tizianocavigliablog

I post con tag "Neuroscienze" archivio

In che modo il cervello immagazzina i ricordi

Geek   14.07.26  

La memoria è una delle capacità più straordinarie del cervello umano. Grazie ad essa possiamo conservare esperienze, imparare dagli errori, costruire la nostra identità e immaginare il futuro. Eppure, contrariamente a quanto siamo portati a credere, i ricordi non sono registrazioni perfette degli eventi vissuti. Ogni volta che riportiamo alla mente un episodio, il cervello lo ricostruisce, lo modifica e, in parte, lo riscrive. Ricordare, dunque, non significa semplicemente recuperare un'informazione, ma ricrearla.
Il cervello immagazzina i ricordi attraverso una rete incredibilmente complessa di miliardi di neuroni collegati tra loro da sinapsi. Quando viviamo un'esperienza, particolari gruppi di neuroni si attivano contemporaneamente formando quelli che i neuroscienziati chiamano engrammi, ovvero le tracce fisiche della memoria. Più un'esperienza è intensa dal punto di vista emotivo o viene ripetuta nel tempo, più queste connessioni si rafforzano, rendendo il ricordo più stabile e facilmente recuperabile.

Tuttavia, come ci ricorda Kurzgesagt, la memoria non funziona come un archivio digitale in cui ogni file rimane immutato. Ogni volta che un ricordo viene richiamato alla coscienza entra in una fase di instabilità, durante la quale può essere modificato prima di essere nuovamente consolidato. Questo processo, noto come riconsolidamento della memoria, permette al cervello di aggiornare continuamente le informazioni alla luce di nuove esperienze, emozioni o conoscenze.
È proprio per questo motivo che due persone possono ricordare lo stesso evento in modo completamente diverso. Le emozioni provate, il contesto in cui il ricordo viene evocato e persino i racconti ascoltati successivamente possono alterarne i dettagli. Con il passare degli anni, ciò che crediamo di ricordare fedelmente potrebbe essere il risultato di decine di piccole modifiche cumulative. La memoria, insomma, è più simile a una narrazione in continua evoluzione che a una fotografia immobile.

Questo meccanismo, apparentemente imperfetto, rappresenta in realtà un enorme vantaggio evolutivo. Se il cervello conservasse ogni esperienza in maniera assolutamente fedele, sarebbe sommerso da una quantità ingestibile di informazioni. Dimenticare alcuni dettagli e riorganizzare continuamente i ricordi permette invece di estrarre ciò che è davvero utile per prendere decisioni future, adattarsi all'ambiente e imparare dall'esperienza.

Le neuroscienze hanno inoltre dimostrato quanto memoria e identità personale siano strettamente intrecciate. I nostri ricordi costituiscono il filo narrativo che collega il passato al presente e ci permette di percepirci come la stessa persona nel corso del tempo. Se questi ricordi cambiano, anche il modo in cui interpretiamo la nostra storia personale evolve. Non è un caso che molte terapie psicologiche lavorino proprio sulla rielaborazione dei ricordi traumatici, cercando di modificarne il significato emotivo senza cancellarne l'esistenza.
Anche le emozioni svolgono un ruolo fondamentale. L'amigdala, una struttura cerebrale coinvolta nell'elaborazione emotiva, collabora con l'ippocampo nel rendere particolarmente vividi gli eventi associati a paura, gioia o sorpresa. È il motivo per cui ricordiamo con precisione dove ci trovavamo durante un evento eccezionale, mentre dimentichiamo facilmente cosa abbiamo mangiato una settimana fa.

LEGGI ALTRO...

La suggestione ipnotica un viaggio tra storia e scienza per capire l'ipnosi

Geek   07.03.26  

L'ipnosi, un fenomeno affascinante e spesso frainteso, ha una storia che si snoda attraverso secoli di ricerca e scoperta. Il neuroscienziato cognitivo Devin Terhune, su TED-Ed, esplora grazie alle animato da Leah Putnam le origini dell'ipnosi e i meccanismi scientifici che la sorreggono. Questa lezione ci invita a scoprire come la potenza della suggestione, se utilizzata in modo appropriato, possa rivelarsi un valido strumento terapeutico per affrontare una varietà di disturbi.

