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I post con tag "Archeologia" archivio

Le rovine romane che resteranno sepolte sotto le città moderne

Wow   14.08.26  

Strade trafficate, palazzi, chiese e interi quartieri contemporanei sorgono sopra un patrimonio archeologico che, per quanto straordinario, non può essere riportato interamente alla luce. In alcuni casi non si tratta di piccoli frammenti, ma di strutture monumentali che permettono di intuire quanto fosse complessa la città romana e il mondo mediterraneo che da essa dipendeva.
La Roma antica non è scomparsa. A volte è sufficiente sapere che è ancora lì, silenziosamente sepolta, per ricordarci quanto sia profonda la stratificazione delle nostre città.

Tra i casi più affascinanti, Toldinstone cita l'Ottagono d'oro, il Caesareum di Alessandria d'Egitto, il Grande Palazzo di Costantinopoli, le Terme di Nerone e la Villa di Lucullo. Luoghi diversi per funzione e dimensioni, ma accomunati da una stessa sorte. Ciò che rimane di loro è spesso imprigionato sotto città che non possono semplicemente essere demolite per restituire spazio al passato.

L'Ottagono d'oro rappresenta uno degli esempi più suggestivi di questa archeologia invisibile. La Domus Aurea di Antiochia fu una chiesa cristiana fatta costruire da Costantino I, capolavoro dell'arte paleocristiana e bizantina. Il destino fu segnato dal sacco persiano di Antiochia e da due terremoti che la danneggiarono irrimediabilmente alla fine del VI secolo.
Il Caesareum di Alessandria rappresentava l'intreccio fra monarchia tolemaica, potere romano e culto imperiale. Il complesso fu iniziato per volontà di Cleopatra VII in relazione al culto di Giulio Cesare. Dopo la conquista romana dell'Egitto, Ottaviano Augusto lo completò e lo trasformò in un importante centro del culto imperiale. Il complesso, che secoli dopo sarebbe stato legato anche all'omicidio di Ipazia, era straordinariamente ricco. Filone di Alessandria lo descrive con portici, giardini, biblioteche, sale, monumenti e ampi spazi aperti. Tra il 13 e il 12 a.C. furono collocati davanti al santuario due enormi obelischi provenienti da Eliopoli, risalenti al regno di Thutmosi III. I celebri Aghi di Cleopatra sono oggi gli unici resti visibili ed esposti a Londra e New York.
Il Magnum Palatium di Costantinopoli era il complesso imperiale occupava oltre 25.000 metri quadrati e per sette secoli ha rappresentato il cuore dell'Impero Romano d'Oriente. Il Grande Palazzo sorgeva tra Santa Sofia, l'Ippodromo e il Mar di Marmara. Sebbene il magnifico Peristilio dei Mosaici, la Chalke e il Boukoleon siano in parte riportati alla luce, la maggioranza dei resti della cittadella imperiale rimangono sepolti sotto costruzioni ottomane e moderne.
Le Terme di Nerone, nel Campo Marzio di Roma, furono costruite durante il regno di Nerone, intorno al 62-64 d.C. Erano uno dei primi grandi complessi termali imperiali e si trovavano nelle vicinanze del Pantheon. La trasformazione urbana di Roma ne cancellò progressivamente la presenza. Il complesso occupava un'area oggi attraversata da strade e piazze, e molte sue strutture furono demolite o inglobate negli edifici successivi. Gli scavi hanno tuttavia restituito ipocausti, condutture, frammenti architettonici e colonne. Alcune colonne furono addirittura riutilizzate nel restauro del Pantheon nel XVII secolo. Le Terme di Nerone sono quindi un perfetto esempio di Roma stratificata, non sono del tutto perdute, ma sopravvivono frammentariamente dentro la città moderna, spesso senza che il passante possa intuire ciò che si trova sotto i suoi piedi.
Quasi nulla delle sfarzose ville dell'aristocrazia romana è giunto sino a noi. Conosciuta in tutto il mondo antico come una delle dimore più celebri per via del lusso senza eguali che la contraddistingueva, la villa di Lucio Licinio Lucullo, generale e politico romano vissuto nel I secolo a.C. Il, occupava la sommità del Pincio in una posizione privilegiata sopra il Campo Marzio. Le fonti antiche ne ricordano la magnificenza fuori dal comune, tanto che il nome di Lucullo è diventato proverbiale per indicare fasto, raffinatezza e sontuosità. Il complesso probabilmente si estendeva per circa 20 ettari, con terrazze, giardini, edifici, sistemi idrici e monumentali strutture di sostegno. L'archeologia ha individuato soprattutto canalizzazioni, murature e importanti strutture appartenenti alle diverse fasi del complesso. Dopo Lucullo la proprietà passò attraverso diversi esponenti dell'aristocrazia romana e della famiglia imperiale. Nel I secolo d.C. appartenne a Valerio Asiatico e fu poi coinvolta nella tragica vicenda di Messalina, che desiderava impadronirsene. Oggi ciò che rimane è distribuito e spesso nascosto sotto edifici e infrastrutture moderne.

