La banconota da 50 euro della serie Europa 17.03.17

La Banca Centrale Europea presenta la nuova banconota della serie Europa che entrerà in circolazione a partire dal 4 aprile.
È il quarto taglio dopo le banconote da 5, 10 e 20€ a essere introdotto e il più diffuso, rappresentando circa il 45% di tutti i biglietti in circolazione.

Ciampi e l'euro 16.09.16

L'eredita politica di Carlo Azeglio Ciampi nella creazione della moneta unica europea.

Una vita nel solco dell'euro. Prima come governatore della Banca d'Italia, poi come presidente del Consiglio e ministro del Tesoro e, infine, come presidente della Repubblica. E' dal Quirinale che Carlo Azeglio Ciampi assistette all'entrata in circolazione della moneta unica europea il primo gennaio 2002. Un traguardo storico, raggiunto grazie agli sforzi dell'allora ministro del Tesoro che tra il 1996 e il 1999 aiutò i governi Prodi e D'Alema a centrare gli obiettivi fissati da Maastricht per entrare subito nell'euro.

L'economista con l'intuito politico di un grande statista.

Ciampi si definì un giorno "cittadino europeo nato in terra d'Italia". Nel solco dei grandi europeisti, cercava con passione una unità del continente che avrebbe debellato per sempre le guerre che per secoli avevano insanguinato l'Europa. Da economista, sapeva che i fili degli scambi e del commercio sono le corde più resistenti per tenere i popoli stretti in un abbraccio produttivo. Ma ci voleva di più. Ci voleva un simbolo di unità possente e permanente. E cosa di meglio che rinunciare a quel potente simbolo identitario che è la moneta nazionale?

La vittoriosa battaglia condotta da Ciampi sul tasso di cambio del rientro della lira nel Sistema Monetario Europeo.

Ciampi allora aveva già 76 anni, ma condusse il negoziato fino a notte fonda con un’energia impressionante. Riuscì a chiudere l’accordo su un tasso di cambio centrale lira-marco nello Sme a quota 990, gettando le basi per la conversione nell’euro a 1936,27 lire che sarebbe rimasta fino ad oggi. Quella notte determinò il futuro del Paese. Win Duisenberg, il governatore della Banca d'Olanda che sarebbe diventato il primo presidente della Banca centrale europea, uscì apparentemente infuriato per quella che era stata una vittoria dell'Italia. Fingeva per la platea dei giornalisti: vecchio amico di Ciampi, al quale doveva preziosi favori, quella notte aveva ricambiato aiutandolo nel negoziato a porte chiuse.

L'intervista, pubblicata su Il Sole 24 Ore del 4 maggio 1998, nel giorno della nascita dell'euro.

Guardi, vorrei ricordare quanto ha detto il cancelliere dello Scacchiere, Gordon Brown, nel chiudere la seconda riunione dell'Ecofin. Ha sottolineato il valore storico di quanto è stato deciso, e lo ha fatto con forza e convinzione, ancor più apprezzabile se si considera che tale giudizio viene dal rappresentante di un Paese che non prende parte almeno per ora alla moneta unica. Questa per me è la migliore risposta agli interrogativi che vengono posti sull'esito del Consiglio europeo.

Di unghie e di vetri in Grecia 16.07.15

Tsipras is in a terrible bind largely because he made wild promises he couldn't keep, was not on top of important detail, wasted time with inflammatory rhetoric and made a series of bad miscalculations. He is not the victim of a coup.

L'Unione Europea e la sua moneta sono un processo inevitabile e irreversibile. Agitarsi non aiuta.

L'evasione fiscale andrà di moda 06.02.15

Una cosa mi ha colpito del video sul ritorno alla lira girato dal Movimento 5 Stelle. L'autoironia.
Un partito che sulla narrazione dei rendiconti delle spese ha costruito la propria morale di onestà politica, immagina un futuro, nelle intenzioni del regista utopico, in cui grazie al ritorno a una moneta sovrana da svalutare a piacimento nessuno si sognerà di emettere neppure un scontrino fiscale.

Il cambio 1 euro 1.000 lire, il dimenticarsi 15 anni di inflazione, la retorica dei bei tempi andati, il cliché onirico e la banalità di un esercizio stilistico che promuove una raccolta firme per un referendum incostituzionale sono elementi inseriti solo per fare colore.

Se vince Syriza 23.01.15

Gli scenari politici ed economici per la Grecia che si apriranno dopo il voto di domenica, analizzati dal Wall Street Journal.

Who will lead the next Greek government?
Very likely Syriza, the leftwing opposition party, unless the conservative incumbent, Premier Antonis Samaras, pulls off the biggest upset victory since Harry Truman in 1948. Syriza might win an absolute majority in Parliament, but polls suggest it will fall just short, requiring support from another party. A pact with centrist To Potami (The River) or center-left Pasok could make the government more pragmatic in talks with Greece’s international creditors. A pact with the nationalist Independent Greeks could make it more hardline.

What agreements with creditors would Syriza need to reach to keep Greece afloat?
Syriza, eurozone governments, and the International Monetary Fund would have to agree on an extension of Greece’s bailout program that does several things:
- Reassures creditors that Greece will continue to improve its budget balance and overhaul its economy;
- Promises fiscal and reform measures quickly that unlock delayed bailout aid worth €7.2 billion; and
- Keeps the European Central Bank confident that Greece will stay in the euro, so that the ECB allows Greek banks continued access to central-bank liquidity, even if there are heavy deposit outflows.

Il franco svizzero, l'euro e la nave che affonda 15.01.15

Avete presente quell'idea di uscire dall'euro, rivalutare e tornare ad avere una moneta sovrana con una banca centrale indipendente? Ecco oggi in Europa è successo qualcosa che gli si avvicina il più possibile.
La Banca Nazionale Svizzera ha deciso di abolire la soglia minima di cambio di 1,20 franchi per un euro in vigore dal 2011.

E sapete com'è andata sganciandosi dall'euro? Così. In un solo giorno.

File ai bancomat per prelevare euro.
Il crac peggiore della borsa svizzera con oltre 140 miliardi di franchi svizzeri bruciati.
Per quasi un milione di persone tra Polonia e Croazia (senza contare le altre economie dell'est europa con monete non legate all'euro) i mutui, contratti in franchi svizzeri, sono schizzati alle stelle.
In ragione della minor competitività dell'export elvetico in presenza di un franco svizzero rafforzato la decisione della BNS potrebbe tradursi in 60 o 80mila posti di lavoro in meno, considerando la sola variabile valutaria.
Le imprese svizzere parlano già di uno tsunami per il paese, con un possibile rischio recessione e con un PIL che potrebbe contrarsi dello 0,7%.
Il nuovo cambio del franco svizzero porterà in dote anche aumenti su carburanti e materie prime importate e ingenti perdite nel settore turistico.
Per Campione d'Italia, l'enclave italiana sul lago di Lugano legata al franco svizzero la decisione della BNS è paragonabile a una "catastrofe naturale".

