Gollum e la sua complessità morale nell'opera di Tolkien
Creatura tragica e inquietante, vittima e carnefice al tempo stesso, Gollum rappresenta uno dei più profondi studi morali elaborati da J.R.R. Tolkien. La sua storia sfugge alle tradizionali divisioni tra bene e male, offrendo invece una riflessione sulla corruzione, sulla libertà di scelta e sulla fragilità dell’animo umano.
Un tempo conosciuto come Sméagol, Gollum era una creatura relativamente ordinaria prima di entrare in possesso dell'Unico Anello. Il potere dell'oggetto forgiato da Sauron trasformò lentamente la sua mente e il suo corpo, alimentando ossessione, paranoia e isolamento. Quando il lettore lo incontra ne Il Signore degli Anelli, egli appare ormai consumato da una dipendenza che dura da secoli. Eppure, sotto la superficie deformata, sopravvivono ancora tracce della persona che era stata.
Nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson questa duplicità viene resa visivamente attraverso il celebre dialogo tra le due personalità di Gollum e Sméagol. I film accentuano il conflitto interiore, suscitando nello spettatore una forte empatia per la sua sofferenza. Nei romanzi, invece, Tolkien sviluppa il personaggio in modo più sottile e ambiguo. Gollum non è semplicemente una vittima dell'Anello: continua a compiere scelte morali, alcune generose e altre profondamente egoistiche. Proprio questa capacità di scegliere rende la sua tragedia ancora più significativa.
Come descrive The Art Of Storytelling, uno degli aspetti più interessanti della visione di Tolkien riguarda la natura stessa del male. L'autore rifiuta l'idea che il male possieda una forza creatrice autonoma. Al contrario, esso appare sempre come una corruzione del bene, un processo che consuma e distrugge ciò che tocca. Gollum incarna perfettamente questa dinamica, la sua esistenza è stata svuotata dall'ossessione per l'Anello, ma non completamente annientata. Per questo Frodo infine prova pietà nei suoi confronti e sceglie di risparmiarlo, intuendo che persino nelle creature più degradate può sopravvivere una scintilla di umanità , come rivelato da Gandalf.
Il destino finale di Gollum conferma uno dei temi centrali dell'opera. È proprio la sua avidità a provocarne la rovina. Dopo aver riconquistato l'Anello, precipita nel fuoco del Monte Fato insieme all'oggetto del suo desiderio. In questo senso il male si autodistrugge. L'ossessione che gli ha dato forza per secoli diventa anche la causa della sua fine. Tolkien suggerisce così che il potere fondato sull'egoismo e sul dominio contiene sempre i germi della propria caduta.
La figura di Gollum continua a esercitare una straordinaria influenza sull'immaginario contemporaneo perché riflette una verità universale. Ognuno può riconoscere in lui la lotta tra impulsi contrastanti, tra desiderio e coscienza, tra debolezza e possibilità di redenzione. Gollum è l'archetipo della complessità morale dell'essere umano e della convinzione tolkieniana che nessuno sia completamente perduto, ma che ogni scelta abbia conseguenze profonde. È proprio questa ambiguità a renderlo uno dei personaggi più memorabili della letteratura del Novecento.