Questi casi mostrano un problema fondamentale dell'archeologia urbana. Un grande scavo può richiedere la demolizione di edifici, lo spostamento di strade, la modifica di infrastrutture e la rinuncia a una parte della città contemporanea è spesso impossibile. Il patrimonio archeologico deve quindi essere studiato senza distruggere il patrimonio storico e urbano che gli è cresciuto sopra.
C'è inoltre un paradosso affascinante. Una rovina può essere più preziosa proprio perché non è stata completamente scavata. Ogni intervento archeologico modifica il contesto; ciò che viene portato alla luce viene anche inevitabilmente sottratto alla stratificazione che lo ha protetto per secoli. Tecnologie come il radar, la fotogrammetria, la scansione laser e altre tecniche di prospezione permettono oggi di conoscere ciò che si trova sottoterra senza necessariamente riportarlo alla luce.

Parte delle antiche città resteranno nascoste sotto i nostri piedi, continuando a vivere solo attraverso la memoria storica, presenze invisibili, conservate nei secoli sotto strade e palazzi contemporanei.

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Il rapporto dell'antica Roma con l'archeologia

Wow   09.07.26  

Quando pensiamo all'antica Roma immaginiamo una civiltà circondata da edifici nuovi, templi splendenti e città in continua espansione. In realtà, anche i Romani vivevano tra le rovine. Per loro il passato era già un territorio ricco di misteri, fatto di tombe monumentali, palazzi abbandonati e città appartenute a civiltà ancora più antiche. La domanda è affascinante: i Romani esploravano le vestigia dei popoli che li avevano preceduti? La risposta è sì, e il loro rapporto con queste testimonianze del passato fu sorprendentemente simile al nostro.

Quando Roma iniziò a espandersi nel Mediterraneo, entrò in contatto con i resti delle grandi civiltà degli etruschi, dell'Egitto, della Grecia, della Mesopotamia e dell'Anatolia. Molti monumenti avevano già migliaia di anni. Le piramidi di Giza, ad esempio, erano antiche quanto oggi lo sono le costruzioni dell'Impero Romano. Per un cittadino del I secolo d.C., visitare una piramide significava trovarsi davanti a un'opera appartenente a un passato remotissimo, quasi mitologico.

Anche nella stessa Italia esistevano testimonianze di civiltà precedenti. I Romani ammiravano le possenti mura, le necropoli e i templi degli Etruschi, riconoscendo quanto quella cultura avesse contribuito alla nascita di Roma. Molti santuari e edifici vennero restaurati o riutilizzati, mentre altri rimasero in stato di abbandono, alimentando racconti popolari e leggende.

