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I post con tag "Liguria" archivio

I Liguri nella Storia: Francesco della Rovere (-6)

Wow   19.12.25  

Il 212º papa della Chiesa cattolica nacque a Pecorile, frazione di Celle Ligure, il 21 luglio 1414. Francesco della Rovere, appartenente all'Ordine dei frati minori conventuali, fu eletto papa e prese il nome di Sisto IV nel 1471.
Sisto IV è ricordato per la sua connivenza nella Congiura dei Pazzi contro la famiglia de' Medici, un atto che non solo macchiò il suo pontificato, ma portò anche a lunghi conflitti in Italia.
Durante il suo pontificato, Sisto IV celebrò il primo Giubileo della storia. Questo evento attirò pellegrini da tutta Europa. Il papa acconsentì all'instaurazione dell'Inquisizione in Spagna e, sebbene volesse ridurre gli abusi, fu coinvolto nel meccanismo repressivo che portò a perseguire presunti dissidenti. Guidò una lega santa con l'Impero Ottomano che aeva occupato Otrando, liberando la città il 10 settembre del 1481.
Con la costituzione Cum praecelsa del 1476 istituì la festa dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria.

Sotto la sua guida, Roma subì una trasformazione monumentale. Cessò di essere una città medievale per rifondarsi come pulsante metropoli del Rinascimento. Tra le sue opere più celebri c'è la Cappella Sistina, iniziata durante il suo pontificato, che divenne un simbolo dell'arte rinascimentale.
Una seconda, più piccola, Cappella Sistina fu fatta erigere a Savona nel complesso della Cattedrale di Nostra Signora Assunta. Lì riposano i suoi genitori.

Sisto IV fu un fervente sostenitore delle arti e della cultura. Patrono dell'umanesimo, promosse la ricostruzione di edifici religiosi e civili. Favorì artisti di fama come Botticelli e Perugino, contribuendo così alla creazione di opere che sono diventate simbolo della Chiesa e dell'umanità.

Francesco della Rovere morì il 12 agosto 1484, dopo un pontificato caratterizzato da successi artistici e controversie politiche. La sua eredità si rifletté nelle opere d'arte e nella complessità della sua guida che ha influenzato profondamente la storia della Chiesa cattolica e della politica italiana nei secoli a venire.

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I Liguri nella Storia: Virginia Centurione Bracelli (-7)

Wow   18.12.25  

Virginia Centurione Bracelli nasce a Genova il 2 aprile 1587 in una delle nobili famiglie della città.
La sua vita, segnata dalla prematura scomparsa del marito, la portò a dedicarsi a opere di assistenza e alla fondazione di congregazioni religiose.
Durante le difficoltà economiche e i conflitti del suo tempo, Centurione Bracelli organizzò servizi di carità per i profughi e i prigionieri, dimostrando un impegno costante verso i più bisognosi. Riorganizzò l’assistenza nella città di Genova e ravvivò la fede e l'adorazione eucaristica nella sua comunità.
Fondò l'istituzione delle Quarantore, la pratica devozionale che consiste nell'adorazione, per quaranta ore continue, del Santissimo Sacramento; il nome si richiama al periodo di tempo trascorso fra il Venerdì Santo e la domenica di Pasqua.

Sviluppò due congregazioni religiose.
Le Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario: un istituto religioso femminile di diritto pontificio le cui sorelle vengono comunemente chiamate Brignoline e pospongono al loro nome la sigla N.S.R.M.C. La loro sede generalizia si trova oggi nel quartiere genovese di Marassi.
Le Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario: le suore di questo istituto religioso femminile di diritto pontificio pospongono al loro nome la sigla F.N.S.M.C. La Casa Generalizia è oggi ospitata in una villa in Via Emanuele Filiberto a Roma.

Virginia Centurione Bracelli è stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II nel 1985 e canonizzata nel 2003. La sua memoria liturgica è fissata al 15 dicembre, giorno della sua morte nel 1651. Oggi, le sue spoglie sono conservate a Genova presso la casa madre delle brignoline, testimonianza della sua dedizione alla carità e alla fede.

