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Spazio, ultima frontiera.

Si parla troppo poco delle banche 15.05.12

La crisi del settore bancario europeo secondo Daniel Gros.

Secondo l'economista tedesco del think-tank di Bruxelles Ceps, quello su "austerità contro crescita" è un falso dibattito, che non fa compiere nemmeno un passo in più in direzione della soluzione alla crisi dell'euro. Il vero dibattito, dice, dovrebbe vertere sulle banche, in particolare quelle dell'Europa del sud che stanno andando parecchio peggio di ciò che si presume.

"Le banche greche e spagnole sono sedute su una montagna di debiti sempre più colossale", spiega Gros. "Soltanto l'Europa potrà salvarle: il governo greco e quello spagnolo sono troppo deboli. Questo è un problema europeo di gravità enorme".

L'anno scorso, dopo forti pressioni politiche, le banche europee hanno accettato gli haircut, vale a dire la cessione del debito dello stato greco. Da allora quelle stesse banche si stanno ritirando dalle regioni meridionali d'Europa, prima che arrivino i prossimi haircut. Spagna, Italia e Portogallo sono stati abbandonati in massa dagli investitori stranieri. In Grecia è già iniziata la fase successiva: perfino i greci stanno depositando all'estero i propri soldi. Secondo Gros, la fuga dei capitali all'estero ha assunto proporzioni enormi. "Quattro, cinque, sei miliardi di euro al mese. E' un processo inarrestabile".

Questo fenomeno va di pari passo con un altro sviluppo altrettanto pericoloso: a causa dell'abbandono da parte delle banche dell'Europa del nord, le banche dell'Europa del sud precipitano sempre più in un mare di debiti. E questo perché i medesimi titoli di stato - dei quali si sbarazzano gli investitori stranieri - sono legittimamente acquisiti dalle banche dell'Europa del sud. Lo fanno sotto le pressioni dei loro governi, ma anche perché ciò permette loro di guadagnare qualcosa. In cambio di questo favore, infatti, i governi concordano a loro volta nuovi prestiti con le banche, a tassi di interesse vantaggiosi per queste ultime.

Tassi molto vantaggiosi. L'inverno scorso la Bce ha accordato crediti a buon mercato per mille miliardi di euro al fine di mantenere lo scambio di prestiti europeo. Le banche dell'Europa meridionale utilizzano assai volentieri questi crediti a un tasso dell'1 per cento per concedere prestiti ai governi che fruttano oltre il 6 per cento. Un atto di patriottismo che permette loro di fare bei soldi.

Questa parrebbe una soluzione. In realtà innesca un meccanismo perverso, in virtù del quale le banche e i governi diventano a tal punto interdipendenti da indebolirsi a vicenda sempre più.