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Sul lato radical chic dell'Atlantico.

L'abito del medico della peste 19.05.19

Durante le epidemie del XIV secolo si diffuse tra i medici europei l'uso di maschere protettive a forma di becco, contenenti sostanze profumate, paglia e spugne imbevute d'aceto.
Questi rudimentali respiratori, dotati di vetri protettivi per gli occhi, dovevano servire per allontanare i cattivi odori ritenuti causa delle epidemie secondo la dottrina miasmatico-umorale.

La nascita di un abito completo che potese proteggere il dottore dalle epidemie fu proposta da Charles de Lorme, medico di Luigi XIII, nel 1619.
Questa armatura protettiva, che prendeva spunto da quelle dei soldati, univa alla maschera a forma di becco, utilizzata in Italia a Roma e Venezia, a una veste lunga sino ai piedi in tela cerata idrorepellente, guanti, scarpe pesanti, un bastone per esaminare i pazienti senza toccarli direttamente e un cappello a tesa larga.

L'abito venne indossato dai medici di Nimega, nei Paesi Bassi, durante l'epidemia del 1636-1637, come riportato dal Trattato della Peste del medico Jean-Jacques Manget, e da quelli di Venezia, Roma e Napoli nei decenni del XVII secolo.

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