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I Liguri nella Storia: Camillo Sbarbaro (-8)

Wow   17.12.25  

Poeta, scrittore e aforista, Camillo Sbarbaro è stato figura chiave della letteratura italiana del Novecento, dedicando la sua opera alla riflessione sull'esistenza e alla celebrazione della sua amata terra ligure.

Nato il 12 gennaio 1888, Sbarbaro ha esordito con la raccolta di poesie Pianissimo nel 1914, conquistando il pubblico con la sua scrittura sobria e musicale. La sua lirica, ispirata da autori come Giovanni Pascoli e riconducibile ai toni crepuscolari di poeti liguri contemporanei, è caratterizzata da un'attenzione minuta ai dettagli naturali e ai paesaggi liguri.

In seguito alla morte della madre, Sbarbaro fu cresciuto dalla zia e si dedicò alla passione per la letteratura e la botanica. A Varazze e Savona frequentò istituti che lo avviarono alla scrittura, dove conobbe figure significative come Remigio Zena e Eugenio Montale. Durante la Grande Guerra, servì nella Croce Rossa e continuò a scrivere, pubblicando le sue prose in Trucioli.
Negli anni '40, la sua collaborazione con riviste letterarie e il riconoscimento di premi come il Feltrinelli dell'Accademia Nazionale dei Lincei segnano il suo apice. Le sue ultime opere, pubblicate negli anni '60, consolidano la sua eredità letteraria.

Camillo Sbarbaro era un appassionato botanico, apprezzando specialmente i licheni. pubblicò inoltre vari Contributi lichenologici. Divenne uno dei più rinomati catalogatori e classificatori a livello internazionale, raccogliendo e pubblicando vari Contributi lichenologici.
Donò la sua collezione di licheni al Museo di Storia Naturale di Genova. Molti campioni da lui raccolti e catalogati sono custoditi presso musei botanici e dipartimenti universitari europei e americani, come il suo contributo alla collezione del Field Museum di Chicago. Delle 127 nuove specie descritte da Sbarbaro, una ventina porta il suo nome.

Morì a Savona il 31 ottobre 1967, lasciando un'impronta indelebile sia nella poesia sia nella botanica. Ancora oggi, è ricordato per la profondità dei suoi versi e il suo attaccamento incrollabile alla Liguria, una terra che ha celebrato con passione e delicatezza in ogni suo scritto.

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I Liguri nella Storia: Edmondo De Amicis (-9)

Wow   16.12.25  

Edmondo De Amicis è universalmente noto per essere l'autore del celebre romanzo Cuore. Proveniente da una famiglia benestante nacque a Oneglia (oggi quartiere di Imperia) il 21 ottobre 1846 in piazza Vittorio Emanuele I, ora intitolata a suo nome. Trascorse parte della sua infanzia in Piemonte. Lì ricevette un’istruzione di alto livello, prima di entrare nel collegio militare Candellero di Torino.

Dopo la sua formazione militare, De Amicis partecipò alla battaglia di Custoza nel 1866. Successivamente, intraprese una carriera come giornalista militare, dirigendo la rivista L'Italia militare e collaborando con La Nazione di Firenze. Qui pubblicò opere significative, tra cui i suoi famosi bozzetti, scritti di viaggio e reportage che riflettevano la vita militare e sociale dell'epoca.
De Amicis viaggiò molto, portando le sue esperienze in opere scritte che ancora oggi sono celebrate. Tra i suoi lavori, Spagna e Sull'Oceano trattano rispettivamente dei suoi viaggi in Spagna e in Argentina, evidenziando le difficoltà degli emigranti italiani. La sua prosa elegante e pervasa da spirito critico ha reso questi testi importanti non solo per il loro valore letterario, ma anche storico.

