I Borg in Star Trek tra terrore ed empatia
Era il 1989 quando scoprimmo una delle razze aliene più terrificanti e iconiche della fantascienza. I Borg facevano la loro prima apparizione in Star Trek: The Next Generation. Questa collettività di cyborg lavora e pensa come una singola entità guidata da una regina. Hanno un solo scopo assimilare altri esseri e tecnologia nella continua ricerca di perfezionamento.
Episodio dopo episodio cresce l'orrore verso i Borg. Tecnologicamente più avanzati rispetto alla Federeazione Unita dei Pianeti e alle altre entità del quadrante Alfa, i Borg appaiono infinitamente più potenti della Flotta Stellare, in una continua espansione che minaccia la vita biologica dell'intera galassia. Una vera e propria nemesi spaventosa.
Andrew Muir, su The Art Of Storytelling, analizza gli archi narrativi legati ai Borg, da TNG a Voyager, esplorando come col tempo questa razza venga conosciuta sempre di più introducendo questioni filosofiche come l'individualismo, il libero arbitrio e la mente collettiva. Dall'iniziale terrore cominciamo a conoscere alcuni droni come individui e questo ci porta a provare empatia verso la loro esistenza.
Muir spiega come i Borg, pur essendo un'idea originale e spaventosa, abbiano subito una transizione da esseri misteriosi a figure comuni e questo ha diminuito il loro impatto horror. Ciò rispecchia il classico effetto Jaws, dove una creatura è spaventosa solo quando rimane nell'ombra. Una volta che la sua complessità è stata rivelata e compresa perde la capacità di instillare terrore.



