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I post con tag "Nasa" archivio

L'alba dell'universo osservata dal James Webb Space Telescope

Geek   12.07.26  

Osservare il passato è una delle più straordinarie capacità dell'astronomia. Poiché la luce impiega tempo per attraversare lo spazio, ogni volta che un telescopio punta verso oggetti lontanissimi non vede il presente, ma un'epoca remota dell'universo. È proprio questa l'ambizione del James Webb Space Telescope (JWST), spingersi fino ai confini del tempo cosmico per osservare le prime stelle e le prime galassie nate poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang. Il documentario Cosmic Dawn: The Untold Story of the James Webb Space Telescope, prodotto da NASA+, racconta l'incredibile avventura scientifica, tecnologica e umana che ha reso possibile questa impresa.

Il James Webb non è soltanto il più potente telescopio spaziale mai costruito, rappresenta il culmine di decenni di ricerca, collaborazione internazionale e innovazione ingegneristica. La sua storia inizia nei laboratori del Goddard Space Flight Center della NASA, dove prese forma l'idea di realizzare uno strumento capace di superare i limiti del celebre telescopio Hubble. L'obiettivo non era semplicemente vedere più lontano, ma osservare l'Universo in una banda dello spettro, quella dell'infrarosso, capace di attraversare immense distanze cosmiche e penetrare le nubi di polvere che nascondono la nascita delle stelle.
Il documentario accompagna lo spettatore dietro le quinte di un progetto lungo oltre vent'anni, mostrando quanto sia stato complesso costruire un osservatorio destinato a operare a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, nel punto di Lagrange L2. Ogni componente del telescopio, dal gigantesco specchio segmentato rivestito d'oro allo scudo termico grande quanto un campo da tennis, doveva funzionare alla perfezione. Una volta lanciato, infatti, nessuna missione di manutenzione sarebbe stata possibile: ogni apertura, ogni dispiegamento e ogni calibrazione avrebbero dovuto riuscire al primo tentativo.

La tensione del lancio, avvenuto il 25 dicembre 2021 dallo spazioporto europeo dell'ESA a Kourou a bordo dell'Arianne 5, è uno dei momenti più emozionanti della vicenda. Dopo il decollo iniziò una vera e propria coreografia spaziale composta da centinaia di operazioni automatiche, durante le quali il telescopio si trasformò gradualmente dalla configurazione compatta necessaria per entrare nel razzo Ariane 5 alla sua forma definitiva. Per gli ingegneri e gli scienziati coinvolti, ogni fase rappresentava un momento di suspense, frutto di anni di lavoro e di investimenti scientifici senza precedenti.
Ma il JWST è soprattutto uno strumento destinato a cambiare la nostra comprensione del cosmo. Le sue osservazioni hanno già rivelato galassie sorprendentemente antiche, dettagli senza precedenti nelle nebulose dove nascono nuove stelle, atmosfere di pianeti extrasolari ricche di molecole complesse e strutture cosmiche che stanno mettendo alla prova alcuni modelli sull'evoluzione dell'Universo. Ogni nuova immagine non è soltanto spettacolare dal punto di vista estetico, ma rappresenta un tassello fondamentale nella ricostruzione della storia cosmica.

Il documentario mette inoltre in luce un aspetto spesso trascurato: la scienza è un'impresa profondamente umana. Dietro ogni scoperta ci sono migliaia di persone, ingegneri, tecnici, matematici, informatici e ricercatori che hanno dedicato gran parte della loro vita a un progetto destinato forse a produrre risultati solo molti anni dopo il loro contributo. Il James Webb diventa così il simbolo di una conoscenza costruita collettivamente.
Guardare l'alba dell'universo significa, in fondo, interrogarsi anche sulle nostre origini. Le prime stelle hanno forgiato gli elementi chimici che oggi compongono pianeti, oceani e organismi viventi. Osservare quella luce antichissima equivale a leggere le prime pagine della storia cosmica di cui anche noi facciamo parte.