L'ipnosi ha origini antiche, risalenti a pratiche di guarigione che si trovano in molte culture. Il termine moderno deriva dal greco hypnos, che significa sonno, ma l'ipnosi non deve essere confusa con il sonno profondo. I pionieri come Franz Anton Mesmer nel XVIII secolo hanno aperto la strada a questa pratica, introducendo concetti di magnetismo animale e suggestione, che hanno costituito le basi per ulteriori sviluppi nel campo.

Terhune approfondisce l'aspetto scientifico dell'ipnosi, svelando come essa possa influenzare il corpo e il cervello. Attraverso esperimenti e studi, è stato dimostrato che le suggestioni ipnotiche possono alterare le percezioni, ridurre il dolore e mitigare l'ansia. Le tecniche ipnotiche attivano particolari aree del cervello, favorendo stati di consapevolezza alterati che possono condurre a una maggiore apertura verso le suggestioni terapeutiche.

Sebbene l'ipnosi possa apparire misteriosa e magica, è radicata in principi scientifici. La comprensione di questi meccanismi non solo sfata miti e stereotipi, ma mette in luce il potenziale terapeutico dell’ipnosi. Quando usata in modo responsabile da professionisti qualificati, può offrire sollievo a chi ne ha bisogno.
Esplorare la scienza dell'ipnosi e comprendere le sue potenzialità ci aprirà a nuove possibilità nel trattamento delle malattie e nella promozione della guarigione, rivelando la straordinaria connessione tra mente e corpo.

LEGGI ALTRO...

Nati per credere, le neuroscienze e la spiritualità

Res publica   25.08.25  

Perché la religione ha sempre occupato un posto centrale nella vita umana? Questa domanda è al centro delle riflessioni del sociologo Reza Aslan, della psicologa Lisa Miller e dell'ex pastore Rob Bell. Insieme, esplorano gli istinti spirituali innati che ci spingono a cercare un significato più profondo nella nostra esistenza.
Attraverso le neuroscienze viene analizzato il concetto di fede e discusso di come il nostro cervello possa essere predisposto a cercare connessioni e risposte a interrogativi esistenziali. La religione supera infatti il solo insieme di credenze generando un fenomeno complesso che può influenzare la resilienza individuale e il benessere mentale.

La ricerca metafisica è un impulso universale che attraversa culture e tempi, dimostrandosi un tratto intrinseco della comunità umana.
Il continuo dialogo tra fede e scienza è fondamentale per comprendere la nostra umanità.

LEGGI ALTRO...

Il cervello umano e la difficoltà nell'elaborare i grandi numeri

Geek   06.04.25  

Ellenoor Shameli, di BBC Global ha intervistato Elizabeth Toomarian, direttrice del Stanford-Synapse Brainwave Learning Center a Menlo Park in California, per esplorare il motivo per cui il cervello umano fatica a elaborare numeri molto grandi.
Toomarian ha spiegato che le reti neurali del nostro cervello non sono predisposte per gestire quantità enormi di dati. Questo spiega perché, secondo uno studio del 2013, le persone trovano più difficile comprendere numeri elevati. La nostra mente tende a ragionare in termini di piccole porzioni di informazioni, e quando ci troviamo di fronte a numeri troppo grandi, rischiamo di sentirci sopraffatti.

Per affrontare questa difficoltà, Toomarian suggerisce diverse tecniche che possono aiutare a ridurre le informazioni complesse in pezzi più gestibili. Tra queste, l'uso di rappresentazioni visive, come grafici e diagrammi. Inoltre, suddividere i numeri in categorie o utilizzare analogie può rendere più accessibili concetti altrimenti astratti.

LEGGI ALTRO...