Toldinstone ci racconta come il fascino delle rovine emerge chiaramente nella letteratura latina. Autori come Tito Livio, Virgilio e Plinio il Vecchio descrivono monumenti antichi con un misto di curiosità storica e meraviglia. L'imperatore Augusto stesso promosse il recupero di edifici venerati per la loro antichità, comprendendo il valore simbolico della memoria storica. Allo stesso tempo, esistevano veri e propri turisti dell'antichità; aristocratici e studiosi visitavano luoghi celebri come Troia, Sparta o le città dell'Egitto, proprio come oggi si visitano i grandi siti archeologici.

Naturalmente, il concetto di archeologia era molto diverso da quello moderno. Le rovine erano spesso una preziosa fonte di materiali da costruzione: colonne, marmi e blocchi di pietra venivano recuperati e riutilizzati in nuovi edifici. Accanto a questa pratica, però, conviveva un autentico interesse antiquario. Collezionisti raccoglievano statue, iscrizioni e oggetti del passato, mentre gli eruditi cercavano di ricostruire la storia delle civiltà scomparse attraverso testi e monumenti.
In alcuni casi, il confine tra esplorazione e saccheggio era sottile. Celebri tombe etrusche, micenee o faraoniche furono aperte già in epoca romana, spinte tanto dalla ricerca di tesori quanto dalla curiosità verso culture ormai dimenticate. Alcuni imperatori, come Adriano, nutrivano una vera passione per il passato e visitarono personalmente siti storici in tutto l'impero, contribuendo alla loro conservazione.

Questo rapporto con le rovine racconta qualcosa di universale. Ogni civiltà tende a interrogarsi sulle tracce lasciate da quelle che l'hanno preceduta. I Romani non si percepivano come il punto d'arrivo della storia, ma come gli eredi di un mondo ancora più antico. Davanti ai colossi egizi, ai palazzi micenei o ai templi della Grecia arcaica provavano lo stesso senso di stupore che oggi sperimentiamo osservando il Colosseo o il Pantheon.

Le rovine, in fondo, hanno sempre esercitato un fascino particolare perché ricordano la fragilità delle grandi potenze. Ogni impero costruisce monumenti destinati a sfidare il tempo, ma nessuno può sottrarsi al suo lento lavoro. I Romani lo sapevano bene osservando le vestigia delle civiltà passate. Oggi siamo noi a contemplare le loro. In questo continuo dialogo tra presente e passato, le rovine non rappresentano soltanto ciò che è andato perduto, ma anche il filo invisibile che unisce le diverse epoche della storia umana.

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La ricerca della tomba dell'imperatore romano sepolto sotto la Basilica di San Pietro

Wow   30.06.26  

Il ritrovamento della tomba di Maria, moglie dell'imperatore Onorio, rappresenta uno degli episodi più affascinanti e, allo stesso tempo, più tragici dell'archeologia romana. Nel 1544, durante alcuni lavori Mausoleo onoriano, che conservava tra le altre anche le spoglie di Galla Placidia, sorella di Onorio. All'interno del sarcofago erano custoditi i resti dell'imperatrice e un corredo funerario di straordinaria ricchezza: centinaia di gioielli, oggetti preziosi, ornamenti d'oro e d'argento, simboli del rango imperiale e della magnificenza della tarda Roma. Purtroppo, come accadeva spesso prima della nascita dell'archeologia moderna, quel tesoro non venne studiato né conservato. Gran parte degli oggetti fu fusa per recuperarne i metalli preziosi o dispersa tra collezionisti e antiquari, cancellando per sempre un patrimonio storico di valore inestimabile.

Maria era figlia del generale Stilicone e sposò l'imperatore Onorio all'inizio del V secolo, in un periodo in cui l'Impero romano d'Occidente stava vivendo una delle sue fasi più drammatiche. Le invasioni barbariche, le lotte di potere interne e il progressivo indebolimento dell'autorità imperiale avrebbero portato, pochi decenni più tardi, alla caduta definitiva nel 476. Le sepolture della famiglia imperiale all'interno dell'antica Basilica Costantiniana di San Pietro riflettevano il crescente legame tra il potere romano e il cristianesimo, ormai religione ufficiale dello Stato.