Questo succede quando due monete, una forte e una debole si sganciano. Ora sostituite moneta forte con "euro" e moneta debole con "nuova lira". Auguri.

Il 19esimo stato dell'eurozona 01.01.15

Con l'arrivo del 2015 l'eurozona si allarga. La Lituania abbandona la litas per adottare l'euro, terzo paese baltico a completare la transizione.
Il supporto all'adesione tra la popolazione è del 63% in una delle economie più virtuose dell'Unione.

La faccia lituana dell'euro mostra per ogni valore l'indentica figura: Vytis, il cavaliere bianco presente nello stemma del Granducato di Lituania già dal Medioevo e poi simbolo repubblicano dal 1918 al 1940.

La Lettonia è il 18 paese dell'area euro 02.01.14

Il Sole 24 Ore racconta in cinque punti l'avvicinamento e l'ingresso nell'area euro della Lettonia che dopo vent'anni ha detto addio al lats, la moneta che nel 1993 aveva sostituito il rublo dopo il crollo dell'Unione Sovietica.
Nota a margine; anche nell'euroscetticismo Riga si allinea ai partner continentali. I contrari all'adozione della moneta unica si concentrano nella popolazione di età compresa tra i 64 e i 75 anni, nelle famiglie a basso reddito e in quelle con un grado di educazione elementare, oltre che nella consistente minoranza russafona.

Va a fidarti della mafia 25.03.13

Cipro sta imparando a proprie spese cosa significa essere il paradiso fiscale del mafia russa nell'Unione Europea.

C'è un aspetto non secondario nella vicenda di Cipro. I tedeschi volevano lanciare un messaggio chiaro e ci sono riusciti. In Europa non ci devono più essere paradisi fiscali. Chi porta capitali in piccoli centri che fanno parte dell'Euro contando su una legislazione di favore e poco trasparente, ora sa che i suoi soldi in quei luoghi non sono per niente al sicuro. Il prelievo sui conti correnti aveva anche questa finalità, screditare l'isola come centro off shore. Il nuovo accordo siglato nella notte all'Eurogruppo raggiunge esattamente lo scopo.

Basta leggere il memorandum of understanding, l'accordo che Nicosia ha dovuto firmare per ottenere l'aiuto di 10 miliardi da parte dell'Unione Europea. Tra i punti fondamentali ci sono un'audit indipendente sul sistema di antiriciclaggio adottato dall'isola e dalle sue banche. Ai verificatori si affiancherà Moneyval, la divisione del Consiglio d'Europa che valuta proprio i sistemi antiriciclaggio. In caso in cui il risultato del controllo dovesse essere insoddisfacente, la sua correzione è una delle "condizionalità" accettate da Cipro nel memorandum of understanding per poter ottenere i soldi.

Risolvere il caso Cipro 20.03.13

La soluzione per Cipro, prossimamente per la Slovenia, e in generale per ridare stabilità e indipendenza al sistema bancario europeo passa sotto il nome di unione bancaria.
Prima si capisce. Prima si realizza. Prima si risolveranno i problemi.

I giornali con le foto false dei nuovi 5 euro 10.01.13

La nuova banconota da 5 euro 2013

Screenshot de La Repubblica

Screenshot de Il Messaggero

La Repubblica e Il Messaggero hanno pubblicato le immagini della nuova banconota da 5 euro, peccato che le foto mostrino euro chiaramente falsi.
Una commistione tra la vecchia e la nuova serie, con una bandiera dell'Unione Europea tagliata, una banda olografica palesemente non olografica, stampati su carta non filigranata e con un formato molto più grande dell'originale.

A ore dalla presentazione ufficiale ancora nessuno nelle due redazioni se ne è accorto.

In alto potete vedere la nuova banconota ufficiale da 5 euro e cogliere le differenze.

Il primo passo dell'unione bancaria 13.12.12

I ministri delle finanze dell'Unione Europea hanno trovato un accordo per dare il via alla prima fase dell'unione bancaria.
A partire dal marzo 2014 la BCE avrà il potere di monitorare le banche dell'Unione con asset per almeno 30 miliardi di euro o che rappresentino almeno il 20% del PIL di un paese.

L'uomo che ha salvato l'euro 13.12.12

Per il Financial Times è Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, l'uomo dell'anno grazie al suo ruolo centrale nel gestire la crisi dell'euro.

Il restyling dell'euro 08.11.12

Screenshot della nuova serie degli euro

A partire dal maggio 2013 la BCE introdurrà la seconda serie di banconote in euro.
Caratteristiche della nuova emissione, centrata sulla figura mitologica greca Europa saranno le nuove filigrane con ritratto, l’ologramma della figlia del re di Tiro e il numero del taglio brillante e cangiante.
Le nuove banconate, graficamente simili alle attuali, si avvarranno delle più recenti tecniche anticontraffazione.

La prima banconota introdotta sarà quella da 5 euro e verrà presentata ufficialmente il 10 gennaio 2013.

Lo scudo europeo 29.06.12

Il salvataggio dell'Eurozona passa per l'accordo sullo scudo anti-spread.

L'accordo prevede che i paesi 'virtuosi' sotto la pressione di spread 'eccessivi' possano usufruire dell'acquisto di una parte dei loro titoli di Stato da parte dei fondi di salvataggio dell'Eurozona (l'Efsf e il suo successore permanente, l'Esm), senza per questo doversi sottoporre a condizioni aggiuntive rispetto agli impegni già presi con la Commissione e l'Eurogruppo nell'ambito delle cosiddette raccomandazioni 'country specific', che applicano il 'Semestre europeo', il Patto di stabilità e la 'procedura sugli squilibri macroeconomici'.

In sostanza, il paese interessato dovrà comunque fare una richiesta formale di attivazione dell'intervento del Fondo di salvataggio, e sottoscrivere un 'Memorandum of understanding' ('Protocollo d'intesa') con la Commissione europea. Su questo punto Monti non ha ottenuto quello che voleva (l'attivazione automatica dell'intervento quando gli spread superassero una determinata soglia). Ma il 'Memorandum' non conterrà una 'condizionalità aggiuntiva'.

