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Cappello di Maglia.

Un nuovo cinema italiano 13.09.10

Il problema del cinema italiano legato a provincialismo e zero appeal commerciale internazionale lo si conosce da tempo.
L'appena concluso Festival di Venezia potrebbe aver dato la scossa per cambiare mentalità. Per tornare a immaginare film e raccontare storie e emozioni. Per raccontare cinema anche all'estero.

Io spero che si faccia una piccola riflessione sul cinema che si fa in Italia, in termini commerciali e di qualità. La giuria ha dato un giudizio positivo solo sugli interpreti. Abbiamo due padri ingombranti: la commedia e il neorealismo, se vogliamo crescere dobbiamo non dico uccidere ma superare i nostri genitori.
Abbiamo problemi di scrittura cinematografica, per i temi che vengono affrontati e come vengono raccontati. La solitudine dei numeri primi di Costanzo ha confuso le idee alla giuria, che faceva fatica a riconoscere i personaggi: molti non avevano letto il libro di Giordano; Martone, è una bella rilettura della Storia ma per chi non conosce il nostro Risorgimento è difficile, non raggiunge una dimensione universale. Ecco, il modo di raccontare l'Italia dei registi che ci hanno preceduto era universale, c'era un'invenzione di stile e altre cose che la giuria ha molto cercato. Nessuno ha detto non ce ne frega niente dei film italiani, è che c'era un dislivello con gli altri. Io sono uscito dalla Balada Triste de Trompeta di Alex de la Iglesia, che ha vinto il premio della regia, con una gran voglia di tornare a fare cinema.