Nel 1886 De Amicis pubblicò Cuore, un romanzo educativo che racconta la vita di un gruppo di ragazzi in una scuola di Torino. Il libro, giunto innumerevoli traduzioni, trattava temi di affetto e patriottismo, ma fu anche criticato per la sua mancanza di riferimenti religiosi, riflettendo le tensioni tra il Regno d'Italia e la Chiesa Cattolica. Non a torto alcuni studiosi ritengono che Cuore contenga spunti massonici, attraverso un percorso iniziatico ai diritti civili.

Negli anni successivi, De Amicis si avvicinò alle ideologie socialiste e collaborò con pubblicazioni legate a questo movimento. Tuttavia, la sua vita personale fu segnata da tragedie familiari, tra cui la morte del suo amato figlio Furio.

Nel corso della sua carriera, ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui la cittadinanza onoraria di Pinerolo e l'Ordine Civile di Savoia. La sua ultima opera Ricordi d'un viaggio in Sicilia venne pubblicata poco prima della sua morte, avvenuta durante un soggiorno a Bordighera il 11 marzo 1908 all'hotel Regina, lo stesso albergo in cui pochi anni prima vi aveva abitato il poeta George MacDonald.

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I Liguri nella Storia: Emanuele Brignole (-10)

Wow   15.12.25  

Emanuele Brignole viene ricordato come un nobile e generoso filantropo italiano, fondatore dell'Albergo dei Poveri di Genova; la sua vita è stata dedicata interamente ad opere di carità e sostegno ai bisognosi.
Nato nel capoluogo ligure il 27 agosto 1617, Brignole, appartenente a una delle famiglie più influenti di Genova, crebbe nella villa di Albaro, oggi sede dell'Istituto Marcelline. Fin da giovane, fu avviato agli studi economici per gestire le risorse del suo casato, e la sua generosità si manifestò in una serie di opere benefiche che spaziano dalla costruzione del Seminario Arcivescovile alla Casa della Missione di Fassolo.

L'Albergo dei Poveri di Genova è stato il primo del suo genere in Italia; i lavori iniziarono nel 1656 e impiegarono architetti di prestigio e scultori, come Pierre Puget e Gian Battista Barberini, per rendere il progetto non solo funzionale, ma anche monumentale. L'Albergo avrebbe dovuto servire come rifugio per i poveri, incentivandoli a lavorare per il sostentamento della struttura in un percorso di redenzione religiosa.
Nonostante le nobili intenzioni, l'approccio rigido di Brignole verso l'organizzazione lavorativa suscitò malcontento. La sua decisione di rendere le attività lavorative obbligatorie fu oggetto di critiche, culminate in una denuncia al senato della repubblica. Brignole, già afflitto da problemi di salute, trovò rifugio a Piacenza per ricevere cure.

Alla fine della sua vita, Brignole si avvicinò ulteriormente alle persone che assisteva, lasciando i suoi lussuosi palazzi per un modesto appartamento. Morì nel 1678 e, nel suo testamento, decise di essere sepolto all'ingresso dell'Albergo dei Poveri, per rimanere sempre vicino a coloro che aveva tanto amato.
Brignole ha scelto di non avere raffigurazioni in vita, simbolo della sua umiltà e dedizione al servizio dei poveri.
Il modello di Brignole dell'Albergo dei Poveri è oggi considerato un precursore delle istituzioni di assistenza sociale moderne.

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I Liguri nella Storia: Eutichiano (-11)

Wow   14.12.25  

Fu papa e fu santo. Eutichiano nacque intorno al 228 a Luni. Il Liber Pontificalis lo descrive come "Eutichianus... natione Tuscus ex patre Marino de civitate Lunae". La scoperta del suo epitaffio originale, rinvenuto nelle catacombe di Callisto da Giovanni Battista de Rossi, conferma la sua identità episcopale.
È stato il 27º papa della Chiesa; il suo pontificato si estese dal 4 gennaio 275 sino alla sua morte avvenuta il 7 dicembre 283.