La Grecia ancorata all'euro 14.06.12

Chiunque vinca il 17 giugno la Grecia non uscirà dall'Unione e non abbandonerà l'euro.
Chiunque vinca chiederà di rinegoziare il memorandum per ottenere tassi più bassi e tempi più lunghi, afgiancandolo a un piano nazionale per la crescita.
Chiunque vinca, anche Syriza, una volta al governo abbasserà i toni.

Il pensiero di Marco Zatterin su La Stampa.

Tsipras è in campagna elettorale, ha capito che giocare contro l'Europa cattiva lo aiuta. Se eletto, cambierà tono. Lo ha fatto anche François Hollande. Qualcuno ricorda ancora i proclami contro il Fiscal Compact da rinegoziare o non ratificare? Chiusi i seggi, sono finiti nel poco o nulla.

Non c'è crescita senza unione politica 07.06.12

Il Merkel-pensiero sull'Europa di domani. Un'accelerazione a lungo attesa dai possibili contraccolpi previsti.

Noi diciamo che abbiamo bisogno di più Europa, che non abbiamo solo bisogno di un'unione monetaria, ma che serve anche una cosiddetta unione fiscale, cioè più coordinamento per le politiche di bilancio.
Abbiamo bisogno di un'unione politica, il che significa che dobbiamo dare, passo dopo passo, più competenze all'Europa, accordando all'Europa anche più poteri di controllo.

Un modo per salvare l'Europa 05.06.12

Sembra essersi fatta strada l'idea che per risolvere il deficit democratico dell'Unione, rimettere in moto un circolo virtuoso di crescita sostenibile e salvare l'euro sia ormai necessaria un'unione fiscale e bancaria.
Equivale a dire che abbiamo bisogno di un'unione politica e degli eurobond, o in qualunque modo li si voglia chiamare. In parole povere i contribuenti tedeschi dovranno garantire, per amore di solidarietà, i debiti e i fallimenti di chi fino a ora non solo ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, ma ha per decenni eletto politici corrotti che hanno regolarmente ingannato le istituzioni continentali e truccato i conti.

Quest'idea di federazione leggera, che dovrà inevitabilmente venire a crearsi attraverso la negoziazione di un nuovo trattato, comporterà la perdita della sovranità nazionale nelle politiche di bilancio, in quelle fiscali, sociali, delle pensioni e naturalmente del mercato del lavoro.
Ve lo ripeto, la perdita di sovranità nelle politiche di bilancio, in quelle fiscali, sociali, delle pensioni e del mercato del lavoro. Chiaro?

Beninteso, io ci metterei la firma oggi stesso perché queste materie venissero delegate a Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo.
Al contrario non sono così sicuro della reazione dei fautori della crescita contro l'austerity qualunque-cosa-sia, dei teorici degli eurobond, dello scravattato Tsipras e dello statilista Hollande.

Si ha l'impressione che la salvezza dell'Europa attraverso questa strada creerà più di un mal di pancia a chi oggi la propone non come una ragionata e ambiziosa visione di lungo periodo, ma come soluzione dettata dalla demagogia.

Tunnel Grecia 28.05.12

La teoria secondo cui la Grecia dovrebbe liberarsi dalla dittatura dell'euro per tornare alla sovranità monetaria, svalutando la dracma e puntando alla crescita grazie alle proprie risorse riceve un primo duro colpo.
Il settore turistico, principale entrata del paese, ha fatto registrare un calo pari a un terzo delle prenotazioni a causa della crescente paura di instabilità.

Restano le olive.

La fantamoneta 22.05.12

La fantaproposta del capo economista della Deutsche Bank Thomas Mayer. L'ennesima ciambella di salvataggio per i greci.
Il prossimo passo, ve lo annuncio, sarà il baratto.

Se la sinistra radicale dovesse vincere le elezioni del 17 giugno e mantenere la promessa di non attuare i tagli previsti nel piano di aiuti da 130 miliardi di euro, la Grecia potrà restare nell’eurozona senza aiuti finanziari, a condizione che introduca una valuta parallela. Il "geuro" sarebbe costituito da promesse di pagamento, una forma di titolo di debito emesso dal governo che potrebbe essere rivenduto. La nuova valuta sarebbe fortemente svalutata rispetto all’euro ma permetterebbe al governo di Atene di guadagnare tempo per portare a termine le riforme e approvare i tagli al bilancio. [...] Una condizione essenziale per il buon esito della proposta è che gli aiuti continuino ad arrivare dagli altri paesi dell’eurozona e dall'Fmi. [...] Le banche greche, prive di liquidità, avrebbero inoltre bisogno di essere salvate con la creazione di una "bad bank" europea.

Mille miliardi di euro 17.05.12

Un uno seguito da 12 zeri. E' il costo stimato nell'ipotesi di un'uscita della Grecia dall'euro.
Costo che inciderebbe sulla spalle di ogni singolo cittadino europeo.
Una tassa sull'irresponsabilità di chi favoleggia su soluzioni argentine, socialisti sogni di notti islandesi, invocando decrescite felici, giardinetti glocali a chilometro zero, combattendo il signoraggio bancario con monete virtuali peer-to-peer e baratti.

Dracmageddon 15.05.12

Il fallimento dei negoziati per la nascita di un governo di coalizione ad Atene e la completa incertezza sul nuovo passaggio elettorale che si prospetta a giugno ha scatenato nuove ondate di panico e azzardate speculazioni sul futuro della Grecia in Europa.
In quattro punti Stefano Lepri spiega perché l'uscita dall'euro e il ritorno della dracma sarebbero mosse suicide per Atene.

Punto primo. La Grecia non è in grado di sopravvivere da sola; non più di quanto potrebbe ad esempio - per avere un'idea delle dimensioni - una Calabria separata dall'Italia.

Senza aiuti dall'Europa e dal Fondo monetario, presto non avrebbe soldi né per pagare gli stipendi degli statali né per comprare all’estero ciò che serve ad andare avanti, tra cui alimenti e petrolio.

Punto secondo. Dopo la ristrutturazione a carico dei privati, oggi circa la metà del debito greco è in mano all'Europa o al Fondo monetario. Quindi se la Grecia non paga, ci vanno di mezzo soprattutto i contribuenti dei Paesi euro, cioè noi tutti (in una stima sommaria, circa un migliaio di euro a testa).

Punto terzo. Il ritorno alla dracma sarebbe vantaggioso solo nella fantasia di economisti poco informati, per lo più americani. Trapela ora che il governo Papandreou aveva commissionato uno studio dal quale risultava che perfino i due settori da cui la Grecia ricava più abbondanti introiti, turismo e marina mercantile, non sarebbero molto avvantaggiati da una moneta svalutata.

