tizianocavigliablog
Archivista delle cose strane.

L'occupazione della Torre Galfa 15.05.12

La Torre Galfa, grattacielo milanese abbandonato da anni e occupato da sette giorni con il progetto di costruire un grande spazio culturale per la città, è stata sgomberata questa mattina.
Le impressioni su Macao, così era stata ribattezzata la torre dagli occupanti, di chi c'è stato.

Attualmente di proprietà della SAI di Ligresti (che l'ha comprata nel 2006 per 48 milioni di euro), il palazzo, architettato da Melchiorre Bega nel 1956, risulta essere abbandonato al suo destino da oltre quindici anni. Poi, il 5 maggio 2012, un gruppo di - come si auto-definiscono - "lavoratori dell'arte" ne ha preso possesso occupandolo. Non coltivando nessun particolare preconcetto rispetto alla parola "occupazione", la mia prima reazione alla notizia è stata: "Wow!". Purtroppo o per fortuna sono e resto ingenuamente convinto che la "bellezza possa salvare il mondo" e sia un fine che giustifica sempre i mezzi. E, in trentadue piani, se ne può progettare di bellezza.
[...] E così ieri pomeriggio sono andato a Macao - come è stato ribattezzato il grattacielo dagli occupanti - con la speranza, anzi la precisa intenzione di farmi investire da questa freschezza, da questa voglia di pensare e progettare qualcosa di bello e duraturo, magari non in termini di tempo assoluto ma di impronta lasciata sul terreno. Sono andato così, inerme e senza scudi, e ci hanno lanciato dietro le parole "dispositivo biopolitico". C'era un'"assemblea cittadina" e ci hanno lanciato addosso espressioni come "la repressione poliziesca". Mi aspettavo di sentire "comitato scientifico" e invece mi sono giunte alle orecchie cose come "assemblea senza un fronte". Mi aspettavo di sentire parlare di progetti, idee e curatori, ma ho ascoltato solo distinguo tra un non meglio precisato "noi" e  un ben definito "loro", i cattivi senza volto là fuori. Più che l'alveo di un neonato fiume di cultura contemporanea, una risacca del peggio che si può ricavare mandando di traverso l'opera di Michel Foucault. Non lo nego, ci sono rimasto male. Specie perché sono quindici anni che assisto in varie forme e contesti a questo genere di sproloqui senza un punto e speravo sinceramente che, per una volta, Macao fosse qualcosa di diverso da un'Okkupazione con il placet "semi-ufficiale" del Comune.