Se la tomba di Maria è stata scoperta quasi cinque secoli fa, quella di Onorio continua invece ad alimentare le ipotesi degli studiosi. Morto nel 423 d.C., l'imperatore fu quasi certamente sepolto nello stesso complesso funerario presso San Pietro, probabilmente nel mausoleo costruito da Costantino o nelle sue immediate vicinanze. Tuttavia, il luogo esatto della sua sepoltura non è mai stato identificato con certezza.

La ricerca è resa estremamente complessa dalla storia della basilica, come specifica Toldinstone. L'edificio rinascimentale voluto da papa Giulio II e progettato da Bramante, Michelangelo e Bernini ha completamente trasformato l'assetto dell'antica chiesa costantiniana. Nei secoli, demolizioni, ricostruzioni e nuove fondazioni hanno modificato il sottosuolo, rendendo difficile ricostruire la posizione originaria dei mausolei imperiali. Gli scavi archeologici condotti nel Novecento sotto la basilica hanno riportato alla luce vaste porzioni della necropoli vaticana, ma molti settori restano ancora inesplorati o inaccessibili.

L'eventuale ritrovamento della tomba di Onorio costituirebbe una scoperta di portata eccezionale. Sarebbe infatti l'ultima sepoltura ancora ignota di un imperatore romano d'Occidente e potrebbe offrire informazioni preziose sulla ritualità funeraria della tarda antichità, sull'arte orafa del V secolo e sui rapporti tra il potere imperiale e la Chiesa nascente. A differenza del corredo di Maria, sacrificato all'avidità del XVI secolo, un eventuale ritrovamento oggi beneficerebbe delle moderne tecniche di documentazione, conservazione e analisi scientifica.

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Passeggiare per l'Acropoli di Atene per riviverne la storia e scoprire la sua architettura

Wow   29.05.26  

L'Acropoli di Atene è uno dei luoghi simbolo della civiltà occidentale e uno straordinario esempio di come un monumento possa attraversare millenni cambiando continuamente significato. Nata come fortezza micenea nel XIII secolo a.C., questa altura rocciosa ha visto succedersi culti, imperi, guerre e trasformazioni religiose: santuario dedicato agli dei dell'antica Grecia, chiesa cristiana consacrata alla Vergine Maria, moschea durante il dominio ottomano, fino a diventare oggi uno dei siti archeologici più visitati del pianeta.

Quando milioni di turisti percorrono il sentiero che conduce al Partenone, spesso osservano soltanto rovine di marmo consumate dal tempo. Eppure l'Acropoli originaria era un luogo radicalmente diverso, un complesso monumentale progettato per stupire, emozionare e comunicare potere spirituale e politico. Attraverso ricostruzioni digitali e modelli tridimensionali, studiosi e artisti contemporanei stanno cercando di restituire al pubblico l'aspetto perduto dell'Atene classica, mostrando edifici colorati, statue gigantesche, superfici dipinte e decorazioni che oggi il tempo ha quasi completamente cancellato.

Il Partenone stesso, spesso immaginato come un tempio candido e minimalista, era in realtà ricco di colori vivaci, dettagli scolpiti e riflessi dorati. Dominava l'Acropoli non solo per dimensioni, ma per la precisione con cui gli architetti greci costruirono l'esperienza visiva del visitatore. Nulla era lasciato al caso: il percorso verso la sommità della collina rappresentava un vero passaggio simbolico dal mondo umano a quello del sacro.
Manuel Bravo ci invita a scoprire come l'architettura dell'Acropoli possedesse una sorprendente dimensione scenografica. I visitatori salivano lentamente attraverso i Propilei, mentre gli edifici apparivano progressivamente secondo punti di vista studiati con estrema attenzione. In un certo senso, l'Acropoli anticipava una logica quasi cinematografica. Prospettive, rivelazioni graduali, giochi di luce e composizioni monumentali guidavano lo sguardo e suscitavano meraviglia. Ogni tempio era collocato per produrre un preciso effetto emotivo.
Al centro di questo spazio dominava il Partenone, dedicato ad Atena Parthenos, protettrice della città. Al suo interno si trovava la celebre statua crisoelefantina realizzata da Fidia, alta circa dodici metri e rivestita d'oro e avorio. All'esterno, un'altra gigantesca statua bronzea di Atena, l'Athena Promachos, era visibile persino dal mare, trasformando l'Acropoli in un simbolo visivo della potenza ateniese.