Punto quarto. L'incognita vera è quali danni aggiuntivi, oltre al debito non pagato, una eventuale bancarotta della Grecia causerebbe agli altri Paesi dell'area euro (in primo luogo crescerebbero gli spread). Di certo le conseguenze sarebbero asimmetricamente distribuite: più gravi per i Paesi deboli, in prima fila il Portogallo poi anche Spagna e Italia; meno gravi per la Germania.

Si parla troppo poco delle banche 15.05.12

La crisi del settore bancario europeo secondo Daniel Gros.

Secondo l'economista tedesco del think-tank di Bruxelles Ceps, quello su "austerità contro crescita" è un falso dibattito, che non fa compiere nemmeno un passo in più in direzione della soluzione alla crisi dell'euro. Il vero dibattito, dice, dovrebbe vertere sulle banche, in particolare quelle dell'Europa del sud che stanno andando parecchio peggio di ciò che si presume.

"Le banche greche e spagnole sono sedute su una montagna di debiti sempre più colossale", spiega Gros. "Soltanto l'Europa potrà salvarle: il governo greco e quello spagnolo sono troppo deboli. Questo è un problema europeo di gravità enorme".

L'anno scorso, dopo forti pressioni politiche, le banche europee hanno accettato gli haircut, vale a dire la cessione del debito dello stato greco. Da allora quelle stesse banche si stanno ritirando dalle regioni meridionali d'Europa, prima che arrivino i prossimi haircut. Spagna, Italia e Portogallo sono stati abbandonati in massa dagli investitori stranieri. In Grecia è già iniziata la fase successiva: perfino i greci stanno depositando all'estero i propri soldi. Secondo Gros, la fuga dei capitali all'estero ha assunto proporzioni enormi. "Quattro, cinque, sei miliardi di euro al mese. E' un processo inarrestabile".

Questo fenomeno va di pari passo con un altro sviluppo altrettanto pericoloso: a causa dell'abbandono da parte delle banche dell'Europa del nord, le banche dell'Europa del sud precipitano sempre più in un mare di debiti. E questo perché i medesimi titoli di stato - dei quali si sbarazzano gli investitori stranieri - sono legittimamente acquisiti dalle banche dell'Europa del sud. Lo fanno sotto le pressioni dei loro governi, ma anche perché ciò permette loro di guadagnare qualcosa. In cambio di questo favore, infatti, i governi concordano a loro volta nuovi prestiti con le banche, a tassi di interesse vantaggiosi per queste ultime.

Tassi molto vantaggiosi. L'inverno scorso la Bce ha accordato crediti a buon mercato per mille miliardi di euro al fine di mantenere lo scambio di prestiti europeo. Le banche dell'Europa meridionale utilizzano assai volentieri questi crediti a un tasso dell'1 per cento per concedere prestiti ai governi che fruttano oltre il 6 per cento. Un atto di patriottismo che permette loro di fare bei soldi.

Questa parrebbe una soluzione. In realtà innesca un meccanismo perverso, in virtù del quale le banche e i governi diventano a tal punto interdipendenti da indebolirsi a vicenda sempre più.

L'Europa dopo il 2012 01.01.12

In piena crisi del debito sovrano e con l'euro in affanno, a dieci anni dalla sua entrata in circolazione, qui si scommette in un 2012 che getterà le basi dell'unione fiscale e del futuro dell'Unione Europea.
Il primo passo verso un'unione politica continentale. Un primo passo che in futuro alcuni storici potrebbero indicare come la data di nascita di un processo destinato a realizzare quel modello di federazione europea leggera tanto caro ad Altiero Spinelli.

Il futuro economico sulle spalle di Monti 27.12.11

Il futuro dell'economia mondiale dipende dalla capacità dell'Europa di risolvere la sua crisi del debito che a sua volta soggiace alla capacità del sistema Italia di reagire alla spinta recessiva rimettendo in moto sviluppo e occupazione.

Il Washington Post fa il tifo per Monti.

L'unione fiscale e gli splendidi isolazionisti 09.12.11

Da tempi non sospetti su queste pagine si afferma che la crisi del debito e le conseguenze sulla moneta unica possano trasformarsi opportunità per l'Unione Europea.
Oggi sembra confermarsi questa visione. La zona euro si rafforza. Possiamo girarci attorno quanto vogliamo, ma oggi nasce l'unione fiscale e con essa, inevitabilmente, il primo embrione di unione politica.
La profezia dell'euro inizia dunque ad avverarsi.
Fatto strabiliante sei nazioni, di cui cinque futuri membri della moneta unica più la Danimarca, decidono su base volontaria di cedere parte della loro sovranità fiscale a Bruxelles per allinearsi all'eurozona. Svezia e Repubblica Ceca attenderanno un passaggio parlamentare prima di aderire con tutta probabilità in un vicino futuro.

Regno Unito e Ungheria decidono invece di tirarsi fuori. Budapest sceglie di diventare se possibile ancora meno influente di quanto già non sia oggi, anche se in mattinata giunge la notizia che anche nell'estremo oriente dell'Unione si percorrerà una via parlamentare per decidere se aderire o meno.
Londra preferisce ritirarsi nel suo splendido esilio dorato. Il governo Cameron sceglie di pesare meno in Europa, non senza essersi prima inimicato un continente intero e aver ricevuto una gelida accoglienza in patria.
Cameron ha scommesso il destino del suo paese sulla sua personale convinzione di una prossima dissoluzione dell'euro; ora il Regno Unito si trova ora in una situazione spiacevole. Finire isolato all'interno di un continente che sceglie volontariamente di integrarsi o necessariamente aderire alla zona euro, a quel punto con enormi sacrifici.

I piani di salvataggio per l'Europa 07.12.11

A 48 ore dal giorno del giudizio il piano di rigore e riforme, proposto da Merkel e Sarkozy per dotare l'Unione di una politica fiscale e una governance per quanto possibile comune che scongiuri la mancanza di fiducia che grava sull'area euro, viene affiancato dalla proposta dei presidenti Van Rompuy e Barroso che punta sulla modifica del fondo di salvataggio EFSF tale da permettere la ricapitalizzazione diretta delle banche e l'emissione nel breve termine di titolo di debito del tutto paragonabili agli eurobond.

Salvataggi epistolari 07.12.11

Screenshot della lettera di Merkel e Sarkozy

La lettera di Merkel e Sarkozy al presidente Van Rompuy sul piano franco-tedesco per una governance economica e fiscale europea.

