tizianocavigliablog
Extra omnes.

L'Italia di Monti dopo Monti 20.12.12

Casini, Montezemolo, Fini, Monti e la sua agenda. Il nuovo che avanza in politica ha un sapore antico.
Abbondonato un posto quasi sicuro al Quirinale, Monti spenderà la sua rinnovata verginità in campagna elettorale a favore della variegata coalizione di centro che passerà da FLI all'UDC per approdare in una lista di tecnici.

Un azzardo. Velleitario pensare un ritorno del Professore a Palazzo Chigi, ma c'è chi avanza l'ipotesi che la contropartita del premier potrebbe valere una sua candidatura alla presidenza dell'Unione Europea o della Commissione, entrambe in scadenza nel 2014.

Storicamente la carriera politica dei presidenti del Consiglio tecnici diventati successivamente leader di partito non è mai andata bene. Non si capisce perché questa volta dovrebbe essere diverso.

I rottamatori dell'UDC 09.09.12

Le nuove leve centriste si raccontano a Chianciano.

"La DC non l'ho mica vissuta, non mi sento democristiano, sono moderato e basta"; "Inutile fare gli oltranzisti, dobbiamo evolverci, le coppie di fatto vanno riconosciute"; "La religione non può venire utilizzata come forma di lotta politica"; "Ci vuole pragmatismo: non far pagare l'Imu alla Chiesa non è giusto"; "Sul testamento biologico dobbiamo ragionare, non si può giudicare e non rispettare la libertà altrui. Nel nostro simbolo c'è scritto Libertas no?"; "Del passato non rinneghiamo nulla. Ma la società si evolve e non possiamo restare indietro".

La terza repubblica in nuce 28.03.12

Premesso che ci stiamo fasciando la testa su una proposta di riforma elettorale e costituzionale basata su di un accordo per il momento scritto sull'acqua, il superamento delle coalizioni-ammucchiate pre-elettorali mi sembra tutto tranne che una sconfitta per il corpo elettorale.
Compreso che un bipartitismo è inattuabile in Italia e un maggioritario puro non ha speranze di essere approvato, la nuova riforma elettorale ha dalla sua il riportare i partiti e le loro istanze protagonisti a discapito di meri cartelli elettorali creati al solo scopo di conquistare un singolo voto in più dell'avversario.
Per quanto riguarda il temuto rischio di ingovernabilità appare evidente che resterà inalterato con quanto ne consegue.

RIFORMA ELETTORALE
[...] La riforma ipotizzata, che comunque per funzionare avrà bisogno di alcune riforme costituzionali, cancella sia il Mattarellum che il Porcellum. Soprattutto lo spirito che l'animava. L'idea forte è la fine dell'obbligo di coalizione. Nel sistema maggioritario, noto come il Mattarellum, i partiti erano sollecitati a unirsi in coalizione per vincere con un candidato unitario nei collegi uninominali. Nel sistema che lo ha sostituito il premio di maggioranza premiava la coalizione che aveva più voti alla Camera. È un sistema che comunque toglieva agli elettori il potere di scelta degli eletti. Con il nuovo sistema invece il premio di maggioranza andrebbe al partito vincente. Gli elettori avrebbero la possibilità di scelta nei collegi uninominali, che dovrebbero portare all'elezione della metà dei parlamentari. L'altra metà sarebbe scelta con il sistema proporzionale. Ci sarebbe uno sbarramento, probabilmente intorno al 5 per cento. Agli altri verrebbe comnunque garantita una rappresentanza. I partiti non sarebbero costretti a presentarsi in coalizione. Quindi la maggioranza potrebbe nascere dopo il voto, ma centrale resterebbe il partito che ha ottenuto più voti. Questo dovrebbe limitare il potere di veto dei raggruppamenti minori. [...] Chi vince deve andare al governo. Niente più alleanze elettoralistiche, niente alleanze anomale e in prospettiva niente governi deboli e vincolati alla volontà degli alleati più piccoli.

PREMIO DI MAGGIORANZA
In linea con l'asse portante della riforma andrà solo al partito che ottiene più voti e non alla coalizione. Bipolarismo che si regge sulle gambe dei due maggiori partiti.