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Gli strani esopianeti scoperti dal telescopio spaziale Hubble nella nostra galassia

Geek   08.06.26  

Nel giro di poco più di tre decenni siamo passati da nessun esopianeta conosciuto a oltre seimila mondi confermati al di fuori del Sistema Solare. Una rivoluzione scientifica che ha trasformato radicalmente la nostra visione dell’universo e che deve molto al lavoro dei telescopi spaziali e terrestri, capaci di individuare pianeti sempre più piccoli, lontani e sorprendenti.
Se all'inizio la ricerca degli esopianeti aveva come obiettivo principale la scoperta di nuovi mondi, oggi l'astronomia è entrata in una fase ancora più affascinante, lo studio delle loro atmosfere. Attraverso sofisticate tecniche di osservazione, gli scienziati sono riusciti a rilevare la presenza di vapore acqueo, sodio, elio e composti contenenti carbonio, elementi che permettono di comprendere meglio la natura di questi pianeti e, in prospettiva, di individuare possibili tracce di vita.

L'universo extrasolare si è rivelato molto più strano e fantasioso di quanto la fantascienza avesse immaginato. Tra gli esempi più spettacolari vi è WASP-121b, un gigantesco pianeta gassoso così vicino alla propria stella da essere deformato dalle forze mareali fino ad assumere una forma simile a quella di un pallone da rugby. Le temperature estreme sono tali da strappare metalli pesanti come ferro e magnesio dalla sua atmosfera, disperdendoli nello spazio. Non meno sorprendente è GJ3470b, un pianeta di tipo nettuniano, che nel corso della sua storia avrebbe già perso circa il 35% della propria atmosfera a causa della radiazione stellare.

Queste scoperte, analizzate dalla NASA, mostrano quanto la varietà dei pianeti sia enorme. Esistono mondi con piogge di vetro, pianeti oscuri che riflettono pochissima luce e giganti gassosi più leggeri del polistirolo. Ogni nuova osservazione amplia i confini della nostra immaginazione e mette alla prova le teorie sulla formazione dei sistemi planetari.

La NASA ricorda come il telescopio spaziale Hubble sia stato un pioniere in questo campo, rivelando le atmosfere di mondi lontani, rintracciando i gas che fuoriuscivano e scoprendo pianeti esotici diversi da qualsiasi cosa nel nostro sistema solare. I suoi studi hanno mostrato pianeti a forma di pallone da calcio, che evaporano nello spazio o scuri come l'asfalto fresco, ognuno dei quali è una testimonianza dell'immaginazione della natura.
Ancora oggi Hubble continua a collaborare con la nuova generazione di osservatori della NASA come Webb, TESS e il prossimo telescopio spaziale Nancy Grace per esplorare questi mondi alieni in modo sempre più dettagliato, svelando la loro composizione, l'evoluzione e la capacità di ospitare la vita di tipo terrestre.

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La NASA ha appena pubblicato oltre 12.000 fotografie scattate durante la missione lunare di Artemis II

Wow   05.05.26  
La Luna fotografata da Artemis II
La Luna fotografata da Artemis II

La missione Artemis II ha rappresentato un traguardo fondamentale per l'esplorazione spaziale e per il modo in cui l'umanità osserva e racconta il cosmo. Dopo decenni dall'ultima presenza umana sulla Luna, il ritorno degli astronauti ha riacceso un immaginario collettivo che sembrava appartenere al passato. E questa significativa esperienza è passata attraverso le immagini.

La Terra tramonta dietro la faccia oscura della Luna
La Terra tramonta dietro la faccia oscura della Luna

La NASA ha appena pubblicato oltre 12.000 fotografie scattate durante la missione Artemis II, che costituiscono soltanto una parte dell'archivio fotografico che si sta andando a costruire. Scattate sia con fotocamere professionali sia con iPhone, queste immagini mostrano come la fotografia spaziale possa essere oggi allo stesso tempo documento scientifico ed esperienza emotiva.

