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Il Lich.

Perché la Libia non si trasformerà in un nuovo Iraq 21.03.11

Peter Bergen sulla CNN spiega le ragioni per cui l'intervento in Libia non causerà agli Stati Uniti la stessa ondata di malcontento e critiche nel mondo arabo rispetto alla guerra in Iraq del 2003.

The high level of anti-Americanism in the Muslim world that was generated by the Iraq War is unlikely to be replicated by U.S. military action against Libya, because Gadhafi is widely reviled in the Arab world. His antics on the world stage have earned him the enmity of even his fellow autocrats -- who will not be welcoming him if he chooses to "retire" to Saudi Arabia as other murderous dictators of his ilk have in the past (think Idi Amin).

And the fact that both the Arab League and the United Nations have endorsed a military action against Gadhafi strongly suggests that the Libyan intervention will not generate a renewed wave of anti-Americanism in the Muslim world.

Instead, it underlines a striking feature of the protests that have roiled the Middle East in the past several weeks: Strikingly absent from those protests has been the ritualized burning of American flags, something that hitherto was largely pro forma in that part of the world. That's because Arabs have finally been able to express publicly that their biggest enemy is not the United States, but their own rulers.

La risposta del mondo alla crisi libica 09.03.11

Resta confusa la situazione strategica nella parte occidentale della Libia, dove le truppe fedeli al colonnello Gheddafi da quasi una settimana tentano una controffensiva per riprendere le città conquistate dai ribelli.
Zone d'ombra che si riproporrebbero anche all'interno della stessa famiglia del leader libico, dove non tutti sarebbero d'accordo a continuare il sistematico massacro contro i rivoltosi.

Si delinea meglio invece, ad ogni ora che passa, la strategia della comunità internazionale in risposta alla crisi. USA e UE sembrano ormai d'accordo nello stabilire una zona di interdizione al volo sopra la Libia.
Una risoluzione per istituirla sarebbe pronta per essere presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Unione Africana e Lega Araba - in un primo momento contraria all'ipotesi - avrebbero raggiunto un accordo di massima per un intervento a guida NATO, ascoltate anche le richieste degli stessi ribelli.
La Cina fa sapere, in via del tutto confidenziale, di essere pronta a sostenere la no-fly zone. La Russia tentenna in attesa di capire quale opzione favorirebbe maggiormente i suoi interessi.
Verrebbe esclusa per il momento ogni azione militare di terra, considerata controproducente sia sotto il profilo politico dall'Unione Europea sia dal punto di vista militare dalla stessa Alleanza atlantica.

Per rendere efficace e sicura la no-fly zone sarebbe comunque necessaria una preventiva missione aereo navale per colpire stazioni radar, difese antiaeree e antimissile e un bombardamento delle piste di decollo dei caccia libici.
Una missione che necessariamente vedrebbe in prima linea le basi aeree italiane e il upporto logistico della portaerei Cavour, nonché l'impiego di unità navali della NATO con manovre dalla base di Napoli. Gli USA sono già presenti davanti alle coste della Libia con due navi portaelicotteri e intercettori a decollo verticale.

Questo spiega la confusione delle dichiarazioni ministeriali in una crescente paura per la mancanza di capacità e strategie che possano preservare gli interessi del paese davanti agli impegni internazionali e dall'imbarazzo per gli stretti legami personali tra il premier Berlusconi e Gheddafi. ENEL intanto fa sapere che il protrarsi della crisi potrebbe causare problemi di approvigionamento a partire dal prossimo inverno.