Le informazioni sul suo pontificato sono scarse e contraddittorie, ma sempre il Liber Pontificalis, la memoria ufficiale dei vescovi di Roma, suggerisce che istituì il rito dell'offertorio nella celebrazione liturgica e il rito della benedizione dei prodotti dei campi, sebbene su quest'ultimo i dubbi degli studiosi siano molti in quanto ritenuto risalente a un periodo successivo.

La sua memoria liturgica si celebra l'8 dicembre, quando Eutichiano fu sepolto nelle Catacombe di San Callisto, un'area di circa 30 ettari compresa tra la via Appia Antica, la via Ardeatina e la via delle Sette Chiese a Roma.
Nel 1659, papa Innocenzo X donò le sue reliquie al Cardinale Filippo Casoni, che le trasferì a Sarzana, in Lunigiana, la regione legata alle origini del papa.

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I Liguri nella Storia: Giovanni Battista Caviglia (-12)

Wow   13.12.25  

Giovanni Battista Caviglia fu un esploratore, navigatore ed egittologo, è considerato uno dei pionieri dell'archeologia egizia del XIX.
Nacque a Genova nel 1770. Caviglia trascorse gran parte della sua vita navigando nel Mediterraneo come capitano di un mercantile. A un certo punto, decise di dedicarsi all'esplorazione archeologica, iniziando una collaborazione con collezionisti come il console britannico Henry Salt. Durante il suo soggiorno in Egitto, strinse una fruttuosa amicizia con l'esploratore Giovanni Battista Belzoni, noto per il suo fascino e le capacità persuasive.

Dal 1816 al 1817 Caviglia esplorò la piramide di Cheope, scoprendo il corridoio discendente e altre strutture sotterranee. Nel 1817, fu ingaggiato per dissotterrare la Grande Sfinge di Giza, un compito impegnativo che richiese un centinaio di lavoratori locali. Questo fu il primo scavo dopo secoli, e portò alla luce numerosi reperti e iscrizioni greche e romane, rivelando l'importanza storica del monumento.
Fra i ritrovamenti più notevoli vi fu la Stele del Sogno di Thutmose IV, scoperta tra le zampe della Sfinge, e alcuni frammenti della sua barba cerimoniale. Molti di questi reperti oggi sono in mostra al British Museum.

Guarito da un grave problema agli occhi, Caviglia riprese le sue ricerche nel 1820 scoprendo il Colosso di Ramses II a Menfi. Questa immensa statua, priva di piedi ma alta 10 metri, attirò l'attenzione internazionale, ma il trasporto fu problematico, pertanto fu costruito un museo sul posto per preservarla.
A 65 anni, Caviglia lavorò come assistente per scavi condotti dagli egittologi britannici Richard Howard Vyse e John Shae Perring.

Giovanni Battista Caviglia morì a Parigi il 7 settembre 1845. Da fervente cristiano chiese di essere sepolto con la sua copia della Sacra Bibbia.

A distanza di secoli Caviglia rimane una figura chiave dell'egittologia, il cui lavoro ha aperto la strada all'esplorazione scientifica dei patrimoni antichi e ha contribuito a scoprire e preservare la magia dell'antico Egitto.

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I Liguri nella Storia: Antoniotto Usodimare (-13)

Wow   12.12.25  

Usodimare proveniva da una famiglia dell'alta nobiltà genovese. Nacque nel 1416 dal magnifico Anfrone, anziano di Genova, e da Pietrina Spinola sua moglie in seconde nozze.
Divenne famoso per i suoi contributi all'esplorazione sotto il principe portoghese Enrico il Navigatore.
Usodimare a partire dal 1444 ricoprì cariche politiche significative, tra cui quella di anziano di Genova e cinque anni dopo divenne direttore della Zecca. La sua carriera lo portò anche a Siviglia e in Portogallo, dove comandava una caravella di sua proprietà.