SCELTA DEI CANDIDATI
Non si tornerà alle preferenze, ma l'idea è quella di riconsegnare agli elettori il potere di scegliere gli eletti che non dovrebbero essere più nominati.

INDICAZIONE DEL PREMIER
E' l'altra riforma proposta che dovrà dare forza di legge a una consuetudine in atto da anni, ma comunque non vincolante fino adesso. Dalle prossime elezioni ogni partito dovrà presentarsi davanti agli elettori indicando il proprio premier. E sarà quello indicato dal partito che ha ottenuto più voti ad essere incaricato di formare il nuovo esecutivo.

Chi è Alberto Musy 21.03.12

Alberto Musy, capogruppo dell'Udc a Torino, ferito gravemente nell'atrio di casa a colpi di pistola, nel racconto di Repubblica.

Ha cominciato a fare politica negli anni 90, quando diventò presidente della Gioventù liberale. Il riferimento politico di Alberto Musy é il vecchio leone liberale Valerio Zanone. Professore di diritto comparato all'Università del Piemonte Orientale e avvocato specializzato in cause fallimentari, alle prese anche con licenziamenti e piani di riorganizzazione delle imprese. Una delle piste battute dagli investigatori.
Il consigliere comunale di Torino del Terzo Polo, figlio di Antonio Musy, celebre avvocato torinese, è sposato con Angelica D'Auvere, quattro figlie, é stato anche visiting professor alla Mc Gill University di Montreal e ha un master dell'Università di Berkeley. Sempre molto attivo nel mondo del pensiero politico liberale, qualche anno aveva fondato "Agenda Liberale" ed era molto impegnato con il Centro Einaudi, amico del banchiere Enrico Salza, un think tank di amici che attorno al pensiero liberale sostenevamo l'ipotesi della candidatura dell'ex rettore del Politecnico attuale ministro dell'Istruzione FrancescoProfumo. Quando Profumo ha rinunciato, gli uomini che gli stavano attorno si erano riuniti per trovare un candidato alternativo a Piero Fassino e a Michele Coppola che correva per il centrodestra. Alla fine la scelta era caduta proprio su di lui che aveva dichiarato: "Ho avuto molto da questa città, adesso voglio restituire. Non mi interessano i dissidi tra i partiti, ma solo Torino".

Il cocco al centro 06.11.11

Gabriella Carlucci lascia il PdL alla volta dell'UDC.
L'ex showgirl porterà in dote la sua competenza su internet e la fisica delle particelle.

Cinque buone notizie del dopo elezioni 17.05.11

Il Partito Democratico è vivo, respira ed è più vigile delle attese.
La Lega oggi fa molta meno paura.
Il Terzo Polo è un'invenzione semantica.
Il bacino elettorale del Movimento 5 Stelle è quello dell'IdV, che è quello di SeL, che è lo stesso dei rifondaroli e alternativi vari.
La forza dirompente del marchio Berlusconi si infrange contro il suo stesso marketing.

L'ex governatore siciliano Cuffaro condannato per Mafia 22.01.11

L'Italia è quel paese dove un condannato in via definitiva, a sette anni di reclusione, per favoreggiamento aggravato alla Mafia riceve solidarietà da esponenti dell'arco parlamentare.
Da Casini a Cicchitto, passando da Follini e Quagliariello.

I cinguettii di Casini 10.01.11

Casini sul Governo.

L'appoggio esterno dell'Udc al Governo è fantapolitica.

E sulle alleanze larghe ipotizzate dal PD.

Non si può mettere insieme una coalizione che comprende Bonanni e chi lo insulta. E' una questione che il Pd deve affrontare. E' il problema

Via Twitter.

Quelli dell'opposizione seria e responsabile 16.12.10

Il terzo polo si candida ad essere l'ago della bilancia. Battitori liberi permettendo.

Ci confronteremo con il governo per tutte le iniziative da assumere e per contrastare quelle che con condividiamo. E' un'iniziativa che è nella direzione della chiarezza, del coraggio e dell'unità: che più di 100 parlamentari aderiscano a questo coordinamento è un elemento molto positivo. Per gli italiani che possono fare le vacanze di Natale questo sarà un elemento di serenità, perchè c'è bisogno di abbassare il tasso di litigiosità, di pacificare l'Italia e riunificare il Paese.