L'unione fiscale 02.12.11

L'Europa sta affrontando la sua più grande sfida. L'euro ha dimostrato il suo valore. E' stabile.
Ma è molto più di una valuta. Rappresenta la volontà dell'Europa di unirsi per affrontare le sfide globali.

[...] Chiunque, pochi mesi fa, avesse detto che alla fine di quest'anno avremmo preso provvedimenti seri e concreti verso un'unione fiscale europea sarebbe stato preso per pazzo.
Oggi tutto questo è all'ordine del giorno. Ci siamo quasi. Naturalmente ci sono difficoltà da superare, ma la necessità di una tale azione è ampiamente riconosciuta.

[...] Non stiamo solo pensando a un'unione fiscale, stiamo iniziando a crearla.

L'eurocrisi affrontata con la fermezza tedesca del cancelliere Merkel, nel suo discorso al Bundestag.

Prima che sia troppo tardi per l'Europa 25.11.11

L'Economist torna a battere sulla crisi del debito e di credibilità in Europa con un editoriale estremamente pessimista sul futuro della moneta unica.
Le ricette sempre più urgenti e imprescindibili per uscire dalla spirale recessiva restano le stesse conosciute e citate da tempo: una BCE che si comporti da vera banca centrale, maggiore integrazione fiscale e politica, titoli di debito continentali, politiche di sviluppo e crescita, una Germania finalmente protagonista che abbandoni paure, egoismi e miopie per aprirsi ad un futuro comunitario.

La via verso gli eurobond 20.11.11

Un mix di politica fiscale comune, conti sotto stretta sorveglianza da parte degli ispettori di Francoforte e Bruxelles, amministrazione controllata per i paesi in stato di stress. Le condizioni per l'emissione, in tempi non troppo lunghi, di titoli obbligazionari continentali che ridiano fiato e fiducia all'euro e alla ripresa economica.

Per mercoledì prossimo è prevista l'adozione di un documento (cosiddetto Libro verde) in cui [la Commissione Europea, n.d.r.] presenta tre proposte di euro-obbligazioni e sottolinea che anche la sola prospettiva di future emissioni di questi titoli - cioè un effetto annuncio - potrebbe "potenzialmente e velocemente alleviare" l'attuale crisi dei debiti sovrani. In particolare si tratta della completa sostituzione delle emissioni di titoli pubblici nazionali con Eurobond garantiti da tutti i Paesi di Eurolandia, della sostituzione parziale e di una sostituzione parziale senza garanzie congiunte con una responsabilità pro-quota che resterebbe ai singoli Stati.

Come abbiamo salvato l'Europa 27.10.11

Bruxelles trova la quadra per preservare l'euro e spingere avanti una nuova stagione per l'Europa che dovrà necessariamente passare attraverso una più stretta e centralizzata unione fiscale e politica.

Attraverso la ricapitalizzazione delle banche, il dimezzamento del debito greco e l'aumento del fondo salva stati EFSF i piccoli leader europei - Sarkozy e Merkel in testa - si sono ritrovati grandi insieme, scegliendo di passare alla storia come rifondatori dell'Unione invece di essere ricordati come i becchini del sogno europeo.

Le tre preoccupazioni dell'Europa 26.10.11

Gli esiti del voto di domani al parlamento tedesco sul fondo EFSF, del voto del parlamento greco sull'esito del summit europeo e di una sempre probabile implosione del governo italiano decideranno buona parte del futuro dell'Europa.

Magnifico isolazionismo 24.10.11

C'è chi pensa nel Regno Unito che l'Unione Europea sia accettabile come mercato unico, ma diventi un peso quando assurge a casa comune di mezzo miliardo di europei.

Si accettano i benefici e si respingono gli oneri. Molto facile in tempi di crisi come questi.
Altresì molto poco lungimirante, come la destra targata Cameron sa essere.

L'unione fiscale vista da Bruxelles 28.09.11

Quanto emerge dal discorso del presidente Barroso sullo Stato dell'Unione è il primo passo verso un'unione fiscale.
Tutto molto complicato da attuare, ma necessario per superare le sfide che ci attendono e costruire un'Europa più stabile, forte e responsabile.

Eurobond.

Una volta che l'eurozona si sarà dotata degli strumenti per garantire integrazione e disciplina, l'emissione di debito comune sarà un passaggio naturale e vantaggioso per tutti.

La fine delle decisioni prese all'unanimità, per la quale sarà necessario modificare i trattati.

Il passo non può essere dettato dal più lento.

Tobin Tax. La tassa prende il nome da James Tobin che la propose nel 1972 e colpirà tutte le transazioni finanziarie, escluse quelle generate nei rapporti delle banche con la clientela privata a meno che non si tratti di un acquisto di bond o azioni. Se adottata, dal 2014 genererà un gettito annuo tra i 50 e i 57 miliardi di euro.

E' eticamente giusta, tecnicamente fattibile, economicamente sostenibile.

L'Europa si costruisce ora 27.09.11

La finestra di poche settimane per salvare l'euro e uscire dalla crisi del debito sovrano sarà l'occasione per raggiungere un'unione fiscale e dunque politica o dire addio al progetto di Unione Europea e al nostro futuro.

Sept 27 Greek parliament votes on unpopular new property tax.
Sept 28 Finnish parliament votes on new powers for the European financial stability facility, the eurozone bail-out fund.
Sept 29 German parliament due to ratify the EFSF, but will Chancellor Angel Merkel win over her coalition partners?
Oct 3 Eurozone finance ministers meet in Luxembourg.
Oct 11 Slovak parliament votes on the EFSF, the last eurozone member to do so.
Oct 13 Eurozone ministers could meet again to sign off on a Greek aid tranche.
Oct 14 G20 finance ministers meet in Paris Mid-Oct Greece starts to run out of money.
Oct 17-18 Herman Van Rompuy, European Council, president, will make proposals on fiscal union at an EU summit.
Nov 3-4 G20 summit in Cannes.
Dec Talks begin on next aide tranche for Athens.
Dec 9 EU summit at which leaders to discuss increasing EFSF at summit and fiscal unionarly 2012 German parliament votes on a permanent bail-out fund to replace the EFSF.

L'ultimo falco della BCE 10.09.11

Le dimissioni a sorpresa di Jurgen Stark, dal board della BCE, hanno gettato ieri pomeriggio i listini nel panico e assestato un duro colpo alla credibilità della Banca Centrale Europea.
La scelta di sostenere il debito pubblico dei paesi in difficoltà acquistando titoli di stato, in attesa dell'entrata in vigore del fondo Efsf, non è andato giù al garante di quell'ortodossia in salsa Bundesbank rappresentata da Stark in seno all'Eurotower.

