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Luttazzi, ma anche no

Multimedia   09.12.07  

La seguente frase:

"Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti."

Non è satira, ma più banalmente un'iperbole. Figura retorica sconosciuta ai più.

La sospensione di Decameron, al contempo, non è né censura né tantomeno un editto bulgaro. Gli autori di Decameron dovevano appuntarsi quella regola non scritta che suggerisce di non sputare nel piatto dove si mangia.

Detto questo è certo che La7 perderà spettatori e che Luttazzi è stato un ingenuo. Ma anche no.

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8 commenti

phoebe ha scritto:

La 7 mi ha molto deluso, e mi spiace perchè è l'unica emittente che seguo.
Luttazzi poteva "insultare" Prodi, il Papa, Berlusconi, Dio, chiunque purchè non lavorasse a La 7?

Comunque sarò scorretta, ma a me ha fatto ridere e parecchio ( e so cos'è una iperbole...)

postato il 09/12/2007 alle 23:27:36

astolfus ha scritto:

Io ho trovato la battuta solo volgare. Però sospendere il programma mi pare eccessivo.

postato il 10/12/2007 alle 11:15:04

Perso nel blu ha scritto:

La comicità di Luttazzi è quella. Può piacere come fare schifo, ma se gli si da una trasmissione il risultato sarà questo.
Fare i moralisti a posteriori è stupido.

postato il 10/12/2007 alle 11:49:29

Piero ha scritto:

A me ha fatto ridere.

postato il 10/12/2007 alle 16:15:05

L'Eremita ha scritto:

Luttazzi ha sbagliato è Ferrara la merda.
;)

postato il 10/12/2007 alle 16:38:18

giorgio ha scritto:

Per me Ferrara ha avuto un ruolo rilevante nella sospensione di Decameron anche se lo nega.

postato il 10/12/2007 alle 17:11:42

Roberto ha scritto:

Ora il vero problema è nell'esegesi de termini satira e cenusura. L'iperbole in verità non so quanto c'entri.

L'iperbole (dal greco ὑπερβολή, hyperbolé, «eccesso») è una figura retorica che consiste nell'esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l'amplifichino.

Es. « quella macchina, la desidero da morire! »

Satira

La satira (dal latino satura lanx, nome di una pietanza mista e colorata) è una forma libera e assoluta del teatro, un genere della letteratura e di altre arti caratterizzato dall'attenzione critica alla vita sociale, con l'intento di evidenziarne gli aspetti paradossali e schernirne le assurdità e contraddizioni etiche.

La satira storicamente e culturalmente risponde ad un esigenza dello spirito umano: l'oscillazione fra sacro e profano[2][3][4]. La satira si occupa da sempre di temi rilevanti, principalmente la politica, la religione, il sesso e la morte, e su questi propone punti di vista alternativi, e attraverso la risata veicola delle piccole verità, semina dubbi, smaschera ipocrisie, attacca i pregiudizi e mette in discussione le convinzioni.

"La satira", scrive Daniele Luttazzi, "è un punto di vista e un po' di memoria." Questo, assieme ai temi rilevanti che affronta, la distingue dalla comicità e dallo sfottò (la presa in giro bonaria), nei quali l'autore non ricorda fatti rilevanti e non propone un punto di vista ma fa solo del "colore".

La definizione di satira va dettagliata sia rispetto alla categoria della comicità, del carnevalesco, dell'umorismo, dell'ironia e del sarcasmo, con cui peraltro condivide molti aspetti:

con il comico condivide la ricerca del ridicolo nella descrizione di fatti e persone,
con il carnevalesco condivide la componente "corrosiva" e scherzosa con cui denunciare impunemente,
con l'umorismo condivide la ricerca del paradossale e dello straniamento con cui produce spunti di riflessione morale,
con l'ironia condivide il metodo socratico di descrizione antifrasticamente decostruttiva,
con il sarcasmo condivide il ricorso peraltro limitato a modalità amare e scanzonate con cui mette in discussione ogni autorità costituita.
Essa si esprime in una zona comunicativa "di confine", infatti ha in genere un contenuto etico normalmente ascrivibile all'autore, ma invoca e ottiene generalmente la condivisibilità generale, facendo appello alle inclinazioni popolari; anche per questo spesso ne sono oggetto privilegiato personaggi della vita pubblica che occupano posizioni di potere.

Queste stesse caratteristiche sono state sottolineate dalla Prima sezione penale della Corte di Cassazione che, con la sentenza 9246 del 2006, si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira:

"È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di 'castigare ridendo mores', ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene."

Censura

Per censura si intende il controllo della comunicazione verbale o di altre forme di espressione da parte di una autorità generalmente associata al potere politico. Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato all'ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa o dei mass media; ma si può anche riferire al controllo dell'espressione dei singoli.

Nel caso di specie ci troviamo nel caso della censura morale

La stessa ha lo scopo di impedire che messaggi ritenuti moralmente scorretti, offensivi, volgari o altrimenti sconvenienti possano raggiungere il pubblico o farlo in modo indiscriminato. Un esempio è la censura applicata alla pornografia e alle rappresentazioni esplicite di violenza, che ne limita solitamente l'accessibilità da parte di minori.

§§§

Ora chi decide il bilanciamento tra queste due forze, palesemente in contrapposizione, nel nostro paese?

Nel caso di specie è corretto affermare che, dal momento Luttazzi lavora a LA7, non poteva fare satira nei confronti di Ferrara? E' giusto? E' democratico?

Io non ho la risposta, ma non mi sento di avallare l'idea che con la satira non si possa, come dici tu in senso figurato, sputare nel piatto dove si mangia.

Perché il piatto dove manga Luttazzi sono i media e sarebbe avvilente che un comico che fa della satira debba in qualche modo sentirsi limitato nella sua azione perché percepisce un compenso da un datore di lavoro.

Dal momento che un personaggio come lui viene ingaggiato prorpio perché fare quel tipo di satira è il suo specifico.

Ora che cosa significa sospendere Decamenron che Luttazzi può fare satira su tutti tranne che sugli esponenti dell'emittente? Non è triste questa conclusione proprio per un emittente che dovrebbe differenziarsi in quanto apertura morale rispetto che so alla RAI notoriamente più attenta agli equilibri filogovernativi e filopolitici?

LA7 sbaglia se ritiene il pensiero di Luttazzi offensivo quando è chiaro che la sua era un estremizzazione dela realtà funzionale alla satira politica.

L'affermazione di Berlusconi sull'IRAQ è un'affermazione palesemente contraddittoria. E Luttazzi si è limitato a darne una rappresentazione satirica.

Con stima.

Roberto

postato il 10/12/2007 alle 19:15:51

emaskew ha scritto:

a la7 non frega nulla che luttazzi abbia offeso ferrara, che del resto non s'è offeso per nulla...

la realtà è che la7 voleva fermare la messa in onda della puntata sul'enciclica di ratzy...

come si può leggere qui: http://neurone.altervista.org/files/7fdb3b2043af03aa1666252e48b9f16c-521.php

in italia non puoi dire "bah!" su quel c*gli*ne del papa, che ti sospendono...
vedasi la pubblicità della redbull, bollata dalla chiesa come blasfema e immediatamente ritirata dalla messa in onda dalle reti unificate...

postato il 11/12/2007 alle 21:15:14