Un giorno di respiro per un Berlusconi impiccato 14.12.10

Silvio Berlusconi si salva per una manciata di voti. Si salva per ventiquattro ore, da domani ricomincerà la giostra della crisi politica di un Governo in crisi d'ossigeno.
I problemi sono ancora tutti sul tavolo.
Abbiamo solo perso altro tempo. Tempo che non avevamo e non abbiamo.

Moralmente è una sconfitta disastrosa per le opposizioni che da sei mesi si erano incatenate mani e piedi al suicidio politico di Fini, senza ragionare su alternative autonome e programmatiche. Ora è tutto un po' più difficile; anche in vista di possibili elezioni anticipate.
Un sonoro e paterno calcione del Cavaliere, l'ennesimo, a chi nella sinistra ha pensato che fosse più facile far fare ad altri il lavoro sporco, mentre al contempo andava in scena l'irresponsabile sport del farsi le scarpe a vicenda. Dalle primarie alla leadership.

Per chi era certo che il voto di oggi sarebbe bastato non solo a fare cadere Berlusconi, ma a spazzare via il berlusconismo. Beh. Non avete capito un cazzo.
Ed è un leitmotiv che va avanti da 16 anni.

Auguri. All'Italia.

P.S.: e per la cronaca i radicali hanno votato la sfiducia. Compatti. Al contrario dell'IdV di Di Pietro, i cui due transfughi hanno fornito i voti necessari alla tenuta dell'esecutivo.

Casini scioglie la riserva 22.11.10

L'UDC voterà la sfiducia al governo Berlusconi il 14 dicembre pronto a salire il 15 sul carro del vincitore. Qualunque esso sia.

Il governo di armistizio 21.11.10

Casini ci prova. Rientrare dalla porta di servizio, magari buttando fuori le camicie verdi.
Tenendo miracolosamente il piede in due staffe. Da buon democristiano. Ex. Neo.

Serve un governo di armistizio, di responsabilità e di solidarietà nazionale. Per tre-quattro anni bisognerebbe non pensare a chi vince le elezioni ma governare facendo anche scelte impopolari. Basta politica degli spot.

Non ci piace questo governo, non ci piace la Lega e non ci fidiamo delle promesse di Berlusconi. Se vogliono cambiare ci siederemo al tavolo, ma ci aspettiamo fatti, non chiacchiere. Siamo stati due anni e mezzo all'opposizione non per partito preso o solo per coerenza elettorale ma per un giudizio negativo sulla politica degli spot.

Gran parte del mondo dell'industria, dei sindacati e del mondo cattolico ci dicono di entrare nel governo per senso di responsabilità. Noi non possiamo stare sulla riva del fiume ad aspettare che passi il cadavere perché il cadavere è l'Italia e noi siamo italiani, ma possiamo aiutare solo a condizione che le cose cambiano davvero.

Di campagne acquisti e cerini 19.11.10

Circolano due ipotesi riguardo l'euforia delle ultime ore del premier Berlusconi per aver trovato, a parole, i voti necessari per superare lo scoglio del voto di sfiducia del 14 dicembre.

La prima è la più accreditata dalla stampa. Fini non sarebbe i grado di controllare il nuovo gruppo di Futuro e Libertà, mentre la campagna acquisti del Cavaliere starebbe mietendo strage fra i banchi dell'opposizione, senza considerare poi il da molti annunciato mercimonio dei sei deputati radicali pronti a votare la fiducia a Berlusconi pur di conquistare visibilità.

La seconda ipotesi è la chiave di lettura del Secolo d'Italia.
Il raffreddamento delle posizioni di Fini e Casini sarebbe un bluff volto a rosolare il Governo sino alle ultime ore dal voto di sfiducia alla Camera. Le defezioni e la mancata presentazione di una propria mozione altro non sarebbe se non una strategia pianificata.

Nell'incertezza della situazione il Partito Democratico, da cui oggi non si leva una voce, si presta una volta ancora a rimanere con il cerino in mano.

