la Svizzera ha annunciato il congelamento di tutti i beni del vecchio faraone, ritiratosi al momento a Sharm el-Sheik.
Il Consiglio della Difesa ha preannunciato misure per la transizione. Ai militari appare ben chiaro che il popolo egiziano non si accontenterà di una ritinteggiata al palazzo presidenziale e la venuta di un fantoccio.
Restano pochi mesi alle elezioni. Bisognerà lavorare bene e in fretta.

A dispetto di tutto pensare ad un futuro Egitto democratico e senza faraoni oggi è più semplice.

Verba Fumant 13.01.05

Un pacchetto di sigarette 'modificato'LSDesign ha da poco creato Verba Fumant.

L'obiettivo è quello di ironizzare sulle recenti norme anti fumo, modificando le scritte in modo "creativo" sui pacchetti di sigarette.

Mubarak sarebbe pronto a dimettersi 10.02.11

Secondo voci incontrollate sulle tv satellitari arabe il presidente parlerà questa sera annunciando il suo ritiro.

Fonti militari annunciano alla piazza che questa sera potrebbe avere una bella sorpresa.
Anche per Hossam Badrawi, segretario del Partito Nazionale Democratico, Mubarak potrebbe dimettersi entro venerdì assecondando le richieste del popolo.
Infine secondo Al Arabiya il presidente egiziano sarebbe già in viaggio per Sharm el-Sheik

A 17 giorni dall'inizio della rivolta di piazza per il rais potrebbe davvero essere arrivato l'ultimo giorno.
A questo punto con ogni probabilità il potere passerebbe nelle mani del vicepresidente Suleiman chiudendo, si spera, l'era a un regime pluridecennale.

[18:34] Situazione molto fluida. Per i Fratelli Musulmani ci sarebbe il rischio di un possibile golpe militare.
Continua l'incertezza su dove si troverebbe Mubarak al momento. Secondo fonti dell'aeroporto militare il presidente sarebbe già decollato, mentre la tv egiziana afferma che al momento è a colloquio con il vicepresidente Suleiman.
Il discorso di Mubarak è atteso intorno alle 19:30.

[20:15] Nuovo orario per il discorso televisivo di Mubarak, ora atteso per le 20 (le 21 in Italia).
Intanto a piazza Tahrir sarebbero presenti almeno 200.000 persone.

Il discorso di Mubarak in diretta 10.02.11

Screenshot di BBC News

L'atteso discorso di Mubarak in diretta su BBC News e Al Jazeera, a partire dalle 21 in Italia.

Mubarak non si dimette, vuole guidare la transizione 10.02.11

Screenshot di Al Jazeera

Mubarak guiderà la transizione sino alle elezioni di settembre, ma non si ricandiderà.
Emenderà la costituzione per permettere una consultazione democratica e istituirà una commissione per indagare sui morti dei moti, ma per il momento le leggi di emergenza resteranno in vigore.
Alcune deleghe verrano passate al vicepresidente Suleiman.

La rabbia esplode a piazza Tahrir che si aspettava un ben altro epilogo.

Ho messo a punto una chiara strategia sul modo in cui risolvere la crisi, il sangue di quelli che sono stati uccisi non sarà versato invano.

[22:34] Il vicepresidente Suleiman interviene alla tv di stato.

[22:50] Suleiman ha rivolto un appello alla popolazione perchè rimanga unita e rivolga il proprio sguardo al futuro, chiedendo poi alla piazza di tornare a casa. In piazza Tahrir la tensione è alta, in molti pensano di dirigersi verso il palazzo presidenziale.

Dakar sconfigge Meoni 11.01.05

Fabrizio MeoniL'undicesima tappa della Dakar 2005 è stata fatale per Fabrizio Meoni, il motociclista italiano che aveva vinto le edizioni del 2001 e 2002.

La notizia è arivata dagli organizzatori della competizione, che hanno inviato un elicottero per tentare di soccorrere il corridore.
Tutti i tentavi di rianimarlo sono risultati inutili.

Fabrizio Meoni aveva 47 anni ed era originario di Castiglion Fiorentino, correva per la Ktm.
Lascia la moglie Elena e il figlio Gioele.

Il punto non è Mubarak 08.02.11

Focalizzare tutta l'attenzione solo sulla cacciata del tiranno potrebbe indurre a compiere errori di valutazione e a far perdere di vista la vera sfida che si pone davanti al popolo egiziano.
Il futuro dell'Egitto passa da una radicale riforma del suo sistema politico, elettorale e costituzionale. Un processo che dovrà necessariamente vedere la luce nei prossimi mesi e che riguarderà tanto le elite economico e militari quanto la società civile e il forte legame con la sua componente religiosa.

The real struggle for the future of Egypt has only begun. It could be far less telegenic than last week's protests - largely committee meetings and long documents rather than mass rallies and placards.

this is the important battle. Mubarak's future is clear. Egypt's future is not. Egyptians must focus on Egypt.

L'anno della rivoluzione del mondo arabo 07.02.11

L'interessante speciale di El Pais sulla voglia di riscatto e di democrazia dei popoli arabi dal nord Africa allo Yemen.

El polvorín tenía que estallar tarde o temprano. Lo está haciendo en 2011 y en un sentido más próximo a lo que ocurrió en los años ochenta en la Europa del Este que a cualquier otra cosa. Hastiadas del falso dilema entre autocracia y teocracia en el que quieren encerrarlas tantos sus gobernantes como el cinismo de la realpolitik occidental, esas juventudes quieren democracia.