Il selfie di Orion a metà strada tra la Terra e la Luna
Il selfie di Orion a metà strada tra la Terra e la Luna
Il sistema Terra-Luna dall'oblò di Orion
Il sistema Terra-Luna dall'oblò di Orion

Alcuni scatti sono già entrati nell'immaginario contemporaneo: l'eclissi solare osservata dallo spazio, i dettagli ravvicinati della superficie lunare, oppure le immagini della Terra che tramonta dietro l'orizzonte della Luna. In queste fotografie convivono precisione tecnica e meraviglia estetica. La Terra, vista da una distanza mai raggiunta prima da esseri umani, appare così luminosa e grandiosa nel buio cosmico, rinnovando quella consapevolezza ecologica e filosofica che già le missioni Apollo avevano suscitato.

Il selfie dell'European Service Module dell'ESA ormai prossimo alla Luna
Il selfie dell'European Service Module dell'ESA ormai prossimo alla Luna
Una falce di Terra e una Luna nuova
Una falce di Terra e una Luna nuova

Non tutte le immagini sono perfette. Alcune risultano sfocate, sovraesposte o ripetitive. Ma proprio questa imperfezione contribuisce a renderle autentiche. Come accade in ogni grande archivio fotografico e come ogni fotografo sa, il valore di un'immagine non risiede soltanto nello scatto impeccabile, ma nella presenza di frammenti spontanei, tentativi, errori e dettagli inattesi. Tra migliaia di file quasi identici emergono fotografie capaci di sorprendere e di restituire la dimensione umana dell'esplorazione spaziale.

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Guida minima alla missione lunare Artemis II e all'European Service Module dell'ESA

Geek   02.04.26  
Schema della configurazione di Orion per le missioni Artemis - ESA
Schema della configurazione di Orion per le missioni Artemis - ESA

La missione Artemis II è decollata con il razzo Space Launch System dal Kennedy Space Center con a bordo quattro astronauti nella capsula Orion. Per i prossimi 10 giorni, gli astronauti della NASA Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, insieme all'astronauta della CSA Jeremy Hansen, voleranno intorno alla Luna per la prima volta dalla missione dell'Apollo 17 nel 1972.
La NASA ha messo a disposizione un link per seguire la diretta video dell'intera missione lunare.

Al centro di questo epico viaggio c'è un elemento fondamentale dell'architettura della missione: il modulo di servizio europeo dell'ESA (European Service Module). Non è soltanto un componente tecnico, ma il cuore funzionale che rende possibile la spedizione: fornisce energia, propulsione e supporto vitale all'equipaggio lungo il percorso verso la Luna e, soprattutto, durante il rientro sicuro verso casa.
Come sostiene Josef Aschbacher, direttore generale dell'ESA, Artemis II rappresenta anche un segnale politico e culturale. La conferma del ruolo essenziale dell'Europa nel ritorno umano sulla Luna e nelle future missioni oltre di essa. Il valore della cooperazione internazionale è l’elemento propulsivo più importante per il futuro dell'esplorazione spaziale.

ESA, in questa infografica, analizza la missione Artemis II e ogni componente tecnologico, dal SLS all'Orion.
Una breve guida per seguire questo viaggio verso la Luna senza perdere nemmeno un dettaglio.

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Lo spazio ripreso dal telescopio spaziale Hubble nel giorno del tuo compleanno

Geek   02.04.25  
Hickson Compact Group 87 ripreso dal telescopio spaziale Hubble
Hickson Compact Group 87 ripreso dal telescopio spaziale Hubble

Il telescopio spaziale Hubble esplora l'universo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, da oltre 30 anni. Questo significa che ogni giorno dell'anno ha osservato meraviglie cosmiche affascinanti, incluso nel giorno del tuo compleanno.
Se hai mai pensato quale spettacolo dell'universo possa essere stato immortalato da Hubble nel giorno in cui sei nato, la NASA ha pronta questa pagina apposta per te. Basterà inserire giorno e mese di nascita per scoprire cosa ha fotografato Hubble in quel momento speciale.

Per esempio l'Hickson Compact Group 87.