L'età d'oro di Atene nel V secolo a.C. coincise con una straordinaria stagione artistica e politica. Dopo le guerre persiane, la città guidata da Pericle utilizzò l'Acropoli non soltanto come centro religioso, ma come manifesto monumentale della democrazia ateniese, della cultura e dell'identità greca. Ogni colonna, fregio e proporzione architettonica contribuiva a trasmettere un ideale di armonia tra ragione, bellezza e ordine civico.
Nel corso dei secoli, tuttavia, l'Acropoli subì trasformazioni drammatiche. Il Partenone venne convertito in chiesa bizantina, poi in moschea, mentre guerre ed esplosioni ne compromisero gravemente la struttura. Nel 1687, durante l'assedio veneziano contro gli ottomani, un'esplosione devastò gran parte del tempio, utilizzato allora come deposito di polvere da sparo. Le ferite di quel bombardamento sono ancora visibili oggi.

Nonostante il tempo e le distruzioni, l'Acropoli continua però a esercitare una forza simbolica straordinaria. Le sue rovine non parlano soltanto del passato greco, ma dell'intera storia europea e occidentale. Una storia fatta di continuità culturali, conquiste, reinterpretazioni religiose e memoria collettiva. Camminare tra quelle colonne significa attraversare oltre tremila anni di civiltà.

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Esplorare l'Impero Romano percorrendo le sue strade

Wow   23.11.25  

Un'affascinante mappa delle antiche strade romane ci invita a riflettere sull'Impero Romano. Recenti scoperte, come un pietra miliare lungo una strada montuosa nella zona della Cilicia, nell'odierna Turchia, hanno ispirato un team di ricercatori internazionali a mappare il sistema stradale romano antico, creando uno strumento di visualizzazione che comprende centinaia di migliaia di chilometri di percorsi identificati.

Nell'apice della sua potenza, l'Impero Romano si estendeva su tre continenti, dalla Britannia all'Egitto e alla Siria, e la sua impressionante rete stradale ha svolto un ruolo fondamentale nella sua espansione. Itiner-e dettaglia il sistema stradale romano intorno al 150 d.C., copre oltre 300.000 chilometri, abbastanza per circondare la Terra più di sette volte.
Le strade romane non solo facilitavano il trasporto, ma hanno avuto un impatto significativo su connessioni, migrazioni e persino la diffusione di malattie. Questo nuovo strumento di ricerca aiuterà a esplorare come queste vie influenzarono la storia e l'evoluzione della civiltà romana.

Durante l'Impero, i romani utilizzavano diversi mezzi di trasporto. Alcune strade erano pavimentate, mentre altre erano semplicemente ricoperte di piccoli sassi. Oggi, è ancora possibile passeggiare lungo alcune di queste antiche vie, come la Via Appia.
Itiner-e è un progetto in evoluzione; i ricercatori stanno lavorando per includere anche connessioni marittime e fluviali. Con un database senza precedenti che combina mappe topografiche, immagini satellitari e registrazioni storiche, questa mappa offre la possibilità di calcolare i tempi di viaggio e evidenziare lacune nella nostra conoscenza delle vie antiche.
Sebbene lo studio delle strade romane sia complesso questo strumento rappresenta un passo avanti significativo nella comprensione della mobilità nel corso di 2.000 anni.