La domenica dei martiri 06.02.11

In piazza i manifestanti ricordano le vittime delle proteste contro il regime di Mubarak. Nel palazzo del governo si pensa alla sua successione.

Gli incontri tra il vicepresidente Suleiman, le opposizioni - ElBaradei e Fratelli Musulmani in testa - e le elite del paese pongono alcuni paletti per normalizzare la situazione nel paese e intavolare un dialogo per gestire la transizione.
Fine dello stato d’emergenza, come già annunciato dallo stesso Mubarak nell'ultimo intervento televisivo.
Pugno di ferro contro i responsabili delle violenze.
Riforme costituzionali garantite da un apposito comitato che vedrà lal luce entro marzo e di cui faranno parte anche i rappresentanti dell'opposizione.
Fine delle restrizioni a web e media. Più in generale verrà garantita una sostanziale libertà di espressione e informazione in vista delle prossime elezioni presidenziali.
Verrà aperto un dibattito tra opposizioni e governo sullo stato dei detenuti politici.

Il venerdì della partenza 04.02.11

Le elite politico e militari mettono a punto una strategia per il dopo Mubarak nel giorno della scadenza dell'ultimatum lanciato da piazza Tahrir.

Il comitato dei saggi, composto da personalità del mondo politico economico e culturale egiziano, suggerisce al vicepresidente Suleiman di assumere il controllo del paese relegando il rais a una mera funzione rappresentativa.
In cambio Suleiman dovrebbe impegnarsi sulla via delle riforme, con la promessa dei Fratelli Musulmani di non partecipare con un loro candidato al voto previsto per settembre.

Una proposta di compromesso che dovrebbe mettere tutti d'accordo e per questo non accontentare nessuno.

Il popolo sovrano 07.01.05

Il referendum sulla fecondazione assistita.

Caos Egitto 03.02.11

Un manifestante egiziano improvvisa un casco

Tra cecchini che sparano sulla piazza, l'ONU che decide di lasciare il paese, giornalisti stranieri picchiati, scontri tra sostenitori del rais e manifestanti anti Mubarak, la proposta del vicepresidente Suleiman di anticipare le elezioni ad agosto, agenti di Hamas e dell'Iran, il cuscinetto dell'esercito, ancora morti e saccheggi se ne va l'ultimo giorno della rivoluzione egiziana prima della scadenza dell'ultimatum al faraone.

Internet si muove per le zone colpite in Asia 05.01.05

Il logo di GoogleGoogle ha da poco inserito nella sua homepage una pagina per guidare l'utenza verso affidabili riferimenti presso i quali indirizzare la propria beneficienza in aiuto alle popolazioni colpite dallo tsunami o cercare notizie.

Sempre Google rilancia la Google Foundation (gruppo che avrà in gestione l'1% dei ricavi del gruppo).
Larry Page e David Brin stanno cercando il responsabile che dovrà gestire la fondazione e forse non a caso proprio in queste ore è tornato in auge un progetto lanciato già nell'Aprile 2004.

Anche Yahoo! ha lanciato la sua iniziativa benefica per raccogliere fondi. Dopo 18 ore l'ammontare registrava già 1.2 milioni di dollari.

Altre iniziative sono arrivate da parte di eBay, Salesforce ed altri siti.

Il disastro ha fatto emergere purtroppo anche alcuni lati oscuri.
ll giornalista freelance Michelle Tirado ha registrato poche ore dopo il disastro il dominio tsunamirelief.com, mettendolo in vendita a 99$.

Il dominio è stato acquistato da Josh Kaplan, ventenne presentatosi come rappresentante di una associazione operante nel mondo della raccolta benefica.
Quando Tirado ha però saputo che il dominio era in vendita su eBay per 50.000 dollari, la storia del found-raising è divenuta presto una storia di mera speculazione ed il ragazzo è stato immediatamente additato nonostante tutte le promesse per cui il ricavato dal dominio sarebbe stato devoluto ad associazioni benefiche.

Christopher Pierson ha invece spedito 35 finte mail mandate per annunciare la morte di alcune delle persone scomparse nelle aree colpite dal maremoto. Il trentasettenne ha già ammesso la propria responsabilità.

Pierson avrebbe raccolto gli indirizzi sul sito di Sky News ed avrebbe mandato il terribile hoax sfruttando un falso indirizzo legato al governo inglese (ukgovoffice@aol.com).

Le autorità hanno già fatto sapere che tratteranno il responsabile con la dovuta fermezza.

Il ritorno del dodo 02.01.05

Il dodoIl libro di Harri Kallio, Il dodo e l'isola di Mauritius. Incontri immaginari, è stato il vincitore dell'European Publishers Award for Photography 2004.

Il volume realizza un filo rosso tra passato e presente, ornitologia e arte, invenzione e natura, e associa la puntuale ricostruzione storica, geografica e zoologica alla potenza fantastica delle scenografie di sfondo.

Il dodo, grosso uccello della famiglia dei colombiformi (specie estinta dal 17° secolo), incapace di volare, insieme a tartarughe e altre specie, fu tra le facili prede dei cacciatori europei, approdati nell'isola di Mauritius.

Oltre 90 tra fotografie e riproduzioni d'epoca ci parlano anche di una creatura che ha nutrito di immagini la fantasia, come in Alice nel paese delle meraviglie: "Bene, disse il dodo, il modo migliore per spiegarlo è farlo" (Lewis Carroll, 1865).

