Perché i film non sembrano realistici come una volta
Negli ultimi anni, i film appaiono stranamente senza sostanza, non importa quanto grande sia lo schermo o su che budget possano contare.
Chiunque sia un appassionato sa che il settore cinematografico sta attraversando un momento difficile. E no, i servizi di streaming sono solo una piccola parte del problema. Tom van der Linden, di Like Stories of Old, identifica diverse tendenze, cominciando da una crescente disconnessione tra l'immagine cinematografica e la nostra percezione della realtà.
Una tendenza evidente è l'uso sempre più diffuso della messa a fuoco ridotta, che rende i personaggi in primo piano nitidi, ma sfoca i dettagli dello sfondo. Questo non riflette la nostra esperienza nel mondo reale, a meno che non abbiamo problemi di vista. Al contrario, la cinematografia a profondità di campo ampia appare più autentica.
Un tempo, quasi tutti i film garantivano quella che viene chiamato cinema aptico, una forma cinematografica che stimola il senso del tatto attraverso la vista e l'udito. I film più vecchi possedevano una tangibilità in parte perché i cineasti lavoravano principalmente con strumenti analogici, limitando la possibilità di distaccare le immagini dalla nostra esperienza fisica. Nonostante oggi le tecnologie digitali e la CGI (e persino l'IA) rendano qualsiasi cosa tecnicamente possibile, ciò non garantisce che il film appaia "reale".
Produrre film privi di consistenza, impalpabili, è indubbiamente una scelta artistica, ma come spettatori ci auguriamo che l'industria cinematografica smetta di fare questa scelta, non solo per la nostra soddisfazione, ma anche per la sua stessa sopravvivenza. In un contesto in cui il pubblico cerca un legame autentico e un'esperienza coinvolgente, è fondamentale che il cinema trovi il modo di riavvicinarsi a quella tangibilità che da sempre lo ha caratterizzato.
