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I campi magnetici dell'orizzonte degli eventi del buco nero supermassiccio M87

Geek   24.03.21  
L'orizzonte degli eventi del buco nero M87
L'orizzonte degli eventi del buco nero M87

A due anni di distanza dalla prima immagine di un buco nero, catturata grazie ai dati raccolti dall'Event Horizon Telescope (EHT), gli scienziati sono riusciti ad approfondire l'analisi dei dati sino a rilasciare questa nuova immagine del buco nero supermassiccio posto al centro della galassia M87.

La nuova immagine mostra il buco nero in luce polarizzata, ciò ha permesso agli astronomi una visione più nitida dell'oggetto e la capacità di mappare le linee di orientazione del campo magnetico sull'orizzonte degli eventi.
I campi magnetici sono un elemento chiave per comprendere i processi gassosi, i getti di plasma e l'accrescimento del buco nero.

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L'orizzonte degli eventi del buco nero supermassiccio M87

Geek   10.04.19  
L'orizzonte degli eventi del buco nero M87
L'orizzonte degli eventi del buco nero M87

Il progetto Event Horizon Telescope ha puntato otto radiotelescopi verso la galassia Virgo A, distante all'incirca 55 milioni di anni luce, per catturare l'immagine dell'ombra che il buco nero supermassiccio M87 proietta sulla materia attratta al suo interno la quale, riscaldandosi, emette luce osservabile.

Il buco nero in questione ha una dimensione di 6,6 miliardi di masse solari, circa 1.600 volte più grande del buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia.
Gli astronomi hanno calcolato che l'orizzonte degli eventi si trova a oltre 20 miliardi di chilometri da esso, paragonato al nostro sistema stellare rappresenta una distanza tripla rispetto all'orbita di Plutone.
Il buco nero M87 ha la particolarità di non trovarsi al centro della galassia Virgo A, questo potrebbe essere dovuto a serie di fusioni di buchi neri più vecchi che ne ha lentamente spostato la posizione.

Le osservazioni dell'Event Horizon Telescope sono state rese possibili grazie alla tecnica nota come Very-Long-Baseline Interferometry (VLBI), un metodo capace di sincronizzare le strutture dei radiotelescopi in tutto il mondo e sfruttare la rotazione del nostro pianeta per creare un telescopio di dimensioni pari a quelle della Terra in grado di osservare ad una lunghezza d'onda di 1,3 mm. Questa tecnica ha permesso all'EHT di raggiungere una risoluzione angolare di 20 micro secondi d'arco.
I radiotelescopi che hanno contribuito a questo risultato sono stati ALMA, APEX, il telescopio IRAM da 30 metri, il telescopio James Clerk Maxwell, il telescopio Alfonso Serrano, il Submillimeter Array, il Submillimeter Telescope e il South Pole Telescope. I petabyte di dati ottenuti sono stati poi analizzati da supercomputer ospitati dal Max Planck Institute for Radio Astronomy e dal MIT Haystack Observatory.

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