Reperti fossili, in genere percepiti come freddi referti scientifici, acquistano morbidezza, tatto, quasi calore, generando un immediato coinvolgimento emotivo nel lettore.

Libro fotografico, ma anche opera di accurata documentazione e manuale di scultura, il lavoro affonda le radici in studi presso biblioteche e musei, sulle tracce di fossili, resti dell'animale, dipinti.

Nel volume è presente uno specifico capitolo intitolato: "Manuale per la costruzione di un dodo".
Propone un esempio di ricostruzione anatomica, attraverso procedimenti scultorei e tassidermia (tecnica di preparazione degli animali impagliati). Alla fine ammiriamo due ricostruzioni di dodo, maschio e femmina, a grandezza naturale, in ricostruzioni fotografiche nell'habitat naturale.

Le figure tridimensionali vantano articolazioni regolabili, scheletri meccanici, di alluminio e acciaio, ricoperti da una massa corporea fatta di dacron, fibra di vetro, filo di cotone e lattice di gomma. La testa, inizialmente in creta, attraverso vari passaggi di modellatura, si struttura in un calco in gomma al silicone.
Per il piumaggio sono state utilizzate piume di oca e struzzo.

Il fotografo Harri Kallio è nato in Finlandia nel 1970. Ha studiato presso la University of Art and Design di Helsinki e presso la Oxford Brookes University. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il BFF Promotion Award 2003, il Finish Cultural Foundation Grant nel 2002 e nel 2003, il Finish Art Council Grant nel 2000 e 2004.
I suoi lavori affrontano principalmente la particolare relazione tra la natura e l'uomo. Vive e lavora a New York.

Il volume è edito da Peliti Associati.

La marcia del milione in diretta 01.02.11

L'opposizione a Mubarak oggi è pronta a mostrare i muscoli. L'obiettivo è portare almeno un milione di persone in piazza Tahrir per poi marciare compatti verso il palazzo presidenziale.
Nel giorno decisivo per il futuro dell'Egitto i militari hanno annunciato che non faranno uso della forza contro i manifestanti e il vicepresidente Suleiman si è detto pronto a aprire un dialogo con le opposizioni.

Il Guardian segue in diretta l'evolversi della situazione.

Intanto Google, con la collaborazione di Twitter, aggira la censura del regime permettendo di inviare twit vocali via telefono.

La manifestazione al Cairo per immagini 01.02.11

Veduta aerea di piazza Tahrir

Cartelli contro Mubarak

Cartelli contro Mubarak

Un carro armato egiziano tra la folla di manifestanti

Circa due milioni per le strade del Cairo hanno inscenato l'ostinazione di un popolo oppresso che ha voglia di cambiare pagina e la prova di forza di oggi potrebbe portare alla svolta tanto attesa.
Niente marcia, pochi scontri. Tanti cartelli, tanti colori, tante lingue. Giovani e anziani, cristiani e musulmani, donne e uomini insieme per gridare al mondo la loro voglia di democrazia.

L'attesa ora è per il messaggio televisivo di Mubarak attesto per le prossime ore. E c'è già qualcuno pronto ad affermare che il rais si sarebbe già dato alla fuga.

[23:50] Mubarak ha parlato in diretta tv. Non si ricandiderà alle elezioni previste in settembre, ma neanche lascerà l'Egitto. "Ho sempre lavorato per questo Paese e continuerò la mia vita, fino alla morte, su questa terra", ha annunciato. Una dichiarazione irricevibile secondo le opposizioni che hanno concesso al rais un ultimatum per abbandonare il potere che scadrà venerdì.

Un augurio 31.12.04

Concludo l'anno con la tristezza nel cuore.
E' una tristezza dettata dall'egoismo, i grandi problemi del mondo non c'entrano, riguarda soltanto me.
Dicono che il tempo guarisce ogni cosa.
Non ne sono così convinto.

Vi auguro comunque un felice Anno Nuovo, con la speranza che sia migliore di quest'ultimo.
Un augurio di felicità per tutti.

Chiesto un passo indietro a Mubarak 31.01.11

Secondo il Sunday Times il nuovo vicepresidente egiziano Omar Suleiman e il ministro della Difesa, Mohammed Tantawi avrebbero chiesto a Mubarak di farsi da parte.

I blogger raccontano il disastro 28.12.04

Sul blog di giusec&frienz è possibile trovare link a siti di blogger che raccontano in presa diretta il dramma asiatico.

Un nuovo giorno di rivoluzione in Egitto 30.01.11

Una madre col figlio guarda piazza Tahrir

Un jet militare sorvola a bassa quota piazza Tahrir

Manifestazione a piazza Tahrir

Una domenica a piazza Tahrir.
Il Cairo a sei giorni dela rivolta.

Il presidente Obama sulla crisi egiziana 29.01.11

I governi devono matenere il potere attraverso il consenso.

Il presidente ha parlato pochi minuti fa riguardo la situazione in Egitto.
Intanto la Casa Bianca minaccia di tagliare fondi e assistenza al regime di Mubarak dopo gli scontri di oggi.

L'esercito egiziano si frappone fra manifestanti e polizia 29.01.11

Nel video girato oggi al Cairo tre mezzi corazzati dell'esercito forniscono riparo ai manifestanti contro i proiettili di gomma e i fumogeni della polizia.
Le notizie che giungono dall'Egitto sembrano confermare che le forze armate al momento preferiscono contenere invece di reprimere.

