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La città d'arte che non comprende l'arte 24.04.13

La decisione di sostituire il Ragazzo con la rana, la scultura di Charles Ray che dal 2009 attira gli sguardi di milioni di visitatori a Punta della Dogana a Venezia, con una replica di un lampione dell'800 fa riflettere sul degrado culturale che attanaglia con la sua stanchezza intellettuale una fetta trasversale di cittadinanza, immersa in un patrimonio artistico che disprezza non riuscendo a capirlo.

Incredibile ma vero: il motivo che ha portato il sindaco Giorgio Orsoni a sfrattare la bellissima opera d'arte sta nel fatto che alcuni veneziani gli preferiscono la copia di un lampione dell'800 che prima nel 2009 stava lì al posto della statua del ragazzo. Ancora una volta la codardia amministrativa e la politica del folclore, che a sua volta è folcloristica, hanno la meglio sulla vera cultura, contemporanea o meno che sia. Un lampione al posto di un'opera d'arte!

Capeggia le fila della rivolta anti-rana Franco Miracco, già consigliere della Biennale di Venezia ed eminenza grigia, se non addirittura consigliere ufficiale, di vari ministri della Cultura. Secondo Miracco, che ignora più di un dettaglio, l’opera dell’artista americano è solo un segno dell'imperialismo di François Pinault, il Napoleone dell'arte contemporanea che ha occupato la Repubblica veneziana. Ma, anziché fare come il suo famoso connazionale, le opere d'arte a Venezia Pinault le porta anziché toglierle.

Per Miracco questa piccola differenza poco conta. Secondo lui arricchire il patrimonio della città equivale a saccheggiarlo. Immaginate se al posto di gloriosi monumenti, tipo quello equestre di Bartolomeo Colleoni di Andrea del Verrocchio, sempre a Venezia in piazza Santi Giovanni e Paolo, un manipolo di cittadini inveleniti volesse rimettere, che so, un pozzo di marmo. Venezia è Venezia grazie al fatto che i veneziani di qualche secolo fa le opere le commissionavano ai grandi artisti e poi le tenevano regalandole alle generazioni che sarebbero arrivate dopo di loro. Miracco e quelli come lui vogliono espellere il Ragazzo con la rana convinti, in cattivissima fede, che quella scultura in quel luogo sia oltraggiosa. Mentre il lampione invece fu concepito dai Dogi proprio per quel punto lì ancor prima che ci fosse l’elettricità.

Eppure Charles Ray quel ragazzo l'ha proprio pensato per quel punto preciso. Partendo da lontano, dal romanzo di Mark Twain Huckleberry Finn, dove il protagonista ascolta il rumore delle acque del Mississippi e delle rane e sotto il cielo stellato prova questa sensazione di incredibile meraviglia. Meraviglia che milioni di turisti in arrivo da tutto il mondo provano davanti alle acque e alla magia di Venezia. Non solo, questi milioni di turisti forse, anzi sicuramente, più ignoranti di Miracco e dei veneziani doc del suo manipolo, davanti al Ragazzo con la rana impazziscono scattando milioni di foto. Lo fanno perché una delle qualità di questa scultura è proprio quella di far convergere l'antico con il contemporaneo, la città, le acque del Canal Grande con il bianco puro dell’adolescente che con la rana in mano e con un piede leggermente più avanti sta per compiere un passo dentro la propria maturità, così come la famosa statua del kouros greco, tanto ammirata da Charles Ray, sta facendo un passo per attraversare il confine fra la Grecia arcaica e quella classica. Un passo che invece Venezia sembra ostinatamente rifiutarsi di fare.