Nel 1456 partecipò a una missione di esplorazione delle isole di Capo Verde e il fiume Gambia insieme ad Alvise Ca' da Mosto.
Usodimare e la sua squadra navigarono fino al fiume Gambia, dove entrarono in contatto pacifico con le popolazioni locali. Sebbene non esplorassero sistematicamente le Isole di Capo Verde, contribuirono alla cartografia dell'epoca, avvalendosi delle conoscenze di altri esploratori, come Antonio Malfante.

Nel 1458 si trova nella colonia genovese di Caffa in Crimea, per ricoprire un ruolo di fiduciario per conto della famiglia fiorentina dei Marchioni.
A Genova è conservato l'Itinerarium Ususmaris, un resoconto dei suoi viaggi in cui racconta di aver incontrato in Senegal un discendente dei genovesi dispersi nella spedizione del 1290 dei fratelli Vivaldi comandata dall'ammiraglio Oberto da Savignone.
La sua morte è attestata nel 1462 dal testamento di sua sorella Limbania.

Una curiosità. Per molti anni alcuni storici identificavano erroneamente Antoniotto Usodimare e Antonio de Noli, alimentando dibattiti che si sono conclusi con alcune recenti ricerche, datate 2020, che hanno confermato due identità distinte.

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I Liguri nella Storia: Gherardo Cibo (-14)

Wow   11.12.25  

Considerato uno dei pionieri della botanica grazie al suo erbario, il più antico esempio conservato del metodo scientifico di catalogazione delle piante sviluppato in Italia, era figlio di Aranino Cibo e Bianca Maria Vigerio Della Rovere.
Cibo (o Cybo) nacque a Genova nel 1512 e proveniva da una famiglia con legami significativi, incluso un antenato che divenne papa: Innocenzo VIII al secolo Giovanni Battista Cybo.

Formatosi sotto l'egida del duca di Urbino, Cibo si distinse in ambito militare e politico, servendo il cardinale Alessandro Farnese in missioni diplomatiche presso l'imperatore Carlo V. Tuttavia, il suo ritiro a Roccacontrada nel 1540, dopo la delusione subita per l'espropriazione del Ducato di Camerino da parte di Paolo III, lo portò a dedicarsi completamente alla botanica e all'arte.
Le sue illustrazioni di piante, caratterizzate da dettagli di paesaggi e figure umane sullo sfondo, mostrano il suo talento sia come botanico che come artista.

Gherardo Cibo è celebrato per la creazione del più antico erbario del mondo occidentale, iniziato nel 1532 e attualmente conservato a Roma. Le sue opere, dipinte a tempera o acquerello, lo posizionano come uno dei maggiori paesaggisti delle Marche, influenzando artisti successivi come Federico Barocci. Contribuì anche alla realizzazione di erbari a stampa, conservati in prestigiose biblioteche internazionali.

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I Liguri nella Storia: Goffredo Mameli e Michele Novaro (-15)

Wow   10.12.25  

178 anni fa, oggi, sul piazzale del santuario di Nostra Signora di Loreto del quartiere di Oregina, a Genova, il Canto degli Italiani fu presentato alla cittadinanza in occasione di una commemorazione del centenario della rivolta del quartiere genovese di Portoria contro gli occupanti asburgici durante la guerra di successione austriaca.
Oltre 30.000 persone provenienti da tutta Italia assistettero a quello che quasi un secolo dopo sarebbe diventato l'inno d'Italia, suonato dalla Filarmonica Sestrese.

Il testo di Goffredo Mameli sulle note di Michele Novaro da allora sono un'inno al Risorgimento e alla libertà.