La violenza arriverebbe solo dalla polizia. Intanto le agenzie parlano ormai di più di 100 morti negli scontri.

Vecchi e nuovi focolai di rivolta sorgono nel paese.
Situazioni critiche a Ismailia, e Alessandria. Si parla di assalti al ministero dell'interno e al museo egizio al Cairo.

Buone Feste! 23.12.04

Una buona antivigilia in ritardo ed una felice vigilia di Natale in anticipo a voi tutti!

Il manuale del manifestante egiziano 29.01.11

Screenshot del manuale dell'attivista egiziano

I manifestanti egiziani hanno creato un vero e proprio manuale per istruire gli attivisti a organizzare, sopravvivere e pianificare la protesta di piazza.

Chi è Omar Suleiman 29.01.11

Omar Suleiman durante un incontro con Barak

Omar Suleiman, 74 anni, uomo forte e capo dei servizi segreti, è stato nominato vicepresidente egiziano da Mubarak. Il paese non ne aveva uno dal 1981.
Una mossa verso la successione, un scelta che protegge l'alleanza tra regime e esercito. Una figura su cui anche l'Occidente potrebbe contare.

Ian Black ne traccia un profilo sul Guardian.

Omar Suleiman, Hosni Mubarak's intelligence chief, is the keeper of Egypt's and the president's secrets, a behind-the-scenes operator who has been intimately involved in the most sensitive issues of national security and foreign policy for nearly 20 years.

Suleiman's appointment as vice-president carries two highly significant messages: for the first time since coming to power in 1981 Mubarak has a designated successor – finally quashing speculation that it will be his son Gamal; and that successor has the full confidence of the military. Its role will now be crucial as the Egyptian drama unfolds.

Suleiman, 74, is bald and moustachioed and despite his military bearing has a penchant for discreet dark suits and striped ties. Acquaintances often remark on his exquisite manners. In 1995, two years after taking over Egypt's General Intelligence Service (known, as in all Arab countries, as the mukhabarat) he saved the president's life during an assassination attempt in the Ethiopian capital Addis Ababa. He also played a key role in defeating the insurrection mounted by Egyptian armed groups such as Islamic Jihad.

For 30 years before that he served in the army, fighting in Yemen as well as in the 1967 and 1973 wars against Israel, rising to be director of military intelligence. Like many Egyptian officers of his generation he was trained in the then Soviet Union.

In recent years one of Suleiman's biggest preoccupations has been dealing with the volatile Palestinian file, mediating between the western-backed Fatah movement and the Islamists of Hamas – a group with special resonance in Egypt because of its control of the Gaza Strip and their links to the Muslim Brotherhood. He has also been involved in mediation attempts between rebels and the government in Yemen.

Suleiman figures often in US diplomatic cables released by Wikileaks. In a meeting with a US military delegation in April 2009 he explained that "his overarching regional goal was combating radicalism, especially in Gaza, Iran, and Sudan." The US and other western governments will see him as a safe pair of hands. But for how long is impossible to say.

Il nuovo governo della Tunisia 18.01.11

Ghannouchi guiderà un governo di transizione che traghetterà la Tunisia verso il voto, dopo la fuga del presidente Ben Ali in Arabia Saudita.
I 19 membri dell'esecutivo comprendono tre leader dell'opposizione e 10 indipendenti.

La crisi tunisina in diretta 17.01.11

Il Guardian segue con aggiornamenti costanti l'evolversi della crisi in Tunisia e il tentativo dell'ex primo ministro Mohammad Ghannouchi di formare un nuovo esecutivo in grado di fermare le violenze.

La caduta di Ben Ali porta in piazza i tunisini di Parigi 17.01.11

La prima pagina di Liberation

La Parigi tunisina in festa per la caduta di Ben Ali e Liberation celebra l'evento con una prima pagina straordinaria.

Felice epilogo ad Atene 16.12.04

Si sono arresi, alla fine, i due uomini che da ieri mattina tenevano sotto sequestro un bus ad Atene.

Tutti gli ostaggi sono usciti dal mezzo indenni.

La cocnlusione della drammatica vicenda ha visto la porta del bus aprirsi, poi il lancio in strada della carabina, della pistola e della borsa che i rapitori sostenevano contenesse una bomba, i due uomini uscire con le mani sulla nuca e subito dopo l'uscita da un'altra porta degli ultimi ostaggi, incolumi.

Al lavoro sul documento riguardante i campi degli header 16.12.04

L'ora è quella giusta. Notte fonda.
Posso riprendere in mano il documento sugli header e cercare di completarlo.

La revisione appare più lunga di quanto mi aspettassi e non credo finirò tutto questa notte.

Il documento si propone di spiegare nel modo più semplice possibile gli header, ovvero l'intestazione dei messaggi inviati su usenet nei newsgroup.

La versione attuale, anche se completa è in alcuni punti poco chiara e lacunosa e la bozza, a cui sto lavorando, dovrebbe riuscire a colmare questi vuoti.

Non solo aggiunte e modifiche al testo, ma anche una revisione della struttura del documento grazie anche ai suggerimenti di Carlo Fusco.

