Seán Doran ha montato 14.522 fotogrammi raccolti dal telescopio spaziale Solar Dynamics Observatory della NASA tra il 10 e l'11 aprile, per creare questo spettacolare filmato della nostra stella ripresa nelle diverse bande dell'ultravioletto e dell'estremo ultravioletto ad alta risoluzione.
Sino a pochi decenni fa non avevamo un riscontro oggettivo dell'esistenza di pianeti al di fuori dei confini del sistema Solare. Oggi ne conosciamo migliaia.
Il 21 marzo, la NASA ha confermato il 5.000° esopianeta. Per celebrare questo traguardo ha creato una mappa a 360° che mostra la sequenza temporale di ogni esopianeta scoperto.
Ogni esopianeta rilevato viene mostrato, nella riproduzione del cielo visibile dalla Terra, da un cerchio il cui raggio indica la dimensione relativa dell'orbita del pianeta e il cui colore mostra quale metodo di rilevamento è stato utilizzato per scoprirlo.
Anche la musica ha una funzione specifica. L'altezza della nota indica il periodo orbitale relativo del pianeta. I pianeti che impiegano più tempo per orbitare attorno alle loro stelle vengono associati a note gravi, mentre le note acute riguardano i pianeti che orbitano più rapidamente.
Una curiosità. Il cluster blu che appare tra il 2013 e il 2014 rappresenta i dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler. Quei dati hanno già confermato l'esistenza di 1.284 esopianeti e suggeriscono la presenza di altre migliaia.
[...] nel 1995, gli astronomi hanno scoperto 51 Pegasi b, un pianeta in orbita attorno a una stella simile al Sole nella costellazione di Pegaso. Molti scienziati all'inizio erano scettici; questo pianeta era davvero troppo strano per crederci. Sebbene avesse all'incirca le dimensioni di Giove, era più vicino alla sua stella di quanto lo sia Mercurio al nostro Sole. E ancor più sorprendentemente completa la sua orbita in soli 4 giorni.
Oggi gli astronomi hanno confermato l'esistenza di migliaia di esopianeti sparsi nella nostra galassia e molti altri stanno per essere confermati da nuove rilevazioni.
Vox ci spiega il processo usato per scoprire pianeti al di fuori del nostro sistema solare attraverso telescopi spaziali e terrestri.
Gli astronomi hanno iniziato a monitorare piccoli cambiamenti nelle stelle che potrebbero suggerire la presenza di uno o più pianeti. I primi sforzi si sono concentrati sulla ricerca di un'oscillazione. L'attrazione della gravità di un pianeta fa sì che una stella ruoti attorno al loro centro di gravità reciproco e dal nostro punto di vista la stella sembra oscillare avanti e indietro. Nel 1995, un team di ricercatori raccolse i dati di una tale oscillazione nella luminosità di una stella nana gialla nella costellazione del Pegaso. Avevano trovato 51-Pegasi b: il primo esopianeta scoperto attorno a una stella simile al Sole.
Le lune Io ed Europa sullo sfondo della Grande Macchia Rossa di Giove e Titano nella sua orbita attorno a Saturno, in parte oscurato dall'ombra proiettata dai suoi caratteristici anelli.
Le immagini scattate dalla sonda Cassini, durante la sua lunga missione diretta all'esplorazione dei giganti gassosi del sistema Solare, montate da Kevin Gill, ingegnere al JPL della NASA.
Quella volta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in compagnia del capitano Samantha Cristoforetti, a colloquio con l'astronauta dell'ESA Luca Parmitano, al tempo comandante della Stazione Spaziale Internazionale, durante l'Expedition 61.
Qui il presidente Mattarella assieme all'ex presidente dell'ASI, Roberto Battiston, in videoconferenza con l'astronauta dell'ESA Paolo Nespoli nel corso della sua permanenza a bordo della ISS per la #VITAmission.
