tizianocavigliablog
Tu vola disinvolto.

La trilogia di Avatar 27.10.10

Due ulteriori capitoli sugli smurf alti tre metri di James Cameron si aggiungeranno, secondo le previsioni, nel 2014 e nel 2015.

In the second and third films, which will be self contained stories that also fulfill a greater story arc, we will not back off the throttle of AVATAR's visual and emotional horsepower, and will continue to explore its themes and characters, which touched the hearts of audiences in all cultures around the world.

La trama di Avatar 2 10.01.10

I terrestri ritornano. Assediano Pandora. Bombardano il pianeta dallo spazio e sterminano quei puffi troppo cresciuti dei nativi. Riprendono le esportazioni di Unobtainium.
Lieto fine.

Il film del secolo che non lo era 07.01.10

La locandina di 'Avatar'

Il post contiene spoiler illimitati. Proseguite a vostro rischio.

Parliamo di Avatar. Il ritorno di Cameron. Il film già campione di incassi, destinato a porsi come pietra miliare della computer grafica. Il 3D come non lo avete mai visto. Tecnologicamente anni avanti ad ogni altra pellicola di fantascienza. L'avventura capace di creare una sorta di sindrome di Stendhal nello spettatore.

Queste le ambiziose premesse, per bocca dello stesso Cameron. Inutile aggiungere parole sull'hype costruito attorno.

Non stupitevi dunque se le mie antenne vibravano di scetticismo e attesa dal momento stesso in cui si sono spente le luci.
Un'attesa che si sgretolava e uno scetticismo che si andava trasformando in crudo e freddo disappunto dopo appena dieci minuti di pellicola.

La trama ha un che di già visto e conferma in pieno le sensazioni negative della vigilia.
Avatar pesca a piene mani da "Balla coi lupi" a "Dune", da "Pocahontas" a "Braveheart". Un esercito di Ewok troppo cresciuto che sconfiggono l'Impero senza l'aiuto di qualsivoglia Jedi o contrabbandiere armato di blaster.
La banalità della vicenda uomo-bianco-militare-e-malvagia-corporazione contro la natura-incontaminata-e-indigeni-senza-peccato è talmente scontata da risultare fastidiosa.
L'attesa di un colpo di scena è l'unica cosa che ti trattiene seduto.

Non esiste un solo personaggio in tutto il film degno di nota.
I buoni appaiono bidimensionali, scontati, privi di qualsivoglia caratteristica peculiare. I cattivi si riducono a macchiette su cui non viene investito un briciolo di patos.

Due chicche. Il nome del pianeta, Pandora. Il minerale, fonte e causa di ogni guaio, Unobtainium.

Chiedetevi se quella vagonata di milioni di dollari non valeva un buon sceneggiatore.

Ma è il presunto e sedicente rivoluzionario aspetto tecnico che lascia l'amaro in bocca.
Basti dire che l'effetto usato per simulare la connessione umano Na'vi è così simile al tunnel spaziale di "Stargate" da sembrare identico.
Se l'esoscheletro di "Alien - Scontro Finale" era così reale da poterne avvertire gli afrori chimici, se gli AT-AT imperiali incombevano sulle truppe ribelli a Hoth, se i mecha di "District 9" avevano quel tocco di assemblato e parti di ricambio, i mech di Avatar appaiono per come sono. Irreali.
Con movimenti così poco credibili e con un interazione con l'ambiente talmente innaturale da farli apparire trasparenti su di una tavolozza di colori.

Perché andare a vederlo.

Perché è una discreta avventura grafica. Un'orgia di colori, ricca di buoni sentimenti, politically correct e dal lieto fine.
Se avete dieci anni lo amerete.

Perché non andare a vederlo.

300 milioni di dollari. 15 anni di lavorazione. Non un colpo di scena. Non un'idea originale che non sia una ricercata tonalità di blu di prussia.