Mameli era nato a Genova il 5 settembre 1827 e a distanza di quasi duento anni rimane una delle figure più emblematiche del Risorgimento. A soli 21 anni, Mameli morì a Roma il 6 luglio a causa di una ferita infetta riportata durante la difesa della Repubblica Romana.
Mameli proveniva da una famiglia aristocratica. La madre, Adelaide Zoagli, era della nobiltà genovese, mentre il padre, Giorgio, divenne ammiraglio e deputato nel parlamento sardo. Questa eredità familiare influenzò profondamente il suo spirito patriottico.
Fin dalla tenera età Mameli mostrò talento per la poesia e una forte passione per la patria. Durante le manifestazioni patriottiche del 1846 a Genova, iniziò a esprimere le sue idee attraverso poesie politiche. Si unì all'esercito di Garibaldi nel 1848 durante le Cinque giornate di Milano e si distinse per il suo coraggio nella battaglia di Palestrina nel maggio del 1849. Durante l'assalto finale del 3 giugno, fu gravemente ferito. Trasportato in ospedale, la sua condizione peggiorò rapidamente a causa di una gangrena che lo portò alla morte.

Anche Michele Novaro era genovese. Nato il 23 dicembre 1818, Novaro non cercò mai il riconoscimento personale per il Canto degli Italiani. La sua indole modesta lo portò a dedicarsi principalmente alla composizione di inni e canti patriottici, sostenendo le idee liberali che animavano il Risorgimento. Tra le sue altre opere, si ricordano le musiche per il componimento in forma di inno del poeta piemontese Giuseppe Bertoldi.
Nel 1847 Novaro si trovava a Torino come secondo tenore e maestro dei cori nei Teatri Regio e Carignano. Convinto liberale, utilizzò il suo talento per mobilitare la causa d'indipendenza, musicando canti patriottici e organizzando raccolte di fondi per finanziare le imprese di Giuseppe Garibaldi. Tornato a Genova, tra il 1864 e il 1865 fondò una Scuola Corale Popolare, accessibile a tutti, dedicando il suo impegno all'educazione musicale della comunità.

Michele Novaro morì il 20 ottobre 1885. I suoi ex allievi eressero un monumento funebre in suo onore nel cimitero monumentale di Staglieno, a Genova, accanto alla tomba di Giuseppe Mazzini.

Mameli e Novaro sono stati massoni del Grande Oriente d'Italia.
Un'altra curiosità riguarda una delle piazza principali di Savona. Piazza Mameli. Lì sorge l'imponente Monumento ai Caduti che vede ogi giorni il ripetersi di una tradizione unica in Italia. Alle 18 l'intera piazza si ferma. È il rito dei 21 rintocchi della campana che ricordano tutti i nomi dei caduti. Il profondo simbolismo del monumento viene così raccontato:
a oriente il sole sorge sul volto del veterano e del fante illuminando il sacrificio di chi, con convinzione, si è battuto per l'ideale risorgimentale;
nella luce del tramonto l'anziana madre in lutto si fa carico dell'insopportabile sofferenza della perdita per liberare le nuove generazioni (rappresentate dalla giovane madre vedova con in braccio il figlio) che guardano a occidente accogliendo la speranza con rinnovata fiducia, saggezza ed eterno riconoscimento;
mentre i raggi del mezzogiorno illuminano la fedele riproduzione della Campanassa del Libero Comune di Savona (quella del 1669) sorretta da quattro figure. La Libertà finalmente raggiunta con la fine della guerra, nonostante i lutti, rimbomba nel suono della campana. Ma non può sostenersi da sola, serve il coraggio e la fatica di tutti per preservarla.

Questo il testo completo del Canto degli Italiani:

Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?!
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò.

R. Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
calpesti, derisi
perché non siam Popolo,
perché siam divisi:
raccolgaci un'unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l'ora suonò.

R.

Uniamoci, amiamoci,
l'unione e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore;
giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti per Dio,
chi vincer ci può!?

R.

Dall'Alpi a Sicilia
dovunque è Legnano,
ogn'uom di Ferruccio
ha il core, ha la mano,
i bimbi d'Italia
si chiaman Balilla,
il suon d'ogni squilla
i Vespri suonò.

R.

Son giunchi che piegano
le spade vendute:
ah l'aquila d'Austria
le penne ha perdute;
il sangue d'Italia
bevé, col Cosacco
il sangue polacco:
ma il cuor le bruciò.

R.

Evviva l'Italia,
dal sonno s'è desta,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?!
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò.

R.

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