Le rovine romane che resteranno sepolte sotto le città moderne
Strade trafficate, palazzi, chiese e interi quartieri contemporanei sorgono sopra un patrimonio archeologico che, per quanto straordinario, non può essere riportato interamente alla luce. In alcuni casi non si tratta di piccoli frammenti, ma di strutture monumentali che permettono di intuire quanto fosse complessa la città romana e il mondo mediterraneo che da essa dipendeva.
La Roma antica non è scomparsa. A volte è sufficiente sapere che è ancora lì, silenziosamente sepolta, per ricordarci quanto sia profonda la stratificazione delle nostre città.
Tra i casi più affascinanti, Toldinstone cita l'Ottagono d'oro, il Caesareum di Alessandria d'Egitto, il Grande Palazzo di Costantinopoli, le Terme di Nerone e la Villa di Lucullo. Luoghi diversi per funzione e dimensioni, ma accomunati da una stessa sorte. Ciò che rimane di loro è spesso imprigionato sotto città che non possono semplicemente essere demolite per restituire spazio al passato.
L'Ottagono d'oro rappresenta uno degli esempi più suggestivi di questa archeologia invisibile. La Domus Aurea di Antiochia fu una chiesa cristiana fatta costruire da Costantino I, capolavoro dell'arte paleocristiana e bizantina. Il destino fu segnato dal sacco persiano di Antiochia e da due terremoti che la danneggiarono irrimediabilmente alla fine del VI secolo.
Il Caesareum di Alessandria rappresentava l'intreccio fra monarchia tolemaica, potere romano e culto imperiale. Il complesso fu iniziato per volontà di Cleopatra VII in relazione al culto di Giulio Cesare. Dopo la conquista romana dell'Egitto, Ottaviano Augusto lo completò e lo trasformò in un importante centro del culto imperiale. Il complesso, che secoli dopo sarebbe stato legato anche all'omicidio di Ipazia, era straordinariamente ricco. Filone di Alessandria lo descrive con portici, giardini, biblioteche, sale, monumenti e ampi spazi aperti. Tra il 13 e il 12 a.C. furono collocati davanti al santuario due enormi obelischi provenienti da Eliopoli, risalenti al regno di Thutmosi III. I celebri Aghi di Cleopatra sono oggi gli unici resti visibili ed esposti a Londra e New York.
Il Magnum Palatium di Costantinopoli era il complesso imperiale occupava oltre 25.000 metri quadrati e per sette secoli ha rappresentato il cuore dell'Impero Romano d'Oriente. Il Grande Palazzo sorgeva tra Santa Sofia, l'Ippodromo e il Mar di Marmara. Sebbene il magnifico Peristilio dei Mosaici, la Chalke e il Boukoleon siano in parte riportati alla luce, la maggioranza dei resti della cittadella imperiale rimangono sepolti sotto costruzioni ottomane e moderne.
Le Terme di Nerone, nel Campo Marzio di Roma, furono costruite durante il regno di Nerone, intorno al 62-64 d.C. Erano uno dei primi grandi complessi termali imperiali e si trovavano nelle vicinanze del Pantheon. La trasformazione urbana di Roma ne cancellò progressivamente la presenza. Il complesso occupava un'area oggi attraversata da strade e piazze, e molte sue strutture furono demolite o inglobate negli edifici successivi. Gli scavi hanno tuttavia restituito ipocausti, condutture, frammenti architettonici e colonne. Alcune colonne furono addirittura riutilizzate nel restauro del Pantheon nel XVII secolo. Le Terme di Nerone sono quindi un perfetto esempio di Roma stratificata, non sono del tutto perdute, ma sopravvivono frammentariamente dentro la città moderna, spesso senza che il passante possa intuire ciò che si trova sotto i suoi piedi.
Quasi nulla delle sfarzose ville dell'aristocrazia romana è giunto sino a noi. Conosciuta in tutto il mondo antico come una delle dimore più celebri per via del lusso senza eguali che la contraddistingueva, la villa di Lucio Licinio Lucullo, generale e politico romano vissuto nel I secolo a.C. Il, occupava la sommità del Pincio in una posizione privilegiata sopra il Campo Marzio. Le fonti antiche ne ricordano la magnificenza fuori dal comune, tanto che il nome di Lucullo è diventato proverbiale per indicare fasto, raffinatezza e sontuosità. Il complesso probabilmente si estendeva per circa 20 ettari, con terrazze, giardini, edifici, sistemi idrici e monumentali strutture di sostegno. L'archeologia ha individuato soprattutto canalizzazioni, murature e importanti strutture appartenenti alle diverse fasi del complesso. Dopo Lucullo la proprietà passò attraverso diversi esponenti dell'aristocrazia romana e della famiglia imperiale. Nel I secolo d.C. appartenne a Valerio Asiatico e fu poi coinvolta nella tragica vicenda di Messalina, che desiderava impadronirsene. Oggi ciò che rimane è distribuito e spesso nascosto sotto edifici e infrastrutture moderne.
Questi casi mostrano un problema fondamentale dell'archeologia urbana. Un grande scavo può richiedere la demolizione di edifici, lo spostamento di strade, la modifica di infrastrutture e la rinuncia a una parte della città contemporanea è spesso impossibile. Il patrimonio archeologico deve quindi essere studiato senza distruggere il patrimonio storico e urbano che gli è cresciuto sopra.
C'è inoltre un paradosso affascinante. Una rovina può essere più preziosa proprio perché non è stata completamente scavata. Ogni intervento archeologico modifica il contesto; ciò che viene portato alla luce viene anche inevitabilmente sottratto alla stratificazione che lo ha protetto per secoli. Tecnologie come il radar, la fotogrammetria, la scansione laser e altre tecniche di prospezione permettono oggi di conoscere ciò che si trova sottoterra senza necessariamente riportarlo alla luce.
Parte delle antiche città resteranno nascoste sotto i nostri piedi, continuando a vivere solo attraverso la memoria storica, presenze invisibili, conservate nei secoli sotto strade e palazzi contemporanei.
