tizianocavigliablog
Tattica del delirio.

Museveni resterà presidente 21.02.11

Museveni, al potere dal 1986, festeggia il suo nuovo mandato quinquennale dopo aver ottenuto il 68,38% nelle elezioni presidenziali ugandesi, ma per Kizza Besigye, il principale sfidante, i brogli sono stati evidenti.

Museveni aveva modificato la costituzione per permettersi di candidarsi in perpetuo. Sino alla fine, come il suo motto. Pakalast.

Le elezioni in Uganda tra irlandesi e presidenti eterni 17.02.11

Ian Clarke, medico e muzungu ovvero bianco, è originario di South Armagh in Irlanda del Nord. E' il candidato outsider alla presidenza del distretto di Makindye, uno dei cinque in cui è divisa la capitale.
Da ventitre anni gestisce un ospedale privato a Kampala; ora ha deciso che gli ugandesi meritano non solo cure mediche migliori, ma anche una politica migliore che sappia rispondere alle loro esigenze.

The reason why I first got into this race was potholes. Why are these potholes here year after year? Why does no one do anything about them?
The problem is not a lack of resources, it is a lack of management and lack of willpower.

Al suo opposto Yoweri Museveni, presidente eterno ed eroe di guerra, che domani si ricandiderà per il suo quarto mandato - dopo aver opportunamente modificato la costituzione - con lo slogan Pakalast, fino alla fine.

He has a messianic vision of himself, someone sent from providence to save Uganda from tyranny and poverty and lead it towards development, hee won't leave power - he can't be a nobody.

La questione morale nel fotogiornalismo 28.04.10

In Uganda resiste la pratica dei sacrifici rituali su minori, nonostante il governo nazionale stia conducendo una dura repressione.
Sedicenti guaritori seviziano, mutilano e uccidono bambini in nome di tradizioni e superstizioni.

C'è un fotografo, uno di quelli bravi. Si chiama Marco Vernaschi ed è di Torino. Ha 37 anni.
Tra gennaio e febbraio si trova in Uganda per un reportage sugli orrori dei sacrifici per conto del Pulitzer Center on Crisis Report.

In questo periodo incontra una famiglia che ha recentemente perso la figlia. Margaret Babirye Nankya aveva 10 anni.
Vernaschi racconta che la madre della bambina acconsente a far riesumare il cadavere mutilato per raccontare al mondo gli orrori ugandesi. In seguito lo stesso Vernaschi si vede chiedere dal capo del villaggio un "contributo" per pagare le spese legali della famiglia di circa settantina di dollari.

A questo punto su blog e giornali di mezzo mondo scoppia l'indignazione.
C'è chi parla di leggi in materia di esumazione violate, chi accusa il fotografo di aver comprato il dolore della famiglia, chi sostiene che quelle foto calpestino la dignità della professione e addirittura c'è chi si spinge a tirare in ballo anche una questione di pornografia minorile

Pietà o diritto e dovere di cronaca? E gli orrori dei lager nazisti andavano ripresi? E le facce dei bambini di Haiti? E la foto della piccola Nick Ut, ustionata dal napalm, che corre disperata tra i soldati andava pubblicata? E ancora Marco ha raccontato tutta la verità o le vicende in quel villaggio si sono svolte in modo diverso?

L'unica cosa certa è che Vernaschi si è assunto le sue responsabilità, senza mai tirarsi indietro.
E' anche grazie a lui se oggi nel mondo si parla dei sacrifici umani in Uganda.
Forse un eccesso di zelo lo ha spinto in un territorio indistinto dove il reporter si trova di fronte all'orrore senza il tempo per riflettere alle conseguenze dei suoi scatti.
In attesa di venire a capo - se mai ci si riuscirà - dell'intera vicenda, resta il dramma muto e invisibile di un massacro senza senso.

Il gay pride in Uganda 10.08.14

Il gay pride in Uganda

La festa del primo gay pride in Uganda dopo l'annullamento da parte della Corte Costituzionale della legge anti omosessuali, legge che era considerata tra le più repressive al mondo.

La siccità che ha colpito il Corno d'Africa 12.07.11

Un campo profughi in Somalia

Il lungo periodo di siccità che si è abbattuto sul Corno d'Africa ha scatenato una grave crisi alimentare. Per le Nazioni Uniti il rischio di carestie è forte in Kenya e in Somalia. Più di 10 milioni di persone sono state colpite dalla siccità in Gibuti, Etiopia, Kenya, Somalia e Uganda.

Fonte: Plog