Da un picnic sulla spiaggia di Torre Faro, in Sicilia, sino ai confini dell'universo e ritorno. La BBC, con il contributo del fisico Brian Cox, hanno omaggiato il cortometraggio di Charles e Ray Eames Powers of Ten, del 1977, realizzandone una versione aggiornata che riflette ciò che abbiamo appreso sull'universo negli ultimi 45 anni.
Il nuovo corto amplia i limiti della nostra capacità di osservazione fino a 100 miliardi di anni luce di distanza, una distanza 1.000 volte superiore rispetto all'originale.
America's Test Kitchen ha intervistato l'astronauta della NASA Megan McArthur per farsi raccontare cosa si mangia a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, come viene conservato il cibo, come si cuoce o congela e come viene consumato.
Di solito non è necessario cucinare un pasto nel modo tradizionale, poiché tutto il cibo è già preparato a terra, ma esistono comunque ricette per creare pasti gustosi con gli ingredienti forniti.
Il JWST non è solo una perfetta macchina del tempo capace di guardare 13 miliardi e mezzo di anni nel passato, ma è anche una combinazione straordinaria di un insieme di tecnologie sviluppate per far operare al meglio il telescopio spaziale più grande mai realizzato nello spazio profondo: a partire da un gigantesco scudo termico a strati e al criorefrigeratore di bordo capaci di proteggere i componenti sensibili al calore e mantenere lo strumento di rilevamento all'infrarosso a non più di sette Kelvin, per non parlare della serie di specchi di berillio rivestiti in oro capaci di raccogliere un quantità di luce senza precedenti.
Real Engineering approfondisce la progettazione, lo scopo e il potenziale alla base del telescopio spaziale James Webb, che promette di ampliare la nostra concezione dell'universo.
La guida minima al JWST, realizzata dall'ESA, per esplorare la realizzazione, il lancio e la missione del telescopio spaziale successore di Hubble che consentirà agli astronomi di scrutare ancora più in profondità l'universo e ancora più indietro nel tempo.
ESA Webb Lanuch Kit
Dalle dimensioni complessive paragonabili a quelle di un campo da tennis per via del suo ampio scudo termico multistrato, il James Webb Space Telescope possiede uno specchio primario di 6 metri e mezzo (costituito da 18 specchi esagonali in berillio ultraleggero) capace di analizzare lunghezze d'onda nella banda infrarossa e, a differenza di Hubble, il JWST orbiterà intorno a 1,5 milioni di km dalla Terra nel punto di Lagrange L2.
Il punto L2 del sistema Sole-Terra è un eccellente punto di osservazione dello spazio, a causa della stabilità dell'illuminazione solare che facilita la gestione termica della strumentazione e il puntamento verso lo spazio profondo. Planck Surveyor, la Wilkinson Microwave Anisotropy Probe, l'Herschel Space Observatory e la sonda GAIA sono già in orbita attorno a L2.
Questo primo e storico passaggio attraverso la corona solare sarà solo uno dei tanti previsti per la missione che la Parker Solar Probe della NASA eseguirà avvicinandosi a spirale verso il Sole, fino ad arrivando a 8,86 raggi solari, pari a circa 6,1 milioni di km dalla superficie della nostra stella.
La sonda, la cui missione è tracciare il flusso di energia che riscalda la corona e accelera il vento solare, determinare la struttura e la dinamica dei campi magnetici alle sorgenti del vento solare e determina quali meccanismi accelerano e trasportano le particelle energetiche, ha affrontato una regione in cui i campi magnetici erano così forti da dominare il movimento delle particelle. Queste condizioni hanno determinato la prova definitiva che la Parker aveva superato la superficie critica dell'onda di Alfvén ed era entrata nell'atmosfera solare.
L'ingegnere addetta al sistema di protezione termica, Betsy Congdon, spiega come la sonda riesca a sopportare il calore senza che i suoi componenti critici vengano inceneriti.