Questa compagnia di quattro galassie, nota come Hickson Compact Group 87 (HCG 87), sta eseguendo una danza intricata orchestrata dalle reciproche forze gravitazionali che agiscono tra di loro. La danza è un minuetto lento e aggraziato, che si verifica in un arco di tempo di centinaia di milioni di anni.

Il Wide Field e la Planetary Camera 2 sul telescopio spaziale Hubble (HST) della NASA forniscono un notevole miglioramento della risoluzione rispetto alle precedenti immagini a terra. In particolare, questa immagine rivela dettagli complessi nel mezzo interstellare del più grande membro della galassia del gruppo (HCG 87a), che in realtà è a forma di disco, ma inclinato in modo da vederlo quasi dal suo bordo. Sia 87a che il suo vicino di forma ellittica (87b) hanno nuclei galattici attivi che si ritiene ospitino buchi neri che consumano gas. Un terzo membro del gruppo, la galassia a spirale 87c, potrebbe subire un'esplosione di formazione stellare attiva. I flussi di gas all'interno delle galassie possono essere intensificati dalle forze di marea gravitazionali tra le galassie che interagiscono. Quindi le interazioni possono fornire nuovo carburante sia per i nuclei attivi che per i fenomeni di starburst. Queste tre galassie sono così vicine tra loro che le forze gravitazionali interrompono la loro struttura e alterano la loro evoluzione.

Dall'analisi spettrografica, la piccola spirale vicino al centro del gruppo potrebbe essere un quarto membro o forse un oggetto di sfondo non correlato.

L'immagine HST è stata realizzata combinando immagini scattate in quattro diversi filtri di colore per creare un'immagine a tre colori. Le regioni di formazione stellare attiva sono blu (stelle calde) e anche rosate se è presente gas idrogeno caldo. Le complesse bande scure attraverso la grande galassia lenticolare dovute alla polvere interstellare sagomata contro la luce stellare di sfondo della galassia. Un debole fascio di stelle può essere visto tra le galassie lenticolari e ellittiche.

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Saturno e i suoi anelli spiegati in breve

Geek   06.03.25  

Saturno, il secondo pianeta più grande del Sistema Solare, è famoso per il suo complesso sistema di anelli e lune che ci ha affascinato per secoli. Ma da dove provengono questi anelli? Quanto sono antichi? E come riescono a rimanere in posizione?

Le attuali teorie suggeriscono che gli anelli di Saturno potrebbero essere il risultato della disintegrazione di comete, asteroidi o lune che si sono avvicinate troppo al pianeta e sono state distrutte dalla sua intensa gravità. Questo processo potrebbe aver avuto inizio miliardi di anni fa, rendendo gli anelli relativamente giovani rispetto all'età del pianeta stesso.
La stabilità degli anelli è un altro aspetto intrigante: la loro struttura è mantenuta grazie a un equilibrio complesso tra la gravità di Saturno e le forze centrifughe generate dal movimento degli anelli. Inoltre, le piccole lune che orbitano all'interno e all'esterno degli anelli giocano un ruolo cruciale nel mantenere la loro forma e integrità.

Science Channel ripercorre i successi della missione Cassini che ha aperto una finestra su un mondo di bellezze e misteri, offrendo una comprensione più profonda di Saturno e dei suoi anelli.

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La nuova corsa alla Luna

Geek   11.06.24  

Fin dai tempi antichi, l'umanità ha osservato la Luna con ammirazione, meraviglia e un crescente interesse scientifico. Con il passare dei secoli, i nostri studi e le nostre conoscenze sono progredite, e abbiamo iniziato a comprendere sempre di più il ruolo fondamentale che la Luna ha nella nostra comprensione dell'universo.
La Luna è stata una pietra angolare per le teorie scientifiche e le scoperte astronomiche. Le osservazioni del nostro satellite naturale hanno contribuito alla comprensione del sistema Solare e all'elaborazione delle leggi che governano i movimenti celesti.

La Luna ha rappresentato un obiettivo concreto per l'esplorazione umana oltre il pianeta Terra. Fin dall'inizio dell'era spaziale, l'idea di raggiungerla è stata una sfida per gli scienziati, gli astronauti e l'intera umanità. Le missioni Apollo della NASA sono state l'evento epocale che ha aperto la strada alla possibilità di trasformarci in una specie multiplanetaria.

