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Il Lich.

Il vento del cambiamento in Europa 06.05.12

Hollande eletto presidente in Francia. Il partito pirata e le opposizioni che avanzano in Germania. Il crollo dei socialisti e l'ingresso in parlamento dei neonazisti in Grecia. Il ritorno del Labour nel Regno Unito.
Non c'è di nulla di imprevisto in questo fine settimana elettorale in Europa.
Si chiama crisi economica. Quella cosa che tradotta in politica fa cadere i governi in carica, spinge gli estremismi, gela il consenso, alimenta l'astensione.

L'Europa tra cento giorni sarà identica a quella che ci siamo lasciati alle spalle ieri. Fragile, senza guida e influenzata dalla recessione. Incerta sul suo futuro.
Il pericolo che il vento del cambiamento si trasformi presto nell'ennesimo fuoco di paglia è concreto. Per gli attori della svolta, sbollita l'iniziale euforia radicale, non sarà facile coniugare le promesse elettorali con la realtà sociale ed economica.

Gli europei, che oggi guardano all'ombelico delle patrie più che alla casa comune, lasciano in sospeso il progetto di integrazione e la strada verso una federazione più o meno leggera.
Se e quando lo riprenderemo sarà una volta finita la crisi, ricostruendo le fondamenta della fiducia prima ancora di rimettere mano ai trattati.