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Sensei.

La messa al bando delle mutilazioni genitali femminili 21.12.12

Un gran bel giorno per le donne, i diritti civili, l'impegno politico e la comunità internazionale.
Lo storico voto di ieri all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili nelle parole di Emma Bonino.

Con il voto di oggi sulla Risoluzione di messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite potrà decidere se schierarsi dalla parte del diritto e contribuire al suo perfezionamento, o dell’impunità di chi taglia e/o cuce le bambine e le adolescenti nella convinzione che questo salvaguardi l’onorabilità della “famiglia”. Un voto positivo espresso per consenso, avrà il valore di una presa di coscienza di portata analoga al riconoscimento dello stupro etnico e di massa come crimine di guerra e contro l'umanità, interrompendo una tendenza che spesso vede l'Onu sacrificare la tutela dei diritti umani in nome di altre e più "stringenti" questioni internazionali.

Ci sono voluti dodici anni di campagna e la straordinaria generosità d’impegno di molte persone, alcune attiviste altre con responsabilità istituzionali, perché il mondo riconoscesse che le mutilazioni genitali femminili, proprio perché lesive dell’integrità fisica e psichica della donna, con le note conseguenze sul piano sanitario e della vita sessuale, costituiscono una violazione dei diritti umani da prevenire e sanzionare penalmente.

Costruire il consenso politico e diplomatico attorno a questo risultato non è stato facile; non solo per la consueta reticenza di alcuni paesi sulle questioni che riguardano la garanzia dei diritti umani, ma anche per l'atteggiamento lassista di chi, in Occidente, confonde il rispetto delle tradizioni altrui con la compiacenza verso pratiche criminali dannose per la vita delle persone. Da Radicale sostengo da tempo che l'unico modo che abbiamo oggi, in una società sempre più interdipendente a livello globale, di creare i presupposti della pacifica e democratica convivenza dei popoli, non sia di chiudersi in un dato identitario, ma saper fare tesoro della ricchezza che culture diverse dalla nostra possono portare al vissuto di ciascuno. In altre parole, penso che nel XXI secolo dobbiamo imparare a vivere insieme nella diversità. Questo però non significa chiudere gli occhi dinanzi a comportamenti violenti che non hanno alcuna attinenza con la cultura, poiché impediscono il pieno sviluppo della persona privandola del controllo del proprio corpo, o rimanere sordi alle richieste di aiuto di chi non ha strumenti per difendersi perché non ha diritti di cui pretendere il rispetto.

Ricordo ancora con emozione la gioia delle donne di Tourela, un villaggio del Mali dove venni invitata nel 2000 per assistere ai canti e balli tradizionali che avevano preso il posto della mutilazione genitale come celebrazione rituale del passaggio delle ragazze dall'adolescenza all'età adulta. In quella occasione, e in altri incontri che ebbi al Parlamento europeo con donne che avevano subito questa pratica, quello che mi veniva chiesto era di usare le mie libertà per promuovere le loro.

All'epoca la campagna contro le mutilazioni genitali andava avanti da circa un ventennio, tra scarsi risultati e crescente frustrazione delle attiviste. Il loro lavoro consisteva nell'andare di villaggio in villaggio a spiegare gli effetti nefasti della pratica, cercando di convincere le comunità locali della necessità di abbandonarla. Immaginate cosa significhi un lavoro così capillare da espletare su un territorio grande quasi quanto un intero continente. Occorreva pertanto un cambio di strategia che coinvolgesse le istituzioni nazionali dei singoli paesi; bisognava portare la battaglia sul piano dei diritti della persona. Da allora il Partito Radicale e Non c'è Pace Senza Giustizia hanno lavorato con caparbietà per aiutare le attiviste a recuperare un dialogo con i rispettivi governi, spingendoli a dotarsi dei necessari strumenti normativi. Negli ultimi dieci anni, 21 su 28 paesi hanno approvato leggi che puniscono le mutilazioni genitali come reato contro la persona.

Il voto di oggi alle Nazioni Unite, segna la vittoria del coraggio e della tenacia ed è un risultato di cui essere orgogliosi, in particolare noi italiani, cittadini ed istituzioni, che abbiamo contribuito più di chiunque altro a questa conquista di civiltà.