Scoprire San Valentino a Savona

San Valentino all'ombra della Torretta. Potrà stupire qualcuno, ma Savona custodisce una reliquia del santo patrono degli innamorati e protettore delle persone affette da epilessia.
Nel gennaio del 2019, una cassa lignea, conservata nel Museo del Tesoro della Cattedrale e risalente al 1202, è stata aperta. Al suo interno sono state ritrovate le reliquie di San Valentino, donate da papa Paolo V nei primi anni del 1600, insieme a quelle di altri martiri cristiani. Originariamente questa cassa conteneva le spoglie del Beato Ottaviano, trasferite nel 1782 nel sarcofago che si può vedere all'interno della Cappella di Santo Stefano.
La presenza delle reliquie di San Valentino nella cattedrale savonese è attestata da due lapidi marmoree datate 1612 e 1814: la prima menziona il braccio del santo e la celebrazione del suo martirio il 14 febbraio; la seconda riferisce dello spostamento nel 1801 del corpo di San Sisto I e del braccio di San Valentino dalla chiesa del convento di San Giacomo alla Cattedrale e che nel 1814 le spoglie di San Sisto vennero traslate nella cappella a lui dedicata.
Leggende ed incertezze avvolgono la figura di San Valentino. Nel Martirologio geronimiano, tra i più antichi cataloghi di martiri cristiani della Chiesa, compaiono riferimenti a due Valentini martirizzati, uno a Roma e uno in Africa, ma senza data né identificazioni precise. L'agiografia e l'Enciclopedia Cattolica menzionano tre santi di nome Valentino legati al 14 febbraio: un sacerdote romano, il vescovo di Interamna Nahars, l'odierna Terni, e un martire africano assieme ad alcuni compagni. Pur essendo narrazioni tardive e leggendarie, gli studiosi ritengono possibile che i resoconti del vescovo di Terni e del presbitero romano condividano un nucleo di fatti e potrebbero riferirsi in realtà alla stessa persona.
Le analogie riguardano il luogo del supplizio per decapitazione e del seppellimento al secondo miglio della via Flaminia, la coraggiosa testimonianza di fede e una guarigione miracolosa che provocano delle conversioni tra i pagani.
Sebbene molte fonti moderne affermino che Papa Gelasio I abbia istituito la festa il 14 febbraio nel 496 d.C., tale affermazione è discutibile e in parte basata su fonti apocrife. Quel che è certo è l'intervento dei monaci benedettini, che nel Medioevo diffusero il culto di San Valentino in Francia e Inghilterra. La sua associazione agli innamorati si consolidò anche grazie a tradizioni letterarie, vale la pena ricordare Geoffrey Chaucer, che collegavano la sua festa al risveglio primaverile e ai riti d'amore degli uccelli.
Più complesso il legame tra l'epilessia e San Valentino, uno tra i numerosissimi santi cristiani potrettori della hierà nósos, la "malattia sacra", come veniva ancora chiamata al tempo di Valentino. Un concetto legato all'evento parossistico della crisi epilettica, ovviamente la manifestazione più evidente nell'antichità e che veniva spesso confusa con una possessione. Il termine epilessia deriva proprio da epilambánein, prendere possesso, da cui epil?psía.
Partiamo dall'agiografia (BHL 8460, Bibliotheca Hagiographica Latina). Grazie all'intercessione del santo il figlio del filosofo Cratone viene guarito. Questo porta alla conversione al cristianesimo del filosofo, della sua famiglia e di molti suoi allievi.
Il secondo nesso è simbolico. È un richiamo al martirio del santo, giustiziato per decapitazione, e dunque alla "perdita della testa" e alla "testa caduta".
Il terzo legame è fonetico. In alto tedesco, il nome di San Valentino era spesso associato alla parola fallen, cadere, e "mal caduco" era un altro termine popolare per epilessia.