Come potrebbero finire le prossime elezioni politiche secondo un'accreditata teoria 19.10.10

Il Governo cade sulla giustizia. Qualunque essa sia.
Gli spazi per un nuovo esecutivo tecnico che traghetti la nazione verso una legge elettorale migliore, sono così stretti da costringere il presidente Napolitano a sciogliere le camere.
Le elezioni anticipate vengono fissate per la primavera 2011.

Il centro sinistra, dopo un iniziale scatto d'orgoglio volto a trovare la quadra per formare un cartello elettorale in grado di battere il nemico pubblico, affronta le primarie di coalizione diviso.
Vendola la spunta per un soffio; osteggiato dalla dirigenza PD che sostiene un candidato debole e perdente, vince grazie al sostegno della base dei democratici. IdV e SeL lo votano compatti.
Il terremoto interno allo schierament è notevole, l'UDC sceglie di correre in piena autonomia.
RifCom neanche prova a stabilire contatti, preferendo rifugiarsi in una bolla temporale che ricorda da vicino il 1974.
D'Aleama e Veltroni per la prima volta si trovano in accordo nel criticare la scelta di Vendola come candidato premier.
Fatto positivo. La copertura dei media sull'evento Vendola è straordinaria, aiutando a creare hype attorno al personaggio.
L'omosessualità e l'orecchino diventano presto temi marginali, tanto da svanire dagli editoriali dopo i primi pochi giorni.
La base, dopo anni di sconfitte, annusa l'odore dell'euforia.
Il risultato delle elezioni rispecchia l'esito delle primarie.
SeL raggiunge il 6% trainata dal fascino del leader. Il PD, diviso, fa una campagna a macchia di leopardo. Di Pietro si trova a lottare contro il Movimento a 5 Stelle, suo degno rivale.

Partito Democratico 25%
IdV 7,8%
SeL 6,1%
Altri centro sinistra 2,3%
Coalizione Vendola 41,2%

UDC 6%
Movimento 5 Stelle 4,2%

Il centro destra si riprende in fretta dallo choc provocato dalla caduta.
Abituato a mesi di litigi, l'asse Berlusconi Bossi è pronto a cambiare nuovamente le carte in tavola.
Il timido tentativo di Fini in chiave governo tecnico gli preclude l'ingresso nella coalizione. Il niet di Bossi è irrevocabile. Trovandosi in mezzo al nulla FLI decide comunque di sostenere l'ipotetico futuro Governo Berlusconi dall'esterno, in una riproposizione dello schema Bertinotti.
Si sa "Fini parla così bene", ma l'ipotesi Terzo polo con l'UDC si infrange contro lo scoglio dei suoi elettori.
Il PdL cambia volto. Nuovo nome e nuovo simbolo accompagnano una campagna mediatica senza precedenti.

Popolo dei Liberali 28%
Lega Nord 11,7%
Altri centro destra 4%
Coalizione Berlusconi 43,7%

FLI 5,1%
Altri (non pervenuti)

Berlusconi torna in sella è potrà pensare alla transizione morbida verso il suo delfino.
Al sicuro dalle trappole giudiziarie probabilmente non concluderà il suo mandato. Dopo un paio di anni al timone lascerà (a una donna) il compito di guidare il paese verso l'appuntamento elettorale del 2016.
La mossa bloccherà sul nascere le speranze di Bossi di vedere Tremonti (o peggio, Maroni) a Palazzo Chigi.
Questo permetterà a FLI di rientrare, nel medio periodo, all'ovile.

Il PD non reggerà alla sconfitta frantumandosi in due o tre partiti.
L'anima riformista contenderà all'IdV la leadership nell'opposizione, entrambi stimati intorno al 10%; a un'incollatura i cattolici moderati.
Il progetto di SeL evaporerà al pari del suo leader.
La balcanizzazione del PD, avrà un suo lato positivo. Permetterà la decapitazione di buona parte della sua dirigenza.
Renzi verrà presto eletto a segretario del nuovo partito riformista, mentre Civati ne curerà il blog.

Il movimento di Grillo sarà una meteora. Svanirà dopo il primo caso di concussione. Voti che andranno persi nell'astensionismo di una base tradita.

La Binetti che se ne va 14.02.10

Prima lo vedo, poi ci credo.
Non per voler fare lo scettico, ma i penultimatum della Binetti sono noti a tutti.