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Le tecnologie avanzate usate nell'Impero Romano

Geek   13.09.25  

Lost in Time ci presenta numerosi esempi di tecnologia avanzata in uso al tempo dell'antica Roma: un esempio affascinante è quello delle porte automatiche, progettate da Erone di Alessandria, che si aprivano grazie a un sistema di pulegge attivato dal calore di un fuoco che riscaldava un serbatoio d'acqua sotterraneo. Quando il fuoco si raffreddava, le porte si richiudevano automaticamente.
Erone è noto anche per aver inventato la prima turbina a vapore, chiamata eolipila.

Altro esempio è il cementizio, il calcestruzzo romano che ha permesso la costruzione di edifici iconici come il Pantheon, la cui cupola rimane la più grande al mondo in calcestruzzo non armato. Viene menzionato anche l'orologio ad acqua progettato da Ctesibio, di cui Vitruvio ci ha tramandato i relativi meccanismi.

Come sappiamo, nonostante i Romani utilizzassero la forza idraulica per alimentare i mulini non raggiungessero mai una vera rivoluzione industriale, incapaci di riconoscerne il potenziale trasformativo, come nel caso della macchina a vapore che ritenevano una mera curiosità.

È affascinante riflettere su come la storia avrebbe potuto prendere una piega diversa se i Romani avessero riconosciuto e sviluppato queste innovazioni. In un certo senso, la loro capacità di innovare rimane un'eredità che continua a influenzare il mondo moderno, invitandoci a considerare come il potenziale tecnologico possa rimanere inespresso se non viene adeguatamente riconosciuto e valorizzato.

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La rinascita dell'organo di Betlemme

Multimedia   11.09.25  

Il 9 settembre, a Gerusalemme, l'Instituto Complutense de Ciencias Musicales e il Terra Sancta Museum hanno annunciato scoperte straordinarie riguardanti l'organo di Betlemme, riconosciuto come il più antico organo della cristianità. Questo strumento, che ha trascorso ottocento anni in silenzio, ha finalmente ripreso a suonare, riportando alla luce un patrimonio musicale dimenticato.
Come racconta il Christian Media Center, l'organo di Betlemme, risalente al periodo medievale, è un simbolo sia della tradizione musicale cristiana sia della storia culturale della regione. La sua rinascita è il risultato di un attento lavoro di restauro e ricerca, che ha coinvolto esperti di musicologia, artigiani e storici. Le recenti scoperte hanno rivelato dettagli sull’architettura dello strumento e sulle tecniche costruttive dell'epoca, offrendo una finestra unica sulla musica sacra medievale.

Il suono di questo antico organo arricchisce la vita culturale e la tradizione religiosa, rappresentando il legame che ha unito le comunità attraverso la musica. Durante la presentazione, gli esperti hanno eseguito brani storici, dimostrando come l'organo possa evocare emozioni profonde e un senso di spiritualità.
La musica, in tutte le sue forme, ha il potere di unire le persone, e la rinascita dell'Organo di Betlemme è una testimonianza di come la storia possa continuare a vivere e ispirare le generazioni con un messaggero di speranza e bellezza.

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Thermopolium il fast food dell'antica Roma

Wow   15.07.25  

Il concetto di fast food non è una novità moderna. Nell'antica Roma, i thermopolium rappresentavano le prime forme di ristorazione veloce, pensate per i cittadini impegnati e senza una cucina a disposizione. Queste piccole tavole calde offrivano pasti già pronti, come carne alla griglia, verdure, formaggi e persino vino. Situati in prossimità delle aree più affollate, come il foro e le terme, i thermopolium offrivano un'esperienza di ristorazione rapida e accessibile per i romani in movimento.