A bocce ferme e a mercati chiusi l'addio dell'economista tedesco assume un significato meno apocalittico e anzi può trasformarsi in un vantaggio per il futuro dell'area euro.
Successore di Otmar Issing, ma senza averne la finezza di analisi, Jurgen Stark era considerato il delfino dell'ex governatore della Bundesbank Tietmeyer. Lo stesso governatore che in nome del rigore monetario contestò a più riprese la decisione di Helmut Kohl di concedere la parità tra marco federale e marco dell'est e di avviare un gigantesco trasferimento di risorse ovest-est in seguito alla riunificazione. La reazione della Bundesbank a quella visione di unità fu una politica di rialzo dei tassi che portò la Germania post-muro in una grave recessione che squassò a più riprese l'intera Europa.

Stark wie die Mark, forte come il marco. Così veniva soprannominato in patria il falco della BCE.
La sua intransigenza rischiava di minare le fondamenta dell'euro ancora di più delle politiche di finanza creativa.
Oggi all'Unione serve sviluppo e crescita e Stark non era l'uomo adatto a sostenerle. Troppo occupato a studiare i commi dei trattati per prevedere e appoggiare le mosse della Banca Centrale a sostegno dell'eurozona.

Strak era un burocrate orgoglioso al punto di dimettersi a mercati ancora aperti pur di segnare un punto e mettere in crisi la politica europea di Angela Merkel.
Non ne sentiremo la mancanza.

L'Europa a più velocità 05.09.11

Berlino è sempre più intenzionata ad accelerare l'integrazione politica e fiscale dei paesi dell'area euro anche senza il beneplacito della Commissione, in un'inedita alleanza che vede la cancelliera Merkel e buona parte della CDU sulle stesse posizioni di SPD e Verdi contrapposti alla strenua opposizione della CSU e dei liberal democratici del FDP.

Un progetto che non solo sarebbe un buon viatico per uscire dalla crisi, ma diverrebbe la summa del sogno di un'Europa unita senza compromessi.

Gli eurobond di Prodi 23.08.11

EuroUnionBond. La proposta tanto spannometrica quanto di difficile attuazione di Romano Prodi e Quadrio Curzio.

Gli EuroUnionBond (Eub). La nostra proposta è che bisogna innovare di più con il varo di un Fondo finanziario europeo (Ffe) che emetta Eub con quattro caratteristiche che ricomprendono alcune delle precedenti.

1) Il Ffe dovrebbe avere un capitale conferito dagli Stati Uem in proporzione alle loro quote nel capitale della Bce. Il capitale dovrebbe essere costituito dalle riserve auree del Sistema europeo di banche centrali (Sebc) che sono la maggiori al mondo con circa 350 milioni di once per un controvalore intorno ai 450 miliardi di euro. Per mettere l'oro a garanzia vanno modificati gli statuti del Sebc e della Bce (anche con riflessi sui Trattati europei, ma non sul Central banks gold agreement che tratta delle vendite di oro), enti che potrebbero anche diventare azionisti, in quanto conferenti, del Ffe. Supponendo che il capitale versato del Ffe sia di 1.000 miliardi di euro, ogni Stato membro della Uem dovrà conferire oltre all'oro altri capitali anche in forma di obbligazioni e azioni stimate a valori reali e non a prezzi di mercato sviliti.

L'Italia dovrebbe conferire 180 miliardi di euro in totale di cui 79 milioni di once in riserve auree, valutabili oggi a circa 101 miliardi di euro, più altri 79 miliardi di euro che a nostro avviso dovrebbero essere azioni di società detenute dal ministero dell'Economia (Eni, Enel, Finmeccanica, Poste ecc). Società che oggi non sono privatizzabili, dati i prezzi di mercato. Con questi conferimenti il timore tedesco di pagare i debiti altrui dovrebbe placarsi. La Germania dovrebbe versare al Ffe 270 miliardi di euro di cui 140 miliardi sono 109 milioni di once d'oro e 130 altri valori. La Francia dovrebbe versare 200 miliardi di cui 100 con i 78 milioni di once d'oro e 100 in altri valori. Sarebbe importante che Italia, Germania e Francia conferissero a complemento dell'oro azioni di società settorialmente omogenee nell'energia, nelle telecomunicazioni, nei trasporti.

2) Il Ffe con 1.000 miliardi di euro di capitale versato potrebbe fare una emissione di 3.000 miliardi di Eub con una leva di 3 e durata decennale (e oltre) al tasso del 3% eventualmente variabile dopo un certo periodo. Altre garanzie si potrebbero aggiungere con impegni giuridici degli Stati Uem. L'onere di interessi sarebbe di 90 miliardi di euro all'anno pari oggi a circa l'1% del Pil della Uem pagabile sia con i profitti del conferimento del capitali azionari al Ffe sia con una quota dell'Iva dei Paesi della Uem, sia con gli interessi di cui diremo. Quanto detto è ovviamente adattabile in vari modi su tassi, scadenze, rimborsi degli Eub e magari loro convertibilità in azioni. Ma la sostanza non cambia.

3) Il Ffe dovrebbe dividere in due parti i 3.000 miliardi raccolti con gli Eub.Per far scendere dall'attuale 85% al 60% la media del debito della Uem sul Pil verso il mercato il Ffe dovrebbe rilevare 2300 miliardi dei titoli di Stato dei Paesi della Uem. L'Italia scenderebbe al 95% del debito su Pil verso il mercato mentre per il restante 25% sarebbe debitrice verso il Ffe. La Francia e la Germania scenderebbero sotto il 60% di debito su Pil verso il mercato. I rimanenti 700 miliardi della citata emissione dovrebbero andare a grandi investimenti europei anche per unificare e far crescere imprese continentali nella energia, nelle telecomunicazioni, nei trasporti delle quali il Ffe diverrebbe azionista.

I vantaggi di questa emissione di Eub sarebbero enormi. Ne citiamo solo due. Il primo è che il Ffe non sarebbe opportunistico ma stabilizzante nella gestione dei titoli di Stato nazionali da detenere su lunghe durate rendendo così molto difficile anche la speculazione. Il secondo vantaggio sarebbe un mercato degli Eub di grandi dimensioni e una raccolta a interessi in media più bassi rispetto ai titoli nazionali di quasi tutti i Paesi Eum. Data anche la natura del Ffe e degli Eub, che hanno garanzie reali, diverrebbe realistico attrarre investitori molto liquidi come i Fondi sovrani che si stima abbiamo oggi asset intorno ai 4.200 miliardi di dollari, ovvero circa 3.000 miliardi di euro, che nessuna emissione di titoli di Stato della Uem può servire se non in piccola parte. In tal modo gli Eub possono davvero diventare competitivi nei confronti dei titoli del tesoro Usa dei quali la Cina vuole alleggerirsi.