Ad ogni modo il suo obiettivo è certamente innovativo. Rifare la DC passando all'UDC di Casini.

Sartoria Casini 07.02.10

Il manifesto dell'UDC

Un vero manifesto camp. Sì, vabbè.

Burlando trova l'accordo con l'UDC 28.01.10

Il Liguria non si è ancora vinto, ma l'accordo con l'UDC pone buone basi per una riconferma di Burlando e del PD.

Casini e la mossa del cavallo 12.12.09

E' chiaro che in queste condizioni una richiesta di elezioni anticipate farebbe emergere uno schieramento repubblicano a presidio della democrazia. E poiché penso che la democrazia sia un valore io mi schiererei "senza se e senza ma" in sua difesa.

Pier Ferdinando Casini apre all'alleanza col Partito Democratico, IdV e Fini in chiave anti-Berlusconi.

L'UDC assieme al PD in Liguria 10.09.09

Per Burlando (attuale presidente della Regione Liguria) l'UDC sarebbe pronta ad allearsi con il PD, alle elezioni regionali del prossimo anno, garantendogli una probabile riconferma.

Boatos centristi 15.07.09

In autunno l'Udc potrebbe entrare al governo con il suo leader Pierfedinando Casini nel ruolo di ministro degli Esteri. Il tutto dovrebbe verificarsi nell'ambito di un rimpasto che, oltre a comportare la nomina di dieci nuovi sottosegretari, eleverebbe il sottosegretario Fazio al rango di ministro della Salute. Per l'attuale capo della Farnesina Franco Frattini si preparerebbe un importante ruolo internazionale avendo comunque l'Italia maturato un credito dopo la bocciatura di Mario Mauro alla presidenza del Parlamento europeo. L'Udc è in questo momento oggetto del corteggiamento di Silvio Berlusconi: è un alleato importante per le prossime elezioni regionali.

Avanti il prossimo 27.03.09

Lo vogliano dire che dal passaggio di Pierluigi Mantini all'UDC il PD ha solo da guadagnarci?

Sticazzi 06.03.08

La principessa Alessandra Borghese verrà candidata nelle liste dell'Udc.
Il suo obiettivo? Combattere la maleducazione.

Il cribbio ricaricato 08.02.08

Forza Italia e Alleanza Nazionale (con l'aggiunta di una pletora variabile di cespugli) si presenteranno alle elezioni uniti sotto il simbolo del redivivo PDL.

Lega e UDC si sono immediatamente chiamati fuori.
Bossi e compagni potranno comunque "federarsi" col nuovo soggetto politico nelle regioni settentrionali, mentre a Casini non è stata data la stessa libertà di movimento.

Poi è probabile che domani si cambino di nuovo le carte in tavola. As usual.

Io c'entro 29.07.07

Mele Cosimo, anni 50. Deputato UDC.
Sposato. Moralista. Si rifà alla tradizione cristiano democratica e ai valori della famiglia.
Arrestato ed in seguito rinviato a giudizio per tangenti, è contrario alle coppie di fatto. Proibizionista.
Eletto deputato per ripescaggio alla Camera nelle elezioni politiche del 2006.

Nel tempo libero si dedica, grazie ai soldi dei contribuenti, a fastini a base di coca e puttane.

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Per una poltrona in più 02.12.04

E così, alla fine, ecco l'ennesimo rimpasto. L'UDC aggiunge due nuovi membri alla squadra di governo.

Follini avrà il ruolo di vicepresidente del Consiglio, accanto a Gianfranco Fini.

Baccini occuperà la poltrona di Luigi Mazzella, dimissionato, al dicastero della Funzione pubblica.

In tre anni sono stati cambiti undici ministro. Praticamente un governo nuovo, ma il premier Berlusconinon lo definisce un rimpasto, piuttosto un rafforzamento dell'esecutivo e della coalizione.

A margine una nuova uscia del PdC: "Basta con la parcondicio".
A questo proposito mi ritorna in mente un'ironico spot elettorale della trasmissione condotta dalla Dandini:

"La Casa delle Libertà. Facciamo un po' come cazzo ci pare."