Visitando Ostia, nell'antica area portuale, possiamo ancora ammirare affreschi che ritraggono i piatti tipici serviti in queste osterie, tra cui olive, uova e formaggi. Come racconta Darius Arya, su PBS, questi luoghi erano attrezzati con grandi anfore di vino e griglie, e spesso presentavano anche dei patio dove i clienti potevano rilassarsi mentre gustavano il loro pasto.
I thermopolium non erano solo pratici; rappresentavano anche un aspetto sociale della vita romana, dove le persone si riunivano per mangiare e socializzare. La loro atmosfera vivace e la varietà di cibi disponibili li rendevano simili agli odierni chioschi di street food, unendo la comodità alla convivialità.

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Gli ambienti interni del Partenone ricostruiti in 3D

Wow   26.05.25  

Situato sull'Acropoli di Atene, il Partenone si erge maestoso da 25 secoli, offrendo uno spettacolo impressionante nonostante il passare del tempo. Questa meraviglia dell'antichità occidentale continua a stimolare l'immaginazione dei visitatori, facendoli sognare come dovesse apparire nel V secolo a.C., quando era il Partenone di Pericle sostituì il tempio distrutto dai Persiani nel 480 a.C.

Il professore di archeologia Juan de Lara, dell'Università di Oxford, ha dedicato quattro anni alla creazione di una ricostruzione digitale in 3D del Partenone e dei suoi ambienti interni.
Parthenon 3D pone l'accento sulla gigantesca statua della dea Atena, alta quasi 12 metri, rimodellando ogni dettaglio, dalle pieghe delle vesti dorate alle crepe nella pelle d'avorio. Durante le Panatenee, la luce del sole entrava nel tempio in modo da creare un'illuminazione quasi soprannaturale della dea, amplificando il senso di meraviglia in chi osservava il capolavoro di Fidia.

Parthenon 3D, al pari di una macchina del tempo, ci consente di rivivere l'esperienza di vistare il Partenone così come Fidia e gli architetti Ictino, Callicrate e Mnesicle lo avevano immaginato.

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Perché le civiltà costruiscono sopra le antiche rovine

Geek   14.05.25  

L'idea di scoprire una città antica e perduta sotto terra ha da sempre catturato l'immaginazione umana.
Quando gli archeologi hanno iniziato a scavare sotto il Foro Romano, hanno rivelato un intero mondo di rovine che non era più visibile da secoli. La città di Troia, ancora più antica, è stata ricostruita dieci volte, formando dieci strati distinti, tutti sovrapposti l'uno all'altro.
Ma perché queste rovine abbandonate sono sempre sepolte?

Ogni civiltà ha le proprie ragioni per questa fonomeno stratigrafico. Dopo il grande incendio di Roma nel I secolo, gran parte della città dovette essere ricostruita. Invece di rimuovere le macerie, fu più rapido e semplice livellarle e costruirci sopra. Questo processo di innalzamento delle strade ha continuato a seppellire strutture più antiche a seguito di disastri periodici.
Troia, che iniziò come un insediamento di mattoni di fango nel 3000 a.C., ha visto sorgere e dissolversi nove civiltà una sopra all'altra, dagli imperi persiani ad Alessandro Magno, fino ai romani. Oggi, fenomeni simili si verificano in alcune città moderne, come Shanghai, che sta affondando a un ritmo di un centimetro all'anno a causa di un lento e progressivo sprofondamento del terreno noto come subsidenza.

Primal Space analizza come avviene la stratificazione delle rovine antiche e ci ricorda come questo fenomeno non sia relegato solo a un passato remoto, ma continua ancora nella nostra modernità portando come esempio la città di Seattle: nel 1889 venne flagellata da un devastante incendio e proprio come si verificò al tempo dell'antica Roma quasi tutto dovette essere ricostruito. Questa opportunità portò a ripensare una città soggetta a inondazioni, elevando le strade sopra un sistema di drenaggio. Così facendo i piani inferiori degli edifici, compresi i marciapiedi circostanti furono sepolti e oggi offrono un tour sotterraneo unico attraverso i resti di un paesaggio urbano della fine del XIX secolo.

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