Rivoluzione tunisina 14.01.11

Scontri a Tunisi

Dopo oltre 70 morti, un paese sull'orlo del collasso e la decisione di 24 ore fa di ritirare l'esercito dalle strade e cedere sulle concessioni chieste dai dimostranti, il presidente tunisino Ben Ali - al potere dal 1987 - ha sciolto il governo ed è fuggito verso l'Unione Europea. Voci incontrollate hanno parlato di uno scalo a Malta e successivamente a Cagliari.
L'annuncio della svolta è stato trasmesso in diretta tv per bocca del primo ministro Mohammad Ghannouchi che ha assunto l'incarico di formare il nuovo governo.

La situazione nel paese resta tesa, mentre Mohammed Nejib Chebbi, segretario del Partito democratico progressista all'opposizione in Tunisia, chiede un governo di unità nazionale per evitare un bagno di sangue.

Il verde Islam 14.01.10

Le proteste di Teheran e la nuova teologia in Iran nell'analisi politica di Abbas Milani.

The Green Movement is a revolt against theocracy. Most of its adherents are young Iranians with little or no religious motivation. Yet, an iconic figure of the revolt was the nation's highest-ranking cleric, Grand Ayatollah Hussein Ali Montazeri; and, last month, Ashura, a holy day celebrating martyrdom, occasioned some of the movement's most massive protests.

Perhaps the fact that the movement has acquired a Shia veneer shouldn't be terribly surprising. During the past century, no social movement in Iran has succeeded without draping itself in religion or without a strong Shia contingent in its leadership.

But to limit the discussion of the Green Movement's religiosity to rhetoric and political maneuverings is to diminish the significance of the happening. The Green Movement (and the Ayatollah Khamenei’s clumsy response to it) has exacerbated a split with Shiism. It has accelerated the development of profound and potentially far-reaching doctrinal innovations. The course of the coming months will determine the extent to which these innovations will transform Shiism and Iran.

L'elicottero siriano abbattuto dai ribelli 27.08.12

L'elicottero siriano abbattuto dai ribelli

I ribelli siriani hanno abbattuto un elicottero delle forze governative, pubblicando su Youtube il video dell'azione mentre nel paese continua il massacro di civile operato dal regime di al-Assad.

La battaglia di Aleppo 04.08.12

La battaglia di Aleppo

Le forze governative siriane e i ribelli dell'esercito di liberazione si combattono ad Aleppo in quella che potrebbe essere la battaglia decisiva per la sorte del regime e del paese.

Fonte: Guardian

L'esercito di liberazione siriano 11.04.12

Ribelli siriani

Le continue violenze nel nord della Siria tra le forze governative e i ribelli stanno mettendo in pericolo o piani per un cessate il fuoco mediato dalle Nazioni Unite.

Fonte: Guardian

L'anniversario della rivoluzione in Egitto 25.01.12

Il ricordo della rivoluzione egiziana

L'Egitto si ferma e torna a raccogliersi in piazza Tahrir al Cairo per la manifestazione che celebra il primo anniversario della rivoluzione.

Fonte: Guardian

Saif al-Islam Gheddafi è stato catturato 19.11.11

Saif al-Islam Gheddafi

Saif al-Islam, secondogenito del colonnello Gheddafi, è stato catturato dalle truppe di Tripoli vicino a Obari assieme ad alcune guardie del corpo. Era ricercato dal Tribunale internazionale dell'Aja.

Fonte: Guardian

Buongiorno Libia 20.10.11

I ribelli festeggiano la liberazione della Libia

Con la cattura di Sirte, l'ultimo avamposto dei lealisti, e l'uccisione del colonnello Gheddafi, colpito in un raid NATO e poi finito dai ribelli, la guerra di liberazione della Libia si avvia alla conclusione.

Fonte: Guardian

I ribelli libici assediano le ultime roccaforti lealiste 16.09.11

Festeggiamenti tra i ribelli libici

Colonne di ribelli si muovono per sferrare gli attacchi decisivi a ciò che resta delle truppe lealiste al colonnello Gheddafi, in quella che ormai è una Libia liberata.

Fonte: Guardian

I giornalisti dell'Hotel Rixos 24.08.11

Un giornalista bloccato all'Hotel Rixos

Le forze lealiste lasciano l'Hotel Rixos a Tripoli dove da cinque giorni impedivano a 35 giornalisti stranieri di lasciare l'edificio. L'ingresso nell'edificio della Croce Rossa segna la fine del soggiorno forzato.

Fonte: Guardian

Il regime di Gheddafi crolla 22.08.11

Un cittadino di tripoli pianta la bandiera della Libia libera

Catturati i figli del rais. Arresa la guardia repubblicana. I ribelli entrano a Tripoli accolti da una folla festosa e da pochissima resistenza. Intanto la NATO continua ad appoggiare gli insorti bombardando le postazioni militari del regime e il compound del colonnello Gheddafi.

Fonte: Guardian

La Libia pensa al dopo Gheddafi 22.08.11

Tripoli festeggia la caduta del regime

Con la conquista di buona parte della capitale Tripoli e l'assalto finale al compound di Gheddafi, il Cominato Nazionale di Transizione si prepara a dare un nuovo volto democratico alla Libia libera dopo decenni di regime.

L'avanzata dei ribelli libici 20.08.11

Ribelli libici festeggiano la presa di Zawiyah

La battaglia per la conquista della Libia si sposta attorno alla capitale. I ribelli conquistano posizioni e avanzano verso Tripoli, dove il regime del colonnello Gheddafi appare sempre più in difficoltà.