Esiste una soluzione alla crisi del debito europeo e si chiama politica fiscale comune. Ovvero unione politica e finanziaria.
Un modello che rilanci lo sviluppo a livello continentale invece che in 27 piccole parti componibili.

Il governo (economico) europeo 16.08.11

Eurocouncil. La proposta dell'accoppiata Merkel Sakozy per dotare l'area euro di un governo economico che si riunisca una volta al mese, composto dai capi di stato e di governo e con un presidente eletto per 2 anni e mezzo. La scelta iniziale potrebbe ricadere sul presidente dell'Unione Herman Van Rompuy.
E poi pareggio di bilancio nelle Costituzioni di tutti gli stati e tasse sulle transazioni finanziarie.

L'Europa si appresta a raggiungere un'unione economica e politica, dopo quella monetaria.
Quello che non è stato possibile per via di classi dirigenti non altezza potrebbe concretizzarsi grazie alla spinta della crisi finanziaria.

L'Estonia entra nell'euro 01.01.11

Il 17esimo membro dell'eurozona è il terzo paese dell'est Europa e il primo ex sovietico a entrare nel club.

L'ingreso dell'Estonia è stata l'occasione per un po' di sana retorica sull'augurio di stabilità per ridare forza alla moneta unica europea.

Quest'anno sarà una data importante anche per i cittadini danesi, chiamati ad esprimersi sul referendum all'abolizione delle quattro eccezioni danesi al Trattato di Maastricht, inclusa quella relativa all'euro.
Rimane incerto se il voto riguarderà le singole eccezioni, o la loro totalità.
E' ipotizzabile che il risultato del referendum danese possa avere conseguenze sul dibattito svedese relativo all'adozione dell'euro.

L'euro dovrà svalutarsi del 30%, lo dice il Big Mac 18.10.10

C'è un indice, molto in voga tra gli economisti, che valuta - assumendo come valida la teoria della parità dei poteri di acquisto - il rapporto del tasso di cambio tra le monete sulla base del costo di un Big Mac.
E' il Big Mac Index, nato nella metà degli anni '80 da uno studio dell'Economist.
Si calcola dividendo il costo di un panino in una nazione per il costo dello stesso nell'altra nazione. Il risultato va rapportato con il tasso di cambio attuale; se è più basso, allora la prima valuta è sottovalutata rispetto alla seconda, se è più alto allora è vero il contrario.

Secondo il BMI l'euro risulta sopravvalutato di un buon 29%.
Un Big Mac negli USA costa infatti 3,71 dollari contro i 4,79 euro nell'Unione Europea.

In Brazil a Big Mac costs the equivalent of $5.26, implying that the real is now overvalued by 42%. The index also suggests that the euro is overvalued by about 29%. And the Swiss, who avoid most wars, are in the thick of this one. Their franc is the most expensive currency on our list. The Japanese are so far the only rich country to intervene directly in the markets to weaken their currency. But according to burgernomics, the yen is only 5% overvalued, not much of a casus belli.

L'Europa delle nazioni è egoista 28.04.10

L'economista francese Fitoussi mette il dito nella piaga della crisi finanziaria greca e punta l'indice sulle manchevolezze della inadeguata ed egoista leadership europea, senza scordare una stoccata alle agenzie di rating.

Lo sa cosa insegna questa crisi? Che l'Europa unita è un'utopia. Forse dovevamo capirlo dal tempo in cui non c'era l'euro, e dalla laboriosità delle mediazioni che hanno portato alla moneta unica. Ecco, mi sembra che siamo tornati a quell'epoca, vent'anni passati invano. E guardate che tutto questo è un vero peccato: l'Europa nel suo insieme sarebbe un meraviglioso e ricco paese, con un rapporto debito/Pil di gran lunga migliore di quello americano, o giapponese o cinese. Siederebbe alla tavola dei grandi con pieno titolo, e avrebbe il posto d'onore. E invece si è ridotta ad andare a mendicare al Fondo Monetario un'integrazione all'intervengo a favore di uno stato membro. Bella lezione di europeismo. [...]

Questa crisi rappresenta un'incredibile prova di inadeguatezza delle strutture comunitarie, l'ambizioso disegno europeo non ha retto alla prova più difficile. L'ultima cosa da fare era avvitarsi in questa serie infinita di consultazioni, di riunioni, di decisioni che peraltro ancora non sono operative. Ma è questa l'Europa? Se si andrà avanti così, scoppierà una rivolta popolare contro l'euro e tutto ciò che gli sta intorno. [...]

Ma che coraggio! Proprio loro che hanno mandato in rovina il mondo. S&P e Moody's portano sulle loro spalle la responsabilità del collasso della finanza che è stato l'inizio e la causa di tutta la crisi. Non mi pare una responsabilità da poco, dovrebbero rintanarsi in un angolo e chiedere perdono. Hanno ingannato tutti: i risparmiatori e anche le banche. E tutti hanno pagato carissime le loro inadempienze.

Sblinda per due posterdati antani miliardi di euro 16.09.09

Isolamento nordico 27.04.09

Se anche l'Islanda non può più fare a meno dell'Unione Europea e dell'euro.

We want Iceland as soon as possible to join the European Union and adopt the euro, I should emphasize that this is a priority issue for the Social Democrats.

L'Europa si allarga 01.01.07

Logo del 50° anniversario dei Trattati di RomaNell'anno del 50° anniversario dei Trattati di Roma, l'Unione Europea accoglie due nuovi membri la Romania e la Bulgaria arrivando a quota 27.
Mentre l'Euro si arricchisce del 13° stato, la Slovenia e di 8 nuovi cent.

Rischio default per l'Irlanda 12.11.10

Senza tetto chiede l'elemosina davanti ai bancomat

Lo spettro di un nuovo caso greco si aggira per Eurolandia. La situazione dei conti irlandesi è drammatica e le misure straordinarie prese dall'Unione Europea pochi mesi fa potrebbero diventare presto operazioni comuni.

