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Il facile entusiasmo del dopo Binetti

Res publica   15.02.10

L'addio della Binetti, inutile dirlo, toglierà molte castagne dal fuoco al Partito Democratico.
Azzererà le voci di quanti lamentavano la sua presenza nel partito per giustificare il non voto.
Eliminerà un cane sciolto e franco tiratore che certo non ha mai giovato all'appeal elettorale del partito.
La rimozione di un elemento ingombrante e di disturbo renderà forse più facile un ragionamento più disteso e aperto su temi laici e dei diritti civili.

L'addio della Binetti, l'ennesimo dopo i vari Calearo, Dorina Bianchi, Rutelli, Mosella, Lusetti, Carra, lancia però due segnali di allarmare che mettono in discussione la casa PD e la sua gestione.

Uno. Si rischia di ripetere la parentesi Veltroni, volta ad arruolare tutto l'arruolabile e di cui la scelta di candidare la Binetti è figlia, nel tentativo di sfondare al centro e tra gli indecisi. Parentesi dimostratasi fallimentare per l'incapacità di gestire una condizione eccessivamente eterogenea e anarchica.

Due. Il Partito Democratico di fronte alle divergenze interne soffre eccessivamente, non sapendo costruire un terreno comune su cui ragionare, confrontarsi e trovare compromessi accettabili.

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