Fonte: Guardian

Si intensifica la rivolta nello Yemen 03.06.11

Sana'a, Yemen: Fire and smoke rise over the city during clas

Si intensificano gli scontri nella capitale yemenita tra lealisti e i miliziani ribelli. Il presidente Ali Abdallah Saleh sarebbe rimasto ferito da colpi di artiglieria mentre stava pregando nella moschea del palazzo presidenziale.

Fonte: Guardian

La NATO in azione nel porto di Tripoli 20.05.11

La nave della marina libica colpita dalla NATO

Nella notte jet della NATO hanno bombardato, danneggiando gravemente cinque imbarcazioni della guardia costiera e una nave da guerra della marina libica ancorate nel porto di Tripoli

Fonte: PhotoBlog

La ribellione continua 18.05.11

Uomini navigano su internet a Bengasi

La Libia entra nel terzo mese di combattimenti da quando è iniziata la rivolta nel mese di febbraio. Intanto i pubblici ministeri del Tribunale penale internazionale dell'Aja hanno emesso mandati d'arresto per il colonnello Gheddafi, il figlio Saif al-Islam, e suo fratello-in-law Abdullah Al-Sanousi per organizzare attacchi contro i civili durante la rivolta.

La vittoria in Libia passa per Misurata 12.05.11

Ribelli a Misurata

Proprio quando i ribelli libici conquistano con un'offensiva l'aeroporto di Misurata il regime manda in onda un filmato in cui appare Gheddafi dopo undici giorni di incertezze sulla sua sorte. Immagini che comunque non riescono a chiarire la vera sorte del rais, mentre nella città assediata si continua a sparare.

Fonte: TLUC Blog

Si tratta per Misurata 23.04.11

Ribelli libici a Misurata

Tra bombardamenti e notizie di carri armati in ritirata, a Misurata si strada l'ipotesi che le truppe lealiste abbiano allentato l'embargo alla città controllata dai ribelli per permettere l'apertura di una trattativa tra i leader tribali e gli oppositori.

Fonte: Guardian

L'assedio di Misurata 19.04.11

Ribelli libici mitragliano da un pick-up

Migliaia di lavoratori stranieri e libici stanno cercando di lasciare Misurata sotto assedio, mentre continuano i combattimenti tra le forze lealiste e i ribelli.

Fonte: Guardian

Il pantano libico 09.04.11

Un soldato lealista ferito catturato dai ribelli libici

Cresce la frustrazione dei ribelli libici impantanati nello stallo della guerra civile, mentre crescono i dubbi sui leader della rivolta e sull'azione NATO non così incisiva come sperato.

Fonte: Guardian

I ribelli libici tornano ad avanzare 27.03.11

Ribelli libici festeggiano la nuova avanzata

Nuovo capovolgimento di fronte nella guerra libica. I ribelli sono tornati ad avanzare riconquistando città e posizioni abbandonate dall'esercito lealista del colonnello Gheddafi, concentrato ora sul bombardamento di Misurata. Il nuovo comando NATO, con sede a Napoli, ha preso in carico la gestione strategica della no fly zone cambiando nome in codice all'operazione, da Odyssey Dawn a Unified protector.

Fonte: Guardian

Alla Nato il controllo della no-fly zone 24.03.11

Passaggio di munizioni su di un tank libico

Nel giorno in cui un caccia francese abbatte il primo jet libico che ha infranto l'area di non volo, l'Alleanza atlantica riceve il consenso unanime a guidare e pianificare il mantenimento della no fly zone. Alla coalizione per il momento resta il comando per le operazioni contro obiettivi a terra. Gli insorti tornano a guadagnare terreno. Ad Ajdabiya una brigata lealista starebbe trattando la resa con i ribelli.

Ruolo chiave della NATO in Libia 22.03.11

Un ribelle libico prega con a fianco un lanciarazzi

Sul fronte libico fallisce l'offensiva lealista a Zintan, mentre caccia dell'alleanza ingaggiano un aereo del regime diretto a Bengasi. Intanto l'alleanza decide di consegnare alla NATO a guida della missione ONU per imporre la no fly zone sui cieli libici.

Tripoli sotto attacco 21.03.11

Aereo danese della coalizione internazionale decolla da Sigo

Sotto attacco, da parte degli aerei della coalizione internazionale, la zona del porto di Tripoli e l'aeroporto di Sirte. Intanto in Europa si discute su chi debba prendere il comando della missione ONU.

La NATO colpisce i primi obiettivi in Libia 19.03.11

Caccia NATO pronto al decollo

La NATO sfera l'attacco aero navale contro obiettivi militari in Libia. L'operazione internazionale Odyssey Dawn, sotto il cappello delle Nazioni Unite, ha l'obiettivo di creare una no fly zone per impedire a Gheddafi di reiterare i bombardamenti sulla popolazione civile.

Fonte: Guardian

Le Nazioni Unite pronte a colpire Gheddafi 17.03.11

Il voto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

L'ONU ha approvato l'intervento in Libia per difendere i civili sotto attacco delle truppe fedeli al colonnello Gheddafi. Il via alle operazioni per rendere effettiva la no fly zone potrebbero partire già questa notte. Dieci i voti favorevoli, nessun contrario e 5 astenuti, India, Germania, Cina, Russia e Brasile.