Fonte: Le Monde

La UE salverà l'Irlanda dalla crisi 21.11.10

La Banca d'Irlanda

I ministri UE e dell'eurozona hanno danno il via libera ad un piano di salvataggio di 90 miliardi di euro per l'Irlanda, dopo che il governo di Dublino si era deciso a chiedere di poter attingere al fondo salva-stati di recente istituzione. L'Irlanda inoltre avrebbe già pronto un suo piano di riduzione del deficit.

Il Portogallo corre ai ripari 26.11.10

Il primo ministro portoghese Socrates

Il Parlamento portoghese vara misure di austerity per scongiurare un destino simile all'Irlanda e alla Grecia.

Fonte: Le Monde

L'Estonia entra nell'euro 01.01.11

Euro

La repubblica baltica è il 17esimo membro dell'unione monetaria europea. Il primo stato ex sovietico e il terzo paese dell'Est.

Il referendum greco spaventa l'Europa 01.11.11

Il premier greco George Papandreou

Il premier Papandreou forza la mano alle opposizioni, al PASOK e alla troika europea proponendo un referendum popolare per accettare o meno il piano di salvataggio della Grecia proposto da UE, BCE e FMI. Un terremoto politico che si è trasformato in un giorno di passione per i mercati finanziari di tutto il mondo.

L'Europa dell'euro 09.12.11

Sarkozy a Bruxelles

Dal vertice di Bruxelles nasce un'Europa a due velocità o per meglio dire il Regno Unito decide di isolarsi dal resto del continente. I 17 paesi dell'eurozona più altri sei paesi - a cui potrebbero aggiungersi nel breve futuro anche Svezia, Repubblica Ceca e Ungheria - decidono di integrarsi maggiormente dando vita a quell'unione fiscale e probabilmente politica attesa da tempo.

Fonte: TLUC Blog

10 anni di euro 01.01.12

L'Europa dell'euro

La moneta unica è una realtà per 332 milioni di cittadini. L'esperimento che ha unito l'Europa a dieci anni dalla sua introduzione vive la sua crisi più drammatica. Ma anche una crisi può essere un'opportunità per progettare un nuovo futuro basato su una maggiore integrazione all'interno dei confini dell'Unione Europea.

Fonte: Le Monde

L'irreversibilità dell'euro 12.09.12

I giudici della corte costituzionale di Karlsruhe

La Corte costituzionale federale tedesca respinge i ricorsi contro l'ESM - il fondo salva stati dell'Unione Europea - e il fiscal compact permettendone la ratifica da parte del parlamento di Berlino e dando una nuova boccata d'ossigeno alle quotazioni dell'euro e alle borse europee. I giudici hanno aggiunto che gli impegni di pagamento della Germania non dovranno superare i limiti nel trattato senza l'approvazione del popolo tedesco. Il contributo della Germania quindi non potrà essere superiore ai 190 miliardi di euro già destinati all'ESM.

Merkel di Atene 09.10.12

Manifestante greco contro la cancelliere Merkel

La cancelliere Merkel in visita ad Atene sfidando le proteste dei suoi abitanti per portare un messaggio di sostegno al paese sull'orlo della bancarotta e al centro della crisi della zona euro.

I nuovi 5 euro 10.01.13

I nuovi 5 euro 2013

Mario Draghi ha presentato la nuova serie delle banconote da 5 euro. Il nuovo taglio, che sarà in circolazione a partire da maggio, è ispirato al mito di Europa.

Salvate Cipro 18.03.13

Manifestanti ciprioti contro il piano di salvataggio

Il piano per il bailout di Cipro basato su un prelievo forzoso sui depositi bancari dell'isola da 5,8 miliardi scuote il paese e fa deragliare le borse mondiali. L'euro torna sotto 1,3 nei confronti del dollaro, mentre le quotazioni dell'oro risalgono a 1.600 dollari l'oncia.

La nuova banconota da 10 euro 13.01.14

La nuova banconota da 10 euro

È stata presentata a Francoforte da Yves Mersch, componente del board della BCE, la nuova banconota da 10 euro della serie Europa che entrerà in circolazione a partire dal 23 settembre.

La mossa di Draghi 22.01.15

Mario Draghi

Il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha annunciato il quantitative easing (l'alleggerimento quantitativo), il programma massiccio di acquisto di titoli di Stato e altre attività finanziarie mirato a far risalire l'inflazione nell'Eurozona e a rilanciare domanda e crescita. Il Q.E. inizierà a marzo di quest'anno per concludersi a settembre del 2016. 60 miliardi di euro al mese, una cifra superiore a quella inizialmente ipotizzata dagli analisti, per un totale di 1.100 miliardi di euro. L'accordo raggiunto dal consiglio direttivo prevede un sistema di condivisione del rischio in cui le banche centrali nazionali garantiranno una quota pari all'80% del totale, il restante 20% sarà condiviso con la BCE. La BCE avrà mandato per poter acquistare fino al raggiungimento di un importo pari al 33% del debito di ciascun paese e non oltre il 25% dei titoli diffusi a ogni emissione.

Fonte: Rai News

La nuova banconota da 20 euro della serie Europa 24.02.15

La nuova banconota da 20 euro della serie Europa

Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha presentato la nuova banconata da 20 euro, la terza della serie Europa dopo i tagli da 5 e da 10, che inizierà a circolare a partire dal 25 novembre prossimo.

Oltre il muro del default 05.07.15

Sostenitori del sì al referendum greco sull'euro

Rotta verso l'ignoto. È il risultato uscito dalle urne con la vittoria a valanga del "no" nel referendum greco. Lo scenario di totale incertezza, a partire dal destino di milioni di correntisti greci, è una sconfitta per tutti. La Grecia, nonostante la retorica di Syriza, alle prese con la mancanza di liquidità delle banche (che resteranno chiuse anche lunedì) e con la nuova deadline del 20 luglio, quando Atene dovrebbe rimborsare 3,6 miliardi di euro alla BCE, si ritroverà al tavolo europeo a carte scoperte e senza nulla in mano. Diviso tra l'incubo del ritorno alla dracma o il limbo della sospensione dall'eurozona il paese dovrà per forza scendere a patti con le istituzioni poco propense a concedere qualcosa, consapevoli ormai del bluff di Syriza. Oggi Atene, in attesa di un terremoto politico, festeggia per una morte rapida, ma non meno dolorosa. Gli evasori fiscali ellenici, gli armatori e i baby pensionati ringraziano per il nuovo breve sogno venezuelano nel cuore del Mediterraneo. L'Europa sarà inflessibile. Un avvertimento anche per gli altri partiti nazionalisti e antieuropeisti in giro per il continente.

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