Come si forma la memoria nel cervello

Geek   12.02.22  

La memoria è un insieme di sistemi responsabili dell'elaborazione, dell'immagazzinamento e del recupero delle informazioni. Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, la struttura del nostro cervello cambia.
La creazione di una memoria passa attraverso alcuni passaggi fondamentali, la codifica, il consolidamento, la ritenzione e il recupero.
Capire come i ricordi sono codificati a livello genetico e molecolare è uno dei quesiti a cui le neuroscienze possono dare una risposta, come spiega la neuroscienziata e scrittrice Lisa Genova a Big Think.

LEGGI ALTRO...

Come vengono percepiti i colori dal nostro cervello

Geek   15.09.21  

L'American Museum of Natural History illustra con un'animazione come il cervello umano elabora il colore.
Il processo prevede che il nostro occhio raccolga la luce riflessa da una superficie; in seguito i fotorecettori della retina elaborano i fotoni e generano segnali nervosi che vengono inviati al cervello passando dal nervo ottico alla corteccia visiva, dove questi segnali elettrici in modulazione di frequenza vengono infine interpretati e percepiti come colori.

LEGGI ALTRO...

Il cervello umano ad alta risoluzione

Geek   13.07.19  

Un team di ricercatori del Laboratory for NeuroImaging of Coma and Consciousness ha eseguito una risonanza magnetica ad altissima risoluzione di un cervello umano.
La scansione ha richiesto 100 ore per essere completata e permettere di distinguere sezioni piccole fino a 0,1 millimetri.

La scansione mostra strutture cerebrali come l'amigdala con un dettaglio mai raggiunto prima.
Queste immagini permetteranno una comprensione più profonda dell'anatomia del cervello e dei cambiamenti microscopici dello stesso aiutando a perfezionare diagnosi e cure e di affinare una tecnica che in futuro potrebbe diventare convenzionale.

LEGGI ALTRO...

Guidare un taxi a Londra

Geek   11.11.14  

Il Knowledge, il leggendario test che ogni tassista londinese deve superare prima di ottenere la licenza, raccontato da T Magazine. Una collezione di informazioni geografiche e punti di interesse per districarsi in un labirinto di oltre 25.000 strade da imparare a memoria, senza l'ausilio di navigatori satellitari o operatori radio.
Una mole di dati tale da essere capace, secondo la neuroscienziata Eleanor Maguire, di ampliare fisicamente le aree del cervello responsabili della memoria.

The guidebook issued to prospective cabbies by London Taxi and Private Hire (LTPH), which oversees the test, summarizes the task like this:

To achieve the required standard to be licensed as an "All London" taxi driver you will need a thorough knowledge, primarily, of the area within a six-mile radius of Charing Cross. You will need to know: all the streets; housing estates; parks and open spaces; government offices and departments; financial and commercial centres; diplomatic premises; town halls; registry offices; hospitals; places of worship; sports stadiums and leisure centres; airline offices; stations; hotels; clubs; theatres; cinemas; museums; art galleries; schools; colleges and universities; police stations and headquarters buildings; civil, criminal and coroner's courts; prisons; and places of interest to tourists. In fact, anywhere a taxi passenger might ask to be taken.

If anything, this description understates the case. The six-mile radius from Charing Cross, the putative center-point of London marked by an equestrian statue of King Charles I, takes in some 25,000 streets. London cabbies need to know all of those streets, and how to drive them -- the direction they run, which are one-way, which are dead ends, where to enter and exit traffic circles, and so on. But cabbies also need to know everything on the streets. Examiners may ask a would-be cabby to identify the location of any restaurant in London. Any pub, any shop, any landmark, no matter how small or obscure -- all are fair game. Test-takers have been asked to name the whereabouts of flower stands, of laundromats, of commemorative plaques. One taxi driver told me that he was asked the location of a statue, just a foot tall, depicting two mice sharing a piece of cheese. It's on the facade of a building in Philpot Lane, on the corner of Eastcheap, not far from London Bridge.

LEGGI ALTRO...