Fonte: Guardian

La stretta di Gheddafi sui ribelli libici 13.03.11

Un ribelle libico ad un posto di blocco

Mentre gli occhi del mondo sono puntati sul Giappone i ribelli libici perdono posizioni. L'esercito del colonnello Gheddafi guadagna terreno in Cirenaica. Brega è stata espugnata. A 250 chilometri a ovest c'è Bengasi e la strada sembra spianata. La Lega Araba annuncia di voler chiedere la no-fly zone alle Nazioni Unite. Forse adesso è troppo tardi.

Fonte: Le Monde

Stallo libico 10.03.11

Ribelli libici lanciano razzi

Il regime del colonnello Gheddafi è ormai isolato dalla comunità internazionale, ma la situazione in Libia resta ancora confusa. Le truppe lealiste riescono a controllare l'area di Tripoli e a stabilire una fascia di sicurezza attorno ad essa, ma non hanno la capacità di sfondare le linee ribelli a est. Allo stesso tempo i rivoltosi controllano Bengasi e la parte orientale del paese, ma non sono in grado di sferrare l'attacco decisivo.

Gheddafi annuncia la vittoria, ma è solo propaganda 06.03.11

Un rivoltoso spara con un mitra ad una foto di Gheddafi

A Tripoli si festeggia per la riconquista di molte città cadute nelle mani dei rivoltosi, ma la realtà è ben diversa. Mentre la parte orientale del paese è ormai sotto il controllo dei ribelli, il colonnello Gheddafi ha sempre più difficoltà a mantenere l'ordine nella zona cuscinetto che circonda la capitale. I bombardamenti aerei ormai non sarebbe più sufficienti a contenere un movimento che diventa sempre più grande e organizzato ogni giorno che passa.

Il contrattacco di Gheddafi 05.03.11

Ribelli festeggiano una vittoria contro le truppe lealiste l

Tra voci di città riconquistate e smentite dei ribelli continua il massacro in una Libia dove l'unico vero controllo sembra quello in mano alle città liberate dai rivoltosi.

Fonte: Guardian

La fuga dalla Libia 03.03.11

Un'anziana tunisina attraversa la frontiera libica

Continua la fuga dei lavoratori del nord Africa e dell'Africa sub Sahariana dalla Libia. Migliaia di persone si ammassano alle frontiere e nei centri di prima accoglienza in Egitto e Tunisia.

Fonte: Guardian

Venti rivoluzionari 01.03.11

Guardie rivoluzionarie libiche

Gheddafi sempre più isolato in patria viene abbandonato anche dalla comunità internazionale. Per la Russia la sua fine politica è giunta. Intanto anche molti paesi africani iniziano a voltare le spalle al "re dei re d'Africa".

Fonte: Guardian

L'ONU approva le sanzioni contro Gheddafi 27.02.11

Il Consiglio di Sicurezza delel Nazioni Unite in seduta sull

Con la risoluzione 1.970 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approva all'unanimità le sanzioni contro il leader libico, i suoi parenti più stretti e l'apparato del regime. Embargo delle armi, blocco dei conti esteri e possibile incriminazione al tribunale internazionale con l'accusa di crimini di guerra e contro l'umanità. Intanto a Bengasi si insedia il governo provvisorio delle città liberate, mentre si attende lo scontro finale.

Fonte: TLUC Blog

La Libia sotto assedio 24.02.11

Un manifestante sventola il tricolore libico

Non si arrestano le violenze del regime di Gheddafi, ma il leader libico appare sempre più solo mentre sempre più città vengono liberate dai ribelli. Le defezioni nei posti di potere sono ormai endemiche. UE, ONU, NATO e USA studiano piani per soccorrere la popolazione civile.

Fonte: Guardian

In Libia è un massacro 23.02.11

Manifestanti libici contro Gheddafi

Al Arabiya parla di diecimila vittime dall'inizio degli scontri, mentre il colonnello Gheddafi appare in un delirante messaggio televisivo e l'esercito si divide tra lealisti e disertori. Almeno l'est della Libia sarebbe in mano alle opposizioni e oggi due unità navali si sono ammutinate contro l'ordine di bombardare Bengasi.

Fonte: TLUC Blog

La strage libica 21.02.11

Manifestanti a Bangasi

Giornata convulsa in Libia. Tra raid aerei sui manifestanti a Tripoli e Bengasi e mercenari assoldati dal regime per sedare i manifestanti i consuma il disgregamento del potere del colonnello Gheddafi, mentre sempre più città e villaggi si dichiarano "liberati". Le dimissioni eccellenti nel governo e nel corpo diplomatico e le sempre più frequenti diserzioni nelle file dell'esercito che si rifiuta di compiere massacri mostrano le crepe di un regime che appare al capolinea. Una strage che ha già provocato centinaia di morti in appena quattro giorni.

Fonte: Guardian

La vittoria della rivoluzione egiziana su Mubarak 11.02.11

La festa a piazza Tahrir all'annuncio delle dimissioni di Mu

Dopo 18 giorni di battaglie e proteste il popolo egiziano riprende in mano le redini del proprio destino. Ad un Mubarak abbandonato da USA e Europa non resta che deporre il potere e ritirarsi a Sharm el-Sheik. I militari guideranno ora la transizione verso un futuro democratico per l'Egitto.