All'alba della colonizzazione della Luna, attraverso le imminenti missioni Artemis, il Financial Times racconta la nuova corsa allo spazio. Questa volta con l'obiettivo di stabilire una presenza umana permanente.

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The Lost Universe il gioco di ruolo della NASA

Wow   20.03.24  
The Lost Universe NASA
The Lost Universe NASA

The Lost Universe unisce la passione per i giochi di ruolo alla curiosità scientifica, aprendo nuovi orizzonti di esplorazione e apprendimento. La NASA ci invita a immergerci in un'avventura coinvolgente, in cui potremo mettere alla prova le nostre abilità strategiche e scientifiche mentre scopriamo i segreti dell'universo.

È giunto il momento di radunare il tuo gruppo e il tuo sistema di gioco di ruolo preferito. Una misteriosa oscurità si è abbattuta sulla città di Aldastron, sul pianeta ribelle di Exlaris. Ricercatori dedicati allo studio del cosmo sono scomparsi e il telescopio spaziale Hubble è svanito dal corso temporale della Terra. Solo un gruppo ambizioso di avventurieri potrà scoprire ciò che è successo e come rimediare. Sei pronto per la sfida?

L'idea di adattare l'avventura a diversi sistemi di gioco di ruolo permette a un'ampia gamma di giocatori di partecipare e godere dell'esperienza. Che tu sia un veterano dei gdr o un pivello curioso, questa avventura offre un'opportunità unica di apprendimento e divertimento.
La combinazione di elementi di fantasia e scienza crea un ambiente stimolante in cui possiamo esplorare concetti scientifici mentre viviamo una storia avvincente. Siamo chiamati a sfruttare le nostre abilità scientifiche per risolvere enigmi, superare ostacoli e contribuire alla scoperta di nuove conoscenze.

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La storia della prima attività extraveicolare con un jetpack spaziale

Geek   04.02.24  

Il 7 febbraio 1984, l'astronauta Bruce McCandless II eseguì la prima attività extraveicolare senza ombelicale della storia, impiegando l'iconica la Manned Maneuvering Unit (MMU) fuori dalla stiva di carico dello Space Shuttle Challenger.
Come ricorda la NASA, fino a quel momento le precedenti passeggiate spaziali prevedevano che gli astronauti rimanessero sempre collegati con cavi, limitando di fatto gli spostamenti. Primal Space ripercorre la storia del jetpack spaziale e l'impresa, non priva di ostacoli e rischi, di McCandless.

McCandless, mentre si trovava nel vuoto dello spazio, pensò di dover cercare di allentare la tensione che provavano sua moglie e i controllori di volo a Houston. Fu allora che pronunciò una frase che richiamava alla mente la celebre dichiarazione di Neil Armstrong quando mise piede per la prima volta sulla Luna nel 1969: "Potrà essere stato un piccolo passo per Neil", disse, "ma è un grande passo per me."

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Quando la NASA creò una replica della superficie della Luna sulla Terra

Geek   26.01.24  

Prima che gli astronauti potessero raggiungere la Luna avevano bisogno di un luogo per esercitarsi qui sulla Terra.
Primal Space racconta come gli scienziati della NASA hanno mappato una porzione dei crateri del nostro satellite naturale per poi creato una replica esatta della superficie lunare a Cinder Lake, in Arizona.
Scelto per la sua ghiaia vulcanica porosa, analoga al terreno lunare presente nel Mare della Tranquillità, Cinder Lake ha dovuto essere trasformato utilizzando centinaia di chili di dinamite, in una serie di esplosioni attentamente ordinate, per creare le repliche esatte dei crateri. Una volta costruito il campo lunare simulato, gli astronauti erano liberi di provare i loro rover lunari e altre attrezzature nella gravità terrestre.

I resti dei crateri sono ancora visibili oggi, anche se molti di essi sono stati riempiti e ammorbiditi dall'erosione naturale e dalle attività umane.

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