Fonte: TLUC Blog

Hosni Mubarak annuncia di voler guidare la transizione 10.02.11

Hosni Mubarak annuncia di non volersi ritirare

Drammatico epilogo nel 17esimo giorno di rivolta in Egitto. In mattinata si era diffusa la certezza che Mubarak avrebbe annunciato le sue dimissioni entro domani. Questa sera il presidente egiziano ha rifiutato questa ipotesi. Guiderà la transizione sino alle elezioni di settembre, emendando la costituzione, ma senza abrogare le leggi di emergenza. Il vicepresidente Suleiman riceverà alcune deleghe. In piazza Tahrir esplode la rabbia delle 300.000 persone radunate.

Fonte: Guardian

Il ruolo dei Fratelli Musulmani nella rivolta egiziana 09.02.11

Protesta dei Fratelli Musulmani

Da paria politici ad attori fondamentali nel destino dell'Egitto post-Mubarak. Jack Shenker, del Guardian, cerca di capire le loro aspirazioni in un'intervista esclusiva.

Fonte: Guardian

Le ore cruciali per l'Egitto 03.02.11

Un dimostrante egiziano prega davanti a mezzi blindati

Una giornata sanguinosa di scontri tra le fazioni pro e contro Mubarak. Ora è caccia anche ai giornalisti stranieri. L'acutizzarsi della tensione mostra ancora una volta la debolezza del faraone egiziano costretto ad affidarsi a picchiatori, mentre l'esercito si frappone tra i contendenti.

Scontri al Cairo tra opposizioni e fedelissimi di Mubarak 02.02.11

Scontri tra manifestanti pro e contro Mubarak

Tre morti e e 1.500 feriti il bilancio di una giornata tragica in Egitto. Manifestanti pro Mubarak (alcuni dei quali poliziotti in borghese) hanno caricato le opposizioni asserragliate in piazza Tahrir. Guerra civile alle porte o ultimo colpo di coda del regime del faraone? E' la domanda che lascia col fiato sospeso il paese.

Fonte: Le Monde

I due milioni del Cairo sfidano Mubarak 01.02.11

Piazza Tahrir all'imbrunire

Due milioni sono scesi in piazza per dare la spallata finale al regime del rais egiziano. L'esercito, come annunciato, non ha usato la forza e la manifestazione si è svolta in modo pacifico. Mubarak in diretta tv ha annunciato che non si ricandiderà a settembre, ma rimarrà al servizio del paese. "Morirò su questa terra" ha concluso il dittatore. L'opposizione ha concesso a Mubarak un ultimatum. Deve lasciare la guida del paese entro venerdì.

Fonte: TLUC Blog

Il Cairo sotto assedio 31.01.11

Un soldato pattuglia il museo egizio del Cairo

Iniziano a scarseggiare i beni di prima necessità al Cairo dopo sette giorni di rivolte. Il vicepresidente Suleiman si è detto pronto a trattare con l'opposizione, mentre si attende per domani oltre un milione di persone per le strade. L'esercito egiziano in una nota ufficiale ha fatto sapere che non userà la forza contro i manifestanti e che le proteste sono legittime. Intanto iniziano i rimpatri degli stranieri con lunghe attese negli aeroporti.

Fonte: Guardian

Il sesto giorno della rivoluzione in Egitto 30.01.11

Una madre con il suo bambino guarda da un balcone la manifes

Non si placa la rivolta egiziana contro il regime del rais Mubarak, giunta al sesto giorno di lotta. Sale la conta dei morti superando ormai quota 150. ElBaradei si dice disponibile ad assumere il compito di traghettare la transizione del paese. Si rincorrono voci secondo cui le rivolte nelle carceri sarebbero state fomentate dallo stesso governo come pretesto per reprimere in modo violento la protesta di piazza. Sarebbe giallo anche sulla sorte dela famiglia Mubarak, forse rifugiatasi già a Londra, mentre si attende il nuovo corso del neo nominato vicepresidente Suleiman.

Fonte: TLUC Blog

L'Egitto si solleva contro Mubarak 29.01.11

Manifestanti egiziani salgono su un carro armato

I 100 morti degli ultimi giorni non fermano i manifestanti che chiedono la fine del regime del rais Mubarak. Decine di migliaia di persone scendono in piazza ignorando il coprifuoco. La folla raggiunge piazza Tahrir nonostante i posti di blocco. L'esercito sembra voler solo contenere i disordini, l'uso della forza è finora affidato alla sola polizia. Mubarak in diretta tv prende tempo promettendo riforme e destituendo il governo.

La situazione resta confusa in Tunisia 16.01.11

Scontri in Tunisia

Ancora scontri e violenze in Tunisia. L'esercito assalta la resistenza formata da truppe lealiste dell'ex presidente Ben Ali, in attesa che il nuovo governo prenda il potere.

Fonte: Guardian

Rivoluzione tunisina 14.01.11

Manifestanti a Tunisi

Dopo oltre 70 morti, un paese sull'orlo del collasso e la decisione di 24 ore fa di ritirare l'esercito dalle strade e cedere sulle concessioni chieste dai dimostranti, il presidente tunisino Ben Ali - al potere dal 1987 - ha sciolto il governo ed è fuggito verso l'Unione Europea. Voci incontrollate hanno parlato di uno scalo a Malta e successivamente a Cagliari. L'annuncio della svolta è stato trasmesso in diretta tv per bocca del primo ministro Mohammad Ghannouchi che ha assunto l'incarico di formare il nuovo governo.
La situazione nel paese resta tesa, mentre Mohammed Nejib Chebbi, segretario del Partito democratico progressista all'opposizione in Tunisia, chiede un governo di unità nazionale per evitare un bagno di sangue.